Prima… e durante

Prima non pioveva. Prima era tutto secco. Prima sicuramente non c'era fango. Bei prati da pascolare pochi, solo in qualche zona tra le colline, più fresca, più ombrosa, c'era qualcosa di verde. In pianura no, era tutto secco. Secca l'erba sotto i pioppeti, secchi gli steli e le foglie delle infestanti negli incolti. Nei prati invece c'erano qua e là le vacche, oppure passavano i trattori con l'autocaricante e portavano tutto in stalla.

Al mattino aprivi il recinto e sapevi che, anche con un piccolo gregge, c'era da camminare per riempirle prima che fosse notte. Figuriamoci con un gregge da mille e più capi! Sapevi anche che le previsioni parlavano di pioggia, ma la frase classica che sentivi ripetere un po' da tutti era: "Serviva prima, adesso ormai…". Però non faceva freddo, quindi un po' di pioggia magari avrebbe fatto comodo lo stesso, per vedere un po' di verde in più.

Il sole infatti era ancora caldo, bastava dover rincorrere un agnello per trovarsi sudati. In quel grosso prato apparentemente verde le pecore un po' non mangiavano perchè l'erba "puzzava" per l'umidità e le foglie cadute dagli alberi, verso il ruscello. Un po' non c'era così tanto da brucare, l'ultimo taglio doveva risalire a non tanti giorni prima.

Certo, alla sera erano piene, ma nel giro di un giorno avevano pascolato quello che in primavera era bastato per parecchi giorni. Il cielo si manteneva limpido, l'aria diventava fredda ed umida dopo il tramonto, ma chissà se era poi vero che doveva arrivare tutta la pioggia di cui si parlava?

Era vero… E così, dimenticata la siccità, dimenticate tutte le volte in cui avevi guardato in su sperando di veder piovere, ti ritrovi infagottato in cerate e stivali, con i piedi che scivolano nel fango, la pioggia che ti cola giù per il collo. Mettere e togliere reti sotto l'acqua, far ciucciare il latte agli ultimi nati che si chiedono perchè all'improvviso siano arrivati in un mondo così poco accogliente. Per fortuna freddo non fa, ma quanta acqua viene giù?

Di colorato ci sono le foglie, quelle delle viti e quelle degli alberi da frutta. Le pecore brucano avide, quando finalmente si riesce a portarle al pascolo. Non è facile trovare dove andare, perchè da una parte è già passato qualcun altro, dall'altra c'è troppa acqua, l'altro prato ancora è stato venduto e non si sa se il nuovo padrone sia daccordo a lasciarlo pascolare. Intanto piove. A raffiche, a scrosci, come se fossero temporali estivi, ma che durano da mattina a sera e poi proseguono nella notte.

Gli animali mangiano anche le foglie dei peschi, degli albicocchi, dei peri e dei ciliegi. E' già arrivata la notizia che, poco più su, è crollato un ponte, il "solito" ponte sul Pellice. Il torrente non è lontanissimo, in linea d'aria, e pare di sentirne il cupo rombo, quando la pioggia batte meno forte sugli ombrelli. "Li lasciassero pulire, i fiumi… Sono pieni di piante, e c'erano ancora tutti i tronchi e la rumenta portata giù negli anni passati dalle valanghe e dalle alluvioni."

In certi momenti il cielo si fa buio, anche se è solo il pomeriggio di questa domenica di novembre. Si sa che pioverà ancora, quindi ci si organizza di conseguenza, si scelgono come mete prati dal terreno "sano", non fangoso, e si sale sulle colline, invece di dirigersi verso la pianura.

Anche gli spostamenti meno complicati riservano sorprese, come "nuovi" torrenti che scorrono rabbiosi dove solitamente c'è poco più che un filo d'acqua. Con un po' di esitazione, dal momento che l'acqua torbida non permette loro di vederne il fondo, le pecore lo attraversano, poi lo fiancheggiano guidate dal pastore. Quasi tutte le foglie sono già cadute, sotto l'impeto della pioggia e delle raffiche di vento.

Si va avanti così, un po' pascolando piccoli pezzi, un po' spostandosi lungo stradine e vie secondarie. Forse però questa pioggia un po' servirà, per far crescere l'erba. Infatti continua a non far freddo… però adesso servirebbe qualche giornata di bel di sole. Le previsioni invece sono di allerta meteo e, per qualche giorno, ancora pioggia e pioggia.

Le pecore ripassano dove avevano già pascolato qualche giorno prima. Forse nemmeno il pastore sa bene dove portarle, ma ben più grave dev'essere la situazione per chi è in pianura, con i grandi fiumi che esondano, i campi che si allagano, l'acqua che ristagna e non scola via. "Prendi un carcerato e mettilo al posto nostro, vedi che non sta…". Ma appena tornerà il sole sarà tutto dimenticato. Non basta "un po'" di pioggia per far cambiare mestiere ad un pastore!

Viene notte presto, in queste giornate di maltempo che si accorciano sempre più. La breve pausa delle precipitazioni è già finita e riprende a piovere. Le pecore pascolano ancora, ma bisogna arrivare al recinto prima che sia troppo buio. E' bello fare il pastore, ma bisogna mettere in conto giornate così, durante le quali non ci si può girare dall'altra al mattino. Anzi, ci si alza ancora prima per arrivare al recinto appena fa giorno e vedere se qualche pecora abbia partorito, per portarla in un posto riparato. Speriamo almeno che, dopo tutta questa pioggia, ci sia più erba. Quello che è certo è che, per qualche tempo, i contadini non entreranno più nei prati con i trattori.

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