Lassù, con l'autunno che avanza

Questo post verrà pubblicato automaticamente. Visto che ho molto materiale degli ultimi giorni, ve lo lascio mentre io sarò impegnata altrove!
Dicono che quest'anno l'autunno non arriva. Forse è vero, ma lassù invece l'autunno c'è e lo senti nell'aria, nei colori. Fa bello, fa abbastanza caldo di giorno, questo sì, ma guardando le lune si sa che "siamo indietro di una", quindi è abbastanza normale che le cose vadano così. Quindi non ci si preoccupa nemmeno tanto nel pensare a quando ci si incamminerà verso valle… Si guarda l'erba, quella sì, perchè se dovesse scarseggiare allora ovviamente si partirà. Ma giù in pianura? Ce n'è di erba? Con questo caldo dovrebbe piovere un po', così garantirebbe un ottimo autunno ai pastori.

Intanto poco per volta le pecore in guardia iniziano a scendere, così il pastore resterà su solo con le sue, a far durare qualche giorno in più i pascoli a disposizione. E' fin un peccato pensare a scendere con un tempo così bello. Senza nebbia, senza pioggia, stai qui volentieri, specie adesso che sei nell'alpeggio dove arrivi con la strada, dove hai la luce, una stufa da accendere ogni sera.

Certo, i pascoli non sono dei migliori, ma queste pecore sono abituate e si accontentano. Un altro gregge solito pascolare in erba migliore qui non si fermerebbe nemmeno. Invece queste pecore, per qualche ora, chinano la testa tra felci ed ontani, scegliendo quel po' di erba "buona" tra la quantità di erbe che nemmeno vengono toccate. Persino le felci ancora verdi vengono spuntate qua e là.

Ad una certa ora del pomeriggio però, con la pancia già abbastanza piena, senza che nessuno dica loro nulla, imboccano spontaneamente i sentieri e riprendono la via che le porta vicino alle baite, verso il recinto, e si gettano sul versante opposto, a cercare erba di altro tipo. Il sole è ancora tiepido, ma tipicamente autunnale. E le giornate si stanno visibilmente accorciando: un sollievo per il pastore che, se la visibilità continua a rimanere buona, alla sera riesce a chiudere velocemente le pecore nel recinto appena viene buio e, per qualche giorno, riesce persino a sedersi a tavola prima che siano le nove di sera.

Al mattino è ancora buio quando suona la sveglia, il sole arriva tardi, le pecore si avviano lentamente, quando il recinto viene aperto. Pascolano per un paio d'ore intorno alle baite, quasi svogliate, poi si siedono a ruminare. E' compito del pastore smuoverle ed indirizzarle verso i pascoli, cosa che faranno lentamente, in una lunghissima fila.

Qualcuna poi devierà tra rododendri ed ontani, scendendo in un canalone invece di imboccare il sentiero che devia dalla strada asfaltata e sale tagliando in diagonale il versante. Sarà poi necessario andare a cercarle una volta che le altre saranno indirizzate verso la giusta destinazione. Anche se il sole non è così torrido, gli animali avanzano svogliatamente a testa bassa, fermandosi ostinatamente all'imbocco del sentiero. Loro sì che lo sentono, l'autunno… Vorrebbero già scendere a valle, tornare in pianura!

Sono solo poche quelle che, nel pomeriggio, si spingono fino alla parte più bassa della Piatta, dove è rimasta ancora un po' d'erba dopo il passaggio di un altro gregge ad inizio estate e la mandria di vacche successivamente. Fatico a comprendere questa "strana" gestione dell'alpeggio, con territori più o meno definiti per l'uno e per altro. Luoghi dove uno ha diritto in primavera e l'altro in autunno. Confinanti che si "pestano l'erba". Altro che fare un'associazione di pastori, quando le rivalità spesso iniziano addirittura in casa, in famiglia, tra vicini d'alpe…

E chi lo dice che l'autunno non arriva? Nel giro di un paio di giorni la Piatta d'lh'Abiazî si è tinta di rosso: la si poteva ammirare da sotto, ma era da tempo che sognavo di percorrerla quando sembra un quadro dalle calde tonalità. E soprattutto arrivare in cima, affacciarmi di là. Come non approfittare di queste tiepide giornate senza nebbia? Ora più che mai è chiaro il suo nome (l'abiazî è il nome in patois del Vaccinium uliginosum, qui presente in grande quantità insieme al comune mirtillo), legato ad un'antica leggenda che parla di quando, in realtà, questa bella distesa era tutta un pascolo con ottime erbe.

