Sperando di poter ricominciare

Daniele Audisio è del1978, troppo “vecchio” per il libro. Ma la sua storia comunque la pubblico qui, così da condividerla con tutti voi. E’ abbastanza lunga, ma prendetevi il giusto tempo per leggerla tutta.

Vivo a Caprie, un paesino di circa 1300 abitanti in bassa Val Susa,un po’ fuori dal paese in una zona collinare dove ci sono poche case, sparse, ed i piccoli appezzamenti adibiti anni fa a prato –pascolo si stanno trasformando piano piano in “boschi”. In questi anni ne ho recuperati parecchi, per un totale di 10 giornate, ed in più ci sono quelli di proprietà che per fortuna erano già ben tenuti ed utilizzati da mio padre. Caprie fino a 15 anni fa era un paese abbastanza agricolo, c’erano una decina di famiglie che aveva 10-15 vacche e qualche capra, ed uno che aveva un centinaio di pecore. Adesso ci sono solo più 2 particolari con 3-4 vacche ed una famiglia che ha un’azienda agricola con oltre 100 capi che si accaparra tutti i prati comodi in paese e noi se vogliamo coltivare questo hobby dobbiamo far tutto il fieno a mano nei piccoli appezzamenti di 0.5 – 1 giornata perché i loro mezzi lì non ci passano.

Da 3 anni convivo e mi son spostato a Sant’Antonino di Susa, a maggio mi sposo e poi vedo come e dove andare, spero vivamente di spostarmi da questo paese, non posso fare niente qui. Fin da piccolo mi è sempre piaciuto andar in montagna e star in mezzo alla natura, a casa mio padre ha sempre avuto tanti conigli e quindi d‘estate aiutavo a far il fieno. Andavamo a vedere le transumanze dei marghè diretti sulle montagne di Condove e, questo è veramente buffo, mi ricordo varie volte che mia mamma raccontava che da piccolo, quando avevo 3 anni volevo andar a vedere i “m m” (le vacche). Visto che io lo volevo ed ai miei piaceva, mi portavano, poi quando sentivo la rudunà mi spaventavo e mi stringevo forte al collo di mia madre. Mia pro-zia d’inverno prendeva sempre 2 vacche per far mangiar il fieno, prendere il latte ed il letame per i prati, io dopo l’uscita dall’asilo, dalle elementari e medie, trascorrevo la giornata da mia nonna che abitava a fianco della pro-zia perché i miei lavoravano in fabbrica, non vedevo l’ora che andasse in stalla per vedere le vacche, se non la vedevo in giro andavo a cercarla perché volevo andar nella stalla. La sera scendevo giù e la osservavo mentre faceva tutti i lavori, e poco alla volta mentre crescevo iniziavo ad aiutarla, da lei ho imparato molte cose: passar la brusa per strigliargli il pelo, far le code, dar il fieno, togliere il letame far nascere il bucin e soprattutto mungere a mano, far burro e formaggio, son stati dei bei momenti che mi hanno formato ed accresciuto la passione.

Nel 1998 con mio fratello ed una coppia di suoi amici abbiamo aperto un allevamento di cavalli a San Giorio da salto ostacoli e dressage, abbiamo acquistato 6 fattrici e vendevamo i puledri, alcuni sono andati alle fasi finali del tour di salto in libertà dei 3 anni a Verona durante la fiera cavalli. Nel 2004 questa coppia ha divorziato e dopo pochi mesi abbiamo venduto tutto; attualmente a casa da mio papà ho ancora un cavallo che mangia a sbafo e lo impegna regolarmente per accudirlo, lo volevo vendere ma lui non vuole, lo ha sempre preferito alle pecore.

Nell’estate del 2004 son salito spesso nei weekend da un amico che ha bovini ed ovi-caprini e stando con lui la maladia dle feie mi ha contagiato, era da un po’ che la sentivo dentro, ma in quell’estate si è manifestata, ho imparato a medicar le zoppie, girar le reti, mungerle e far poppare gli agnelli, questo mi veniva naturale. Entravo nel trup e mi diceva prendi sto agnello e mettilo sotto a quella pecora, prendi questo e mettilo sotto a quell’altra, così è semplice, ma la sera riconoscevo gli agnelli e mi ricordavo quale era la sua mamma, in un gregge di 400 pecore… Nei weekend successivi spesso capitava che, visto che son abituato ad alzarmi alle 5 da 12 anni per andar a lavorare, non riuscivo più a girarmi nel letto ed aspettare che lui si alzasse, ed allora quando ero stufo mi alzavo ed iniziavo a far un giro tra le reti a veder chi e quanti erano nati, osservavo che poppassero e che le madri li volessero, poi iniziavo a far  poppare qualche agnello, intanto il padrone si affacciava alla porta e mi urlava che il caffè era salito…dopo di che si mungevano le capre e qualche pecora ed io andavo in pastura mentre lui faceva il formaggio. Di sera dopo aver chiuso il gregge e finito tutti i lavori, salivamo all’alpeggio dove c’erano i suoi con le vacche e li aiutavamo a mungere.

