Non si finisce mai di… incontrare!

Non so dirvi se ultimamente sono più o meno vagante di prima… Sicuramente pratico il pascolo vagante quotidianamente, più o meno a tempo pieno, da quando il gregge è qui, ma giro molto meno qua e là per il Piemonte. Motivazioni molteplici, dalla mancanza di tempo al fatto che “viaggiare” è sempre più un costo e finanze da sprecare non ci sono affatto.

Però capita di ritagliarsi una mezza giornata libera, che alla fine sono poi quelle 4-5 ore, che se uno guardava le cose da fare nemmeno partiva, però… Comunque alla fine si parte, pur essendo stati in forse fino all’ultimo. E si va a trovare un pastore. Nonostante siano anni che frequento questo mondo, lui non l’avevo mai incontrato, a parte ad una fiera nel Biellese (così mi ha ricordato lui stesso), e non avevo mai visto le sue pecore. Poi però qualche tempo fa un amico mi aveva spedito le foto del gregge nella neve e qualcuno, vedendole, era rimasto favorevolmente colpito. Pecore “bianche”, Biellesi come piacciono a lui, ben tenute… E così eccoci qui.

Gli agnelli osservano curiosi i visitatori. E’ una torrida giornata primaverile, sembra fine maggio, più che fine marzo. Il gregge è non lontano dall’autostrada, tra i pioppeti che faticano ancora a creare l’ombra necessaria per sfuggire alla calura. E’ un gregge di medie dimensioni, condotto da marito e moglie. Un gregge vagante che non avevo mai incontrato! Aveva ragione il pastore, che tempo fa si era “lamentato” sfogliando uno dei miei libri in presenza di una mia amica!

Claudio, il pastore, al telefono era sembrato di poche parole, ma dal vivo chiacchiera abbondantemente e ci svela i retroscena di quello che sembra un posto “ideale” per la pastorizia nomade. Grandi distese di campi e pioppeti, appezzamenti di cui fatichi a vedere i confini. Però incombe il rischio dei divieti di pascolo. “Per colpa dei soliti, uno qui l’altro là. Tu passi, cerchi di fare attenzione… E’ venuto uno, mi ha detto che non riusciva a capire come avessi fatto a spostarmi da un posto all’altro senza fare danni nel grano. Lavorando in un certo modo, si può. Invece è passato l’altro… proprio in mezzo al campo! E nei pioppeti, ce n’è uno dove tutta una fila di piante è venuta giù con il vento. Lì uno si era fermato d’inverno con la neve, gli asini quelle piante le avevano pelate tutte…“.

Il caldo è atroce, soprattutto per la stagione in cui siamo. Il sole incombe, anche se ormai ci si avvia verso sera. Le pecore sono ancora da tosare, la moglie del pastore mi spiega che ci pensa il marito: “Con quello che costa… è una fatica, ma anche un risparmio. Ormai non si guadagna più niente a fare questo mestiere, persino adesso che è Pasqua e si dovrebbe riuscire a vendere…“. Il gregge si sposta, erba ce n’è, ma serve pioggia. Macchine e trattori sollevano nuvole di polvere transitando lungo le strade sterrate tra i campi.

Chiacchierano, i pastori. “Sono arrivato in un paese, il messo mi ha subito mandato a chiamare. Io pascolavo nei pezzi del fratello del Sindaco. Mi ha detto di non fare danni… Ma perchè chiamano me che di danni non ne ho mai fatti e lasciano girare gli altri che…“. Raccontano della montagna dove salgono d’estate, così dritta che le pecore faticano a trovare un posto dove dormire. Apparentemente il lupo lì non è ancora arrivato, ma comunque ogni notte il gregge viene chiuso nel recinto. “Spesso d’estate siamo su io e le figlie, lui scende per il fieno, per i vari lavori. Non mi fido a non essere insieme alle bestie, devo esserci anch’io al pascolo con loro, sempre.

Ci si sposta verso un altro pioppeto, le reti del recinto sono ancora lì tirate, c’è anche un carretto con tutti gli agnelli, così da faticare meno nell’andare al pascolo. E’ ora di andare, perchè il rientro deve avvenire in un orario utile per finire anche i nostri lavori di giornata. Certo, sarebbe bello essere in una zona con spazi tanto grossi, ma se è così complicato “convivere” con i colleghi…

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