Guardi il paese dall’alto e vedi parcheggi dappertutto

Due amici, due soci, due colleghi, due concittadini. Due giovani allevatori, ma non solo. Mattia (1991) e Marco (1986) sono amici, accomunati dalla passione per gli animali e per l’allevamento di montagna. Abitano a Cantoira, nelle Valli di Lanzo, uno di quei paesi che sulla carta contano poco più di 500 residenti (e probabilmente gli abitanti effettivi sono di meno), ma che arrivano ad avere oltre 2.000 abitanti per poche settimane, d’estate. Così da queste parti si vedono sfrecciare le auto nelle giornate di festa ed in quelle favorevoli durante i periodi prettamente “turistici”, ma per il resto dell’anno sono luoghi che sembrano quasi addormentati. E così avere due giovani che qui vivono e lavorano investendo sul territorio è sicuramente una preziosa risorsa.

E’ il più giovane, Mattia, ad iniziare a raccontare la sua storia, per certi versi simile ad altre già ascoltate, per quello che riguarda gli inizi. “Mio papà fa il macellaio e da bambino andavo sempre con lui nelle stalle a vedere i vitelli. Poi mio zio mi portava a vedere tutte le transumanze che passavano qui. Mia nonna da giovane aveva le capre…”. E proprio con le capre ha deciso di ricominciare Mattia.

Da queste parti c’è un tipo particolare di capra che recentemente è stata “riscoperta” ed ha destato interesse anche a livello di studi universitari, per essere caratterizzata come razza. “La nonna mi parlava delle fiurinà, poi anni fa mentre facevo uno stage in Comunità Montana avevo trovato un vecchio articolo dove si parlava di quelle capre tipiche dalle nostre parti. Un giorno, andando a comprare dei capretti da macello, in mezzo c’erano dei fiurinà, allora li ho presi e ne ho tenuti due. Poi però i villeggianti si lamentavano, noi abitiamo in centro, mia mamma ha la gelateria… La prima capra l’ho presa nel 2007, dopo una tira l’altra!

Mattia ha studiato all’Istituto Agrario di Pianezza ed è diplomato agrotecnico. Quando gli chiedo qual è il suo lavoro, lui si definisce agricoltore di montagna, infatti la sua fonte di reddito non sono solo gli animali. “Coltivo mais, patate. D’inverno aiuto uno che fa giardini, mi occupo anche di abbattimento piante. D’estate devo seguire anche la fienagione, tanto da giugno a ottobre le bestie sono in alpeggio.

Pensa concretamente al futuro, Mattia, ed ha una chiara visione del  ruolo dell’allevatore in montagna nel XXI secolo. “Per il futuro a me piacerebbe riuscire a fare una razza giusta dalle Fiurinà, che diano latte, poi riuscire a realizzare una struttura per mungere e trasformare. L’agricoltore di montagna deve tornare ad essere come una volta che si faceva tutto, dal fieno ai formaggi, e riusciva a vivere con quello che produceva.”. Mi spiega ancora i suoi progetti di valorizzazione dei prodotti, di un punto vendita di ciò che la montagna produce, gestito da chi sappia spiegare cosa sta dietro un formaggio o un chilo di patate prodotte in montagna, per far capire all’acquirente il perchè di un certo prezzo. Per lui è fondamentale anche educare i bambini, che non hanno più idea della realtà, di quale sia la provenienza del latte o di un uovo

La sua passione sono le capre, ma ha anche un altro sogno: “Sono anni che vorrei diventare maestro di sci. Ho iniziato tredici anni fa, poi per motivi vari non ho ancora finito. Quest’anno provo ancora una volta. Tanto, se sono via mezza giornata, mi sostituisce Marco.” Prima di intervistare l’amico, con Mattia concludiamo parlando di problematiche, tra cui primeggia l’immancabile burocrazia, ore ed ore in attesa in un ufficio quando hai mille cose da fare altrove. “Un altro problema è quello della gente di montagna, la mentalità. C’è chi ti parla dietro per gelosia e ti nega il prato da pascolare con le bestie. Altri invece ti ringraziano, che gli pulisci il prato!”. L’ultimo problema Mattia lo identifica negli amministratori locali. “Qui da cinquant’anni a questa parte hanno puntato solo su opere che a chi abita e lavora in valle non servono. Io sono stato in Alto Adige e là turismo e agricoltura vanno di pari passo. Qui per i turisti hanno fatto la piscina coperta: cosa serve? D’inverno siamo cinquecento persone, poi d’estate per due settimane all’anno non trovi parcheggio, e allora hanno asfaltato tutto lo spazio pianeggiante intorno al paese per fare parcheggi! Guardi dall’alto Cantoira e vedi parcheggi dappertutto!”.

 

Annunci

  1. Condivido tutto,soprattutto l’ultima battuta. Sono passato due domeniche fa a Cantoira. Case chiuse, parcheggi vuoti, nessuno in giro. “Di sicuro qui non ci sarà la finanza a fare le retate come a Cortina”, è stata la battuta con l’amico. Siamo anni luce lontani dallo sfarzo di Cortina, e questo sarà anche un bene, ma non è davvero possible una via di mezzo tra il paese fantasma e la montagna “firmata”?
    Gp

  2. La pochezza degli amministratori… A Pomaretto, nel 2006, dopo le olimpiadi, fecero ancora un altro posteggio, oltre quelli già fatti, solo perchè c’erano dei soldi residui… Dice che non potevano spenderli diversamente. E allora non spenderli! Hanno un costo ambientale queste cose, no?!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...