Nell’inverno del 2005 visto che sentivo la mancanza di qualche animale ho avuto l’occasione di comprare 12 pecore con 6 agnelle di razza biellese. I miei non erano per niente contenti, ma come al solito una volta che erano a casa e vedevano che le accudivo bene erano più tranquilli. Mia madre era sempre agitata quando mi veniva a trovare al pascolo e le chiedevo di guardarle 2 minuti, mentre giravo le reti per la notte, si agitava perché le vedeva muovere ed aveva paura che scappassero… Devo tanto ai miei genitori perché mio padre mi aiuta a far il fieno ed a raccogliere le foglie per la lettiera e soprattutto a togliere il letame, che in una piccola stalla come la mia si toglie a mano, una vera tribolazione. Mia madre, quando abitavo ancora da loro, specialmente d’inverno ed in primavera dopo che veniva buio si preoccupava e mi telefonava spesso per sapere se era tutto a posto e se arrivavo quasi, visto che era notte e non sentiva ancora le campane, io le rispondevo sempre allo stesso modo, fin che non son quasi tutte coricate non torno a stalla perché vuol dire che mangiano bene dove si trovano (anche se poi in stalla avevano le greppie piene di fieno ).

La mia stalla è piccola e tiene solo 30 pecore quindi è il massimo che ne ho allevate.

D’estate le davo in alpeggio sulle montagne di Condove all’alpe Tomba di Matolda, nei week end e nel mese di ferie andavo su ad aiutare. Nel 2010 mia madre si è nuovamente ammalata, questa volta a distanza di 10 anni dal cancro al seno, è stata colpita nelle ossa, la mia vita ha rallentato ed ho scelto di passare molto del tempo libero con lei, quindi visto che non era abituata a star a casa voleva andar in montagna a trovare gli amici e quindi andando da Pognant e da Albino ho comprato 2+2 agnelle di questi Pastori. Purtroppo a maggio 2011 le condizioni di salute di mia mamma si stavano velocemente aggravando, io iniziai ad essere poco lucido, gli impegni erano molti (lavoro in ditta fino alle 14-gira le reti alle feie-spostale-aiuta in casa-portala in ospedale3-4 volte la settimana- dai il cambio a mio papà….) e le priorità erano una sola: star il più possibile con lei. L’erba cresceva velocemente, veniva dura, tutto non si poteva fare e le cose fatte così “alla buona” non vanno bene soprattutto se ci sono degli esseri viventi di mezzo, loro sono gli ultimi che ne devono patire, quindi andai dagli amici che mi prendevano le feie in guardia e gli chiesi se me le prendevano e quando salivano perché così non risultava più, non potevo star dietro a tutto. Purtroppo con una scusa ignobile mi dissero che non me le avrebbero prese,” troppo comodo aver bestie e poi darle in montagna ed andar a spasso mentre gli altri lavorano.” il non andar in alpeggio ad aiutare i conduttori del mio “gregge” è stato frainteso da parte loro, non sapevano che le condizioni di salute di mia mamma erano così gravi e che preferivo passar del tempo con lei. Come ho già detto in questo periodo ero poco lucido e molto arrabbiato quindi appena ho sentito queste affermazioni da uno di loro, d’impulso ho risposto male ed ho preso una soluzione, senza ragionare e spiegare perché l’estate precedente non ero presente in alpeggio. Ho voluto ascoltare il volere di mia mamma, e spero vivamente che da lassù non si rattristi a sentir ciò e che non si senta in colpa, e le ho vendute. Ho versato tante di quelle lacrime ed ancor ora mentre ti sto scrivendo mi sento un grup dentro allo stomaco che è micidiale, non dovevo venderle, ho sbagliato, anche se però in quel momento veniva difficile riuscir a far tutto e farlo bene, poi bisognava trovar qualcun altro che me le prendeva per l’estate, trovar il modo di far il fieno, o spendere dei soldi e parecchi per comprarlo e poi la cosa più difficile da gestire era questa situazione di salute di mia madre che mi preoccupava tantissimo. Avessi saputo che la sua vita stava finendo così velocemente, avrei fatto di più per tenerle, ora mi sento vuoto, senza di loro. Le pecore con un po’ di pazienza e fortuna riuscirò a riaverle, ma lei no!

