Devo ringraziare la mia famiglia

Marco (1985) non è una faccia nuova. Parte della sua storia l’avevo già raccontata qui e l’avevo intervistato per avere materiale per uno dei racconti di “Intelligente come un asino…”. Ma adesso, fresco di matrimonio, lo incontro per avere anche la sua testimonianza come giovane allevatore.

Oggi la stalla c’è, o almeno buona parte di essa. “Questo capannone è stata una vera odissea. Con il tempo farò anche il resto, vorrei mettere quei blocchi davanti e poi anche fare la vasca, ma adesso… La difficoltà è quella di rientrare dei soldi spesi. Se non ci fosse stata dietro la mia famiglia, non ce l’avrei fatta, non avrei potuto fare nulla. Ho dovuto acquistare gli animali, i macchinari le strutture. I contributi sono promessi, ho le lettere di approvazione, ma i tempi sono biblici e le fatture della tettoia le devo pagare.

Anche quest’anno Marco ha ancora le manze al pascolo. “Mi piace la razza Piemontese, che si adatta ai nostri pascoli, ed il vitello si sbroglia da solo. Sono due estati che non salgo in alpeggio, le tengo giù, pascolo dal 10 aprile al 10 dicembre, perchè mi devo fare anche il fieno e stando in montagna era difficile, da solo. Ho recuperato i pezzi, il 90% è terra non mia, molti prati li ho puliti dai rovi.

Quella di Marco è un’altra storia di una realtà che si potrebbe definire marginale, nella quale l’allevamento era praticamente scomparso. “Dopo due anni di conversione, sto per avere la certificazione Bio. Mi faccio io tutto il fieno, qui dove pascolo e poi in pianura.” Mi spiega che questo comporterà qualche contributo in più, ma allo stesso tempo c’è da pagare l’organismo certificatore e allora si cade in un circolo vizioso.

Marco ha studiato all’Institut Agricole di Aosta, una scuola che veramente l’ha preparato al mestiere. “E’ stata il non plus ultra, per esperienza, per quello che abbiamo fatto e visto. Sono stato in Francia durante lo stage, in un agriturismo di montagna con capre, vacche ed il caseificio.” Marco usa internet sia per piacere, sia per stare in contatto con gli amici, sia per aggiornarsi, fare acquisti di materiale e tenersi aggiornato. Nonostante le sue capacità, anche a lui è capitato di imbattersi in ottusità burocratiche.

Mentre le bestie pascolano tra antichi vigneti quasi abbandonati, Marco mi racconta le sue vicende. “L’avvento telematico non abbatte la carta, non è cambiato nulla. Nel periodo invernale, quando c’è meno lavoro fuori, volevo mungere e trasformare da 4-5 vacche, producendo fresco e stagionato. La domanda ci sarebbe… Ma non posso avere l’autorizzazione, perchè non ho le quote latte! Avevo chiesto d’ufficio 100 quintali quando ho fatto l’insediamento, ma così poco non si trovano. Quando le compri devi poi garantire la copertura almeno del 70%, altrimenti te le tolgono. E cosa compro allora quantità maggiori pagandole, facendo l’atto dal notaio e tutto, per poi farmele togliere?

Anche se Marco all’inizio dell’intervista diceva di non voler parlare della sua passione per le reine, alla fine mi porta anche a vedere loro, nella vecchia stalla. Un’entrata aggiuntiva dalla caseificazione poteva servire già solo per il mantenimento di questi animali. “I vitelli piemontesi non hanno più il valore di una volta e tutto costa, sempre di più… Non voglio aumentare il numero delle bestie, perchè altrimenti non sarei più autosufficiente come fieno, pascoli e strutture, ma si fatica a tirare avanti. Mia moglie si è appena laureata, adesso cerca lavoro, non so come faremo per il futuro, in questo momento è dura davvero. Lei mi aiuta quando ho bisogno, è nata anche lei in una famiglia dove c’erano animali, ma questo lavoro non le piace, non lo farebbe per mestiere.

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  1. Sulle quote latte c’è qualche imprecisione, lo dico perchè ci lavoro da dieci anni.
    Sono tre anni che il limite del 70% non è più applicato, in virtù della crisi economica (e poi ora il limite di utilizzo sarebbe l’85%, non il 70%). Quanto all’acquisto, l’atto non si fa più dal notaio, ma con la sola autentica delle firme dei contraenti da parte di un funzionario regionale, (legge 119/03 e DPR del 31/07/2033, di applicazione della legge stessa). E ora, poichè la riforma della PAC potrebbe abolirle totalmente dal 2015, il loro prezzo è basso (circa 10 centesimi al Kg).
    Voglio segnalarti una notizia: http://www.trmtv.it/home/cronaca/2011_12_10/29430.html
    in un’azienda di bufale, una trentina di animali sono stati uccisi da un branco di lupi (così sembra da una serie di rilievi).

    • grazie delle comunicazioni che mi dai… spero giro la segnalazione a marco. possibile però che i sindacati che lo seguono non sappiano dirgli le stesse cose che mi hai scritto tu? boh??
      vado a vedere la segnalazioni sulle bufale

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