E’ qualcosa che ho dentro fin da piccola

Un’altra testimonianza di una giovane appassionata. Non ho niente da aggiungere, parlano le sue parole e le sue foto. Ho sintetizzato alcune parti, ma la versione integrale sarà sul libro.

Mi chiamo Cristina Crestani e sono nata il 31/03/1982. Abito in una piccola frazione di Coggiola (BI), Viera. E’ un paesino arroccato su una montagna a 800 mt s.l.m. Salendo si vedono boschi abbandonati e ogni tanto piccole isole verdi. Il comune di Coggiola conta circa 2000 abitanti, ma ormai è in fase di abbandono in quanto i giovani emigrano poiché non c’è lavoro. Vivo con mio marito Andrea, muratore, e i nostri figli: Marco di 3 anni e mezzo ed Elena di 5 mesi e mezzo. Ho le capre e i cani. Non ho un’azienda, ho solo un allevamento: è un hobby. Le capre che han tanto latte o che fanno capretti maschi le mungo e do il latte ai bimbi o faccio formaggio (primo sale o tome) da destinare all’autoconsumo o ad amici e parenti. I capretti maschi sono destinati al macello sempre per amici o parenti o per noi. 

Non so dirti come nasce la mia passione per gli animali, è qualcosa che ho dentro fin da piccola, forse fin dalla nascita o da quando, a passeggio con il nonno per boschi e prati facevo finta che i “termo” di pietra (ossia le pietre arrotondate alla sommità che servono per delimitare gli appezzamenti di terra) fossero stalle e immaginavo di pascolare le mucche, o da quando alla domanda “cosa vorresti fare da grande?” rispondevo “la pastorella”.

Bianca, la capra da cui tutto ha avuto inizio

Tutto è partito nel 2006. Il mio amico Marco mi ha chiesto di tenere una capra con il suo capretto: avrebbe ripreso la capra quando il suo gregge sarebbe sceso dall’alpeggio e il capretto era in paga del favore. A settembre è tornato a prendersi la capra, ma a fine ottobre ho chiesto che me la riportasse: non potevo più farne a meno. A febbraio del 2007 è nata la prima capretta e da lì mi sono pian piano ingrandita. Nel 2010 ho comprato una cascina tutta mia, l’ho sistemata e a marzo 2011 le mie capre hanno avuto la loro prima casa e io ne sono stata felicissima! Io prima ho avuto sempre solo cani e gatti. La famiglia di mio marito invece aveva un asino, e dei maiali, galline e conigli e in passato aveva tenuto dei vitelli. La mia famiglia non ha mai avuto animali se non galline e conigli, ma uno zio di mia nonna aveva le mucche e io, al ritorno dall’asilo, andavo a prendere il latte in cascina e a volte mi faceva provare a mungere.

Nocciolina "prima"

A inizio 2008 Marco mi ha regalato una capretta che lui voleva uccidere perché piccola e con le gambe corte: è stato amore a prima vista. L’ho portata a casa e l’ho allevata “a mano”. Ora la mia Nocciolina è la mia preferita. E’ solo un animale, ma è meglio di un cane: non mi abbandona mai e se la chiamo porta tutto il gregge da me. A volte, quando mi siedo nel prato vuole venire in braccio come quando era piccola, ma ora pesa 50 Kg. E’ dolce e simpatica.

Nocciolina "dopo"

I miei all’inizio erano scettici, non capivano, ora si sono abituati alla cosa e mi appoggiano e mi aiutano, anche se forse lo fanno solo per amor mio, non perché capiscono a fondo il mio amore incondizionato per le mie capre.

Mi piace il silenzio e i ritmi di vita dell’alpeggio e mi piacerebbe viverlo, ma con la situazione famigliare che ho non mi è permesso. Ho un altro lavoro e non posso campare solo allevando capre. La mattina in cascina va mio suocero, così sistema sia i suoi che i miei animali, mentre io entro in fabbrica alle 8.00. Al pomeriggio esco alle 14.30 dalla fabbrica e salgo, sovente con i bambini, in cascina, slego le capre, pulisco la cascina, do loro da mangiare e le raggiungo al pascolo. Passeggiamo circa 2 ore e poi torniamo in stalla, le lego e le saluto. Quando invece ci sono i capretti salgo ancora dopo cena, verso le 22,00 (dopo aver messo a letto i bimbi) a far poppare i capretti in modo che abbiano tre pasti al giorno.

Marco al pascolo

Sono fortunata ad avere un lavoro che mi dà da mangiare tutti i giorni (le capre non me lo permetterebbero), ma è un lavoro che non sento mio. Faccio l’impiegata in un’azienda che lavora il legno: sono responsabile dell’ufficio acquisti Il mio percorso di studi è stato errato fin dal principio: Liceo Scientifico e poi Ingegneria Chimica a indirizzo tessile, ma dovevo fare agraria e poi al limite veterinaria. Quando si è giovani si fanno tanti errori.