Quest’autunno il ragazzo a cui ho venduto le ultime 18 me ne voleva ridare 5, le uniche che ha tenuto nel suo gregge, ma mio papà ora è stanco, stufo, abbattuto e non le vuole più a casa sua, dice che ha lavorato una vita ed ora è solo e non vuol aver altre bestie, altri impegni a casa, qui a Sant’Antonino non ho il posto perché sto in mezzo al paese e quindi devo spostarmi.

La famiglia della mia futura moglie ha una stalla dove ci starebbero parecchie vacche, attualmente in semi-disuso, a parte le 15 vacche di suo zio, solo che non ha terreno ed è circondata da pascoli di altri marghè, quindi è difficile iniziare una vera attività o di riprendere quella dell’hobbista pecoraio, bisognerebbe comprar tutto, sarebbe difficile “rubare” l’erba per il pascolo e non sarebbe conveniente.  A casa da mio padre c’è un po’ di terra sparsa e da agricoltura eroica, visto i fieni da far completamente a mano e quindi anche qui se volessi far il fieno e poi portarlo su alla sua stalla, sarebbe un casino e non conveniente, è vero che sarebbe solo un hobby però ci sarebbero più uscite che entrate e mi aumenterebbero notevolmente i km per andar al lavoro in fabbrica.

L’agricoltura, le bestie, richiedono molta passione, a me non manca, però c’è una bella differenza tra: lo faccio per hobby a casa mia, sono quasi o totalmente autosufficiente, e lo faccio lassù perché c’è la stalla, ma poi devo comprar tutto e non le posso pascolare al di fuori di piccoli e rari appezzamenti marginali. Lassù c’è la stalla e bisognerebbe riempirla, ma ora come ora ci va troppo coraggio iniziando da zero e senza pascolo.

Potessi iniziare vorrei allevare delle piemontesi con qualche barà per i formaggi, capre e pecore, quest’ultime non potrebbero mai mancare. La pianura è bella e comoda, in un attimo entri con la rotofalce e tagli giornate e giornate, se il tempo è bello ci stai poco a fare il fieno, poi bagni i prati e corri su in alpeggio e li si che è una meraviglia, l’aria pura, i colori delle fioriture, il fischio del vento, il volo dell’aquila, gli animali belli larghi… sono i momenti più felici, lavoro ce n’è, ma è diverso. La stalla si pulisce con l’acqua, si fanno le bialere per fertilizzare i pascoli e soprattutto non devi dare fieno, erba e mettere la paglia tutti i giorni alle bestie, se la brucano da soli, sposti i fili o le reti e vai al pascolo.

Fino a quando ho avuto le pecore mi alzavo alle 5 andavo in stalla davo il fieno e se c’erano gli agnelli guardavo che mangiassero da soli altrimenti o tenevo le feie per farli poppare o gli davo il biberon, se dovevano partorire, prima aspettavo che tutto fosse a posto e poi andavo in ditta, tanto in ditta nessuno è indispensabile e non ci sono soddisfazioni, invece in stalla sei indispensabile quando un animale deve partorire e non riesce spontaneamente, e quando poi il parto va bene li sì che ti senti SODDISFATTO. Alle 14.15 ero a casa ed andavo subito a metterle al pascolo, se era inverno le mettevo fuori dalla stalla, altrimenti aprivo le reti e mentre iniziavano a pascolare le giravo per la notte, inoltre tiravo altre reti per il mattino seguente, dove grazie all’aiuto di mio padre arrivava nei prati apriva il recinto notturno e loro passavano nel pezzo di pascolo intero e si saziavano fino al mio arrivo nel pomeriggio.

Ho studiato da perito agrario all’Itas “G. Dalmasso” di Pianezza e mi sono diplomato nel 1998, dopo un anno sabbatico trascorso nei vigneti di Alba son tornato a casa dai miei e visto che in valle sbocchi da perito non ce ne sono, i soldi per aprir un’attività non c’erano oltre ad allevare in società dei cavalli son andato a lavorare in una ditta metalmeccanica, seguendo le orme dei miei genitori.

Per me la fabbrica doveva essere l’ultima spiaggia, ma o diventavo dall’oggi al domani autosufficiente e mi mantenevo da solo in un’altra casa ( e mantenersi senza lavoro o iniziare un’attività senza soldi vien difficile ) o facevo come voleva mio padre e quindi i miei 5 anni di studio sono stati solo anni “sprecati”. In fabbrica in 12 anni di lavoro ne ho fatte di cose buone per l’azienda, io seguo la logistica, programmo il lavoro sugli impianti e per fortuna sono capace ed il lavoro funziona bene, ma mai nessuno mi ha fatto un complimento, mai una minima soddisfazione.

