Il tempo passa in fretta

Sembra incredibile, è già ora di pensare alla transumanza. Mancano poche settimane, giorni, al momento in cui ci si metterà in cammino. E’ già maggio, le giornate, sempre più lunghe per quel che riguarda le ore di luce, passano in realtà troppo in fretta. Molte volte arriva la sera e, anche per quel giorno, ti accorgi di non essere riuscito a fare tutto ciò che volevi/dovevi.

Eppure sembra ieri che questo pareva essere un “pascolo abbondante”, rapportato ai giorni di neve e gelo quando ti toccava dar fieno agli animali. Niente pascolo vagante, solo un po’ di edera nei boschi nella migliore delle ipotesi. Poi però anche quelle giornate difficili erano finite, ci si era rimessi in cammino e, lentamente, era arrivata la primavera, si era allontanata la preoccupazione di riuscire a saziare gli animali.

Dopo, tutto aveva preso un ritmo sempre più frenetico. Sbaglia chi pensa che fare il pastore sia starsene sdraiati con un filo d’erba in bocca ad ascoltare il fruscio del vento ed i belati del gregge. Magari per qualcuno, in certe situazioni, ma per la maggior parte non è così. Le montagne, apparentemente ancora lontane, incombono: burocrazia da sistemare prima di salire, sia legata agli animali, sia quella che affligge chiunque, con la differenza che un pastore deve concludere tutto prima. Quando sei lassù ogni cosa si complica ulteriormente. E l’alpeggio? Quale sarà? Lo stesso di sempre o uno nuovo, mai visto, in un’altra valle, per qualcuno magari anche in un’altra provincia.

L’erba, prima scarsa, poi è fin troppo abbondante, alta, “vecchia”, perchè le pecore iniziano a sprecarla: troppo dura, già spigata. Oppure pascolata malamente nei giorni di pioggia, quando dopo poco tempo dopo che gli animali sono lì, vorrebbero già andare altrove. E allora pensi alla montagna, a come sarà l’erba lassù. Dicono che viene già verde, ma è ancora presto. Poi invece ti rendi conto che una settimana, forse due e davvero sarai già lassù, con un’altra aria, altri foraggi, altri problemi.

Quaggiù sei stufo di tirar reti, togli e metti, nei giorni di sole ed in quelli di pioggia. C’è chi vuole che pascoli il prato, ma lì ha messo una lista di patate, là un piantino di albicocco o di pesco proprio a metà del pezzo. L’incubo dei diserbanti e disseccanti lungo le strade e tra i frutteti. Corri dalla mattina alla sera e resta sempre indietro qualcosa. Accumuli le cose meno urgenti, finché diventano improrogabili e solitamente ciò accade nel giorno meno opportuno.

Piove, continua a piovere, magari poi il tempo sarà più clemente dopo, quando salirai in montagna. Le pecore sono incontenibili: appena tosate e sotto l’acqua battente, avrebbero bisogno di pascoli sconfinati per saziarsi e tranquillizzarsi. In certi posti invece non è così, pascoli pezzi e pezzettini, devi aspettare a muoverti perchè sta per transitare lungo la strada un altro pastore con un piccolo gregge, più in là ce n’è un altro ancora. Viene uno a chiamarti per dirti di pascolare un pezzo “grosso” e poi scopri che servirebbe più tempo a tirar reti per proteggere l’orto, il cespuglio di rose, il prato confinante del vicino che non vuole… di quanto invece impiegheranno le pecore a pascolare tutto.

E allora che il tempo passi davvero, che sia già ora di salire agli alpeggi più alti! Via da boschi, paesi, campi, frutteti! Ma anche via dalla mezza montagna che ti aspetta ancora per qualche tempo. Lassù, in una baita, forse tranquilli per almeno qualche settimana, sempre che non ci siano i soliti problemi, che non ricominci l’angoscia degli attacchi del lupo. Perchè anche la pastorizia è diventato un mestiere tanto stressante? Perchè bisogna sempre essere di corsa, sempre con la mente a tutto quello che c’è da fare e, giorno per giorno, tocca posticipare?

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  1. Molti hanno qualcosa che volentieri mettono in vetrina, ognuno di noi, dietro alle quinte; magari nel cassetto.
    Su Montagne 360°troverete un mio omaggio fotografico, dedicato anche a chi abbia voglia di interpretarlo positivamente, indipendentemente dalla “razza”.
    Barbara Stefanelli – OssoinBocca, per il mondo virtuale.

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