Riflessioni per il 2012 e per il futuro in generale

Cari amici, buon anno. Forse mai come questa volta il passaggio tra un anno ed il successivo è stato carico di significato. Nemmeno il cambiamento di secolo, con i tanto temuti guai informatici che si credeva potessero verificarsi! Saranno i presagi dei Maya per la “fine del mondo” nel 2012? Bisogna poi vedere come intendere questa fine. Se fosse la fine di un certo modo di vedere e pensare le cose, allora è probabile che la profezia sia vera. Di certo è che dovremo abituarci (per quanto non si sa) a riconsiderare il nostro stile di vita.

Questo blog sicuramente sarà meno vagante. Ci penserò due volte prima di saltare in macchina e partire per questo o quell’angolo del Piemonte. I miei piccoli viaggi erano uno dei pochi “lussi” che mi concedevo. Dovendo tagliare o comunque contenere le spese (e viaggiare ormai è una spesa non da poco) mi tocca iniziare di lì. Non verranno a mancare immagini di greggi, montagne, alpeggi, perchè quelle fanno parte anche del mio lavoro e della mia vita! E a proposito di lavoro, non è bello pensare che tante volte conviene non accettare certi lavori, piuttosto che farli e veder uscire i soldi. Quando finalmente ti pagheranno, ben oltre la fine del lavoro, a conti fatti scopri pure che le spese si sono mangiate quasi tutto… Vorrei dire: “E allora vada tutto a quel paese, che il lavoro in casa non manca! Ma a fare i pastori in due, come ci si mantiene?

Adesso tutti pensano: “Sotto Natale i pastori avranno fatto affari vendendo agnelli!“.  Magari a qualcuno le vendite sono andate bene, ma non a tutti. Voi che avete cucinato agnello nelle feste, voi che l’avete mangiato al ristorante, siete sicuri che fosse stato allevato e macellato in Italia? Ma ditemi un po’, com’è possibile che, con i costi dei trasporti che aumentano in modo impressionante (carburante, pedaggi autostradali), convenga far venire camion di agnelli dalla Romania o dalla Bulgaria? A me verrebbe spontaneo pensare che, con l’aumento dei costi di trasporto, il prodotto locale dovrebbe risultare più conveniente. E invece…

Il prodotto locale, il prodotto di chi alleva con passione, avendo cura dei propri animali, della loro alimentazione, dovrebbe essere più ricercato. Ma la produzione “buona”, la produzione fatta con metodo, con cura, con coscienza, ha i suoi costi. E quando la gente fatica ad arrivare a fine mese, quando la gente fatica a riempire il frigorifero, la spesa va a farla dove costa meno. E quindi, se proprio agnello deve essere, al discount costerà meno che al supermercato, al supermercato meno che dal macellaio. Quale pastore può affrontare la spesa, in questo momento, per attrezzarsi e vendere in proprio? Macellare non ne parliamo, ma nemmeno aprire un punto vendita! E’ dura davvero pensare di fare investimenti in un momento così.

Più bestie, più ricchezza? Una volta certamente sì, quando la “pecunia” (il denaro) doveva l’etimologia del suo nome a pecus, pecora. Oggi più bestie, più spese. Spese di trasporto, spese di tosatura, spese per alimentarle, queste bestie. Sempre più pastori torneranno a fare la transumanza a piedi, secondo me. Si ridimensioneranno le greggi per contenere le spese? Ma ci sono dei vincoli da rispettare, dei vincoli presi per ottenere dei contributi in base al numero di capi, dei vincoli che ti impegnano per quel tot di anni. E poi vendere   ora, per prendere una miseria per animali allevati con tanti sacrifici? Però secondo me bisognerebbe fermarsi un attimo a pensare qual è il numero giusto di capi (nel gregge, nella mandria) per non spendere più di quel che si guadagna. Affitto dell’alpeggio, acquisto del foraggio, stipendi di eventuali aiutanti e spese di trasporto in generale. Non è più il tempo di quando si usava l’asino e si dormiva accanto al gregge. Fuoristrada, rimorchi e roulottes al seguito, camioncini per il trasporto bestiame…

Un gregge più contenuto, per i pastori vaganti, significa anche meno spostamenti da affrontare per saziare la “fame d’erba” dei propri animali durante l’autunno, l’inverno, la primavera. E invece la maggior parte di loro si trova a percorrere chilometri e chilometri in auto ogni giorno per tornare a casa, se non dormono accanto al gregge. Quella spesa già incideva prima ed ora sarà anche peggio. E chi è riuscito a fare degli investimenti e si è comprato una cascina? Mazzate! Nuove tasse anche sui fabbricati rurali!!

