Una lettera che sta già facendo discutere

Ci sono quei momenti quando non riesci più a trattenerti e allora le cose le devi dire. Nel mio caso io le scrivo, le scrivo di getto, come mi vengono dal profondo del cuore. Un evento in particolare ha fatto nascere la lettera che, di seguito, riporto integralmente. E’ stato questo articolo della scrittrice Dacia Maraini sul Corriere della Sera. Mi ha colpita soprattutto perchè ho sempre apprezzato la Maraini come scrittrice, soprattutto per la sensibilità nella costruzione dei personaggi femminili nei suoi romanzi. E allora ho scritto… Le ho scritto una lunga lettera con il cuore. L’ho inviata in redazione, ho cercato di contattarla attraverso il suo sito privato, ho telefonato al CdS ed ho rispedito la lettera, ma non ho avuto riscontri. Nel frattempo ho letto anche questo articolo di Annibale Salsa su L’Adige. Dulcis in fundo, ho visto un servizio di Sveva Sagramola a Geo&Geo ieri sera ed ho letto un comunicato stampa della CIPRA Italia che mi ha spinta ad inviare la stessa lettera anche alla trasmissione RAI ed a Francesco Patorelli, direttore di CIPRA Italia. Oggi la mia lettera è stata ripresa su L’Adige e ne parlano sul Forum del Centro per lo Studio e la Documentazione sul lupo qui. Una lunga premessa ad una lunga lettera. Ho già detto tutto lì.

Gentile signora Maraini,

 ho letto il suo articolo “Non sparate sul lupo. Cattivo solo per le favole” nella pagina della Cultura del Corriere della Sera. Ho sempre apprezzato i suoi scritti e la grande sensibilità che traspare nei suoi romanzi.

Per questo ho deciso di scriverle, da donna a donna, perché ritengo sia importante far conoscere la verità sul lupo. Le scrivo dal Piemonte, dalla provincia di Torino.

Purtroppo ci sono e continuano ad esserci troppe strumentalizzazioni intorno a questo tema e si vuol far credere che ci siano branchi di lupi pronti ad assalire gli abitanti dei villaggi.

I branchi di lupi ci sono, è vero che scendono nei paesi, infatti negli ultimi 10 anni ci sono stati numerosi casi di lupi investiti su strade e ferrovie nelle vallate alpine (Val di Susa, Val Chisone). La gente li vede, li sente, trova i resti delle loro prede non lontano dalle case. Questo genera sicuramente paura, il timore del lupo è qualcosa di atavico che abbiamo dentro di noi. Io li ho sentiti ululare un mattino prima dell’alba, in alta montagna, e mi è letteralmente venuta la pelle d’oca.

Il vero problema per il quale però in Piemonte si è chiesto il contenimento del numero di lupi è un altro: non solo la paura di quei pochi che vivono in piccoli villaggi di montagna che d’inverno contano poche decine di abitanti, ma i danni all’allevamento tradizionale degli alpeggi.

Io sono la compagna di un pastore. Lui è originario della Val Pellice, più precisamente di Angrogna. Per lui, come per la maggior parte dei suoi “colleghi”, il gregge è la vita. Il pastore non dice: “Le pecore hanno pascolato un prato nel tal posto”, ma: “Ho mangiato l’erba…”.

Sarebbe bello che il lupo fosse un animale spazzino che preda solo bestie malate, vecchie, caprioli e camosci ormai stanchi di vivere. E’ furbo, è intelligente, il lupo. Viene detto anche nel Suo articolo. Potendo scegliere, lo fa. E la pecora, animale domestico, è più facile da catturare. Se poi è bella grassa, rappresenta un succulento boccone. Lo sa che i pastori hanno notato che, se una pecora con dei problemi, alla quale magari è stata fatta una puntura di antibiotico, resta indietro, il lupo non la prende?

Noi nell’estate 2011 abbiamo avuto 30 perdite per causa del lupo. Nel 2010 una ventina. Ed attacchi più o meno consistenti ci sono stati anche negli anni precedenti. Il gregge è composto da circa 400 animali di proprietà del mio fidanzato ed altrettanti “presi in guardia” da piccoli allevatori locali, che, secondo la tradizione, li affidano al pastore affinché li porti in alpe d’estate, cosicché loro possano occuparsi della fienagione in fondovalle, fieno prezioso per il mantenimento dei loro ovini nel lungo inverno.

