Avvicinare la pastorizia alla gente: com'è andata a Novalesa

E alla fine a Novalesa è andato tutto bene, con grande soddisfazione degli organizzatori, degli espositori e dei protagonisti. Non sono mancati momenti impegnativi, apprensione, incertezza, ma ieri sera tutti hanno tirato un respiro di sollievo e hanno dichiarato chiusa la prima Festa della Transumanza con successo.

Già sabato sera si era contenti per l'ottima affluenza del pubblico sia alla conferenza del pomeriggio, tenuta da EFFEPI sul tema degli alpeggi, sia alla mia proiezione serale di foto sulla pastorizia. Non sono mancate emozionanti letture delle testimonianze di allevatori locali, dibattito sullo stato attuale degli alpeggi e della montagna, per finire con un'interessante viaggio virtuale tra i campanacci con uso rituale in Europa, grazie a Giovanni Mocchi. Nonostante il tempo inclemente (vento freddo, neve in quota e pioggerella in paese), la sala era gremita e si è svuotata solo a tarda ora.

E proprio le campane di Giovanni erano una delle prime cose che il pubblico poteva incontrare arrivando nel borgo di Novalesa. Una collezione rigorosamente "da toccare" ed a tutti i bambini presenti non pareva vero di poter strimpellare allegramente senza che nessuno li sgridasse. Campane dalla Sardegna, dal Tibet e dall'Africa, le campane autriache usate in una cerimonia "per far crescere l'erba", quelle dell'isola di Creta e quelle turche…

Le bancarelle erano tutte rigorosamente a tema: o legate alla pastorizia, o di produttori del territorio (miele, patate e salumi di produttori novalicensi). Silvia e Andrea, dell'alpeggio Pravaren, offrivano al pubblico i loro formaggi a latte misto o puro bovino, ovino e caprino. Nonostante la concomitanza con la fiera della toma a Condove (di cui vi parlerò prossimamente), dopo i primi momenti di incertezza mattutina, le vie di Novalesa hanno però poi iniziato ad animarsi e le bancarelle ad essere punto di sosta per clienti e curiosi.

Tra i vicoli ed i cortili di Novalesa erano stati sistemati tutti i vari espositori, in una collocazione molto scenografica e pittoresca che ha permesso al pubblico di andare alla scoperta anche degli angoli più nascosti di questo antico borgo della Val Cenischia. Sasha De Bettini esponeva il suo feltro e dava dimostrazioni di come lavorare la lana cardata per ottenere piccoli oggetti in feltro. Nonostante tutta quella lana, al mattino però c'era da rabbrividire per l'aria frizzante. Il maltempo però se n'era andato, regalando una bella giornata tersa.

La mamma di Sasha invece dava dimostrazioni di come filare la lana secondo l'antico metodo casalingo. Sono state numerose le persone che si sono fermate ad osservare, facendo domande e toccando con mano le caratteristiche delle lane provenienti da pecore di razze diverse. Sasha è lei stessa allevatrice di pecore sambucane in Val Pellice.

Tra gli altri espositori artigiani o hobbisti che mostravano i loro prodotti legati al mondo della pastorizia, c'era Alessandra che, per passione, crea oggettistica legata al mondo dell'allevamento e, su commissione, dipinge scene pastorali e d'alpeggio sui rudun. Anche lei amica di questo blog, come molti altri dei presenti e del pubblico, che ogni tanto mi incontravano e mi fermavano per le vie di Novalesa, salutandomi e facendosi riconoscere. Grazie anche a tutti loro, a tutti voi, che avete contribuito alla riuscita di questo evento.

In fondo alla Via Maestra c'era l'amico Silvio che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Il suo stand era ricco di "nuovi prodotti", creati anche a tema per l'evento. Qui lo vediamo in compagnia di Giovanni Mocchi che, dopo tanti scambi telematici, finalmente può discutere faccia a faccia con questo nostro simpatico appassionato di cioche e di animali. Questa bancarella, nel corso della giornata, è stata punto di ritrovo ed incontro per moltissime persone "del mestiere", venuti anche da altre vallate del Piemonte per vedere questa Festa.

