Appena in tempo

Ormai le previsioni meteo sono affidabili e si sa quello a cui si va incontro… Chi è stato "preso" dalla neve ieri ha voluto davvero rischiare. Ho visto delle "belle" foto pubblicate su Facebook dagli amici, ma un conto è guardarle, un conto è viverli, quei momenti. Ci può essere l'evento inatteso, l'evento più forte del previsto, ma questa perturbazione era annunciata da giorni.

Anche quel po' di neve dell'altro giorno si sapeva che sarebbe caduta, forse qualche fiocco ha sforato, cadendo più in basso, ma già al pomeriggio le nuvole si erano alzate. L'aria però era fredda, il caldo anomalo che intentiva uomini ed animali sino alla settimana precedente era un lontano ricordo.

Quell'ultimo giorno si andava al pascolo tra boschi e piccole radure dimenticate, dove c'erano ciuffi di erba quasi secca che le pecore riuscivano ancora a pascolare. Ogni colpo d'occhio era un quadro, sotto nuvole che si ammassavano e rincorrevano in cielo. Aria fredda, ma, a salire e scendere dietro al gregge che si sparpagliava, scompariva e ricompariva tra i faggi, c'era comunque da sudare.

Il giorno dopo sono arrivati su tutti a dare una mano. Chi raccoglieva le reti, chi attaccava i campanacci, chi caricava gli agnelli che sarebbero stati portati a destinazione preventivamente, così da avere ancora spazio per dare un passaggio eventualmente a qualche animale che avesse avuto problemi. Dopo un rapido pranzo… la partenza!

Ed è così che si immagina la transumanza: davvero a fine stagione, con le foglie gialle, il cielo livido, l'aria fredda che soffia alle spalle, scacciandoti dalla montagna. Si parte volentieri, si parte perchè sta per arrivare l'inverno, e quell'inverno non è solo una parola, ma qualcosa di fisico. E' la neve, è l'acqua ghiacciata, è il riposo dei pascoli in attesa della prossima stagione.

L'aria fa cadere qualche foglia, quelle già secche frusciano sotto i piedi. Gli animali sono partiti a tutta velocità, contenti di scappare da queste montagne, ormai sempre più ostili. Sono passati ormai cinque mesi da quando è stato compiuto il cammino inverso ed ora è tempo di andarsene. Non sanno, loro, che in pianura li attende erba ancora più secca di quella che hanno mangiato fino a pochi minuti prima.

Poco per volta il passo si stabilizza, gli animali rallentano, ma si continua a perdere quota ed il fondovalle si avvicina sempre più. Il suono di campanelle e campanacci rende quasi difficile capirsi, ma le chiacchiere continuano tutto il tempo. Transumanza è un momento del lavoro, transumanza è una festa, specialmente per quelli che vengono a dare una mano e si uniscono volentieri al cammino.

Dopo mesi, il gregge rimette i piedi sull'asfalto. Invade la strada, sfiora borgate di mezza montagna, quasi deserte in questa giornata uggiosa. L'aria è fredda, parla di neve, di foglie che cadono, di stufe accese nelle case, di pentole che bollono. Sta procedendo tutto bene e si scende volentieri.

Un istante per sorridere, vedendo che una delle poche auto incontrate è un grosso SUV lucido come se fosse appena uscito dal concessionario. Non me ne intendo di auto, ma credo che quella valga all'incirca come tutte le pecore del gregge. Anzi… persino qualcosa di più! E poi avreste dovuto vedere il personaggio alla guida…

Sempre più giù, i prati accanto al torrente sono verdi. Qui, diversamente dalla pianura, ogni tanto un po' di pioggia è caduta. Sono già passate altre transumanze, qualche gregge è al pascolo accanto alla strada, ci sono anche vacche nei loro fili e bisogna controllare che non accadano incidenti. Nonostante si sia partiti nel primissimo pomeriggio, la luce sta già calando. L'importante è attraversare il paese prima che venga buio.

Due macchine, una in testa, una in coda, scortano il gregge. E' una buona occasione per far sentire la voce dei pastori e mostrare con delle immagini cosa accade lassù, nell'indifferenza dei più. Ci sarà ancora questa transumanza, in futuro? Oppure prevarrà la delusione e l'amarezza per la poca attenzione riservata alle problematiche della pastorizia e della montagna?

Si entra in periferia della cittadina, c'è chi aspettava con ansia quella transumanza. "Una volta scendevamo io e lui, da soli…", racconta l'anziano pastore. Quella vita è nel suo sangue e comunque è ancora presente costantemente nel gregge, attraverso le sue canaule e le campane che ha dato al pastore. Un saluto veloce, ma ci sarà tempo e modo di rivedersi nei giorni successivi, anche per guardare con calma le pecore, valutarle con occhio esperto.

Nonostante questo sia un mestiere dimenticato, nonostante il XXI secolo sia sempre di fretta, per qualche istante tutti devono fermarsi per dare spazio alla transumanza. Bisogna passare di lì, non ci sono altre strade. E' un sabato pomeriggio sul tardi, il momento in cui si causano meno fastidi agli automobilisti, e poi al più è una questione di dieci minuti per chi è in coda dietro al gregge, magari anche meno.

Un breve attraversamento, poi si svolterà fuori dal traffico. La gente guarda, indica, commenta, poi le auto riprendono a scorrere e tutto ricomincia come prima, forse senza nemmeno la memoria di quella transumanza. Il gregge adesso è giù, sta per iniziare la stagione di pascolo vagante che durerà per lunghi mesi, fino a maggio.

Sembra di avvertire la perplessità del gregge, quando si arriva nei prati accanto al torrente. E' come se si domandassero dov'è l'erba… Attraversano la zona recintata, belando, quasi il vero prato dovesse iniziare dopo. Invece no, sono costretti a tornare indietro ed accontentarsi di quello che offre la stagione. Sarà un autunno difficile e chissà l'inverno!

Prima che venga notte, gli animali vengono portati a bere al torrente, poi si ritorna ai prati in nuvole di polvere. Manca poco alla pioggia, quella pioggia che laverà l'aria, che impregnerà il terreno, che porterà di nuovo un po' di verde nella campagna riarsa. E pensare che in agosto era tutto così verde, anche le stoppie!

Un breve video per vivere anche voi alcuni istanti di transumanza con i suoni, le voci, i belati, gli scherzi, il ticchettio delle unghie delle pecore.

E l'indomani al pascolo, con un'aria autunnale sempre più fredda, tra le visite degli amici, le reti da tirare, i cani giovani che devono abituarsi a questo modo di pascolare, diverso da quello dei mesi in montagna. D'ora in poi saranno di nuovo storie di pascolo vagante, con l'incertezza quotidiana di dove si va, di dove condurrà la fame d'erba, il tempo, le leggi dell'uomo…

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  1. Ciao Marzia! Sai cosa mi è successo guardando il tuo video, nella parte che cammini dietro alle pecore….? Ho sentito l'ODORE della lana…!!!!! Impressionante! :o)
    Chissà se riesco a venir giù quest'inverno…?

    Un abbraccio
    Chiara 

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