Sono quindici anni che il lupo è presente sull’alpeggio dove saliamo. Claudio, il mio fidanzato, è sempre stato su quelle montagne, prima con i genitori, poi con lo zio che l’ha indirizzato sulla strada della pastorizia. I suoi genitori invece allevano bovini. Conosce ogni sasso, ogni cespuglio, ogni leggenda e storia di quella montagna che già i vecchi avevano denominato Infernet.

E’ un alpeggio difficile, spesso c’è la nebbia e non se ne va per giorni. E’ ripido, sassoso, con molti cespugli perché ormai lassù non salgono decine di persone come un tempo, ma solo lui con il suo gregge. Non si vive più con due vacche e venti pecore, si fatica a campare con quattrocento.

In alpeggio purtroppo tocca adattarsi: nel nostro caso si paga un affitto al Comune, che però non ha mai aggiustato le baite. Queste stanno crollando, l’unica più o meno in piedi ha muri attraverso i quali passa il vento, quando piove c’è il fango sul pavimento perché la “casa” è addossata alla roccia e l’acqua a lungo andare filtra. Non si può accendere un fuoco all’interno e ci sono allegre famiglie di topi che ti passano fin sulla faccia mentre dormi. Il letto è un “soppalco” costruito con alcune assi e pali. Il materasso erba secca e qualche vecchia coperta. Bisogna camminare per oltre un’ora e mezza lungo un ripido sentiero per arrivare lì, portando su tutto a spalle, viveri per te e per i cani. Più volte si è tentato di fare il carico con l’elicottero, per portare almeno il sale per le pecore, il pane per i cani, ma la nebbia il più delle volte ha mandato a monte il tutto.

Le baite non possono essere aggiustate perché sono del Comune, così ci si arrangia con teli di nylon e riparazioni precarie. Perché affrontare la spesa della costruzione di un nuovo edificio… quando l’anno prossimo il Comune potrebbe affittare ad un altro?

E perché non cercare un altro alpeggio? Perché non è semplice trovarne di liberi. E’ una lunga storia anche questa, ci sono meccanismi complicati da sintetizzare, perverse storie di alpeggi affittati ad allevatori di pianura pronti a sborsare cifre che mai un pastore potrebbe permettersi (e loro invece lo fanno per accaparrarsi i contributi CEE, senza peraltro portare in alpeggio i loro animali).

Poi su quell’alpeggio c’è la sua vita. Nella parte bassa ci sono pascoli ed edifici di proprietà, che lui e la sua famiglia hanno ristrutturato a spese loro. Si potrebbe utilizzare quelli, camminando un po’ di più, ma avendo una vita civile.

Il lupo però non lo consente…

La mia lunga premessa serviva infatti a dare un’idea di quello che c’è lassù nelle montagne dove i lupi mettono in pericolo le greggi e gli uomini.

Per l’uomo il pericolo fino ad ora non è stato l’attacco alla persona, ma la sofferenza, lo stress, il senso di impotenza, la frustrazione, il danno economico e morale.

“Convivere” con il lupo per un pastore vuol dire essere sempre insieme al proprio gregge. Bisogna chiudere le pecore nei recinti (e le reti mobili vanno spostate frequentemente, per il benessere degli animali… il tutto a spalle…), quindi devi essere lì dal mattino presto fino alla sera tardi. A volte degli animali restano indietro nella nebbia e così tendi le orecchie al suono delle campanelle, poi parti con la pila a cercarli. Quelli che non trovi, sono condannati. Quest’estate io ero in alpeggio e, ogni volta che ciò è successo, al mattino vedevi già i corvi che giravano. Allora andavi a raccogliere i cadaveri e, se ti andava bene, curavi quelle ferite.

Di notte finisce che non dormi più, al minimo abbaiare del cane maremmano da difesa salti in piedi ed esci con la pila. Un pastore mi ha raccontato di aver sognato un attacco al proprio gregge. Svegliatosi, non è più riuscito a prendere sonno ed ha dovuto andare a controllare che non fosse successo niente di male alle pecore.