Gregge e pastori intanto attendevano nei prati tra l'Abazia ed il torrente. Chi frequenta questo blog da anni avrà sicuramente riconosciuto questi animali, che un tempo erano spesso protagonisti di queste pagine. Si tratta di una delle greggi più imponenti del Piemonte e, a detta dei più (come si sentiva continuamente ripetere dagli intenditori presenti) quello con gli animali più belli. "Tutte uguali, guarda…". C'era chi discuteva con competenza sulla bellezza della Bergamasca contrapposta alla Biellese e chi invece per la prima volta vedeva dal vivo una pecora ed una capra, cercando di capirne le differenze. Nonostante il sorriso che questo può suscitare in alcuni di noi, ciò fa capire quanto siano importanti questi eventi in un mondo che sempre più si sta allontanando da semplici aspetti di vita rurale, quotidiana.

Con un pizzico di preoccupazione, nel primissimo pomeriggio ci si aggirava per le vie di Novalesa che ancora stentavano ad animarsi davvero. C'era sì gente, ma non il grande pubblico. Però tutti stavano attendendo l'evento clou, il passaggio degli animali, previsto all'incirca per le 15:00. Ed infatti, nell'approssimarsi di quell'ora, all'improvviso la fila di macchine intorno al paese si era allungata ed il percorso previsto per la transumanza si era assiepato di pubblico, che attendeva paziente armato di macchine fotografiche di ogni tipo.

Attendendo gli animali, c'è tempo di continuare ad aggirarsi tra le bancarelle, immergendosi ancora una volta nelle emozioni suscitate dalle lane, dai gioielli (in lana!) e dai manufatti di Lalazoo. Forse non sarà facile accostare immediatamente il gregge che tra poco transiterà a questi oggetti d'artigianato, ma è quindi ancor più fondamentale che si incontrino proprio qui per far capire al pubblico il vero significato di filiera.

La banda del paese, con moltissimi giovani e giovanissimi tra le sue fila, intratteneva il pubblico sempre più numeroso. E' vero, gli animali non sono stati puntualissimi, ma bisogna tener conto del fatto che non è per niente semplice mettere in movimento (per di più verso una meta così affollata ed inusuale) bestie che fino a poche ore prima erano state tra gli spazi sconfinati degli alpeggi.

Nella piazzetta accanto alla chiesa ad intrattenere il pubblico era l'eclettico Giangili con la sua musica meccanica, le sue storie e suggestioni, condite con un pizzico di magia ed il suono del suo organetto. Grandi e piccini si sono fermati ad ascoltare e chiacchierare con lui, per sfuggire per qualche istante alla grigia realtà quotidiana.

Poi, precedute dalle voci che ne annunciavano l'arrivo, ecco le prime transumanze. Si è iniziato con il potente suono dei rudun al collo delle vacche. Gli animali si sono sgranati lungo la via camminando lenti e maestosi, senza incutere timore nemmeno ai più piccoli che osservavano con crescente curiosità ed eccitazione.

Dopo è stata la volta degli asini della famiglia Aschieris, che hanno regalato un tocco di antico facendo ricordare quando asini, muli e cavalli erano gli unici mezzi di locomozione che transitavano per questa stretta via tra le case. Lo testimoniavano gli anelli a cui venivano legati, ancora presenti sui muri di alcune abitazioni.

La sfilata poi è toccata al giovane Francesco, che è transitato nel paese con il suo gregge. Dobbiamo dire che il merito di gran parte di tutto quest'evento è di suo papà Tullio, che ha fortemente voluto l'organizzazione di questa festa e che si è adoperato con tutte le sue forze per la sua realizzazione.

Una brevissima pausa per far sì che il gregge si compattasse all'inizio della via e poi anche il gregge del pastore Albino ha iniziato la sua discesa, preceduto da alcuni bambini e ragazzini festanti che camminavano a passo di marcia. Alle spalle del pastore un fiume bianco che ha continuato a scorrere per lunghissimi minuti tra l'entusiasmo e lo stupore di tutti.

