Nebbia e ancora nebbia

Si diceva che una bella giornata è tale quando, almeno la sera, la nebbia si toglie e si riesce ad avere una panoramica generale della montagna. Allora vi parlerò di brutte giornate, belle giornate e loro conseguenze.
Volevo però precisare una cosa che credevo fosse chiara fin dal giorno in cui è nato questo blog. Questo sito non ha pretese di nessun tipo, meno che mai di far politica e nemmeno di rappresentare il VERBO. Qui si racconta e si mostrano foto, video. Per la maggior parte delle volte sono stata io a raccogliere il materiale, altrimenti siete stati voi lettori ad inviarmelo. Indipendentemente dagli incarichi professionali che, negli anni, mi sono trovata a ricoprire, qui ho sempre solo parlato di pastorizia, allevamento, alpeggi. Ovviamente, qualora lavoro e passione hanno trovato punti di fusione, ho segnalato qui convegni, inaugurazioni, mostre, iniziative. Non pretendo che a tutti piaccia quello che scrivo, ci mancherebbe!
Anche nella mia vita personale ho avuto momenti di nebbia e si sole, ma sono una testa dura e quindi il cammino prosegue: quello della vita, delle passioni, del lavoro. Arrivare a chiedere che io venga rimossa da uno dei miei attuali incarichi professionali perchè ho spiegato i motivi per i quali la maggior parte dei pastori piemontesi sarebbero daccordo con un contenimento dei predatori mi sembra ridicolo.
I risultati scientifici ed analitici del lavoro di cui mi sto occupando verranno resi pubblici nella sede opportuna e soprattutto alla conclusione dei lavori. "Storie di pascolo vagante" è uno spazio mio personale dove trova ospitalità ogni tema che ha a che fare con la pastorizia ed ogni dibattito, confronto, opinione a riguardo.

Sui pascoli d'alpeggio l'eco delle parole e delle polemiche che infiammano il mondo virtuale e non giunge attutito e più che mai inconcepibile. Qui i problemi sono tutti concreti e richiedono interventi immediati, fin dal momento che ci si alza la mattina e la nebbia già avvolge le cime delle montagne. Bisogna dividere il gregge, sta iniziando la stagione dei parti e quassù non c'è erba sufficiente o di qualità ottimale per pecore che devono allattare uno o due agnelli. Inoltre come si farebbe a fare recinti fissi o andare al pascolo con un gregge contenente agnelli di pochi giorni, tra queste rocce e questi pendii?

Fin quando i nati erano quattro o cinque una soluzione temporanea la si poteva trovare, ma tra poco gli agnelli aumenteranno. Molti pastori hanno iniziato a stagionalizzare i parti, riducendo o evitando le nascite nel periodo estivo. In montagna i rischi sono maggiori: volpi, corvi, aquile, buche tra le pietre… E poi serve una persona apposta a badare al gregge degli agnelli, ma le altre pecore non possono essere lasciate sole. Anche quando si è in due, dividersi vuol dire lasciare da solo chi bada al gregge… lo si può fare aumentando i rischi e la fatica. Tra l'altro, in questo periodo la richiesta di agnelli è in leggera crescita ed i prezzi sarebbero un po' più remunerativi che in altri momenti dell'anno, ma quasi nessuno ha animali già adatti alla vendita, visto che le nascite sono appena iniziate.

Dopo aver diviso il gregge, si scende con le mamme, i piccoli e le pecore prossime al parto. Per fortuna gli agnellini sono ancora pochi, perchè già così è una faticaccia: davanti bisogna frenare le pecore che vorrebbero scendere di corsa verso il verde che intuiscono esserci in fondovalle, dietro c'è la solita confusione di belati, di chi resta indietro, di chi attarda a studiare una foglia, un sasso, una cavalletta.

