Autunno felice

Alla fine l’autunno sta andando abbastanza bene per tutti. Quelle piogge di inizio novembre, unite alle temperature non così rigide dei giorni successivi, hanno salvato la stagione. Certo, al mattino c’è la brina, c’è la nebbia in pianura, viene sera presto e dopo il tramonto l’aria è fredda, umida se ti trovi accanto ad un fiume, un ruscello.

Ma di giorno l’aria è ancora gradevole, a volte fin più calda di quello che si si potrebbe aspettare per la stagione. Certo, i pascoli non possono essere così ricchi, non c’è così tanta erba da poter star fermi a lungo nello stesso posto. A seconda del numero di animali, ci si ferma in una zona di più o di meno. E poi ci sono quelli che ti telefonano: “Quando arrivi a mangiarmi i prati, che poi metto il letame?“. Cerchi di accontentare tutti, cerchi di barcamenarti con gli spostamenti da fare.

E’ anche incomprensibile trovarsi a fare attenzione sotto ai meli, dove in primavera dovevi salvare i fiori dalla voracità degli animali… e oggi corri il rischio di vedere capre e pecore che fanno indigestione, perchè i frutti non sono stati raccolti, perchè mele e pere sono cadute a terra o cadono dai rami appena questi vengono sfiorati, ormai a completa maturazione. Chissà perchè nessuno li ha raccolti, così buoni, così dolci, succosi…

Si pascola, il sole è tiepido, il gregge è ben allargato nel prato. Passano le ore, le pecore mangiano, i pastori attendono il posto giusto per poter pranzare anch’essi. Tante volte finisce per essere l’ora più adatta alla merenda, che non al pranzo. Perchè qui c’è un orto, là una strada, lì un frutteto. Oppure l’auto è lontana ed il cibo è al suo interno. O ancora la sosta è breve, una mezz’ora di pascolo e poco più, poi ci si sposta ancora.

Erba dai colori dell’autunno, ma le pecore si saziano comunque. Presto magari sarà ancora peggio, ci si sta avviando verso la stagione più difficile e le incertezze sono sempre tante. Si vive alla giornata, pensando a malapena agli spostamenti dei prossimi due o tre giorni.

Il sole tramonta sempre più presto, anche l’erba di certi prati finisce in poco tempo, perchè troppo bassa. Si cerca di sprecarne il meno possibile. Poi passa qualcuno lungo la strada e li senti commentare ad alta voce che è facile fare il pastore così, che dalle loro parti era diverso, che questi oggi vivono di contributi, che non gli costa nulla mantenere le pecore. Non stai nemmeno a rispondere, fai finta di non sentire.

Il prato di fianco, quello che avevi pascolato fino alla scorsa primavera, adesso è stato dato a qualcun altro. Ci sono tre vacche ed un cavallo, che osservano con grande curiosità le pecore. Queste ultime si sono gettate nell’erba “intera” e, per qualche tempo, non accennano a spostarsi e nemmeno prestano attenzione ai vicini di pascolo.

E infine viene notte. Si finisce di pascolare e poi, per quella sera, si ritorna al recinto utilizzato il giorno prima. Troppo freddo, troppo umido questo prato accanto al ruscello, meglio il prato più secco sulla collina. E il giorno dopo si vedrà dove andare, tra pezzi e pezzettini tra vigneti, frutteti, case, nuove villette costruite da poco.

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  1. Buona sera Marzia, siccome ho saputo che fara’ un libro sui giovani pastori,
    le volevo chiedere se per caso c’e’ qualche ragazzo della Valsesia.

    Grazie

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