Lavorare e vivere in montagna

In attesa di sapere che fine farà questo blog (ma pare che si potrà salvare tutto migrando altrove, senza perdere niente), continuo qui i consueti aggiornamenti.
Oggi vi racconto qualcosa di Michel, classe 1987, che avevo incontrato lo scorso anno in occasione della finale regionale ad Aosta della Battaglia delle Reines.

Mentre la pianura piemontese era avvolta dalle nebbie autunnali al punto che in certe zone a bassa quota, anche nei fondovalle, si pensava fosse un'altra giornata di maltempo, la Val d'Aosta era illuminata da un tiepido sole che contrastava con l'aria frizzante del mattino presto. Seguo le indicazioni di Michel, affronto strade sconosciute e mi incanto a guardare il paesaggio multicolore mentre salgo sempre più su lungo una stretta strada sul versante solatio della valle. Finalmente arrivo all'azienda di Michel. Strutture in pietra e legno, così come ci si aspetta da queste parti. Prati ancora verdi ed il suono delle campane degli animali al pascolo. Incontro Michel e suo papà, dopo un giro per l'azienda, possiamo iniziare a chiacchierare.

Ancora una volta è la passione a dominare e, in questo caso, il significato è duplice, dato che c'è la passione per un mestiere, quello dell'allevatore di montagna, ma anche un sentimento fortissimo per un determinato tipo di animale ed i suoi legami con le tradizioni locali. Le reines, le Valdostane castane, e le famose battaglie, un vero e proprio simbolo della regione Val d'Aosta. Questa passione è un'eredità, visto che il miglior risultato ottenuto dalla famiglia Meynet risale al 1980, prima che Michel nascesse, con un prestigioso secondo posto alla Finale regionale. "E' la passione per le reines che ti da le maggiori soddisfazioni…".

Credevo che anche il panorama che circonda questa frazione di Sarre potesse essere al primo posto, ma forse per chi ci è nato e cresciuto non ha tutta la carica di fascino che può esercitare sul visitatore occasionale arrivato fin qui in una giornata come questa. Ciò nonostante, Michel non ha esitazioni nell'affermare che mai andrebbe a vivere giù, in pianura. "Viaggiare ho viaggiato ben poco, con questo lavoro non hai tempo per farlo. Lo scorso anno con alcuni amici siamo andati due giorni a Gardaland! Altre volte invece riesco ad andare un giorno in Svizzera, quest'estate sono stato in Svizzera per un'inalpe, quando le vacche salgono in primavera e si battono. E' stata l'unica giornata che sono andato via quest'estate. Il mio sogno è quello di andare in America per vedere le pianure ed i macchinari che ci sono là, ma non so se mai riuscirò ad andarci…".

Su Facebook, la pagina di Michel ha un album di foto il cui titolo parla da solo, "Ma vie, ma passion", e ritrae i suoi animali al pascolo, oppure nel momento della partecipazione ad una battaglia. Internet è un mezzo attraverso il quale infrangere l'isolamento che comunque l'abitare in montagna comporta. La bellezza del luogo non deve infatti far dimenticare che la discesa in fondovalle non è immediata e, in un mestiere che già lascia poco tempo libero ed i momenti di svago sono pochi, il tempo trascorso negli spostamenti è in un certo senso sprecato. "Quando sono venuto alla cena in Valchiusella… sono arrivato che erano già tutti a tavola da un pezzo! Finire i lavori qui, partire, arrivare fin là…". Però con Facebook hai i contatti immediati con chi condivide i tuoi interessi e puoi anche scoprire che un'amica virtuale in quel di Pragelato ha un'animale che tu avevi venduto tempo prima.

Michel e suo papà parlano tra di loro in patois. L'attività era stata iniziata dal nonno, che aveva aumentato il numero dei capi da quel paio per i bisogni famigliari posseduti precedentemente. La prima stalla era stata costruita proprio da lui nel 1967 quassù, a 1200 metri, dove però prima si veniva solo d'estate. Ed un tempo, quello che adesso è un bosco variopinto, erano terrazzamenti e campi, con segale ed altro. "Oggi pascoliamo, facciamo fieno, pianto ancora un po' di segale in qualche pezzo che non riesco ad irrigare. Fino al 1992 mio nonno teneva l'alpeggio con un operaio e mio papà stava giù per i fieni, quando lui si è ammalato abbiamo iniziato a mandarle in affido ad altri. Per il fieno siamo quasi autosufficienti per il numero di bestie che abbiamo."

Parliamo di futuro e Michel afferma di avere un po' di paura, perchè proprio non riesce ad immaginare come possa essere, specialmente in questi periodi non facili. "Magari potrei arrivare a 25-30 capi se aggiustassi la stalla di mio nonno, ma non di più. Poi mi piacerebbe fare un agriturismo, anche poche camere, qualcosa di semplice, dar solo colazione, però qui non è un posto particolarmente turistico. Infatti l'albergo sotto sembra che stia per chiudere… Non c'è più il turismo di una volta, qui va bene per chi vuol trascorrere una vacanza e stare tranquillo. Piacerebbe anche andare in alpeggio, ma siamo in due e non si può fare tutto."

