E’ arrivata!

Le previsioni lo dicevano, ma pareva quasi incredibile, inimmaginabile. Le temperature dei mesi, delle settimane, dei giorni precedenti ci avevano quasi fatto dimenticare cosa fosse l’inverno. Quelli che abitano negli alloggi o nelle villette si lamentavano lo stesso, in coda alle bancarelle del mercato: “Che freddo, stamattina!“. Eppure a stento si scendeva sotto lo zero e soprattutto il sole continuava a splendere, ed a scaldare.

Lo sapevano bene i venditori ambulanti che, come i pastori, fanno vita nomade ed all’aperto in qualsiasi condizione meteo. Le pecore, appena l’altro giorno, pascolavano sotto il sole in prati sempre più gialli, quasi dorati nelle zone di collina. Eppure loro lo sapevano meglio ancora degli uomini che consultavano freneticamente le previsioni meteo.

Quando pascolavano erano stranamente quiete, “ferme”, si accontentavano di quello che avevano davanti e brucavano ogni foglia commestibile, senza correre come forsennate a cercare qualcosa “più in là”. I pastori apprezzavano questo loro comportamento, ma già sapevano la vera ragione.

E infatti il giorno dopo, poco dopo mezzogiorno, un fiocco, due, tre. Piccoli cristalli di neve che tagliavano l’aria danzando, ma senza destare preoccupazione. Non faceva freddo, la terra non era gelata, la neve per terra non si fermava, non teneva. Però l’aria era strana, c’era quell’immobilità, quella quiete, quel senso di attesa, quella diversa percezione dei rumori.

Nel pomeriggio, verso sera, ormai nevicava abbondantemente ed i fiocchi iniziavano a fermarsi per terra, sull’erba, sulla schiena delle pecore. Per quella sera c’era un prato di erba abbondante che sarebbe stato sufficiente fino all’indomani. Poi… poi si doveva vivere alla giornata, dipendendo dal tempo e dalle necessità degli animali.

La neve, bagnata, pesante, ha continuato a cadere per tutta la notte, più o meno intensamente, ridisegnando il paesaggio e riportandolo alla sua veste invernale che sarebbe stata la norma di questa stagione. Gli animali avevano ben ragione di pascolare a testa bassa, loro già sapevano che, per qualche tempo, non avrebbero più visto un prato, sia d’erba gialla e secca, sia verde. Questa neve è un toccasana per la prossima primavera, questa neve scongiura una terribile siccità, ma questa neve fa piombare nell’incertezza i pastori.

Quando parti, a volte non sai nemmeno bene dove vai. Se in questo mestiere già di solito non si fanno piani e progetti a lunga scadenza, in queste giornate meno che mai. Sai più o meno quel che farai nell’ora successiva, dopo chissà. Comunque, l’obiettivo di giornata è sempre e comunque “riempire le pecore”. saperle piene, ben nutrite. Una volta che ciò è stato fatto, la neve ed il freddo non preoccupano, perchè sono animali sani, abituati a stare all’aperto, con un fitto strato di lana sulla schiena e mai nella loro vita hanno visto una stalla, nemmeno nel giorno della loro nascita.

Prima del recinto serale, ancora uno spuntino in un prato che di erba ne avrebbe avuta… Ma è nascosta e occorre scavare con muso e zampe per cercarla. Le pecore però hanno la pancia piena, nonostante la neve caduta quasi incessantemente sono riuscite a sfamarsi. L’indomani si vedrà, ma intanto sono state ricoverate sotto la tettoia le capre prossime al parto e le pecore con gli agnelli più piccoli, di modo che non fatichino troppo negli spostamenti che seguiranno nei prossimi giorni. Poi si vedrà come evolve il tempo. Intanto è fine gennaio, fosse stato l’inizio di dicembre sarebbe stato ben peggio, veder la campagna imbiancarsi così.

  1. complimenti..!!siamo una famiglia di allevatori da 2 generazioni di marchigiane e ci complimentiamo con voi..!!si vede dagli animali nelle foto che siete cosidette “persone fine-“”complimenti ancora..!!!

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