Se non ci fosse stata tanta gente a Cheese…

La domenica non è il giorno migliore per visitare le fiere, specialmente quelle così note e di grande richiamo per il pubblico come l'appuntamento biennale di Cheese a Bra (CN). Io però dovevo andare al convegno che era in programma proprio per quel giorno e quindi non ho potuto fare diversamente. Così non ho apprezzato la manifestazione come avrebbe meritato.

C'era di che spaziare con i prodotti caseari di tutto il mondo, o quasi, riuscendo sempre di più a meravigliarsi su cosa si possa fare con ingredienti così semplici come latte, caglio e sale. Di lì in avanti ci pensa il casaro, con la sua abilità, mischiando sapientemente tradizione, fantasia ed innovazione. Poi il resto lo fornisce la natura: calore, feddo, muffe, umidità, erbe, bacche… E quelli sopra sono tutti formaggi e non tuberi, ve lo garantisco!

Di prodotti ce n'era di tutti i tipi, per tutti i gusti e tutte le tasche. Il bello di queste manifestazioni (qui come al Salone del Gusto, come a Terra Madre) è vedere anche i volti dei produttori, genuini come quello che presentano. Sulle bancarelle degli affinatori e su quelle dei grandi produttori c'era senza dubbio formaggio di qualità, ma se avessi dovuto acquistare qualcosa (dopo un assaggio, ovviamente), l'avrei fatto da qualcuno il cui volto, le cui mani mi parlavano di un formaggio legato alla terra da cui proveniva.

L'incontro sui giovani produttori è stato anche l'occasione per conoscere alcune persone, tra cui il produttore di formaggi di pecora delle Langhe Alessandro Boasso (dell'azienda agricola Amaltea), e vedere dal vivo l'amico fino ad allora solo virtuale Manuel Lombardi di "Le Campestre". Un interessante dibattito da cui sono emersi, da Nord a Sud, le medesime problematiche, sovrastate dal macigno della burocrazia. Il grido dall'allarme è stato lanciato alla politica, ma… Più che altro bisogna darsi da fare con le proprie mani (e le tasche delle famiglie), a quanto si è capito.

Se non ci fosse stata così tanta gente sarebbe stato interessante parlare con questi piccoli produttori, come questa signora con i suoi formaggi di pecora Brigasca. Però non volevo distoglierla dagli acquirenti che si affollavano intorno al suo banchetto. Chissà però cos'era il "viagra ligure" contenuto in quella vaschetta?

Poco oltre però riesco a sedermi un attimo e fare due parole con il pastore abruzzese Nunzio Marcelli, di "Adotta una pecora". Chiacchieriamo di problemi della pastorizia, di ricette a base di carne di pecora, di lupi, di transumanze. Poi però anche lui deve tornare ad occuparsi di chi vuole assaggiare un pecorino e allora proseguo nel mio tour tra bancarelle e produttori.

C'è anche il calècc dei "Ribelli del Bitto", dove si narra la storia di questo esempio di resistenza casearia e come fare a diventare azionista del vero Bitto storico. Perchè non tutti i formaggi sono uguali e non si vuole che lo diventino… Cheese è anche biodiversità, formaggi sani, genuini e tradizionali. Non cancelliamo gli antichi formaggi pretendendo di omologarli nascondendoci dietro alla sanità del prodotto… Ce la prendiamo con le strutture tradizionali e intanto mangiamo chissà cosa nei prodotti industriali?

La Via dei Presìdi è sempre più affollata, il sole sta portando sempre più gente a Bra, in questo pomeriggio. Troppa gente per poter apprezzare ogni cosa come si vorrebbe. Ci sono molti realmente appassionati, alla ricerca del prodotto particolare o curiosi di scoprirne di nuovi. Ma altri sembrano esser lì con una fame atavica e si gettano indistintamente su ogni piattino di assaggi, per passare subito al successivo, mescolando inutilmente sapori ed odori. Sembra di assistere all'invasione delle locuste, ogni tanto!

Dai pastori sardi mi sarebbe piaciuto fermarmi a parlare dei problemi della pastorizia nella loro terra. Un conto è leggere le notizie sui giornali, un altro commentarle direttamente con i protagonisti. Però la folla preme, si tagliano pecorini su pecorini, si preparano i cubetti per gli assaggi, si incartano le fette vendute. E così passo oltre, diretta verso altri stands nella zona coperta.

