Provare la vita d’alpeggio, racconto di un’esperienza

Un secondo post, oggi, perchè domani si parte ben prima dell’alba…

Quanti sognano di fare una stagione in alpe, vuoi per lavoro, vuoi per “fare un’esperienza”. Qualcuno ci riesce, ma solo raramente ricevo il racconto di com’è andata.

Quest’anno inoltre sto vivendo in prima persona la cosa, avendo avuto modo di “testare sul campo” un appassionato (di pecore e pastorizia) che voleva per l’appunto passare qualche mese in alpeggio con un pastore. L’esperienza è molto positiva (per entrambi), soprattutto grazie alla reale passione del diretto interessato, che già da tempo si muove nel settore della pastorizia avendo rapporti di amicizia con numerosi addetti ai lavori, dalla Sardegna alla Lombardia.

Per qualcun altro invece le cose non sono andate bene, e così Paolo ci racconta cos’è successo a lui. Riporto di seguito il suo scritto (integralmente), con la sua nota relativa alla pubblicazione: “Penso bisognerebbe proprio metterla “in piazza” questa storiella, quindi hai carta bianca e poi sarei proprio curioso seguire il feed-back degli altri colleghi svizzeri“.

Le avevo scritto in recente passato offrendomi come stagionale in alpeggio. Gentilmente pubblicò la mia richiesta nello spazio dedicato nel suo blog trovando, tra l’altro, immediato riscontro ed impiego nel Canton Ticino. E’ molto consultato il suo blog! Prezioso strumento del quale la ringrazio.

Le scrivo ancora sentendo il dovere di riportare e condividere la mia esperienza, purtroppo non singolare, iniziata a maggio e terminata a luglio. Nella cascina in valle il Lavoro con gli Animali è duro ma si sa’. Capre, vacche e vitelli, galline, maiali e conigli: gran bella famiglia. E’ risaputa la tanta bellezza nel curare le capre, in questo caso, condurle a “pasteggiare” la mungitura manuale il comportamento e tanto altro di inenarrabile che, per chi conosce ciò avendolo vissuto, trova difficoltà a spiegarlo. Assieme a me altre due persone lì per il breve apprendistato in vista del futuro trasferimento all’alpe. Nel periodo di lavoro complessivo ho visto arrivare ed andarsene ben sette persone.

Il carico. A fine maggio carichiamo gli animali. Risulteranno duecento capre, trentadue tra vacche, vitelli e tori, trentacinque pecore e quattro maiali (quest’anno senza anelli al grugno vista la sanzione dello scorso anno – ndA). Il tutto, ahimè, si è svolto nel massimo della disorganizzazione, non preparando alcunché per il tragitto sfidando non poco la sicurezza e la fortuna.

Armento. Sono vari i proprietari: chi con il mix di animali, chi si impegnava con le razze rare e chi vantava il fatto di riuscire ad economizzare, durante tutto l’anno, sull’alimentazione e sui vari trattamenti sanitari abbattendo di fatto la garanzia sulla sicurezza sanitaria preventiva. In gergo viene chiamato “costo 0”.

Le quaranta capre venivano distinte istantaneamente, da profani e professionisti, per la loro precaria condizione di salute visti i preoccupanti livelli indicatori dello stato corporeo (BCS): “Non consegnare animali affetti da malattie contagiose o da malattie che possono pregiudicare la loro salute e il loro benessere sull’alpe.” (Check-list obblighi – Ufficio del veterinario cantonale).

La fisiologica vivacità metabolica della capra ha fatto si che queste si ammalassero dopo appena due settimane acquisendo, in breve tempo, patologie dichiarate contagiose.

Premetto che nessun titolare era presente all’alpe, solo l’intestatario i primissimi giorni e poi di tanto in tanto, quindi assente un supporto consultivo di emergenza sfociando così con la morte di alcuni capi.

Parassitosi, polmoniti, mastiti, micosi. Tutte patologie le quali, noi impiegati ignoranti, abbiam tentato di curare coi pochi farmaci e col buonsenso ma sopratutto tramite un ponte telefonico di fortuna col mio veterinario di fiducia tentanto così di rimettere in sicurezza qualche altra capra.

Regolamenti. Le carcasse nei cespugli richiamano i predatori, no? E tanto tanto altro ma mi fermo quì. Interessante l’Ordinanza sulla Protezione degli Animali del consiglio federale svizzero (OPAn).

I Pascoli, di proprietà patriziale, vengono affittati con contratti, in questo specifico caso, di otto anni. Strani movimenti, strani comportamenti, strani inserimenti in questa o quell’altra federazione di allevatori cantonali… faccio la somma anche con questi “passepartout” e annuso speculaz….. parola grossa… ops.

Riporto quanto letto recentemente in un tema di discussione durante il secondo incontro ruralpino – questo fatto, unito al meccanismo della gara al rialzo, ha messo molti pascoli nelle mani di speculatori che mirano solo ad incassare i contributi…..”. Carta conosciuta.

Responsabilità di chi? Praticamente tutti coloro che lavorano all’alpe hanno bisogno di mezzi per essere responsabili e per mezzi intendo anche conoscenza acquisita. Il proprietario assente dall’alpe che responsabilità ha? Reclutare personale al telefono e mandarlo all’alpe senza vederlo in viso: carne da e al macello sfruttando la buona volonta di chi si accontenta del famoso “Kost und Logis” il nostro vitto e alloggio.

Conoscenza e consapevolezza. La conoscenza del significato di responsabilità e responsabilità nella conoscenza aiuta ad avere animali sani, a produrre un buon formaggio, ad essere consapevoli capaci di interrogarsi su tutte le azioni e non-azioni. Allevatori responsabili, panacea per la vita dei pascoli… molti di questi non conoscono il significato di tutto ciò.

L’etica è la bella vita ed invita a meravigliose azioni reali, economiche.

A malincuore ho lasciato l’alpe conscio del fatto, nel mio piccolo, di non voler alimentare questo sistema. Si parla di fantasmi a cui vengono assegnati gli alpeggi, si parla di morte dell’alpeggio, di molta confusione sul rapporto simbiotico tra tradizione e moderna conoscenza… fondamentalmente parlerei di crisi dell’uomo!

Molti e molti altri fatti accaduti ho tralasciato, non volendo essere tedioso, e mi perdoni per questo tipo di esposizione capitolare e sintetica: la denuncia critica ad ampio spettro la identifico come un parziale procrastinare del problema ma sappiamo benissimo che il nocciolo sta proprio dentro di noi.

Guerra provoca guerra, i regolamenti difficilmente stimolano il buon senso quindi credo nella lentezza nella profusione passionale da parte di ogn’uno di noi che stà.. e stà all’alpe“.

A questo punto, aspetto i commenti, da Svizzeri e non!

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