Il peggior nemico dei pastori vaganti

Era da qualche tempo che meditavo di scrivere questo post, frutto di tante considerazioni, chiacchierate, commenti. Che parlare di pastorizia sia spesso impopolare, lo so bene. Anche parlare di problemi della pastorizia sembra dare fastidio a molta gente, magari gli stessi che si riempiono la bocca di belle parole, ma quando poi bisogna passare ai fatti… non li vedi più. Adesso, con l’inverno alle porte, parliamo della fame d’erba dei pastori vaganti e della loro “libertà di movimento” nei mesi trascorsi lontano dalle valli.

Precisazione: le foto pubblicate non si riferiscono a situazioni ed esempi specifici, fanno solo da “coreografia”.

In troppi si preoccupano nel vedere gli animali all’aperto, specialmente quando piove o c’è la neve. Se gli animali hanno di che mangiare, non è il passante a doversi preoccupare, piuttosto è il pastore che deve darsi da fare per trovare luoghi adatti e foraggio. Mi domando però perchè i veterinari, che ben conoscono personalmente i vari pastori, invece di spiegare al rompiscatole di turno (che si fa montare la testa dai servizi di Striscia la Notizia e si improvvisa paladino del benessere animale senza sapere di che parla) che sta meglio un animale ben nutrito all’aperto piuttosto che in una stalla umida, poco pulita, con foraggio scadente, vanno dal pastore e gli dicono di chiudere le pecore perchè altrimenti la gente si lamenta? Sarà un’eccezione, ma è successo. Un pastore mi aveva raccontato che, a fronte di un acquisto di diverse decine di capi, presentando i documenti negli uffici gli era stato detto, abbastanza seriamente: “Altri animali? Sarà meglio che ti procuri una stalla, perchè se d’inverno qualcuno viene a lamentarsi perchè te le vede fuori, o le chiudi, o te le faccio vendere.

E allora, chi è il peggior nemico dei pastori vaganti? L’impiccione che non si fa i fatti suoi? I funzionari dei vari Enti? No, non solo… Il peggior nemico è un altro pastore. Mi spiego meglio. Se TUTTI si comportassero correttamente, se le lamentele fossero solo quelle della strada sporca dopo il passaggio delle pecore, alla fine non ci sarebbe da preoccuparsi. Invece le problematiche maggiori sono due. I pastori che NON SEGUONO NESSUNA REGOLA ed i pastori che SI RUBANO L’ERBA a VICENDA. Quante volte mi è stato detto che sarebbe opportuno fare un’associazione dei pastori piemontesi? Ma sono io la prima a non credere in una cosa del genere, perchè ne ho già viste e sentite troppe. Non me la sentirei di difendere in blocco una categoria che purtroppo paga in generale le malefatte di alcuni.

Si sa che i pastori possono seguire solo la legge del tempo e delle stagioni. MA… Ma un conto è protestare contro leggi assurde che non tengono conto dell’organizzazione pratica di questo mestiere, che non permette di “pianificare” nulla con grande anticipo, un altro è arrecare danni o lasciare spiacevoli tracce del proprio passaggio, che rovinano il nome a tutta la categoria. Se alla sera i cani sono legati a roulottes e rimorchi con una catena corta non è maltrattamento, perchè hanno corso tutto il giorno liberi e non possono nemmeno essere lasciati liberi per evitare incidenti (caccia ad animali selvatici, rincorrere podisti, ciclisti… che sarebbero in pericolo anche se la catena fosse più lunga). Ma un altro discorso è trovare animali morti (pecore agnelli) dopo il passaggio del gregge. E’ contro la legge, è malsano, è un danno anche per gli altri pastori che si trovassero a passare di lì successivamente.

Un giorno mi è stata fatta un’osservazione, dopo una serata di proiezione foto: “Hai detto tante belle cose, ma perchè non parli anche di tutti gli aspetti negativi?” . Non ne parlo pubblicamente perchè ritengo che sia necessario soprattutto combattere i pregiudizi intorno al mondo della pastorizia in particolare, dell’allevamento in generale. Degli aspetti negativi se ne parla già anche troppo, nel senso che è più facile trovare un articolo sui giornali dove si parli di qualche incidente (animali sequestrati, malati o mal tenuti, danneggiamenti di coltivazioni, denunce…) che riguarda un pastore che non un pezzo in cui si spiega l’importanza della pastorizia nomade, la sua storia, la sua funzione per il territorio, ecc…

L’altro giorno un contadino mi faceva notare che: “Ormai siete in troppi!“. Aveva ragione. In una zona abbastanza ristretta di greggi più o meno grossi ne incontri non pochi. Ci sono i pastori tradizionali, quelli che da anni pascolano quelle zone, quelli di passaggio verso altre aree dove sverneranno, i pastori “nuovi”, che hanno ingrandito il gregge o semplicemente hanno deciso di provare il pascolo vagante in sostituzione alla stalla ed al fieno per la stagione invernale. Un “vecchio” pastore mi diceva: “Facesse un paio di inverni di quelli come una volta, questi pianterebbero lì subito!“. Per adesso comunque la situazione è questa.