Ci sono quelli più grandicelli ed arditi, nati la settimana prima, per i quali la "transumanza" è una gioiosa passeggiata, ed altri che devono essere portati in braccio dal pastore. Ogni tanto una sosta per pascolare, per ricompattare il gregge, per tirare il fiato. Nonostante la nebbia, si è fradici di sudore e digiuni dal mattino. Il pranzo sarà un discorso da affrontare solo quando le pecore saranno tranquille ed alla fine l'orario sarà più che altro quello della merenda. Anche così però basteranno poco più di una decina di minuti per dover poi andare a recuperare animali sparsi un po' dappertutto lungo il pendio. Ci fosse erba di qualità migliore questo non accadrebbe, ma la montagna qui è quella che è…

Si riparte per arrivare a destinazione quasi a sera. Bisogna ancora preparare il recinto, bello grosso affinchè chi vuole ancora pascolare possa farlo durante la notte. Un recinto più piccolo adiacente al primo è per la pecora che ha partorito durante la discesa. Mentre cala l'oscurità, nella nebbia che non accenna a sollevarsi, risuonano più in alto le grida e l'abbaiare dei cani. Si riuscirà a recuperare tutti gli animali là tra canaloni e cespugli? Se almeno si vedesse qualcosa…

Anche l'indomani la nebbia arriva fin da subito. C'è la sgradevole sensazione che qualcosa sia andato storto nella notte, perchè giù in basso stanno arrivando nuvole di corvi che volteggiano e poi calano in picchiata. Anche i cani sono inquieti e guardano verso il basso, fiutando l'aria. Il pastore, ormai solo, indirizza il gregge verso l'altro versante ancora da pascolare. Pendii ancora più ripidi, ancora più rocciosi. E la nebbia cala, inesorabile, avvolgendo tutto per ore ed ore. Solo chi questa montagna la conosce anche ad occhi chiusi sa dove andare a cercare gli animali, ma servirebbero non due, non dieci, ma cinquanta persone per sorvegliare il gregge, in un posto così, con una giornata simile. Per di più dovrebbero avere tutti pratica di alpinismo e non soffrire di vertigini.                 

Passano le ore, il pastore sparisce giù in basso dopo aver teso le orecchie alle campane. Poi ricompare e sale a cercare il resto del gregge. Un istante di "maggiore visibilità" tanto per capire se ci sono animali sparpagliati tra le cenge, poi di nuovo più nulla per un tempo che pare interminabile. Anche il suono delle campane sembra venire ora di qua, ora di là. Sola, cerco di sforzarmi pure io a capire, per poi poter riferire al pastore più tardi, quando finalmente tornerà. Qui il telefono non prende ed il senso di smarrimento è totale. Anche se esperta di pastorizia, una persona non pratica del posto qui faticherebbe davvero a svolgere il suo mestiere.

E' sera, la voce del pastore arriva da più in alto. Ci sono anche belati e campanelle, forse gli ultimi, perchè il resto del gregge si è ormai avviato verso il recinto. Ma poi all'improvviso arriva il vento e la nebbia si dissolve mostrando un cielo livido. E' un vento a raffiche, autunnale. Fosse arrivato prima… Ci sono 5 pecore ferme su di una cengia molto più indietro, molto più in alto. Ed altre che forse però si stanno avviando. E ancora due in un posto molto pericoloso da raggiungere, più in basso. Il pastore impreca, ma almeno sa che, nonostante la faticaccia che ancora lo aspetta per ricondurle al recinto, quella sera nessuna resterà fuori.

Le due che si trovavano in basso salgono da sole aggirando il costone e seguendo una traccia nota soltanto a loro. Mi raggiungono mentre sto scendendo. Giù in basso il gregge è solo parzialmente entrato nel recinto, il resto degli animali è sparpagliato lì intorno e bisognerà faticare ancora un po' prima di concludere la giornata. Intanto lassù in alto si sentono i cani ed i comandi del pastore che arriva con le "indisciplinate" che l'hanno costretto ad altre corse, altri metri di dislivello. Nonostante le speranze, il recinto verrà chiuso quando è ormai quasi notte. A questo punto il pastore sa anche quanti animali gli mancano e teme quello che troverà più in basso tra i cespugli.

