Il paesaggio

Vorrei parlarvi di pecore e paesaggio. In fondo lo faccio sempre, anche se non lo dico espressamente quasi mai… Vorrei ribadire come anche le pecore “fanno” il paesaggio, ma questo è vero laddove l’uomo non interviene troppo pesantemente. C’è ancora un paesaggio strettamente connesso all’allevamento ovino transumante, in Francia: là è riconosciuto e tutelato. Vorrei sapere cosa ne pensano gli amici dal Centro, dal Sud e dalle Isole, se da loro è riconosciuto il “paesaggio ovino”.

Io qui il paesaggio lo vedo violentare sempre di più. Mi domando se esista (e soprattutto come venga applicata) una certa pianificazione territoriale. Resto sempre più sconvolta dai “parchi fotovoltaici” che stanno invadendo vaste aree del nostro territorio. Abbiamo ettari ed ettari di superfici ormai “perse”, degradate, tetti ed aree asfaltate che potrebbero essere coperti, ed invece l’energia pulita va a distruggere paesaggi e persino a sottrarre superfici agricole e/o pastorali.

L’altro giorno il Monviso era uno spettacolo, visto dalla pianura Cuneese, ma che dire di uno dei tanti territori che non producono più erba, fieno, grano, mais, ma energia? Per me questa non è più energia pulita, così come non lo è quella dei biocarburanti prodotti da coltivazioni che, per ottenerle, consumano forse più energia di quello che producono… e continuano a sottrarre spazi all’agricoltura vera, inflazionando il mercato sia dei prodotti, sia dei terreni. Vedete? Non parlo direttamente di pecore, ma magari lì c’era un prato dove le pecore potevano pascolare… Negli Stati Uniti so che fanno fare la manutenzione dei parchi fotovoltaici alle greggi, ma mi sa che qui sarebbe un’utopia proporlo.

Sempre parlando di paesaggio, volevo tornare per un momento a quei container portati in alpeggio per dare almeno un paio di metri quadrati per un letto all’asciutto ai pastori in situazioni particolarmente critiche. Se vi ricordate, qui vi ho mostrato la loro “transumanza”, riportati a valle per non deturpare il paesaggio. Certo, belli non erano, comodi nemmeno (torridi di giorno, tanto da non poter conservare nulla di alimentare al loro interno se non la pasta e poco altro, gelidi ed umidi di notte), ma almeno dentro non pioveva e non ti passavano i topi in faccia. Potevi tenere lì i vestiti, il ricambio per quando alla sera eri fradicio. Si poteva mascherarli con le pietre, si potevano fare mille cose, e invece nel caso illustrato dalla foto il Comune ha preteso la loro rimozione e promesso (con tanto di articoli sui giornali locali) una baita nuova per il futuro.

Ormai lassù c’è la neve. Chissà se la baita vecchia reggerà ancora? E poi sarà ancora peggio per i pastori tornare a condividere lo spazio con i topi e le gocce d’acqua che cadono ora sul collo, ora sui piedi. I piccoli passi in avanti sono apprezzati, quelli indietro sono spiacevoli ed amari. Ci si chiede perchè si debba fare una vita del genere, tutti quei sacrifici, sentire promesse e parole e poi non ottenere nulla. Per l’impatto ambientale, certo. Qualcuno mi ha raccontato che il container gli è stato negato del tutto (altre valli, ma sempre in Piemonte), per il medesimo motivo.

(da giorgiorossi.net)

Ma perchè un bivacco non produce impatto? Usiamo lo stesso peso per tutti, tuteliamo al 100% il paesaggio sempre ed investiamo nelle strutture in quota, che siano ricovero temporaneo per turisti ed alpinisti, che siano baite per margari e pastori. Inseriamole nel paesaggio, costruiamole secondo le tipologie tradizionali. Non serve tanto, una stanza, uno spazio per cucinare, un bagno, poi a quelle quote ci si adatta. Basta lo stretto indispensabile, il resto è quasi un lusso. Ma chi fa quel mestiere deve poter vivere come un uomo. Poter accendere una stufa per asciugarsi, scaldarsi e cucinare. Potersi lavare. Spendiamo qualche contributo per questo, se vogliamo mantenere viva la montagna!

Forse ho divagato, ma guardando le montagne innevate l’altro giorno e l’impatto di quei pannelli ho pensato alle tante contraddizioni del mondo in cui viviamo, alle orrende architetture di certe stazioni sciistiche in quota, ed all’impatto ambientale di quel container che sicuramente nel 2012 non sarà sostituito da una baita nuova.

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  1. Ci sono ettari di tetti di capannoni, aree da bonificare, vecchi stabiimenti in rovina dove piazzare i pannelli… ma non generano abbastanza soldi… l’ambiente è una pietosa bugia per farr fare denaro in fretta
    Gp

  2. Condivido le tue opinioni sui parchi fotovoltaici e sui biocarburanti – purtroppo c’e’ tanta gente che non capisce che usare il territorio in quel modo e’ controproducente! Continua a dirlo pero’, non ci stanchiamo mai di sentirlo dire…

    E’ facile dimenticare l’impatto che ha l’allevamento sul paesaggio: qui in galles il territorio e’ definito dalle pecore ma i turisti vengono e credono che la campagna sia un ambiente ‘naturale’. In realta’ e’ scolpito e definito dalla presenza o assenza di pecore (e mucche), soltanto che i ‘cittadini’ non se ne rendono conto. nelle alpi e’ lo stesso (credo).

  3. guarda, la storia del biocarburante mi fa girare non poco. Basta mettere i prefissi BIO o ECO davanti a qualsiasi cosa, e diventa tutto bello e buono e politically correct, devastazione del paesaggio compresa.
    Peraltro, la tutela dell’ambiente non era nell’agenda del governo (ipse dixit). Ne’ di quello precedente, ne’ di quello ancora prima, e, temo, nemmeno in quello a venire.

    (salutami il Monviso quando lo guardi la prossima volta 🙂 )

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