Fai di tutto, dai tutto te stesso per gli animali, i tuoi animali che magari hai salvato da piccoli, allevandoli con il biberon quando la mamma non aveva latte a sufficienza, e poi te li trovi uccisi, divorati.

Arrivi a capire il lupo, è un animale, deve mangiare, ma non capisci perché non puoi difenderti come facevano i tuoi nonni, i tuoi bisnonni. Almeno sparare, per far paura. Perché l’ultima pecora prima di scendere dall’alpeggio a fine stagione te l’ha presa dietro alle baite, in pieno giorno, senza timore dell’uomo. Il lupo non ha più paura dell’uomo. Quando ti vede, si allontana, ma non scappa.

Ti alzi alle 6:00 e vai a letto alle 23:00 se non oltre. Non puoi allontanarti un giorno, un’ora. Se non ci fosse il lupo, alle cinque o alle sei di sera potresti scendere alla tua baita dove c’è una stufa, un letto, mangiare e riposare, stare con la famiglia. Invece no, e se non c’è nessuno con te, alla sera molte volte sei così stanco che o non mangi, o sbocconcelli qualcosa di freddo.

Per colpa del lupo noi non possiamo farci una famiglia: non si può più crescere un bambino lassù, in quelle condizioni… E non vogliamo nemmeno stare lontani 4-5 mesi, soprattutto in quella stagione che è (era) la più bella per chi fa questo mestiere. Dobbiamo per lo meno trovare un altro alpeggio, con una baita in cui si possa vivere civilmente.

Tentare di difendersi dal lupo è anche un costo non indifferente, per un’azienda dal bilancio ridotto come la nostra. 5-6.000 euro a stagione non sono pochi (spesi tra reti, pagare un aiutante estivo, alimentazione dei cani anti-lupo, medicinali per le pecore ferite…), per non contare poi tutti i danni indiretti. Le pecore producono meno, quelle genericamente “disperse” dopo un attacco al gregge non vengono rimborsate, ecc ecc ecc.

Viene persino voglia di smettere, ma se un pastore vende le pecore gli muore qualcosa dentro.

 Questa è la nostra storia, io mi sento impotente quando Claudio è sconvolto dopo l’ennesimo attacco. La sua non è rabbia, è disperazione. Mi dice: “Ma che vengano qui con me, quelli che ci tengono tanto al lupo! Vengano su con me a fare una settimana della vita che faccio io!”.

Io quella vita la sto facendo, ma non è vita, meno che mai nel XXI secolo.

Vorrei che almeno venissero raccontate anche queste storie e non solo dire teoricamente che è bello il lupo e bisogna proteggerlo assolutamente.

Se l’uomo, se il pastore abbandona la montagna, crolla un ecosistema. Se smettesse lui, venderanno le pecore tutti quei piccoli appassionati che ne tenevano cinque, dieci, cinquanta nel fondovalle e gliele affidavano per l’estate. Così si smetterà di falciare quei prati che servivano per il fieno. Sarà abbandonata la montagna, sarà abbandonato lo spazio intorno alle frazioni in basso. Andranno a perdere anche i sentieri che salgono all’alpeggio, quei sentieri che ogni volta che li percorrevi sistemavi una pietra, toglievi un ramo, davi due colpi di zappa perché le bestie passassero con meno pericolo… e con loro anche gli escursionisti che sarebbero venuti dopo. Non ci sarà più la fontana vicino alle baite. Per chi la montagna la frequenta da turista, è più facile godere della vista di un gregge di pecore che non riuscire a scorgere un lupo. L’escursionista di passaggio, magari in difficoltà per qualcosa lassù dove non prende nemmeno il telefonino, al pastore poteva sempre chiedere aiuto, un’indicazione o anche solo scambiare quattro chiacchiere.

Noi e tutti gli altri che fanno questa vita dura, ma piena di soddisfazioni semplici, non c’è l’abbiamo con il lupo. Ce l’abbiamo con chi non capisce la montagna e i suoi abitanti. Il lupo cacci il capriolo, il camoscio, il cinghiale, ma dateci la possibilità di difenderci quando invece arriva vicino alle nostre pecore. Volete aiutare il lupo? Allora aiutate i pastori. Aiutateci a risolvere i problemi che hanno fatto sì che il lupo fosse la goccia che fa traboccare il vaso: abbiamo bisogno di baite decenti, abbiamo bisogno che il nostro lavoro torni ad avere un valore, mentre adesso a fatica con i ricavi si coprono le spese, abbiamo bisogno di meno burocrazia, di affitti degli alpeggi abbordabili.