Nell’allevamento ci sono molte soddisfazioni, tutto inizia con la vita, col parto, la madre che lo lecca, lui che si alza e fa la prima poppata, è ancora instabile sulle zampe, cade non trova la mammella e vedi la mamma che si gira, si abbassa, gliela sporge mentre emette dei richiami per incoraggiarlo a succhiare il primo latte, questa è la soddisfazione più grande.

Di soddisfazioni ce ne sono altre ad esempio quando vedi i tuoi animali belli in carne, grasè , larghe e lo vedono pure gli altri che ti fanno i complimenti per come le hai tenute d’inverno. Un’altra soddisfazione è durante la transumanza vedere e sentire i tuoi animali come con fierezza portano i rudun , pruvensal, cioche. Io son malato anche per questi, ne compro sempre anche ora che son senza animali, li compro alle cene, alle fiere, o come per maggio, ne ho fatto montare uno in occasione del matrimonio.

Ovviamente ci sono anche dei lati negativi e la cosa più brutta è quando perdi un animale, in montagna per un morso di vipera, poverina la vedi gonfiare e non puoi far nulla in un attimo muore. Devastante la perdita per predazione, ti sale un nervoso, perché magari sei stato tutto il giorno dietro alle pecore e per colpa della nebbia spessa qualcuna non l’hai vista è rimasta fuori delle reti e la mattina dopo trovi ciuffi di lana e chiazza di sangue ovunque e da li a poco i resti dell’animale, che il più delle volte è uno dei tuoi preferiti, perché succede sempre così. La perdita di un agnello,…ogni volta che c’è la morte c’è un momento triste, ma la vita va avanti e noi dobbiamo cercar di essere forti e seguir la vita in cerca di soddisfazioni.

Nel mio caso il lavoro più duro era quello di togliere il letame, lo facevo ogni 12-13 giorni altrimenti veniva troppo calpestato e non lo toglievi più a mano, una volta mi è capitato di rompere il manico del trent, era quasi nuovo, ma ero ancora inesperto ed erano passati 22giorni e sembrava cemento. A Caprie ero veramente ben visto da tutti, appena mi hanno visto pascolare le pecore mi hanno chiesto in tanti di andargli a pulire i prati , o cosa rimaneva di loro, anche perché mi conoscevano già quasi tutti poi avendone poche riuscivo a farle mangiare un po’ ovunque.

Tempo libero per gli amici c’era la sera se non si era troppo stanchi o comunque nel fine settimana, dove lo trascorrevo specialmente in compagnia di amici allevatori, ho quasi solo amici allevatori, con gli altri ho poco da condividere e nulla da imparare, invece a altri allevatori si ha sempre qualcosa da imparare.

Mi piacerebbe molto iniziare un’attività di allevatore, ma come ho già accennato, partir da zero al giorno d’oggi ci va veramente coraggio, fino a che le cose non migliorano, i prodotti non riprendono valore e si abbassano le spese, è veramente dura, mi sa che non basta più la passione… Probabilmente io sto invecchiando troppo in fretta ed a maggior ragione ora che mi sto per sposare e creare una famiglia, ci  vogliono delle entrate sicure, per ora uno stipendio fisso ce l’ho, so di non essere per nulla soddisfatto di questo lavoro, ma un conto è iniziar da zero a 18-20 anni semi-supportato dai genitori e “mangiato io mangiato tutti” ed un conto è farlo ora a 33 anni mentre sto creando una famiglia, ci sono nuove e maggiori responsabilità. A breve decideremo se e cosa sarà, un hobby o qualcosa di diverso, anche un misto mi piacerebbe, forse sarebbe la soluzione migliore e più “ comoda” e cioè un agriturismo, massimo 50 posti aperto nel weekend su 4 servizi, visto che la mia futura moglie ha studiato da cuoca e da pasticcera, e con 4-6 vacche (2 da latte x i formaggi e 4 piemontesi) 10-12 capre per latte e carne e ovviamente una quarantina di pecore, 2-3 maiali e qualche pennuto per far contenta la mia ragazza e variare il menù.

