Una passione ereditata

Come sono arrivata da Marco? Sua mamma mi contattò attraverso internet anni fa raccontandomi del figlio che si era messo a fare il pastore. Alcune delle loro pecore le avevo viste qualche tempo fa durante Cheese, ma finalmente questa volta ho conosciuto anche lui, il protagonista. Ho vagato un po' nelle campagne intorno a Bra prima di arrivare nella cascina che la famiglia Artusio ha affittato. Finalmente le piogge sono cessate, ma prati e campi mostrano qua e là zone allagate.

Io volevo intervistare il giovane Marco (classe 1993), ma alla fine mi sono trovata in mezzo al racconto corale della famiglia, dove il ragazzo riservato, schivo, è stato quello che alla fine è riuscito a raccontarmi meno cose. Il vero Marco è venuto in superficie quando ho chiuso il bloc notes ed ho smesso di prendere appunti, quando siamo usciti ed abbiamo iniziato il giro prima della cascina, poi siamo andati dal gregge al pascolo poco lontano. La passione c'è e si vede dallo sguardo, solo che forse per lui non c'è niente di eccezionale in quello che sta facendo, e allora ci pensano i genitori, orgogliosi di lui, a completare le frasi che lui accenna soltanto. "Le conosce tutta una per una!", sottolinea con orgoglio misto ad incredulità la madre Anna.

La passione in casa l'ha portata il papà, muratore, che però ha sempre tenuto qualche capra, mandandole anche in alpeggio dal pastore Martini di Boves, che è stato anche un po' il maestro di Marco. Anzi, la famiglia Martini ha insegnato molte cose su come tenere gli animali ed anche sulla caseificazione. "Io ho sempre fatto la Toma di Langa, cioè la Robiola, poi da Martini, dalla moglie, abbiamo imparato a fare anche i formaggi di pecora. La moglie faceva un primosale eccezionale… Noi proviamo, si vede come vengono, se non sono buoni li mangeranno i cani!", scherza il papà. Adesso Marco si iscriverà ad un corso di caseificazione, hanno già i progetti approvati per il caseificio, solo che la doppia sede (casa e cascina) pone dei dubbi su dove sia meglio realizzarlo.

"Poco per volta mi è venuta l'idea di fare questo, all'inizio era solo così… Ho fatto un anno di agraria alle superiori, ma sono stato bocciato, non ero tanto per lo studio. Le prime pecore le ho prese che andavo ancora alle medie. Un po' abbiamo comprato, un po' allevato." Ed adesso c'è un piccolo gregge di pecore (specialmente Roaschine) e capre. Ma non solo, perchè più tardi in cascina scoprirò anche il resto della fattoria. Marco preferisce le pecore, sono più facili da pascolare. Per tutto l'anno si spostano tra i prati e le colline vicino a Bra, senza mai salire in alpeggio. Sarà la difficile montagna utilizzata dall'amico Martini, saranno i suoi racconti sulle aggressioni subite da parte dei lupi, ma Matteo afferma di star bene dove si trova, senza aver voglia di provare l'esperienza dell'alpeggio. "D'estate le pascolo due volte, la mattina presto e la sera tardi, perchè altrimenti fa troppo caldo e non mangiano."

Adesso il gregge è nei prati, mentre gli agnelli aspettano il ritorno delle madri all'asciutto in cascina. Marco ama questo mestiere, non c'è nulla dei suoi aspetti che non gli piaccia, anche se all'inizio di quest'anno il suo gregge era stato purtroppo protagonista di uno spiacevole incidente di cui Matteo non ama parlare. E' la madre ad approfondire i particolari di quella tragedia. "C'era la nebbia, era un treno che non fermava alla stazione di Bandito. Era il 16 gennaio 2011. Lui lo sapeva che passava il treno lì, quando l'ha sentito ha mandato il cane per farle girare, per allontanarle ancora di più dai binari, ma loro si spaventate e invece di scendere si sono ammucchiate. Abbiamo trovato 31 orecchini, ma le morte sono state 36. Il treno si è poi fermato più avanti. Prima lui ha sentito il botto, la frenata è iniziata dopo. In quel momento sì, ha pensato di smettere."

Marco non vuole ripensare a quei momenti, Marco vuole andare avanti. Mi mostra anche le vacche, i vitelli, gli asini, i maiali. Gli asini "li ha presi mio papà…" ed è sempre il padre che, parlando dei bovini, afferma che: "Bisogna mettere tutto insieme per far uscire la giornata." Lui stesso unisce il lavoro da muratore con l'aiuto al figlio. Tutti danno una mano, anche l'altro fratello che stava partendo quando sono arrivata io.

"Se non nevica le tengo sempre fuori al pascolo." Il gregge vorrebbe già cambiare zona, ma di erba da mangiare ce n'è ancora, la visita fuori programma è dovuta solo alla mia presenza. "Qui in pianura vedi sempre le stesse cose, è più bello quando sono al pascolo in collina perchè giri di più." Non ama essere protagonista, Marco, ma uno spazio tra i giovani allevatori lo meritava anche lui, pastore di pianura, che non conosce le transumanze verso i monti.

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