Nell'osservare questo spettacolo in un posto del genere, con così tanti animali bellissimi a vedersi, per una volta non ho più avuto niente da invidiare alle feste della transumanza d'oltralpe. Era una gioia per gli occhi ed un'emozione che ha coinvolto tutti i presenti, anche i più scettici sulla riuscita dell'evento.

Ho filmato solo alcuni istanti dell'interminabile transito delle pecore, giusto per darvi un'idea di cosa sia stato. Questo è ciò che i pastori vaganti vivono quotidianamente, ma che quasi nessuno conosce. Come già vi dicevo la settimana scorsa parlandovi della festa a Pont Canavese, l'augurio è che sempre più persone, vivendo questi brevi attimi, imparino a conoscere il mondo della pastorizia e lo rispettino, ne cerchino i prodotti, entrino in contatto con i pastori.

Ed il contatto fisico era cercato costantemente: quando mai ricapiterà di accarezzare una pecora, un agnello? Niente realtà virtuale per grandi e piccini, ma qualcosa di molto più affascinante. Il gregge sta finendo di transitare, la fila si è allungata sempre più, sia per effetto della strettoia, un po' anche per gli animali spaventati dalla folla e dalla moltitudine di fotografi, ma anche per la stanchezza dei più piccoli che non riuscivano a tenere il ritmo della colonna.

Per un attimo la fila si spezza e sono momenti difficili. Senza pecore adulte davanti a chiamarli, gli agnelli si sentono persi. Anche se tutti quelli più piccoli, nati da poco, erano rimasti nel prato, questo gruppetto finale fa sudare sette camicie ai pastori ed a quegli amici volenterosi (un grazie speciale a Giò e Clà!) che spontaneamente si affiancano loro per evitare incidenti. Spingi, incita, tira, impreca… Sono lunghi minuti tra la folla che non capisce bene cosa sta succedendo e talvolta si mette di mezzo, intralciando ancora di più la marcia.

Alla fine però tutto finisce bene e si raggiunge il resto del gregge, dove già le madri stavano chiamando a gran voce i loro piccoli temporaneamente dispersi. Si tira un sospiro di sollievo e, pur consapevoli del fatto che la festa per i pastori ha comportato un lavoro aggiuntivo ed un trambusto non indifferente, si può concludere con soddisfazione la giornata.

Il gregge attende nel prato già all'ombra. Il pubblico sta allontanandosi da Novalesa, resta qualcuno a salutare i pastori, che proseguiranno ancora la loro giornata fino a notte. Perchè gli animali devono pascolare, perchè l'indomani inizierà la stagione del pascolo vagante.

Novalesa sta tornando silenziosa, Luca suona ancora un'ultima melodia e poi sarà ora di andarsene tutti, lasciando il paese ed i suoi abitanti al tranquillo ritmo quotidiano di un paese di montagna che conta meno di 600 residenti. Le impressioni raccolte qua e là sono tutte positive. Gli espositori parlano di "gente simpatica", gli amministratori si congratulano con tutti coloro che si sono adoperati per la buona riuscita di questo evento. Qualcuno si informa già per il prossimo anno… ma prima bisogna riprendersi da questa faticaccia la cui realizzazione ha richiesto molti mesi!

  1. Ciao Marzia volevo solo dirti ke i tuoi ultimi post sono molto belli e molto significativi sopratutto quello sul lupo… Ne approfitto anke x dirti ke domenica 16 a Villar Pellice alla fiera c sarà una parte dedicata ESCLUSIVAMENTE alle campane dei bestiamot( pecore e capre) per tutti gli amanti delle pecore e dei loro “accessori”…
    Nadine

  2. Ciao marzia, che bella espeienza quella di Novalesa. C'eravamo anche io e caterina, arrivati trafelati poco prima delle 15.
    A me è sembrato un bel successo, peccato per il poco tempo a nostra disposizione. Ciau gp

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...