Ai giovani allevatori voglio dire che devono organizzarsi, aprire delle nuove vie telematiche e/o far delle” cooperative” per la distribuzione e la valorizzazione dei prodotti del nostro territorio, creare un marchio, perché solo con la promozione la gente viene a conoscenza di ciò che si produce in Italia, senza dover per forza comprare tutto all’estero e noi rimetterci, per sopravvivere e guadagnar qualcosa bisogna investire in un marchio in una d.o.p. così da garantire al cliente la genuinità del prodotto e di avere maggior visibilità e  richiesta. Battetevi per eliminare i contributi, o meglio i contributi dati ai grossi allevamenti di tori della pianura, una grossa piaga sociale, questi prendono i contributi per il pascolo in montagna dove non portano ne gli animali e tanto meno le deiezioni, affittano gli alpeggi con una parte dei soldi dei contributi e li sub-affittano ai march, rovinando anche i prezzi degli alpeggi privati che vanno all’incanto, questi possono alzare i prezzo a loro piacimento tanto i soldi non li tirano fuori.

Uso internet e lo trovo molto utile e lo consiglio a tutti, perché si posso imparare molte cose, mi ricordo quando 4 anni fa i veterinari della mia a.s.l. mi avevano avvisato che sarebbero venuti in azienda per farmi il vaccino per la blue tongue, va bene; non sapevo cosa fosse, mi son collegato ad internet e mi son documentato, quando sono arrivati li ho spiazzati parlandogli della lingua blu.

Questa è la mia testimonianza da ex hobbista spero vivamente che le cose migliorino e tornino almeno come prima, anche se l’idea dell’agriturismo mi stimola molto…vedremo.

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  1. ti do pienamente ragione su quello che ai scritto sui contributi xche purtroppo e la verita e anch qui da me la terra se vuoi affittarla capita che ti chiedano un prezzo sproporzionato e senza senso cmq ti faccio i complimenti x le belle feie pure biellesi che o visto e tanti auguri x il tuo matrimonio ,la famiglia .in bocca al lupo x il tuo agriturismo .ciao da paolo complimenti ancora x tutto lo scritto e le immagini

  2. Grazie a daniele per la impareggiabile testimonianza colma di poesia e di umanità dove la sofferenza e le passioni si alternano in una danza che è la vita. Grazie a Marzia per averci donato la versione integrale.

  3. Grazie a Daniele per questa sua testimonianza, conferma la sua passione per questo mondo anche in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo……
    Augurissimi per il matrimonio e l’augurio che almeno qualche suo progetto diventi realtà!!!!
    Flavio Bellion

  4. Grazie a tutti voi, che avete avuto voglia di leggere questa mia lunga e logorroica testimonianza, sicuramente ricca di passione e sofferenza.
    Grazie per tutti i complimenti e le belle parole che avete scritto nei commenti .
    Accolgo vivamente gli auguri per un rilancio di vita che inizierà col matrimonio; da li in poi ci impegneremo a costruirci un futuro migliore.

    Il ringraziamento più grande va a Marzia, grazie al suo fantastico “lavoro” ed a questo blog possiamo leggere e vedere delle bellissime foto e testimonianze, conoscendoci e scoprendo posti nuovi e realtà diverse, racchiuse in un’unica passione, l’allevamento e l’agricoltura.

    Ciao a tutti

    • grazie a te daniele!
      la tua storia e tante altre che pubblico mi sollevano un po’ il morale e mi danno speranza, cercando di dimenticare certe brutte realtà del mondo della pastorizia. perchè per fortuna quelle sono casi singoli e c’è tanto altro di bello e positivo…

  5. Ciao Daniele, sono un architetto “bucolico” di vicenza, grazie per quello che hai scritto, veramente emozionante. Non devi mollare però! Stai a parlare come se fossi un vecchiaccio…..
    Ho 55 anni e sto meditando di fare una scelta simile anch’io.
    Non ho possibilità finanziarie e tuttora sono alle prese con una grossa crisi, come quasi tutti d’altronde, ma possiamo rinunciare alle nostre passioni?
    Cosa posso trasmettere ai miei figli che stanno studiando se non l’amore per le cose che faccio?
    Bisogna organizzarsi e non mollare, tu mi sembri uno che ce la può fare, hai anche capacità organizzative, non buttare via le tue possibiltà e capacità! Se molli tu che, che speranza posso avere io vecchio e acciaccato???? E allora forza, e fammi sapere come va.
    Ti lascio il mio indirizzo mail se hai voglia fatti sentire. arch.seganfreddo@email.it

  6. Grazie Loris, ma se hai difficoltà tu essendo un architetto….per me sarà una sfida ancora più impegnativa,ma…trovato il posto giusto e sistemato un pò le cosette a casa ,bisognerà iniziare se vogliam cambiar la ns vita.
    Ciao

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