Una storia diversa dal solito (per questo blog)

Qualche “purista” rimarrà molto sorpreso da vedere questo post all’interno di “Storie di pascolo vagante”… Si tratta di una delle ultime interviste che ho fatto e, per l’occasione, non ho viaggiato molto. Semplicemente mi sono diretta nella pianura del mio paese, dove le strade diventano strette e tortuose, seguendo i confini dei campi. Insomma, un paesaggio ancora agricolo. Da queste parti passano sì alcuni pastori vaganti e, nei prati dietro la cascina che era la mia meta, c’erano delle manze di un margaro. Ma io cercavo un giovane allevatore stanziale.

L’azienda agricola della famiglia Macchiorlatti Vignat alleva frisone. Mi sembrava giusto intervistare anche un ragazzo in rappresentanza di questa realtà per dare una panoramica più ampia possibile dei giovani allevatori del XXI secolo, anche se la maggior parte degli altri sono soprattutto esponenti di un’attività tradizionale di montagna. E così sono andata ad intervistare Davide (1982), ma poi ho incontrato anche Isabel (1986) e, solo per colpa dell’influenza, non ho potuto chiacchierare anche con Daniele (1991).

Ecco la pianura antistante la cascina in una giornata di foschia. Non parliamo di realtà di transumanza ed alpeggio, ma di un’azienda stanziale dedicata alla produzione del latte. “Ci siamo trasferiti qui alla fine degli anni Sessanta, mio nonno aveva delle Valdostane. Siamo originari di Corio, nelle valli di Lanzo. Quelle manze sono di un margaro, mio papà ogni anno va ad aiutarlo quando fa la transumanza in autunno. Abbiamo deciso di continuare l’attività di famiglia, i nostri genitori lavorano ancora in azienda, non hanno ancora passato tutto a noi… Io ho fatto agraria a Lombriasco, mia sorella invece fa la specialistica di Produzioni Animali ad Agraria. Daniele invece lui si occupa soprattutto dei macchinari, mentre noi seguiamo le bestie.

Siamo in una tipica cascina di pianura, dove le strutture tradizionali sono affiancate dalle stalle moderne, dalla sala di mungitura, i box per i vitelli e così via. “Adesso la crisi c’è, ma il peggio del prezzo del latte è stato qualche anno fa, nel 2008-2009“, spiega Davide. Isabel è ottimista: “Io sono giovane, parlassi con mio papà potresti sentire da lui i confronti con il lavoro di un tempo e i redditi del passato. Con la passione, crisi o non crisi vai avanti, vivi giorno per giorno. Senza passione non lo faresti. Io il futuro comunque lo vedo roseo, perchè l’agricoltura in generale si riprenderà. Con i problemi ambientali che ci sono, siamo noi i primi che dobbiamo prenderci cura dell’ambiente!“.

Con “frisonisti” si intendono gli allevatori di Frisone, le vacche tipicamente da latte. Spesso questo tipo di allevamenti viene criticato per il modo “intensivo” con cui è praticato. “Si usa il negativo per rappresentare la categoria, ma non è tutto così. La bestia, più sta bene e più produce, quindi abbiamo il massimo interesse a tenerle bene…“. Isabel sta pulendo i box delle vitelle. Dopo la laurea triennale è stata tre mesi in un’azienda di vacche da latte negli Stati Uniti.

Certo quello che si vede qui non corrisponde alle immagini negative di alcuni servizi TV. Il metodo di allevamento non è quello delle vacche al pascolo o della realtà d’alpeggio, ma non è certo questo il posto per discutere di etica o di tecniche di allevamento. Quello che volevo era mostrarvi un’altra realtà di giovani allevatori. Il latte qui prodotto viene ritirato da due noti caseifici piemontesi.

Fratello e sorella mi spiegano anche le attività di fattoria didattica iniziate da poco. “Bisogna sensibilizzare anche i giovani… ma pure i genitori non sanno! Vengono soprattutto da Torino“, spiega Isabel. Internet è fondamentale per pubblicizzare queste iniziative, tramite siti specifici e Facebook, ma anche per il loro lavoro. “Per tenersi aggiornati, per contattare altri allevatori. Poi per la burocrazia, i registri. Il 50% del tempo da dedicare all’azienda ormai è occupato dalla burocrazia.

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  1. è vero sono sempre criticati quelli delle frisone,comunque sono vacche che stanno bene in pianura da noi in montagna per esperienza non vanno molto bene non hanno la struttura per i nostri pendii ,qui risultano deboli nel confronto delle nostre,hanno più latte quindi gia piu deboli poi non sono cattive e quindi le altre razze non le lasciano mangiare come dovrebbero ed io sono sicura che stanno meglio in pianura poi sta all’allevatore tenerle bene come daltronde succede quassù ciao

    • bhè, certo, non sono da montagna di sicuro!
      …e chiunque, che allevi polli, vacche o maiali, lo può fare per passione, solo per reddito o con passione e “un certo spirito” di ricerca della razza locale, con attenzione anche al territorio, al tipo di prodotto, ecc ecc ecc

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