Capita di rubarsi l’erba a vicenda: c’è chi la pascola “di frodo”, senza pagare, e chi invece scende d’estate ad acquistare prima degli altri l’erba per l’autunno. I prezzi salgono, si paga più di quello che c’è poi in effetti da pascolare. C’è il contadino che, approfittando della domanda, chiede cifre esorbitanti al pastore, tanto da ripagarsi quasi i costi sostenuti per affittare dal padrone lo stesso prato. E poi quando si è in troppi a tirare la coperta, questa si rompe… Per sorpassarsi a vicenda c’è chi pesta un campo, chi danneggia delle piante ed alla fine non sai nemmeno più chi sia il colpevole. Iniziano anche vere e proprie battaglie personali tra pastori. Cosa succede in questi casi? Che le conseguenze le pagano tutti. Anzi, le pagano soprattutto quelli che hanno sempre cercato di comportarsi correttamente.

Il minimo che può succedere è veder comparire questi cartelli. Non si può dare completamente torto alle Amministrazioni comunali. Un conto è la signora che si lamenta per gli escrementi sulla strada o per la rosa appassita brucata al mese di novembre, un altro essere nel mezzo del “far west” con greggi che arrivano e spariscono lasciando alle spalle non prati brucati e concimati, ma mezze devastazioni. “Un contadino mi ha chiamato per pascolargli i prati, perchè sa che io faccio attenzione. Lo scorso anno non me li aveva lasciati quando glieli avevo chiesti, poi sono arrivati altri dopo, quando pioveva, hanno messo dentro le pecore senza permesso ed hanno rovinato tutto.

Soluzioni? Se solo tutto questo interessasse davvero a qualcuno tra quelli che possono prendere decisioni, bisognerebbe cercare di fare un po’ di ordine. Mi avevano spiegato che in Svizzera (foto tratta da questa pagina) le cose funzionano diversamente e che ogni pastore ha la sua zona. Da noi il territorio è diverso e bisognerebbe pensare a dei corridoi per chi fa la transumanza su lunghe tratte, con altre zone destinate a chi sverna lì. Ma bisognerebbe far sì che ciascuno abbia un territorio di riferimento, all’interno del quale è l’unico responsabile di quello che accade, in modo che ci sia anche maggiore chiarezza e tutela per i proprietari dei prati. Ci sarebbe anche un mercato più equo dei prezzi dell’erba. A te basta un pezzo di formaggio? Tu vuoi solo che ti pascolo il prato e te lo concimo facendo dormire lì il gregge? E così via.

Mi sembra che potrebbe essere una buona strada. Ma i pastori sarebbero d’accordo?

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  1. Si tratta solo di tornare all’antico. I pastori transumanti-vaganti che fossero roaschini, biellesi, bergamaschi, camuni, tesini, nonesi, feltrini, garfagnini ecc.per non pestarsi i piedi avevano le loro zone, codificate da una legge non scritta. In Lombardia vale ancora in buona misura

  2. Ciao Marzia, volevo dirti che anch’io ho boicottato striscia, anche se a malincuore, proprio per alcuni servizi sugli animali. A mio avviso, con tutto il massimo rispetto per gli animali, certi padroni degli animali vivevano in condizioni anche peggiori; giustissimo occuparsi delle bestie mal tenute, ci mancherebbe, ma almeno diamogli priorità due, rispetto a certi poveri cristi che di aiuto ne avrebbero proprio bisogno. Purtroppo però non fanno notizia gli uomini.
    Riguardo poi al pascolo vagante si sà che è uno dei due mestieri più antichi al mondo ed anche le relative polemiche si perdono nella notte dei tempi.
    Ciò che manca oggi è soprattutto il RISPETTO, non solo nella pastorizia, vale la stessa cosa per automobilisti che non fanno passare un bambino sulle strisce pedonali ecc. ecc. Un Saluto, Bruno

