Allevamento e territorio

Pochi chilometri in linea d’aria, più o meno la stessa quota, eppure paesaggi molto diversi. Chissà se chi semplicemente passa o chi fa una passeggiata si chiede il perchè…

Da una parte prati sempre più abbandonati, con i rovi che avanzano, seguiti dalle gaggie, e l’erba secca che si accumula al suolo, rallentando la fuoriuscita di quella fresca, verde, nuova. In qualche posto qualcuno passa ancora la trincia giusto per “tener pulito”, altrove invece ci si stufa perchè i figli che ne avrebbero le forze fanno altro, lavorano via e nel fine settimana vogliono divertirsi, non faticare sui pendii. Per cosa poi?

Qua e là qualcuno ancora combatte quella lotta contro l’abbandono e magari libera un vecchio ciabot dall’avanzata del bosco. Subito il paesaggio cambia faccia, ma bisogna vedere per quanto durerà. Qua e là qualcuno ha pulito e recuperato per piantare ulivi, ma l’ultimo inverno ha dato un duro colpo e i più lasciano passare le pecore sotto le piante secche e piegate a terra.

Altrove case un tempo abitate forse da chi pensava di fare il ritorno alla natura adesso ritornano davvero allo stato selvaggio, con edera, caprifoglio e rovi ad avvinghiarsi alla recinzione parzialmente crollata. Gli abitanti invece devono essere andati altrove, forse nella più “comoda” città.

Il territorio porta ancora tutti i segni di quando quassù era tutto vivo. Gli anziani ce lo raccontano: là erano vigne, lì campi, e poi prati e prati… Nelle borgate “della montagna” c’erano più capre e anche qualche pecore, più a valle vacche nelle stallette che qua e là si intuiscono ancora dove non è intervenuta la ristrutturazione selvaggia. Erano gli animali a tener vivo il territorio…

Basta vedere cosa succede per l’appunto a pochi chilometri di distanza in linea d’aria, dove i prati ben curati sono già verdi, con una bella erba. Grazie al fatto che vengono pascolati in primavera ed autunno, sfalciati d’estate, concimati, curati. Lì ancora ci sono animali. E il paesaggio è tutt’altra cosa. Per non parlare poi del senso di “vita” che danno pecore, capre, vacche al pascolo, sentire i belati e le campanelle, i muggiti.

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  1. purtroppo e propio cosi xche dove non tieni pulito giorno per giorno i rovi aumentano ed e altrettanto vero che ci sono dei giovani come me che preferiscono starsene tutto il giorno e dico propio dalla mattina alla sera al bar a spendere soldi attenzione pero perche io nonn sono poi cosi io preferisco lavorare tutti i girni se capita ma almeno vedo quello che o fatto anche se per altri sembra lavoro inutile io lo faccio piu che volentieri

  2. buongiorno, è parecchio che non scrivo, ma più o meno seguo sempre il blog.
    Oggi a proposito dell’abbandono del territorio vorrei precisare che molto spesso qualcuno la voglia di lavorare in agricoltura (visto i tempi che corrono) probabilmente ce l’avrebbe, ma poi facendo due conti la voglia passa subito: per ogni cosa che si vuole fare ti ci vuole l’impianto a norma anche se gli agricoltori e i pastori si sono sempre arrangiati come potevano.
    Quindi vorrei rimandare a una petizione importante che è sottovalutata, ma che è rimasta l’ultima opportunità per i piccoli agricoltori. Andate sul sito dell’agricoltura contadina e firmate on-line. Poi scaricate il modulo e fate firmare la petizione a tutti gli amici.

    Grazie per l’aiuto
    Valentina

  3. SE NON SIETE AGRICOLTORI O PERSONE DEL POSTO, PROVATE A CHIEDERE DI POTER COMPRARE OD AFFITTARE QUELLI SPAZI ABBANDONATI VI PASSERA LA VOGLIA, DI FARE QUALSIASI PROGETTO.(CAUSA BUROCRAZIA E NON)

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