Bella giornata, ma…

Fine autunno, quasi inizio inverno. Eppure quel giorno l’aria era praticamente primaverile. Guardando il cielo, guardando le montagne imbiancate, sembrava una di quelle giornate di febbraio quando vedi addirittura le prime farfalle e puoi iniziare a sperare che la stagione più dura sia passata.

Una farfalla in effetti passa davvero, però quel prato verde forse è uno degli ultimi che le pecore pascoleranno nelle prossime settimane, mesi. Dopo ci saranno prati secchi, incolti, stoppie dove è cresciuta quella che in quei momenti non è più considerata erbaccia. L’aria è tiepida e traditrice insieme. Un momento pare calda e viene voglia di liberarsi delle maglie indossate guardando il calendario. Un istante dopo un soffio ti si infila tra la camicia e la pelle e ti fa rabbrividire.

Il gregge confina con un altro, perchè per fortuna succede anche quello… Cioè che due pastori collaborino e si aiutino. Non sempre c’è solo la lotta spietata a superarsi e cercare di strapparsi l’erba uno con l’altro. Può anche capitare che si pascoli fianco a fianco per non sprecare l’erba prima che il contadino la concimi. E poi anche darsi una mano per la “transumanza” successiva. Mentre le pecore brucano tranquille, si va al luogo di destinazione a preparare il recinto, tirare un paio di reti lungo dei campi di grano che verranno fiancheggiati, e poi si ritorna dal gregge.

Tra una cosa e l’altra si parte quando il sole sta quasi tramontando. Conoscete questo prato? E’ lo stesso della foto nel titolo di questo blog! C’è da fare un lungo spostamento nelle campagne per raggiungere altre zone di pascolo. Si riuscirà ad arrivare prima che venga notte?

Il primo tratto è lungo il tracciato dell’antica ferrovia, che doveva essere trasformato in ciclostrada, ma per adesso è ancora invaso da rovi ed erbe secche, poi si imboccano stradine che fiancheggiano cascine, frutteti di meli, kiwi e peschi. Ogni tanto esce qualcuno a salutare con un cenno il pastore. Non c’è tempo per fermarsi, bisogna arrivare in paese prima che venga notte davvero.

La fila si snoda abbastanza ordinatamente, le pecore dovrebbero essere sazie, dopo aver pascolato tutto quel prato. Però sono animali difficili da accontentare, quindi è sempre meglio dare uno sguardo a quello che accade nelle retrovie. Da quando il sole è tramontato, l’aria si sta facendo sempre più freddo e forse sarebbe stato meglio tenersi dietro la maglia. Fin quando si cammina non dovrebbero esserci problemi. Insomma, faceva così caldo, prima…

Alla fine il paese viene attraversato quasi al crepuscolo, ma c’è ancora visibilità sufficiente. E poi non c’è quasi nessuno in giro, in quel giorno di festa. Che siano tutti alle prese con gli addobbi natalizi? E’ questione di pochi minuti e tutto il gregge percorre il breve tratto di strada principale, svoltando subito dopo.

Il cammino prosegue presso strade abituali. Anche se qui la campagna è attraversata da un fitto reticolo di vie secondarie, ogni tanto non si riesce a fare diversamente e tocca invadere spazi urbani. Teoricamente, specie in prossimità del Natale, questo dovrebbe essere uno spettacolo piacevole e gratificante, ma purtroppo non tutti la pensano così. Quel giorno però le strade sono davvero deserte e solo un uomo si rivolge ai pastori, chiedendo loro se per caso ci fosse una capra nera in vendita.

E poi avanti nelle campagne, con l’aria che non ha più niente di primaverile, ma è quella fredda ed umida di una sera di fine autunno. Il cielo sembra di madreperla, ma questa giornata lascerà strascichi di mal di gola e raffreddore dovuti al caldo anomalo. Si ammala chi non si è scoperto, perchè ha sudato, si ammala chi invece l’ha fatto, perchè alla fine ha preso freddo.

Il tramonto regala colori tenui nella campagna dove cascine più moderne si alternano a vecchi fabbricati abbandonati circondati da rari prati incolti. Il cammino è quasi finito, manca poco al recinto già preparato e per fortuna nella transumanza non ci sono stati incidenti, imprevisti. Certo, c’è stato da camminare qualche animale che non riusciva a seguire il gregge, ma quello è praticamente normale, con così tanti agnelli al seguito.

Il recinto è lì dietro la curva. Si riesce a trovare la mamma per ogni agnello prima che venga notte, poi la giornata può finire. Gli amici che hanno dato una mano salutano e se ne vanno, restano i pastori a finire le ultime attività. Ci si domanda fino a quando andranno avanti queste belle giornate, continuano le teorie sulla neve che verrà o forse no…

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