C’era una canzone in dialetto… Diceva che stanno bene quelli che hanno qualcosa, stanno meglio quelli che non hanno niente, perchè al momento di pagare le tasse, l’esattore non chiedeva loro nulla. Se qualcuno conosce il titolo di questo canto e me lo segnala, lo cercherò in rete. Non sta bene invitare a non far nulla, a crogiolarsi al sole in attesa di trovare una scodella piena la sera come questo gatto. Ma lavorare per pagare tasse e spese non so che senso abbia. Non sono un’economista, ci capisco poco di dinamiche finanziarie, ma non so come farà a ripartire l’economia (italiana e non) se chi lavora viene schiacciato così. Come fanno i giovani allevatori ad investire nel loro futuro? Che senso ha cercare di produrre formaggi, salumi, carne di qualità per un numero sempre minore di acquirenti che hanno la possibilità di affrontare queste spese? Leggete qui cosa significherà la manovra per chi lavora in agricoltura…

Non so, forse il futuro mi pare più scuro di quello che in realtà sarà. Però anche ieri sera il tramonto era roseo (rosso di sera, bel tempo si spera) e poi stamattina il cielo è grigio. Forse perchè il “bel” tempo di cui abbiamo bisogno è un po’ di pioggia in pianura, un po’ di neve in montagna. E abbiamo bisogno anche di questa crisi per tornare ad un sistema più sostenibile? Si stava viaggiando oltre le possibilità di chiunque. Io mi auguro solo che la crisi non sia la scusa per nuovi scempi a danno del territorio in generale e della montagna in particolare. Riscopriamo le cose che contano davvero, con una dimensione più giusta, più corretta, più gestibile, più compatibile.

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  1. Questo post mi ha inchiodata al pc.
    Letto e riletto piu volte..
    Si perche’ hai scritto quello che penso!
    Per andare avanti l italia deve tornare indietro!
    Alle origini con pastorizia ed agricoltura.
    Io non mangio agnelli, non mi piace il sapore, odore ecc e nemmeno la digerisco, insomma se la mangio ci sto male.
    Ma invito chi lo fa a cercare tra i pastori locali,sempre!
    Purtroppo e’ il dio denaro a farla da padrona e di questo passo non so che fine fine faremo..
    Guardiamoci intorno ogni tanto… Famiglie dove in casa si ritrovano solo per dormire.
    Cose futili di cui non ce ne facciamo un nel niente.
    Rispetto ridotto all osso …
    E poi certo che compriamo dall estero…
    Che tristezza…

    • intendiamoci, io non sono di quelli che rifiutano il progresso, anzi! solo che ritengo che il progresso possa servire per facilitarci la vita e continuare a vivere e lavorare in modo accettabile anche laddove i nostri antenati hanno fatto tanti sacrifici. un progresso che costruisce e non distrugge.
      oggi direi che il dio denaro scarseggia, quindi abbiamo due opzioni… scannarci a vicenda per prendere quello che non abbiamo, oppure riscoprire i valori che abbiamo tralasciato (spero non dimenticato)

  2. quante verita’ in questo blog! I problemi dell’agricoltura sono gli stessi anche qui in GB. Qualita’ o quantita’; sostenibilita’ o sfruttamento assoluto delle risorse senza pensare al futuro; cibo a poco costo per le masse o prodotti di qualita’ e sostenibili per coloro che posso permettersi di pagare… non c’e’ niente di nuovo sotto il sole!

    • come al solito trovo interessante il commento di lucia, che aiuta a far capire come le problematiche locali siano in realtà globali. non è che allora la politica e l’economia globale sia la colpa di tutto ciò? 😉

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