Riflessioni sul pascolo vagante

Riflessioni, tra piccole grandi gioie ed amarezza. Capitano eventi negli stessi giorni che mi fanno riflettere, e non poco, sulle luci e sulle ombre del pascolo vagante. Sono anni che vi racconto cos’è questa forma di pastorizia nomade, la passione che spinge gli uomini a praticare questo mestiere, in questo modo. Vi ho raccontato difficoltà, problematiche, leggi difficili da rispettare, incontri e scontri.

Il pastore spesso è circondato da un’aura di cattiva fama, a volte giustificata, a volte no. Ci sono pastori vaganti dei quali mai ho sentito parlare male, pastori che hanno amici tutto dove passano, pastori ai quali a volte capita l’incidente, ma si premurano di sistemare tutto, perchè sono i primi a voler mantenere buoni rapporti, perchè di lì sono sempre passati e sempre continueranno a passare, anno dopo anno. E altri invece dei quali il più delle volte sento parlare in termini negativi, anche da parte degli stessi “colleghi”. C’è chi a volte mi dice: “Ma perchè non parli anche di tutto quello che è negativo, riguardo alla pastorizia, all’allevamento?“. Faccio anche quello, anche se mi fa male al cuore… E’ un po’ come mettere in piazza certi affari di famiglia di cui invece si preferirebbe non dover dire nulla. Ma i pastori sono una “grande famiglia”? Forse sì, e come in quasi tutte le famiglie, non c’è poi quella grande armonia tra tutti i suoi membri.

Iniziamo allora con le cose positive. “Che bello… Questo è il prato di mia zia e lì il mio piccolo di tre anni è rimasto affascinato perchè è riuscito ad avvicinarsi a loro ieri pomeriggio… Grazie… Non è facile al giorno d’oggi… Tutti pensano a cambiare macchina, casa,.. E si perdono queste belle sensazioni… E’ da allora che mi chiede quando potrà rivederle…“. Così commenta Simona, una mia coetanea e compaesana che non vedo da anni, a questa foto che ho pubblicato su Facebook. Ecco, sono quelle piccole cose che non ti aspetti e che ti riempiono di gioia, di soddisfazione.

E’ una gioia anche avere il gregge, il “mio” gregge, nei prati dietro casa. Come vi dicevo qualche giorno fa, non è semplice trovare una zona di pascolo “libera”, anche se il territorio all’occhio del comune passante può sembrare abbandonato. Anche il terreno incolto ha un proprietario e, per come la vedo io, riuscire a parlargli e chiedere il permesso per pascolare è il giusto modo di lavorare per la soddisfazione reciproca e per garantirsi un futuro. Solo in un paio di casi mi sono sentita rispondere di no: da un conduttore di vari fondi che non concede il pascolo a nessun pastore e da una persona ignorante (nel senso che non sa). Quest’ultimo aveva ereditato un grosso prato, lui fa tutt’altro mestiere, ne ha affidato la gestione ad un cugino che, a sua volta, l’ha dato a qualcuno che verrà a tagliare il fieno d’estate. “Se la pascolate adesso… poi non ci sarà più“. A nulla sono valse le mie spiegazioni sul benefico effetto di un pascolamento + concimazione naturale nel mese di febbraio…

E’ piacevole ricevere i messaggi da persone che, pur abitando nello stesso paese, magari da anni non vedevo e non sentivo. “Vi ho visti passare, vi ho incrociati per la strada, ecc ecc ecc…“. Sarà una sciocchezza, ma mi sembra di “tenere in vita” il mio paese, di fare qualcosa di concreto e forse anche di riportare, intorno al gregge, un po’ di quell’antica coesione di un tempo, quella che invece ormai si è persa tra case, ville, villette dove ciascuno è un nucleo a sè e nemmeno si sa chi è il vicino di casa.

E veniamo invece al negativo. Sono venuta a sapere che in alcuni comuni del Piemonte si chiedono a gran voce i divieti di pascolo assoluto, così come è già accaduto altrove. Il problema non è solo il cittadino con la puzza sotto al naso, ma decine e decine di segnalazioni di contadini e non solo che lamentano il passaggio o il permanere prolungato di grosse greggi che sistematicamente pascolano di rapina, entrano nei fondi (prati, ma anche campi!) senza chiedere a nessuno e, quel che è peggio, causano pure dei danni, lasciano sul loro cammino immondizia quando va bene, animali morti quando va male. Oppure zone dove pastori si fanno la guerra l’uno con l’altro per precedersi ed accaparrarsi i pascoli, pagandone loro per primi le conseguenze. Non so cosa accadrà in quei Comuni… Il divieto per colpire uno, danneggerà gli onesti ed i contadini che invece avevano rapporti di lunga data con i pastori che “si comportano bene”. Riporto a tal proposito due estratti dai commenti lasciati da Bruno qui sul blog: “Essendo temporaneamente con un braccio legato al collo, sono uscito per boschi e pioppeti con 7 pecore e 5 agnelli. Incontro un conoscente che mi dice: <<Guarda come mangiano la prima erba tenera, più in là c’e un mio pioppeto che ho discato quest’autunno e l’erba è già cresciuta, portale anche nel mio pezzo. Se riesci a mangiare l’erba almeno non si ferma quello che c’era qui durante la nevicata, con 14 asini al seguito, che ha pelato tutte le gaggie nei dintorni>> (comprese quelle del sottoscritto). Se lavorate bene e non procurate danni alle proprietà sono pochi gli intolleranti. Basta tener presente che non è un diritto pulire i prati o boschi altrui, ma una tradizione ….. ed accettare che non tutti sono tradizionalisti. Dopo le piogge …. buona erba a tutti“. E ancora, in risposta al mio commento: “Se il rispetto non genera rispetto, una scorrettezza ad una persona che ti ha rispettato non si fa mai con un sorriso (magari esteriore ma non interiore), questo secondo me che sono abituato a pensare che le persone non sono nate cattive.

Speriamo che si riesca ad intervenire solo su quei soggetti che “rovinano” la categoria dei pastori e non, come solitamente accade, che a pagarne le conseguenze siano soprattutto gli altri, mentre chi già non seguiva alcuna regola, continuerà a farlo quasi indisturbato…

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  1. e vero purtroppo anche dalle mie prti a busca ci sono dei pastori che purtroppo fanno a pascolare i mezzi senza chiedere niente a nessuno ciao marzia ciao anche a bruno buona guarigione

    • Grazie per i saluti e per gli auguri. Mi sorge spontanea una riflessione, a proposito dell’argomento di oggi: se pensiamo a quante corna e gestacci si fanno gli automobilisti per un sorpasso oppure un parcheggio possiamo concludere che tutto il mondo è paese e, soprattutto, che non tutti i brontolii che ci sono nel mondo della pastorizia sono poi così gravi. Ciao, Bruno

  2. Di gente piccola e gretta ne trovi dappertutto, di gente maleducata e irrispettosa anche… forse ci vorrebbe il coraggio di fare nomi e cognomi invece di individuarli attraverso una professione, un credo religioso o una squadra calcistica. Ma questo comporta la responsabilità di scegliere e di schierarsi. Di prendere posizione. Di lottare per ciò che riteniamo giusto al limite. Molto più facile fare di tutta l’erba un fascio e nascondersi dentro alla massa, dentro all’impersonale. Come se nel giardino al posto di togliere l’erba cattiva bruciassimo tutto con il lanciafiamme. Strappare pianta per pianta per salvare ciò che è bello, ciò che è utile, è molto più faticoso. E comporta assumersi delle responsabilità.

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