Il primo cadavere illuminato dalle pile presenta solo il morso sul collo. Sono stati i corvi a creare le altre lesioni, iniziando soprattutto dagli occhi. Il senso di frustrazione e rabbia è immenso, ma lo può capire completamente solo chi fa questo mestiere, chi fa questa vita, chi ha allevato un animale fin dalla sua nascita.

La frustrazione è quella del sapere che, nonostante tutti gli sforzi, nonostante la fatica, nonostante le reti, i cani, nonostante la presenza dell'uomo… Il rischio c'è sempre. Sbaglia chi dice che i pastori si ostinano a non usare questi mezzi di protezione! Li utilizzano eccome! Chi non lo fa (succede specialmente con i cani da guardiania) sbaglia a sua volta, perchè la loro efficacia è dimostrata e ribadita da tutti coloro che invece da anni li hanno inseriti nel loro gregge. Però cosa doveva fare il pastore in quel caso? Avrebbe dovuto risalire di notte, dopo aver chiuso pecore e agnelli più in basso e, insieme all'altro pastore, passare ore ed ore nella nebbia e nell'oscurità, insonni, a pattugliare quella parte di montagna dove si presumeva potessero esserci degli animali rimasti fuori dal recinto? Facile da dirsi, molto meno da farsi, specialmente quando hai 16 e più ore di lavoro alle spalle. "Che senso ha ancora, tutto questo?", si chiede amaramente il pastore. Cercherà gli altri cadaveri il giorno successivo, ne troverà almeno due, mentre i corvi arrivano apparentemente da ogni parte del cielo per partecipare al banchetto. Ma mancano alcuni altri animali e per quelli, in mancanza di "prove", non ci sarà nemmeno il rimborso previsto per i capi predati.

E così nei giorni successivi si abbandona quel posto, lasciando indietro quel po' di erba che c'era ancora da pascolare. Da solo, con le reti in spalla e nello zaino tutto quello che ci poteva stare, cambia vallone, raggiunge l'altro alpeggio dove concluderà la stagione. Non che qui non ci siano pericoli, ma si spera, si spera sempre che ci possa essere qualcosa di meglio. Anche di là c'è poi la nebbia, anche di là versanti ripidi, pietre, valloni e cenge. Ma almeno la sera c'è il conforto di una stufa accesa, di una baita illuminata ed accogliente.

Nei "nuovi" pascoli le pecore si saziano e prendono la strada del recinto ad una certa ora della sera. Questo vale per la maggioranza, ma tocca sempre fare un giro di ricognizione e correre qua e là per colpa di alcune ritardatarie. Finirà, finirà anche questa stagione d'alpeggio. Si attende con ansia di tornare in pianura e ben sapete quanto questo sia incredibile da sentir dire in bocca ad un pastore nato praticamente in alpeggio.

Un mese, poco più o poco meno, poi ci sarà la transumanza. Questo è essere pastori in certe vallate delle montagne del Piemonte oggi, nel XXI              secolo. Non per tutti la situazione è ugualmente difficile, non per tutti i problemi sono i medesimi, ma per certe realtà così stanno le cose. Abbandonare le montagne meno favorevoli a tentare forme di "convivenza" con il lupo? E dove potranno andare quei pastori? Chi pagherà loro le spese aggiuntive che dovrebbero sostenere se anche riuscissero a trovare altri alpeggi da affittare? E chi pagherà le conseguenze dell'abbandono di quei pascoli, pascoli tanto difficili da utilizzare che nessun altro si farà avanti per prendere il posto dei pastori che se ne andranno…?