Persone come Lei, persone che possono parlare a milioni di altre persone, ci aiutino a far sentire la nostra vera voce. Per favore, non contribuite ad alimentare quelle voci che dicono che qui vogliamo sterminare i lupi così, tanto per passare il tempo. Io non so quanti siano i lupi, nessuno ci sa dire un numero preciso, ma non è un lupo da solo che, in una notte, divora completamente 3-4 pecore. Però non mi interessa discutere sui numeri, vorrei solo che anche noi potessimo avere una vita senza arrivare sull’orlo della disperazione e, per di più, leggere poi articoli dove si dice che il lupo mangia solo la pecora zoppa.

 Spero che questa mia lettera Le venga recapitata.

Cordiali saluti, Marzia Verona – Cumiana (TO)

  1. Marzia noi non ci conosciamo di presenza ma, solamente attraverso il web, questa sera o letto la tua lettera di risposta alla sign , dacia Maraini . leggerla mi è costata molto fatica a finirla dalla commozione e qualche lacrima che scendeva , so della vita che fate voi tutti i pastori in montagna in alpeggio , io lo passata in gioventù insieme al mio papà ,. e allora negli anni 50 non c”era più il lupo ora il progresso la fatto ritornare ,, io mi sento vicino a tutti voi pastori tenete duro non mollate ce la faremo Marzia sei tutti noi appassionati ::))

  2. Brava Marzia. Ti ringrazio per l’informazione che sai dare su di un tema così importante che dovrebbe coinvolgere molte più persone, anche quelle che in montagna ci vanno solo per sciare.

  3. Ho letto con attenzione la lettera di Marzia e mi rivolgo alla sig.ra Maraini e a tutti coloro che difendono il lupo a tutti i costi senza pensare alle conseguenze.
    Il lupo e’ in via di estinzione, lo capisco, e’ giusto fare qualcosa per cercare si salvaguardare la specie cercando di ripopolare quelle zone in cui viveva ma questo NON DEVE voler dire far morire la vita di coloro che la montagna la fanno ancora vivere. I pastori devono poter difendere le loro greggi, il loro lavoro…chi lavora in fabbrica, chi in ufficio, chi nell’amministrazione statale ha i Sindacati che si interessano di salvaguardare il lavoro ma i pastori non hanno nessuno perché nessuno porta avanti i loro interessi ma continuano a fare questa vita anche per poter mantenere un ecosistema che fa bene a tutti.
    Perciò mi sento vicino a Marzia e a tutti coloro che Subiscono perdite a causa di questi animali e chiedo a tutti coloro che difendono i lupi di pensare anche a coloro che vivono sulla pastorizia e di fare in modo che essi possano difendersi.
    i cani maremmani nascosti nel gregge non bastano a spaventare i lupi: serve poter sparare!
    Qualche anno fa “qualcuno” ha ripopolato i boschi con i cinghiali…ah, c’erano i contributi per che ne subiva il danno…(siamo sicuri?) i prati venivano e vengono disintegrati da questi animali che sollevano la zolla di terra: l’erba non cresce più e non si riesce a tagliare il fieno o a pascolare bene…ora pero ci si accorge che ci sono troppi cinghiali e nessun predatore..così si pensa al lupo…ma se nessuno combatte il lupo che fine faranno le montagne, i pascoli e i pastori?
    Allora dico: non sterminiamo i lupi ma dateci la possibilità di difenderci dai loro attacchi

  4. Hai fatto bene Marzia a scrivere alla sig.ra Maraini,in generale fai bene a dire ciò che pensi e che pensiamo tutti noi del “mestiere”..
    Concordo con la mia omonima qui sopra che non serve sterminare la specie,però bisogna potersi difendere,difendere il proprio lavoro e la propria vita.Il lupo non è più in estinzione,vero che fà parte dell’ecosistema,ma occorre sostemarlo in zone che non danneggi il lavoro e la vita dei pastori e margari,che han ancora voglia di fare questo lavoro..
    Tutto ciò che si fà non basta,tutti i metodi da manuale,cani,reti etc etc servono ma non risolvono il problema.
    Come dice qualcuno(che conosci bene te)come si può difendere a spada tratta un animale che in natura non ha nessuno che lo preda??L’uomo direbbe qualcuno..errore..è proprio l’uomo che invece di difendersi,paga le conseguenze..

