Un giovane che fa questo è un arricchimento per il paese

Quando Mattia finisce la sua storia, inizia invece il suo amico Marco (1986), il padrone di casa, il giovane di cui sicuramente si parla molto in paese (e non solo) per la grande stalla nuova, cresciuta nel giro di pochi mesi dall’altra parte del fiume.

Mattia adesso tace e Marco parla. L’inizio del suo racconto coglie però inaspettati: “Sono un perito aeronautico, ho lavorato un anno e mezzo in Alenia, avevo un buon contratto, però andare tutti i giorni a Torino per stare chiuso in ufficio non mi piaceva. Qui mia nonna ha sempre tenuto due mucche, io un’estate avevo aiutato in alpeggio.” Dopo essersi licenziato, Marco lavora come muratore e inizia ad occuparsi personalmente dell’allevamento dei bovini. “Da quando ho iniziato il capannone, ho lavorato soprattutto a quello. A volte vado a fare un po’ di legna. Io e mio papà siamo stati sempre presenti nel cantiere da quando hanno iniziato a scavare le fondamenta. Tanti lavori ce li siamo fatti noi, perché i costi sono già alti così.

La stalla nuova è davvero imponente, meno “affascinante e romantica” delle vecchie stalle buie e strette dove gli animali sono collocati oggi, ma pratica e funzionale. “Ci sono voluti anni per avere i permessi, ho chiesto i contributi per realizzarlo, ma deve andar bene senza imprevisti per rispettare le scadenze che ti impongono. Qui in montagna che ci sono mesi che non puoi lavorare ed è andata bene che non ha nevicato, quest’inverno. Ho chiesto comunque una proroga. Purtroppo funziona che prima devi spendere  e poi ti daranno i soldi.” Marco è in attesa della verifica da parte dei funzionari e spera in un esito positivo, per ricevere i finanziamenti attesi ed iniziare a ripagare parte dei debiti contratti.

Marco è orgoglioso della propria stalla: “Un’altra stalla con il tetto in lose così in Piemonte non so se l’hai già vista…”. La copertura in pietra di Luserna irregolari ed il rivestimento in pietra locale (che sarà la prossima opera di famiglia, adesso che gli interni sono ultimati) sono stati imposti dai vincoli paesaggistici comunali. “Con la stalla moderna puoi gestire più bestie in meno tempo, qualche altro lavoretto vorrei continuare a farlo, almeno adesso che devo pagare i debiti.

Vorrei anche fare delle attività per far conoscere il mondo agricolo. Chissà, magari anche un agriturismo… Imposterò l’allevamento sulla carne, occupandomi anche dell’ingrasso, perché da solo fare latte non si riesce. E’ bella la favola dell’allevatore con due o tre mucche, ma, è brutto dirlo, ormai anche su di qua devi pensare da industriale. Il lavoro, al giorno d’oggi, te lo devi inventare….”. La gente giudica l’operato di Marco, soprattutto vedendo quella grossa stalla. Sarà gelosia? “A me non importa quello che dicono. Alla gente sembra che sia caduto dal cielo, ma ho fatto tanti sacrifici, prestiti e mutui. Qui di aziende ce ne sono poche, quasi tutte gestite da anziani. Un giovane dà garanzia di continuità per la gestione dei prati, è un arricchimento per il paese.

Adesso le vacche e le capre sono ancora nelle vecchie stalle di una volta, un po’ qua un po’ là tra volte basse, vicoli lastricati di pietra tra le case della frazione. “D’estate le mando in alpeggio. La transumanza si fa a piedi, si attaccano i rudun e si sale con i marghè. Quando scendono in autunno si fermano nei prati qui davanti, si fa cena e si va avanti a fare festa. Dopo loro scendono a piedi fino a Nole, ovviamente si va ad accompagnare. E’ una bella festa, la transumanza!”. A proposito di feste, Marco mi fa avere la locandina della Cena dei Margari delle Valli di Lanzo, che si terrà il prossimo 11 febbraio e di cui lui quest’anno sarà il priore.

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Una risposta

  1. Complimenti,questi sono gesti eroici che lo stato dovrebbe riconoscere e premiare con medaglia al valore.Anch’io mi sono affannato a ingrandire la mia azienda ma lo stato se ne fotte,anzi adesso si inventa altre tasse d’appiopparmi,che ingrato!Salve a tutti.

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