    • hai pienamente ragione, bruno. 100% d’accordo con la questione sulle vacche che arrivano al macello senza tenersi in piedi, ma in altre situazioni non ci si rende davvero conto della realtà e delle condizioni di vita dell’allevatore… che tante volte credo si sacrificasse lui per i suoi animali. ricordo il caso di un poveraccio che aveva animali ovunque in casa… lì quello da aiutare era soprattutto lui, ma rendendosi anche conto che non aveva senso metterlo in un istituto, perchè tolto dalle sue bestie si sarebbe lasciato morire.
      purtroppo qui è successo, in una borgata del mio paese c’era un’anziana con le sue capre, una delle ultime rimaste ad avere animali. è venuta gente da fuori ad abitare lì, hanno denunciato ai servizi sociali che lei dormiva in stalla con le capre. l’hanno messa al ricovero e lei è morta poco dopo…

      • Potresti dami più particolari di questa storia? Mi veramente intenerito il cuore.
        Da me una vecchia al contrario..non voleva credere, quando mi sono stabilito in montagna vicino a lei, che fossi intenzionato a prendere delle capre.
        Continuava a dirmi: “Ma veramente vuoi tenere delle capre?”
        “si” e se la rideva come una matta. Era stata l’ultima in tutto, sacerdotessa del mondo passato: l’ultima abitante del paesino, l’ultima a tenere animali, un paio di capre.
        Se ne è andata senza arrecare disturbo alcuno, poco dopo.
        http://www.tracciolinodellospirito.blogspot.com/
        oppure franco.curti@yahoo.it
        Cordialmente,
        Franco

      • ciao franco
        in che senso più particolari? non è una storia, ma un insieme di considerazioni sul mondo della pastorizia nomade.
        ma tu dove sei? lungo il tracciolino? l’ho fatto una volta…

  3. Riferendomi alla soluzione della Svizzera credo che…i veri Pastori sarebbero ultra contenti di una situazione simile,ma…purtroppo ci sono tutti gli altri che arrecano solo danni e preferiscono che la situazione non migliori, altrimenti dovrebbero iniziar pure loro a pagare l’erba e a controllar il gregge di persona e non lasciarlo in mano a garzoni che…non vedo-non sento-non dico !

    • già… solo che alla fine si preferisce non far niente o, al più, emettere un’ordinanza di divieto, lavandosene le mani. meno “sagrin”, meno parole.
      dovrebbero esserci delle decisioni che vengono dall’alto, ma a chi interessano questi temi?

  4. Ma davvero c’e’ gente che si va a lamentare perche’ pensano che le pecore prendano freddo stando fuori all’ aperto? Ma a cosa credono che la lana che hanno addosso serva? Perche’ cosi’ son piu’ belle per il presepio vivente? 🙂
    Ma non mi stupisco piu’ di tanto della gente ormai….qui a Los Angeles si mettono I guanti, la sciarpa ed il cappello di lana se la temperature scende a +10C…e non lasciano i cani a dormire fuori perche’ fa troppo freddo!!!
    Come si dice:
    “tu l’ mund a le’ pais!”
    Eddy

    • ce n’è, ce n’è… nel cuore dell’inverno ci sono sempre quelli che si prendono la briga di farlo. magari sono gli stessi che prendono un cane non adatto a questi climi e poi gli mettono il cappottino, oppure hanno l’husky che “suda” chiuso in casa con i termosifoni!

  5. Il peggior nemico dei pastori è..l’ignoranza e la mancanza di rispetto..
    Abito in un paese con realtà rurale presente e c’è il divieto di pascolo vagante..quando ci siam trasferiti abbiam trovato lungo e largo,tra permessi che non arrivano e burocrazia varia ci son andati quasi tre anni.
    Ma il problema era che arrivavano in paese le feie..sai che la prima primavera quì non abbiamo messo fuori le pecore se non nell’unico pezzo di proprietà?Nell’autunno ci avevano venduto poi tre giornate d’erba..pensa..
    Passo le giornate a mettere e togliere reti,proprio per non aver da dire e a distanza di 6 anni và meglio..ma che fatica scrollarsi la nomea di ladri e devastatori..
    Cristina.

    • più che ignoranza, in questo caso sono pregiudizi legati al fatto che o precedentemente era passato uno con le pecore a far danni… la “pecora nera” rovina tutti gli altri…
      poi c’è anche l’ignoranza (quelli che pensano che le pecore “rovinino il terreno”, quelli che pensano che portino malattie, ecc ecc ecc)

  6. Pregiudizi..vero,anche quello..ma io parlo proprio di ignoranza..
    pecore che portano le zecche,che brucando tolgono anche le radici e rimane terra,che portano malattie varie,che dove pascola la pecora “passano” i cinghiali(i pezzi pascolati da vacche no?!?) e infine,solo la pecora..fà una pipì talmente forte che brucia l’erba…
    Concordi con me che parliamo di gente ignorante..nel senso che non sà??
    Ne ho sentite di tutti i colori..che gente strana..
    Cristina.

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