  5. io mi schiero totalmente dalla parte del lupo.
    la natura viene prima di tutto e va difesa, sempre e comunque. troppo stupido deviare i torrenti e poi piangere i morti nelle alluvioni.
    il confine è sottile fra “essere tutelati” da, ed essere “contro” il lupo.
    è giusta la tutela, nel rispetto della natura.

    Mi sembra che il pastore in questo caso faccia una leva sconveniente contro il lupo, per avere indennizzi e basta. Non riesco a credere che i pastori siano “contro” il reinserimento dei lupi. Non ci posso credere, vuole indennizzi e basta il pastore moderno: ha scoperto dove andare a lamentare (chiedere). Non ci sono assicurazioni? un tot. a pecora. Le attività si assicurano. Paghi un tot. a pecora, te la mangia un lupo? viene un perito svizzero si accerta che sia un lupo e ti paga.
    A me le perdite non le paga nessuno e non posso andare a piangerle (non ci andrei comunque) da nessuna parte. E allora? mi pago l’assicurazione.

    Dico una cosa sui cani: da me succede che in autunno quando i pastori scendono dalle baite lasciano qui un sacco di cani, che poi diventano branchi e diventano predatori. E poi i pastori si lamentano perché ne subiscono gli attacchi.
    Lasciano nelle valli quelli che non sono “buoni pastori” o i loro esperimenti infelici: come scegliere razze con tanta energia, e senza tempra per stare dietro alle mucche, magari selezionati da secoli per fare gare di lavoro su pecore.

    Se nessuno ha replicato alla replica dell’articolo è perché forse l’articolista ha vita dura quanto chi ha scritto la replica, come tutti. Non vedo il nesso fra “lupi” e vita dura (scelta libera fra l’altro) dei pastori.

    Consiglierei di prendere dei cani da lupo come fanno nelle steppe in mongolia, o negli States, ma il rischio di ritrovarli poi in autunno a vagare è un po’ troppo…

    Negli States ho visto personalmente un pastore la sera contare solo i suoi 4 cani (maremmani abruzzesi) e mai le pecore (che sono più di 1000). Se ha tutti i cani è sicuro al 100% di avere tutte le pecore. I cani scacciano i lupi e tutti i predatori che hanno in quelle zone.

    Scusate lo sbotto ma soffro quando vedo che persone che considero vicine alla “natura” si mettono “contro” la difesa dell’ambiente per 4 soldi. Il bello è il gioco, la passione, perdere e ricominciare. sopravvivere, non arrivare, e poi dove?

    la mia famiglia storicamente risiede in un posto di pastori, e sono tutti pastori, quindi puntualizzando “contro” il pastore moderno puntualizzo anche contro di me.

    • pier… che dire, non so dove abiti, non so se conosci le realtà di cui parli.
      io non ho mai visto abbandonare cani (non dai pastori). scusa la brutalità, ma piuttosto un cane troppo irruento e mordace viene abbattuto, ma non lasciato libero, dove rappresenta un pericolo.
      soldi, e chi non ne vorrebbe, specie in un lavoro dove ci si ammazza di fatica e non si guadagna più niente. a se hai letto la mia lettera, non è una questione di soldi, ma di non poter più VIVERE!!!!!
      se uno tiene davvero alla natura dovrebbe preoccuparsi di più quando dei pascoli vengono abbandonati. una montagna viva è garanzia di salvezza anche per la pianura, quando ci sono le alluvioni.