Tra un affinatore, un venditore di salse e mieli, tra caciocavalli, peperoncini, forme di Castelmagno e non so quanto altro ancora, incontro Patrizia de "Le Ramate" e posso dare un volto all'amica "di Facebook". In qualche raro attimo di tregua, mentre la gente sciama tutt'intorno, possiamo raccontarci qualcosa delle nostre vite, mentre lei mi mostra qualche immagine del borgo dove si è rifugiata per condurre la propria attività, nell'Appennino tra Piemonte e Liguria. Ma poi anche qui arrivano clienti e passo oltre, fino agli stands internazionali.

Aver avuto un po' di tranquillità per chiedere informazioni su questo formaggio avvolto nella lana, di provenienza spagnola… E invece, spinta dalla folla, si colgono solo odori e colori in una grande confusione, tra Francia, Stati Uniti, Irlanda, Portogallo, Germania, Svizzera… Formaggi rosati, formaggi arancione, formaggi con i semi di zucca, formaggi bio.

Si riesce anche ad imparare qualcosa, come l'origine del penicillium usato nel celebre Roquefort. Intanto gli Svizzeri offrono assaggi con bandierine rossocrociate e gli Irlandesi guardano con stupore il loro banco frigo ormai vuoto. Sguardi stravolti, sorrisi che reggono a fatica, ma la fiera è ancora lunga.

Mi sposto verso quelle che al box informazioni mi erano state descritte come "le stalle". Qui i bambini ammirano con stupore gli animali. A molti di loro bisognerà spiegare che il latte proviene di lì… La vacca di razza Barà, di nome Dragun, ed il suo vitello Rudy attendono pazientemente che la fiera finisca e si possa tornare in Val Pellice. Per loro il prossimo appuntamento mondano probabilmente sarà la Fiera di Luserna.

Ci sono anche le pecore di Anna Lamberti, il cui figlio è nella lista dei giovani ancora da intervistare per il mio libro. Sono sicura che anche lui avrà molto da raccontare sulla sua storia, sulle sue scelte. 

In giro per Bra i negozi si adeguano al tema della manifestazione esponendo forme di formaggio ed animali di peluches tra abiti e manufatti di ogni tipo. Nei negozi di casalinghi, muscarole, coltelli per tagliare formaggi, taglieri e molto altro ancora. Chi non si accontenta dei prodotti caseari esce carico di biscotti, pane, grissini e, non ultima, la celebre salsiccia di Bra.

Ritorno tra i Presìdi, ma non si riesce proprio a far due parole con il giovane Denis Fourcade, che era seduto accanto a me al convegno. Questo giovane pastore, produttore di formaggio di malga del Bèarn, è stato premiato proprio in questa edizione di Cheese per la sua "resistenza casearia". Al convegno parlava di alpeggi difficili, senza vie di comunicazione, di pastorizia importante per il territorio, per il paesaggio.

Ci sono produttori rumeni, bulgari, dalla Bosnia Erzegovina e dalla Polonia. I formaggi da latte ovino o comunque misto sono numerosi, o forse sono quelli messi maggiormente in risalto perchè a rischio di scomparsa? Ormai ho completato il mio giro tra le bancarelle di Cheese, anche se sono sicura di essermi persa tante, troppe cose. Ma sarei dovuta venire qui il primo giorno della fiera…

Come ogni edizione c'è stato un prodotto di cui si è sentito parlare maggiormente nei servizi di radio e TV. Questa volta è stato, a quel che sembra, lo yogurt alla cenere dei kenyani Pokot. Tanti i sapori di questa manifestazione, magari non tutti adatti al nostro gusto, o almeno così poteva far sembrare il viso di qualcuno dopo una degustazione. Per lo yogurt mi rimarrà impresso il commento di un uomo che si allontanava con il bicchierino in mano: "Sa di yogurt…", diceva al suo amico.

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  1. Un post che da un lato fa venir e il rimpainto per non essere stati lì, e dall'altro mi induce a ragionare sul successo di queste manifestazioni. Resaa a Cheese, ressa a CioccolaTO, ressa ad Eataly. Stanno cambiando i gusti, o la moda è quella di andare la domenica ad accalcarsi attorno algi stand del gusto e poi, dal lunedì al venerdì, ritornare ai sofficini ed i quattro salti i padella (di cui io per primo sono stato grande consumatore)?
    A parte la perplessità, complimenti per convegno e opportunità

    Gp

  2. @gp: mi sa che c'è un po' dell'uno, un po' dell'altro… tanta moda, tanta voglia di lanciarsi sugli assaggi (ahimè!), ma anche curiosità, interesse reale e ricerca del buono, sano e genuino.
    però poi non tutti hanno tempo per mettersi a cucinare e così in settimana vanno di microonde?

  3. Pingback: 20 anni di Cheese – Di terre, pietre, erbe, bestie e persone

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