  1. Innanzitutto le pecore che ho visto in queste foto sono belle cicciotte…complimenti, le mie stanno aspettando la pioggia ormai da troppo e spero che quella di questa notte serva a qualcosa a breve…..vagano mangiando poco o niente e tornano a casa con la pancia quasi vuota per il troppo caldo….nonostante tutto anche noi qui abbiamo i lupi! E che cavolo caldo e lupi! Ma ho parlato con una guardia forestale che mi ha detto che secondo lui qualche volta i pastori con questa storia dei lupi ci marciano troppo che infondo le bestie son pagate e che cosa sarà mai!!!! Dice che c'è chi lo ha fatto apposta a farsi mangiare le bestie!!!!???? Ma scherziamo? Allora parliamo di cifre: 110€ a capo di indennizzo e poi però ne devi spendere 36 per lo smaltimento della carcassa che qui è obbligatorio! E la pecora era gravida, e la rimonta costa, e sai che la pecora morta era una brava mamma con latte abbondante che magari fa sempre un paio di agnelli, magari è anche una delle pecore che ti aiutano a tenere unito il gregge, una di quelle che ti basta un fischio e torna a casa……ma in quale universo 74€ ti ripagano di una perdita così?
    vabeh si è capito da che parte sto?
    Continua così Marzia!
    Valentina

  2. Molto bello il commento di Valentina..
    Ecco cosa intendo io per passione,direi che siamo sulla stessa linea..
    Non siamo tutti uguali,ma per me aver le pecore "piene" alla sera mi fà dormire serena,ogni animale ha una sua storia e quando lo perdi poi manca.
    Con la perdita ci son costi si sà,ma c'è anche tutto il resto..
    Ho un gregge medio-piccolo,ma di quasi tutte posso dire qualcosa..c'è quella che ha tanto latte,quella che scappa sempre dalla rete,quella che fà solo gemelli,quella che porta bene la campana,l'altra che russa..ci son figlie,mamme,zie,nonne..una famigliona di pecore!
    Chi non vive a stretto contatto non capisce e non capirà mai di cosa parlo.
    Si lavora per vivere ma questo lavoro lo fai soprattutto perchè ti piace,se metti sulla bilancia pro e contro,o sei matto o lo fai per passione!
    Cristina.

  3. Quando facevo il divulgatore nella mia regione, la Lucania (o Basilicata), prima di finire tra le carte delle quote latte, una mia collega si impegnò a fondo per proporre una legge che indennizzasse gli allevatori per i danni da lupo.
    Così come ci impegnammo per catalogare i formaggi tradizionali ed evitare che l'entrata in vigore della direttiva CE 54 del 92 causasse la chiusura di molti piccoli allevamenti.
    Nei dieci anni in cui mi sono occupato di quote latte ho visto gli allevamenti ridursi da 1500 a 700, per via dell'applicazione delle norme igienico sanitarie sempre più restrittive e del crollo (in termini reali) del prezzo del latte alla stalla.
    Solo chi è stato allevatore, chi gira davvero nelle stalle, negli allevamenti, chi sa cosa vuol dire esserlo, può capire cosa costa perdere un animale.
    E comunque ti dico che preferirei mille volte tornare a bestemmiare per un contrattempo nella mia azienda a quello che faccio oggi.
    Purtroppo la vita ha voluto altrimenti.
    Quello che mi allarma è il distacco che noto, sempre di più, tra chi si occupa di agricoltura ed allevamento sul campo e chi invece predispone i PSR, la PAC e gli altri strumenti di programmazione.
    E spesso anche chi rappresenta il mondo agricolo non è all'altezza del compito che dovrebbe svolgere.
    Ci sarebbe bisogno di un pò di oggettività e di onestà intellettuale, prima di parlare.
    Ma questa è una merce sempre più rara.

  4. @cristina: si potrebbe capire se si fosse disponibili a farlo… le persone che invece accusano questo blog e gli allevatori partono con il presupposto di sapere LA verità e non credono alle nostre parole: amore, passione, ecc
    @gipo: già… non posso che condividere le tue parole.
    i rappresentanti sindacali troppe volte poi sono solo politici e politicanti che cavalcano la protesta, ma non hanno gli attributi per imporsi laddove situazioni politiche ci sarebbero davvero (vedi le questioni dei contributi, gli affitti degli alpeggi, ecc ecc ecc)

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