      • vivo tutto l’anno a 1900m. conosco molto bene la montagna, che oltre ad essere la mia casa è la mia passione. in realtà credo di conoscerla molto bene.
        conosco bene che cosa sia un pastore.
        il padre di mio nonno aveva almeno una decina di baite, montagne, quassù, e suo padre prima di lui, poi ereditate da mio nonno, poi la mia famiglia. Io non faccio il pastore per scelta. So quant’è dura, io amo viaggiare, essere indipendente e veramente libero. vivo in mezzo agli animali comunque.

        So quanto sia un portante l’attività di un pastore, so cosa fa: lo stimo, lo capisco, lo conosco e lo apprezzo, lo rispetto.

        Dalle mie parte alcuni pastori vivono in regge da milioni di euro, spesati dalla regione che gli dava finanziamenti a fondo perduto per mantenere la loro attività. Altra gente e neanche povera, dovrebbe vivere 5 o 6 vite per avere una reggia pari.
        Era giusto?

        Ma oggi e non qui è diverso e lo so bene. Guarda caso una mia zia ha degli animali vicino ad ivrea. La tradizione in famiglia nessuno l’ha abbandonata. So bene cosa succede.
        Proprio lei dice se ho duecento pecore e il lupo me ne mangia il 10% chi se ne frega, ho maschi e femmine, non li compro, la natura li riproduce. Al massimo faccio un’assicurazione, non si può sempre chiedere, anche perché nessuno risponde.

        Il problema oggi non è il lupo.
        E’ schifoso che vi mettiate contro il lupo se in realtà i problemi sono altri.
        Non usate il Lupo come pretesto per arrivare ad essere più protetti o tutelati.
        Prendete i forconi andate in piazza a torino con le vostre gregge, vengo anche io in prima fila, fate sentire le vostre necessità, fate fuori qualche inutile burocrate, ma lasciate stare il lupo e tutti gli altri animali.
        Se avete la virilità per ammazzare un lupo cercatelo a mani nude. se lo fate fuori avete il mio appoggio, ma mettetevi il fucile in bocca prima di fare fuori una creatura innocente e nobile come il lupo.

        Volete risolvere i vostri problemi? Giusto, se posso vi aiuterò anche. Ma fatelo dimostrando di essere dalla parte della natura, sempre e comunque.

  6. Marzia..non se ne esce da sta storia..
    come al solito la buttiamo sui soldi,sullo sterminio dei lupi etc etc..
    Si sta parlando di co-abitazione,la possibilità di vivere in alpeggio con il lupo ma senza pagarne le spese,si parla di usare i metodi conosciuti,ma si parla anche della possibilità di sparare in aria per spaventarli,finchè si parla di qualche capo attaccato,in una stagione ci stà anche,in certe zone,a certi pastori,non è solo il 10% degli animali a essere predato..
    Riuscire a vivere la montagna,con lupi e non,nel rispetto dell’ambiente e della natura,di questo si parla..
    Ci son sempre stati i pastori e ci son stati sempre i lupi,la differenza è che una volta si sparava al lupo,senza dir nulla e lo si sotterrava da qualche parte e fine della storia..Ora,proprio per il rispetto della natura e dell’ambiente si prova a trovare una “quadra” per entrambi..

  7. forse pier non capisce che non ci mettiamo contro il lupo anche se i problemi sono altri…
    innanzitutto io parlo per me stessa, senza rappresentare nessuno o far parte di nessun gruppo. poi il lupo è UNO dei problemi e bisognerebbe risolverli tutti. ma tanto alla fine si dirà… “non ci sono i soldi”, così non si aiuteranno i pastori e, di conseguenza, non si aiuterà il lupo. perchè chi è abbandonato alla fine arriva davvero a cercare di salvare la pelle in tutti i modi. c’è chi lascia e chi lotta…

  8. Il lupo è ri-comparso anche in Trentino. Qui lo spazio è poco (6.000 kmq, pieno di valli, paesi, strade, malghe e piste da sci in quota). Staremo a vedere, ma penso che sarebbe ora di scegliere: o le malghe o l’orso e il lupo. Non si può impazzire per il “formaggio di malga” e per il lupo/orso contemporaneamente. Le due cose non stanno assieme, altro che “assicurarsi” come dice qualcuno, andate a dormire in malga e ascoltate il silenzio che precede la razzia dell’orso, quando anche i cani tacciono…

