Segnalazioni, foto, links e riflessioni

Oggi dedico un po’ di spazio a varie cose trovate qua e là, ma prima di tutto a segnalazioni ricevute da voi.

In vista delle festività natalizie (già Natale? eh sì… anche se dal clima non si direbbe), Gloria ci invita tutti in Valle Stura per rivivere le tradizioni e gli antichi mestieri. Il mio invito, come da qualche anno a questa parte, è quello di fotografare presepi particolarmente significativi dal punto di vista “pastorale” ed, ovviamente, di andare a trovare qualche pastore, vagante o no. Se l’incontro fosse casuale lungo una strada, cercate di essere pazienti e tolleranti. E se vedete il gregge sotto la neve o “al freddo”, non giudicate a priori. A tal proposito vi rimando ad una pagina Svizzera (paese in cui l’inverno è ben ben più rigido). Sul sito della Protezione delle Greggi si parla anche di pascolo vagante qui. Riporto il passo che volevo sottoporre alla vostra attenzione: “Gli ovini, molto resistenti al freddo, possono trovare foraggio anche sotto diversi centimetri di neve e, al contrario di vacche e manze, si cibano anche di erba gelata. Tuttavia, se, in caso di forti gelate dopo piogge continue o periodi di disgelo, si forma uno strato di ghiaccio compatto, gli animali devono essere foraggiati con fieno o insilato oppure, in alcuni casi, può persino essere necessario interrompere anticipatamente la transumanza invernale.

Adesso spostiamoci sulle Dolomiti con Francesca, che qualche mese fa mi aveva mandato delle bellissime foto. “Le capre lì erano e lì sono rimaste…“. D’altra parte è casa loro, il turista scavalchi e goda dello spettacolo offerto. So che c’è chi si indigna, chi accampa diritti sulla montagna, ma personalmente spenderei maggiori energie e parole contro chi parcheggia sulle strisce pedonali o nei posti riservati ai disabili senza averne diritto.

Ecco un altro scatto alle due caprette che, comode comode, riposano sul sentiero. Con il nuovo libro sui giovani che uscirà nel 2012 spero di riuscire a raggiungere un pubblico ancora più vasto tra i non addetti ai lavori, per mostrare loro il mondo dell’allevamento, specie quello tradizionale montano, al fine di vincere pregiudizi e “ignoranza”. Così che si affrontino anche le gite in montagna con un altro spirito…

Chissà se queste pecore qui si rendono conto di pascolare davanti al patrimonio universale dell’umanità?“. Ma io mi chiedo anche: ma le pecore… non sono pure loro parte di quel patrimonio? Questo stesso paesaggio, non sarebbe più povero se mancasse quello steccato che divide i pascoli e quel gregge? Quando, anche da noi, si comprenderà davvero il significato di “paesaggio pastorale”, cosa che è invece ben presente ad esempio nella cultura francese?

E chissà se queste altre sapranno che poco sopra le loro testone han trovato la mummia del Similaun che e’ diventata una star?“.

In questi giorni mi capita di riflettere parecchio su molte tematiche legate alla pastorizia, intrecciando vita, interessi personali e professionali. Così mi hanno lasciato tanti punti interrogativi i due filmati andati in onda ieri a Geo&Geo, uno riguardava una realtà Toscana dove si recuperava il territorio allevando alpaca, capre Cachemire e pecore (incrocio tra merinos neozelandesi e Sopravvissana) per produrre fibre da tessitura. “Non c’è da diventar ricchi, ma si vive…“. Appena prima un filmato sul lupo in Piemonte con alcune considerazioni che mi hanno lasciato molto perplessa. Perchè si vuole sempre ridurre il “problema lupo” quantificandolo con il numero di capi predati (di cui, peraltro, non si dava l’entità numerica, ma si affermava solo che era esiguo) senza prendere in considerazione l’aspetto più critico della questione, cioè cosa significa per i pastori tentare di “convivere” con il predatore e/o la sua presunta presenza?

Concludiamo con una segnalazione, sempre da Francesca: le pecore in carcere per un progetto di recupero delle carcerate della sezione femminile.

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  1. cmq spero non occorra precisare che sottoscrivo tutte le tue osservazioni, dal diritto pieno delle capre a stare in mezzo al sentiero al fatto che pecore, capre, steccati, pastori, piccoli contadini di montagna che presidiano il territorio, malgari (con la ELLE da qs parti 😉 ) cavalli, fichi di cavallo e “boacce” delle vacche, boscaioli fanno parte integrante di questo meraviglioso paesaggio e di questa cultura che gli appartiene.

    E che hanno pieno diritto di essere tutelati pure loro.

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