Inverno, la stagione più lunga

L’inverno è ormai iniziato, anche se non si fa sentire in maniera particolarmente pesante. Per adesso è un inverno che fa seguito ad un autunno decisamente “strano”, da queste parti. In aree non lontane si fanno ancora i conti con i gravi danni delle alluvioni, qui le piogge di novembre sono state precedute e seguite da una lunga siccità.

Adesso senti l’inverno prima dell’alba, lo senti nell’aria fredda sulla faccia, nel terreno gelato, nella brina sulla schiena delle pecore. Lo senti nelle giornate di cielo velato, ma appena arriva il sole quasi te ne dimentichi. Se solo l’autunno fosse stato meno siccitoso, caldo, ventoso, per i pastori questo avrebbe potuto essere un buon inverno.

Certo, è appena iniziato, quindi è presto per dirlo. Alba dopo alba però vedere il sole vuol dire che non nevicherà, che la neve non andrà a coprire l’erba. Erba non particolarmente abbondante, quest’anno, proprio a causa della siccità. I prati non concimati, non irrigati, sono gialli di erba secca. Invece laddove l’erba è stata tagliata, è ricresciuto poco-nulla. Con le temperature che ci sono state, se solo avesse piovuto al momento giusto… oggi si guarderebbe all’inverno con un altro spirito. Anche le stoppie sono povere di quelle che per i contadini sono infestanti, per il pastore pascoli preziosi in giornate invernali.

Quel giorno il nuovo sole era era una luce d’oro che inondava le pecore nel recinto. L’inverno è una stagione lunga, perchè tutti vanno a caccia dei pascoli via via più scarsi. Ci si contendono i prati ancora verdi e li si paga a prezzi che non hanno senso, rapportati al valore degli agnelli. Agnelli che non sono affatto andati a ruba, per Natale. Chissà se perchè c’è inflazione di animali locali, se perchè la gente preferisce altra carne o se arriva dall’estero carne a basso costo?

Comunque sia, i pastori vaganti vivono alla giornata. Quotidianamente la routine è simile, si parte e si conduce il gregge dove c’è pascolo. Oggi, domani, dopodomani. Ogni giorno che passa senza neve, ogni giorno che trascorre senza dover “fermare” le pecore è un giorno in meno a separare dalla primavera.

Le pecore brucano anche lungo il cammino. Per evitare che bruchino troppo, meglio tirare una rete a protezione di quei cavoli! Il proprietario intanto aveva messo un cartello “Non rubare”, forse perchè alcuni ortaggi erano già spariti. Non dev’essersi trattato di erbivori a quattro gambe, ma di onnivori a due. Non solo per i pastori (e le loro greggi) ci sono stagioni difficili all’orizzonte. Sempre più spesso si sente parlare di piccoli grandi furti “per necessità” e chi produce nel settore agricolo teme che coloro che non hanno la possibilità di sfarmarsi con le proprie mani, ricorrano ad una versione un po’ particolare del concetto “dal produttore al consumatore”.

Sole ed erba ancora verde, da questa immagine non pare inverno. Ma quando finiranno i prati, verrà il momento di accontentarsi. A meno che l’inverno si evolva in qualche modo, a meno che piova, a meno che le temperature si mantengano miti. E se dovesse venire a nevicare? Meglio non pensarci, meglio continuare a vivere alla giornata.

Il padrone dei prati viene a far visita ai pastori, ride e scherza in loro compagnia, poi chiede di essere fotografato con il gregge sullo sfondo. I pastori  si alternano a sorvegliare il gregge. Il sole non durerà più a lungo, presto tramonterà, bisogna preparare il recinto per la notte. Un altro giorno si conclude, presto arriveranno le festività, inizierà un nuovo anno e chissà se le cose andranno meglio, o peggio?

  1. Sempre più spesso si sente parlare di piccoli grandi furti!Ma è sempre stato cosi,forse prima anche peggio.Per la fame,necessità e anche per tradizione nei secoli dei secoli l’uomo è il peggior nemico dell’uomo stesso.Il conoscente,l’amico,il compare,il parente,il vicino ecc….E’ sempre accaduto,successo e sempre sara lo sciacallaggio,Accipicchia che terrorre.

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