“Malattia” nella neve

Mi scrive Carlo, dalla provincia di Novara: “Leggendo le storie di vita pastorale nel tuo bellissimo blog “Storie di Pascolo Vagante” e dopo aver letto anche i tuoi libri, mi sto appassionando al mondo della pastorizia. Oggi mi sono imbattuto in un gregge sul territorio di Cameri (il mio paese) a pochi chilometri da Novara e sono riuscito a scattare purtroppo solo due foto.

Ecco dunque una delle sue immagini. Quando in altre parti del Piemonte già i pastori erano alle prese con diverse decine di centimetri di neve, dalle parti di Carlo invece ce n’era solo una spruzzata. Ogni volta che mi scrive qualcuno come Carlo (che non conosco di persona), ho la conferma che questo blog è qualcosa… Non solo un “punto di incontro” per chi la pastorizia la pratica come mestiere o come hobby, ma anche vero e proprio mezzo per farla conoscere (che d’altra parte è stata l’idea per cui ho iniziato a scrivere “Storie di pascolo vagante”.

Mi sono infangato un po’, ma questo per me non è un problema avendo lavorato per più di 30 anni in agricoltura tra risaie, vigneti, campi di mais come tecnico sperimentatore. Il gregge pascolava nelle stoppie di mais e si nutriva di alcune pannocchie visto che di erba in giro mi sembra che ce ne sia poca. Ho raggiunto il pastore con un agnellino in braccio, ho cercato di parlargli e chiedergli qualcosa ma lui mi diceva di non capire bene l’italiano e mi sembrava un po’ diffidente verso uno sconosciuto. L’ho salutato amichevolmente e l’ho lasciato al suo lavoro. Ho visto poi la roulotte dove c’era il recinto e ho pensato al tipo di vita non molto agiata che affrontano questi uomini.

Ma poi è caduta altra neve e Carlo è ritornato dal gregge. “Il gregge è sempre lo stesso ma questa volta anche qui a Cameri (NO) c’è la neve. Non ce ne sarà tantissima come da te ma c’è e a noi della pianura rompe le scatole. Penso che le rompa anche ai pastori e alle pecore!

Lo sapete qual è la “maladia“, no? La passione per le pecore… E quando le pecore non le hai, vai a cercare i pastori, diventi amico di almeno un pastore, vai a fargli visita in alpeggio come in pianura e poco per volta entri in questo mondo, capendone i meccanismo, i problemi, la grande passione che lo manda avanti anche quando non basta quello che hai incassato vendendo agnelli per pagare il fieno per alimentare il gregge in questi giorni di neve.

Carlo immortala il gregge, il pastore, i cani… “E’ raro vedere un gregge di pecore nel territorio del mio paese, ora l’ho già visto due volte; vuoi dire che magari prima non ci facevo caso ed ora che mi sono appassionato alla pastorizia li vedo e vado a cercarli??!!“. Sì Carlo, è proprio così. Perchè so che Cameri è zona di passaggio di diverse greggi e pure una mandria di vacche vaganti dovrebbe passare da quelle parti ogni tanto.

C’è chi potrebbe pensare che gli animali muoiano di fame, nella neve. Invece l’occhio attento capisce che in quella stoppia di mais le pecore stanno facendo un gran pasto, che le nutre anche più di un prato di erba verde (e pertanto bisogna persino fare attenzione a non farle mangiare troppo, per non rischiare indigestioni.

La pecora, e soprattutto la pecora dei pastori vaganti, abituata a stare all’aperto tutto l’anno, in qualsiasi condizione di tempo, è adattata al clima e sa pure come fare per sfamarsi. Se la neve non supera i 20 cm e se non è troppo gelata, con muso e zampe riesce a trovare il cibo a terra.

Ecco ciò che scrive Carlo: “Solo teoricamente dai tuoi scritti ho appreso che le pecore riescono a trovare il cibo anche sotto la neve. Oggi osservando il gregge nelle stoppie di mais ho potuto vederlo anche praticamente e quando una pecora trovava qualcosa veniva subito circondata da altre pecore e finiva a testate.” Grazie al nostro amico per le foto ed il racconto della sua “avventura” tra le pecore.

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