Sempre nuovi bastoni tra le ruote

Da dove iniziamo? Dall’aumento dei prezzi dei carburanti o dall’Imu, la nuova tassa sugli immobili, che interesserà anche i fabbricati agricoli? Come se la superficie di una casa rurale (una cascina?) sia da equiparare ad una villa? Mi domando cosa succederà per gli alpeggi, se una bergeria sarà uguale ad una seconda casa a Sestriere. Pagheranno anche le stalle…

Non c’è da stare allegri di sicuro… Ma torniamo a parlare di quel discorso sulle concimazioni, cioè le tempistiche per spargere letame e liquami su stoppie e prati.  Una volta si faceva prima che nevicasse, in modo che il lento sciogliersi della neve favorisse la penetrazione dei nutrienti, per garantire una bella erba in primavera. Oggi non è cambiato solo il clima, ma anche il sistema agricolo è “malato”, con aziende spesso sempre più grosse, numeri di animali inimmaginabili un tempo (vacche, vitelloni all’ingrasso, polli & C., maiali)… ed annessa produzione di deiezioni. Ma dove la mettiamo, tutta questa roba? L’altro giorno un ragazzo mi raccontava delle parole di suo nonno, un animale un tot di terra. Oggi non è più così.

E allora bisogna fare delle leggi apposta che regolino la distribuzione del “letame” sui terreni. Altro che i tempi in cui il contadino aspettava l’arrivo delle pecore perchè pulissero e concimassero i prati!!! Per il Piemonte, nella stagione 2011-2012 il calendario è questo (per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola). Date, divieti, tipo di deiezioni… Sta di fatto che c’è chi si affretta a finire di concimare, chi l’ha già fatto e chi minaccia il pastore: “Se non arrivi, butto il letame!“.

E’ tutto sempre più complicato. Una volta erano le stagioni a governare i lavori agricoli, senza bisogno di leggi, ma ormai sembra totalmente persa la naturalità di questo mestiere. Solo le sue forme più tradizionali, dai pastori vaganti agli allevatori di montagna, dai margari a chi tiene ancora un paio di bestie per hobby, restano legati completamente alle stagioni ed ai ritmi da loro imposti. E così finisce che sono anche i più colpiti da leggi e vincoli che nascono in funzione delle mega stalle, delle “industrie” dell’allevamento.

Ovviamente i piccoli numeri contano poco, quindi mi sa che non si tiene conto delle esigenze di queste realtà, quando si scrive una legge, un regolamento, un decreto o quel che è. Lo stesso vale per i piccoli locali di trasformazione (di montagna e non), che i diretti interessati continuano a dirmi essere equiparati a grandi realtà industriali per burocrazia e vincoli.

Sempre restando in tema, proprio ieri mi chiama un amico dalla Val d’Aosta. Mi dice che da loro c’è l’obbligo di chiudere gli animali in stalla il 15 novembre, per lo meno di notte. Certo, è una regione montana, e non dovrebbe nemmeno esserci la necessità di dirlo, perchè il buon allevatore sa quando deve stallare i suoi animali. “…ma quest’anno non fa freddo e c’è ancora erba. Anche i manzi sono ancora fuori e c’è gente che è già stata multata! Il nomadismo qui non è contemplato, non so come posso fare!“. Non è solo questione di risparmiare sul fieno, è proprio che gli animali fuori stanno ancora bene ed hanno di che pascolare. Ma la legge dice che non è così. Bastasse il buonsenso a governare il mondo…

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  1. non ho parole cara…! pazzesco! multati che non hanno le vacche in stalla quando fuori nemmeno di notte scende il termometro?!?!?! ma qui siamo messi davvero male!!!!!:( e non parliamo appunto di ici e tasse e benzina che aumenta…..! ma agli itagliani va bene così…non gli tolgono nè il calcio, nè il grande fratello dalla tv e tutto va bene! hanno anestetizzato proprio il cervello a tutti!:(

    • non so se vada proprio bene così… però spero almeno che le associazioni di categoria si facciano sentire con forza ed ottengano qualcosa! l’ici io la trovo assurda, per strutture destinate ad attività produttive. anche sulla prima casa avrei da ridire, ma sulla stalla… insomma!!