"Il mondo agricolo in Val d'Aosta ha ancora tanti giovani, non solo con le nere, anche con le bianche e rosse. Poi altri settori, non solo l'allevamento." Con gli animali gli orari sono impegnativi. Se d'estate ci si può permettere una sveglia alle 6:30 e qualche momento in più per far festa con gli amici la sera, d'inverno dopo i parti si munge alle 4:30 ed i lavori non sono finiti prima delle 22:30. "Sono sempre stato convinto di fare questo, anche se a volte penso che se fossi andato a fare altro avrei più guadagni. Ma poi vedi gli amici fuori che magari sono senza lavoro e allora va bene così."

Bisogna far attenzione a non fermarsi al romanticismo, alla bellezza del paesaggio. Michel e suo padre ripetono quello che ho già sentito dire più volte da queste parti, che in fondo in Val d'Aosta non è che le cose vadano meglio rispetto al Piemonte. "Anzi, ci sono più vincoli… Già solo per fare le strutture, devi usare certi materiali, farle in un certo modo. C'è qualche incentivo, ma non tanto…". Eppure a me, per quel poco che ho girato in Val d'Aosta, mi sembra di notare varie differenze con il Piemonte. Già solo il fatto che mi sia stato raccontato che certi alpeggi restano vuoti perchè mancano le strutture nella parte bassa e ci siano solo in alto. Da noi ci si contende anche montagne dove di strutture non ce n'è l'ombra, altro che quelle "ville" che ho visto in Val d'Aosta!

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  1. Inanzitutto complimenti per le tue belle interviste. Volevo solo farti notare che la Valle d’Aosta per quanto riguarda la crisi dell’allevamento non è messa meglio del Piemonte e di altre zone, anzi. Conosco abbastanza bene diverse realtà e ti assicuro che lavorare in Valle non è cosi’ semplice, se da una parte esistono, anzi, esistevano, diversi aiuti dall’altra, la burocrazia e i controlli sono esasperanti e si lavora in modo diverso. Siamo gli unici ad avere il bolo ruminale per l’identificazione, oltre alla banca del dna solo per farti un esempio. Ogni nostro movimento è controllato. Costruire una stalla qui è un’impresa ardua. La causa dell’abbandono degli alpeggi alti è il continuo calo degli allevamenti e i sempre nuovi requisiti per i ricoveri e i caseifici.

    • conosco poco la realtà valdostana e quindi ho ascoltato con interesse quello che mi hanno detto i diretti interessati durante le interviste quest’anno… da “esterna” comunque mi colpisce vedere certe strutture (in alpeggio, ma anche in valle) che in piemonte nemmeno ce le immaginiamo.
      non metto in dubbio la crisi generale, quella colpisce ovunque, ma credo che come regione a statuto speciale, almeno in passato, abbiate sicuramente beneficiato di maggiori contributi, che hanno permesso di realizzare quelle strutture che oggi tutti possiamo vedere. non è una critica, ma una constatazione. lo stato degli alpeggi del piemonte lo conosco fin troppo bene, avendoli censiti nel 2003-2004.
      per i controlli… correggetemi se sbaglio… ma non è che siano stati intensificati dopo certi scandali del passato? probabilmente poi così tutti pagano l’errore di pochi.
      …comunque mi sa che ormai, sempre di più, lavorare in montagna è difficile ovunque… anche per questo penso sia importante raccogliere testimonianze di chi lo fa, soprattutto se giovane…

      • E verissimo, lavorare in montagna è sempre più difficile, ti faccio i miei complimenti per l’ottimo lavoro che fai, oltre a farci conoscere realtà diverse fai in modo che anche chi non è agricoltore si renda conto del lavoro che c’è dietro i nostri prodotti.
        Per quanto riguarda la Valle d’Aosta e i famosi scandali del passato ti assicuro che se questi fossero stati fatti in altre parti d’Italia,d’Europa o del mondo la situazione sarebbe peggiore. Sono di parte e difendo la mia regione ma andando a visitare aziende in giro mi rendo conto di cosa potrebbe succedere se i nostri controlli fossero stati fatti altrove, mi riferisco a documentazioni varie, anagrafe del bestiame, identificazione,ecc.

      • dovrebbe esserci lo stesso rigore ovunque… o forse meno norme, ma più chiare, giuste e semplici? parlo ad esempio delle difficoltà incontrate da un giovane, da una piccola azienda per iniziare, per metter su un laboratorio di caseificazione.
        perchè essere equiparati ad un caseificio industriale?

  2. Pingback: Ancora disinformazione sul mondo zootecnico: Striscia la Notizia, vergogna!!!! | Storie di pascolo vagante

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