  9. Torno dalla mungitura. Stamattina è stata un dramma perchè le bestie stanotte sono state spaventate da qualche animale selvatico e stamattina non volevano saperne di rientrare in stalla dalla quale non riescono a controllare l’arrivo di un predatore.
    Ora mi dedico alle scartoffie. E vengo qui a curiosare. E guarda un po’ che anche quì trovo persone che hanno le risposte in tasca. Che ti sanno dire come fare con il lupo. E con i cani selvatici? E con i cinghiali che ti sfondano le reti?
    Caro Pier sono disposto a pagarti il doppio del valore del mio gregge se vieni quì e mi dai le soluzioni ai miei problemi. Non filosofie da chi tenta di stare con un piede in due scarpe . Non ti va di comprare le bestie e fare il pastore perchè nonostante tutto preferisci guardarla la montagna ma comunque hai le soluzioni? Vieni. Ti pago e mi risolvi i problemi e salvi il lupo. Se sbagli però levati dai piedi perchè sei un’altro di quelli che parlano senza cognizione di causa.
    Sono laureato in scienze forestali e ambientali, ho lavorato con l’università, con la Regione Piemonte, con la Regione Liguria, come libero professionista… e poi ho smesso perchè mi sono reso conto che gli allevatori li prendevo per i fondelli. Perchè parlavo senza essere lì con loro e con i loro problemi. E perchè proponevo soluzioni che funzionavano da altre parti senza sperimentare e provare se e come potevano funzionare anche nella realtà specifica. Sto provando a costruire un’azienda agricola. E più vado avanti e più mi rendo conto che la teoria e la pratica sono cose diverse. Più vado avanti e più mi rendo conto che aveva ragione il Professor Pividori quando diceva: “se non siete sicuri della soluzione ad un problema, prima di fare grandi progetti e prima di proporla a tutti, sperimentatela nel piccolo”.
    Mi spiace dirlo ma a me chi dice di sapere perchè mio cugino…. mia zia…il mio vicino…lo fanno/lo sanno/lo vivono… dimentica che vivere le cose sulla propria pelle è diverso e che ogni realtà è diversa.
    Fare l’elettricista a 1900 m. e fare l’allevatore forse sono 2 cose diverse. Allevare animali con l’obiettivo di campare con questo e allevare animali per passione senza legame con il proprio reddito e la propria sopravvivenza è diverso.
    Sinceramente, per ora, il lupo è l’ultimo dei miei problemi. Ci sono prima le pratiche da fare tutti i giorni, le domande, le scartoffie in genere. Poi i vicini rompiballe, il comune che fatica a tener pulita e decente la strada. Poi ci sono cinghiali e tassi che rovinano recinti e prati che tu hai ripulito e recuperato. Poi c’è la sfiga che ti fa arrivare 10 minuti dopo ad un parto e muore il capretto. Poi ci sono i costi aziendali che aumentano continuamente. Poi c’è la gente che preferisce risparmiare 1 euro al chilo e comprare carne o formaggio del supermercato. Poi…. poi ci sono quelli che sanno tutto. Ne sanno talmente tanto che fanno altro nella vita… forse perchè questo sarebbe troppo facile.
    E io ero fra questi. Pier… fai come me… smetti. Con la filosofia. Con l’ipocrisia di chi ha un reddito che gli permette di “comprarsi” una vita in montagna senza lavorare con la montagna. Cosa andiamo a fare in piazza? A protestare? Perchè hanno dato finanziamenti in modi assurdi dopando un settore che aveva già dei problemi? Perchè non si fa educazione al consumo? Perchè la qualità deve venire prima? Per cosa dobbiamo andare in piazza? E a chi dobbiamo chiedere? Ai politici eletti in base alla convenienza personale e alla loro demagogia? O a quelli eletti invocando gli ideali di partito che non hanno competenze specifiche in nessuna materia?
    Il lupo non è un problema. Il mondo in cui viviamo sì. Sopratutto quando trovi persone che non sono disposte ad un dialogo in cui si cerca di comprendere l’altro, ma che hanno tutte le soluzioni in tasca. E se l’allevatore non le utilizza è un egoista avido che vuole mettere soldi in tasca e rubare alla società.
    Alla fine viva il lupo… il resto non so…

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