E’ un lavoro che cerco di fare al meglio perché mi permette di mangiare tutti i giorni e mantenere i figli. Dell’ “allevatore” mi piace tutto, è gratificante curare i propri animali, parlare con loro, capirli, aiutare una capra a far nascere il caprettino, a vedere che loro ti capiscono e che ti vogliono bene.

Mi soddisfa arrivare fuori dalla cascina, chiamare “Nocciolina” e sentire “BEEEE”, mi soddisfa vedere Marco che vuole provar a mungere una capra o che vuole accarezzare i capretti, vederlo fare fieno. Mi soddisfa guardare le mie capre e vedere che mi vogliono bene. Il mio tempo libero è dedicato interamente alle mie capre e ai miei figli, per questo li faccio crescere insieme.

Mi piacerebbe ingrandirmi, avere più capi di quelli attuali, una cascina più grande e fare del mio hobby il mio lavoro principale per poter vivere su quello, ma la vedo dura. E’ il mio sogno. Ma la resa è poca, bisognerebbe avere un grande capitale da investire per fare un grande cascinale e avere tutto a norma, bisognerebbe avere molti più capi di quanti ne posseggo ed essere più comodi (alla mia cascina si arriva solo attraverso una piccola strada sterrata in salita percorribile con jeep o trattori non molto grossi). Le difficoltà sono tante: non ho aiuti economici, i confinanti dei miei terreni preferiscono vendere a forestieri piuttosto che a me che ho le bestie, la burocrazia mi fa fare mille corse: fogli su fogli per una capra che muore, o per una che devi uccidere… Ma soprattutto la malattia che colpisce i capretti mi ha messo in ginocchio. I primi anni in cui avevo le capre, figliavano sempre maschi, ed ero costretta a comprare capre, poi quando hanno cominciato a figliare femmine è arrivata la malattia e non riuscivo a curarle. Ora forse ho trovato il medicinale: l’hanno scorso non me n’è morto nessuno.

Che coppia!

Alcuni ti ammirano in quanto fai una cosa che nessuno fa più. Altri ti criticano perché non vedono il motivo di tenere le bestie al giorno d’oggi, soprattutto per chi, come me, non deve campare su questo lavoro. Io non sono un’allevatrice  e non conosco i problemi che hanno i giovani che lo fanno davvero per mestiere. Ma vorrei comunque dire di stare sempre uniti e di combattere per il proprio amore e per la propria indole perché solo mostrando alla gente che non siamo pazzi forse ci appoggeranno e ci daranno una mano.

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  1. E’ proprio vero che bisogna fare di tutta l’erba un fascio e poi estrarre le pagliuzze migliori. Nel fascio dei “giovani che non hanno più valori …. bla, bla, bla” possiamo sicuramente estrarre una pgliuzza di gran valore. Complimenti e tanti in bocca al lupo buono.

  2. Gentile Signora Cristina, nel leggere la Sua storia, nella quale evidenzia l’innata passione per questi animali, mi pare di leggere a ritroso un mio “sogno nel cassetto”, il quale ha visto gli albori, ma vissuto quanto una farfalla……….Purtroppo, per seri problemi di salute, nel giugno del 2010, ho dovuto separarmi delle mie 14 capre (vallesane e di Passiria), assieme al cane che era divenuto , nel frattempo, un “professionista” !Quindi la capisco e l’ammiro, anche perchè la gestione di piccole realtà, comportano comunque sacrifici, e per finire, con sbocchi assai precari e difficili. Ma non demorda, e alzi lo sguardo verso l’infinito, che…….un’altra Nocciolina le verrà incontro. Coraggio!!
    La saluto con grande rispetto.
    renzo- Gressoney

    • Buonasera Renzo, mi spiace per il suo sogno interrotto, dico davvero…per me separarmi anche solo un giorno dalle mie capre mi rende apprensiva e inquieta…immaginiamoci separarmi per sempre…purtroppo sono cosciente che prima o poi anche io dovrò separarmene e spero che questo giorno sia il più lontano possibile…e addirittura l’ultimo.
      Speriamo che le sue parole e il so augurio sia un portafortuna e anche il fatto che la mia Nocciolina abbia gemellato due bellissime caprette bianche sia un nuovo buon inizio
      Cristina

  3. ho letto e guardato le foto….m’è venuto un po magun,comunque son fiero di esser stato il tuo punto d’inizio,io che son più “malave” di te…questo conferma che l’amicizia è ancora una cosa importante….chissà che un giorno avrem entrambi un belle punciun di Crave…ciao a tutti

    • E’ importantissima! E tu sei stato non solo il punto di inizio ma anche la continuazione: non solo Nocciolina, ma anche Linda, Martina e Stella vengono dalla tua cascina! Grazie ancora! Speriamo davvero di averle!

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