I giorni si susseguono, solo ogni tanto compare qualche nuvola, qualche foschia. Quassù si è isolati dal mondo, il segnale del cellulare è inesistente, quindi alla fine non ti porti nemmeno dietro il telefono. Però non hai nemmeno l'orologio e allora ti regoli con il sole, mangi quando hai fame (o quando le pecore te lo permettono), prendi i ritmi della natura, ti dimentichi di tutto quello che c'è in fondovalle e vorresti che queste giornate durassero per sempre.

Da queste parti l'affitto dell'alpeggio si paga un tanto a capo: ma… Ha senso pagare per "pascoli" del genere? Qui bisognerebbe davvero pagare il pastore che ancora si presta a pulire queste porzioni di montagna! Anzi, dirò di più… Bisognerebbe pagare il pastore incentivandolo a migliorare questi pascoli: tagliare i cespugli, come si faceva una volta, spostare i recinti per concimare e far diminuire le zone con "erba cattiva". Altro che contributi dati chissà come, queste sarebbero vere forme di aiuto, per le persone e per l'ambiente!!

Le capre trovano di che soddisfare il loro appetito: foglie degli ontani, foglie e bacche della pìssera (il sorbo degli uccellatori) vengono via via pascolate. Alcune capre hanno sviluppato una predilezione per i lamponi: non solo le foglie, ma anche i frutti, che vengono presi ad uno ad uno e mangiati. Pure i cani mostrano di gradire la frutta, ma loro vanno a cercare le bacche dei mirtilli, ed è una scena comica vederli rovistare con il muso tra le foglioline rosse alla ricerca degli ultimi frutti rimasti.

Si potrebbe pensare che in posti del genere gli animali abbiano a patire la fame. Invece no, girando e girando a fine giornata le pance sono ben piene e, anche in questa fine stagione, scenderanno a valle degli animali belli. Certo, forse non belli come quando potevano pascolare liberi, come quando passavano la notte fuori dal recinto, non belli come quando salivano sulle cenge più impervie… Non belli come chi ha montagne dai pendii dolci e dalle erbe migliori. Ma comunque belli a sufficienza per dire con soddisfazione che la stagione in alpeggio è quasi alla fine ed adesso inizierà la caccia all'erba in pianura.

A volte anche solo un "balcone sospeso" tra le rocce può essere un buon pascolo! Nulla va sprecato, da queste parti. Con l'avvicinarsi dell'inverno, inizia a sentirsi quella solita litania, nella bocca dei pastori: "Adesso lasciano indietro quest'erba grama, ma ce l'avessero poi tra qualche mese quando magari nevica o quando non sai più dove andare al pascolo…".

E si torna in quei versanti sempre più chiusi dalla vegetazione. In cielo si  presentano delle nuvole, chissà come sono le previsioni? Non sembra che alla radio avessero parlato di perturbazioni, ma le previsioni nazionali di certo non sono così accurate. Qui nell'inverso la rugiada non riesce più ad asciugare durante il giorno. Se facesse appena un po' più freddo di notte ci sarebbe già la brina.

Nel pomeriggio le pecore si avviano verso l'alpeggio. E' arrivata un'aria densa di umidità, pienamente autunnale. Un'aria che parla di foglie che cadono a terra, camini che fumano, foschia, indumenti caldi, piatti fumanti in tavola, la sera. Castagne arrosto, funghi… ma soprattutto transumanza! Bisogna fare attenzione, potrebbe piovere così tanto da rendere impraticabile la strada. Potrebbe nevicare. Ma non con queste temperature… E poi, come si diceva, siamo indietro di una luna!

Quella sera però le nuvole si abbassano, sembra davvero che il tempo debba cambiare. E' bello di notte seppellirsi sotto le trapunte spesse e riposare di un sonno profondo per lunghe ore, cercando di recuperare almeno un po', dopo le notti brevi dell'estate che è appena finita. Poi però torno a valle e vedo che le previsioni annunciano bel tempo ancora per molti giorni. Non c'è da preoccuparsi per la pioggia o per la neve, non ancora. Se però piovesse almeno un po' in pianura…

  1. La vedo dura costituire un'associazione di pastori lassù dove veramente litigano in famiglia per un po' di erba(conosco bene i vari "protagonisti"), mentre potrebbero unire le forze mettendo insieme almeno i bovini e non rubarsi l'erba a vicenda ed altre cose del genere che alla fine non giovano a nessuno, anzi….
    Flavio Bellion

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