  2. Hai detto bene Marzia… il buon senso non esiste più ed è inutile sostituirlo con un’orda di leggi e norme. Il problema è che oramai tutti si sentono esperti su tutto e in diritto di fare osservazioni e promuovere azioni. Diritto sacrosanto, certo, ma di cui non è il caso di abusare. Esempio: cento anni fa un privato cittadino “di città” vede delle mucche fuori dalla stalla la vigilia di Natale. Che fa? Niente, perché non è il suo ambito di conoscenza, il suo compito, il suo interesse. E se capitasse ora? Nel dubbio passa dai carabinieri. Questi, ricevuta una notizia di possibile reato, informano il magistrato. Questo, nel dubbio, cerca di capire se non c’è la violazione di qualche legge o decreto. Se la legge non c’è, si farà….

  3. Purtroppo anche in questo settore, come del resto in molti altri, il “BUON allevatore” non è che abbondi poi da tutte le parti.Solamente ieri l’altro sono passato accanto ad un recinto di innumerevoli pecore, quasi sicuramente nelle mani di garzoni, con tanto di recinto degli asini accanto alla strda (stretta ed a scorrimento lento). In questo recinto c’era un asino bianco con dei problemi (immobile e con le costine che spuntavano); le cause, noi che alleviamo animali, sappiamo possono essere le più disparate e magari poi l’animale si riprende.
    Visto che, come sappiamo, viviamo nel mondo dei “so tutto io” almeno il recinto non andiamo a farlo attaccato alla strada dove i su citati signori sono quasi obbligati a fermarsi. questo vuol anche dire andarsele a cercare. Un saluto

    • a volte è così, si può evitare di “andarsele a cercare”, come dici tu. in altri casi invece magari non ne puoi fare a meno…
      ed i buoni allevatori non li noti, ma salta subito all’occhio chi sbaglia! proprio l’altro giorno mi raccontavano di uno di quei cattivi soggetti, che tengono male le bestie e fanno il danno della categoria. possibile però che a quello che fa il possibile per essere in regola basta una piccolezza per essere colpito duramente e certi “delinquenti” continuano a perseverare nella cattiva gestione sotto gli occhi di tutti?

  4. A riguardo degli animali che devono essere, entro il 15 di ottobre, custoditi in ricoveri idonei, non è come dite voi, un balzello legislativo, ma bensì una normativa per tutelare gli animali, nello specifico, le capre. Perchè in Valle, negli anni antecedenti al 2000, con l’arrivo dell’inverno, numerose colonie di capre, non venivano ritirate, lasciandole sui monti in balia di miserie, che tutti possiamo immaginare, con il risultato conseguente del loro inselvatichimento. Laddove non esiste il buon senso, ed una etica civile, purtroppo, a ragione o torto, intervengono i burocrati con il senno della standarizzazione.

    • no, no, non ho detto che sia una tassa.
      lo so che sarebbe per tutelare gli animali, specie in regioni montane come la val d’aosta, però qui si parlava di manze nei fili al pascolo sui prati e non di capre lasciate libere in montagna (per le quali capisco l’utilità del provvedimento).
      è vero che le leggi sono standard e valgono “per tutti”, però con deroghe o semplice buonsenso si potrebbe ovviare…

    • Ma allora, non è questione di date, ma di clima . . . forse troppo difficile da controllare!:-)
      Certo non è facile nemmeno fare il legislatore, ma invece del libretto delle multe, usare il buon senso? Parlare con gli allevatori? 🙂

      Ciao, Fior

  5. Il buon senso è soltanto una parola ormai…per tutto è così..
    Leggi su leggi,fatte da gente che,per la maggior parte delle volte,non san neanche da che parte han la coda le vacche..ecco il problema!In tutti i campi bisogna mettere gente che sà di cosa si parla,far regolamenti a tavolino,soprattutto in natura è una follia!!
    Io son anche disposta a metter mano al portafoglio per aiutare l’Italia,ma prima facciam un pò di “pulizia” e i soldi saltano fuori,ne son certa..

  6. Non sapevo che fosse obbligo ricoverare gli animali da una data prestabilita!
    E se facesse caldo fino a gennaio che si fa?
    Invece di lasciarli liberi e felici nei prati bisogna ingabbiare?
    Che tristezza…
    Meno leggi e piu buonsenso vorrei… Ma la chiamano utopia!

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