Autunno che avanza, senza romanticismo

Strane giornate, queste di fine estate. Tecnicamente è ancora estate, ma l'aria è quella dell'autunno. Lassù alle alte quote certe cose si manifestano più nettamente, senza quelle sfumature delle colline, della pianura. Basta uno sbuffo più freddo e potrebbe persino nevicare, uno di questi giorni.

Dopo quel caldo c'erano state giornate ancora limpide e terse, con un sole sì caldo e bruciante, ma senza essere soffocante o fastidioso persino in montagna. L'erba però aveva cambiato faccia: nel giro di pochi giorni il sole, il caldo, ma soprattutto il vento l'avevano mutata in distese dai colori più tendenti al giallo ed al marroncino che non al verde.

Sotto all'apparenza delle spighe secche c'è ancora tanto da pascolare, foglie verdi e, in alcuni punti, ricrescita del pascolamento di inizio stagione. Però anche la bella giornata tersa diventa improvvisamente fresca la sera, quando tramonta il sole. E l'oscurità arriva prima, già le ultime fasi di rientro al recinto avvengono con sempre meno luce.

E' l'autunno che avanza. Sono belli i colori, sono belle le pecore che si avvicinano al momento del parto, è bello pensare alla stagione che va alla fine, perchè su di qua da faticare ce n'è davvero a non finire. Se alcuni dalla montagna non se ne andrebbero mai, altri da qualche tempo non vedono l'ora di scendere. Perchè l'autunno non è solo il momento in cui le piogge ti possono bloccare senza che tu possa nemmeno rientrare alla baita, non è solo la stagione in cui può arrivare la nevicata improvvisa. L'autunno, da qualche anno a questa parte, un po' per tutti è il periodo più rischioso per gli attacchi dei lupi.

Le belle giornate di fine estate vedono la luce farsi più radente, le pecore che tendenzialmente pascolano più tranquille, come se sapessero che devono riempirsi la pancia in attesa di giornate di maltempo. I pastori iniziano a calcolare i giorni che restano, suddividendo mentalmente le varie aree, pensando a come e quando pascolarle. Poi però, inevitabilmente, questi progetti non verranno rispettati…

Ad esempio, quando arrivano le piogge, tocca cambiare i programmi. Perchè quando piove gli animali pestano l'erba e la sprecano. Perchè quando piove con una nebbia tanto fitta in certe zone non puoi andare, per timore che qualcuna resti indietro e che non si riesca a chiuderle tutte nelle reti, la sera. Oltretutto le ore di luce più scarse fanno sì che il rischio di non vedere le ritardatarie o di non riuscire ad individuarle in tempo aumenti, lasciandole così fuori dal recinto alla mercè dei lupi.

Una giornata di pioggia, secondo il punto di vista dei pastori, può essere buona quando… non c'è la nebbia. Nuvole alte, buona visibilità, anche se piove può andar bene così. Ma la pioggia a dirotto con la nebbia proprio no. E aspetti al riparo di una balma, finché inizierà a colare l'acqua lungo la parete di roccia e ti costringerà ad andartene anche da quello scomodo rifugio. Certo, pare anche romantico a leggerlo e vederlo in foto, ma provate un po' a viverlo! Non c'è nulla di romantico in tutto questo.

Il giorno successivo era quasi una di quelle buone giornate di pioggia. Non che l'acqua a questa stagione serva per i pascoli quassù, ma è una manna pensando all'erba giù in pianura, ai pascoli che serviranno dopo la transumanza. La pioggia però si fa insistente, diventa un vero e proprio rovescio a cui segue una pausa di minore intensità, e poi altri rovesci, per tutto il corso del pomeriggio. Niente foto o quasi quando l'acqua battente ingrossa improvvisamente i ruscelli che ormai erano praticamente in secca. Le pecore si rifiutano di attraversare l'acqua marrone che rumoreggia portando pietre verso valle.

Le pecore smettono di mangiare, le capre cercano delle balme sotto cui ripararsi. I pastori ora cercano di difendersi dall'acqua e dal vento, ora sudano sotto la cerata e l'ombrello per cercare di fermare quegli animali che già tentano di scendere verso il basso. E' vero che il clima è autunnale, ma non è ancora il momento della transumanza!

Da sole le pecore rientrano al recinto passando in mezzo ai ruderi delle vecchie baite. Qua e là comunque ci sono delle ritardatarie che i pastori devono correre a recuperare. Finalmente smette di piovere, ma è una breve tregua. Ormai si è fradici, l'umidità è passata ovunque, dentro agli scarponi, agli stivali, tra maglie, pantaloni e camicie. Un pasto caldo è un sollievo, ma anche il vestiario di ricambio è comunque umido. Non c'è la possibilità di accendere un fuoco, di scaldarsi e fare asciugare qualunque cosa. La speranza è nelle previsioni del tempo, che annunciano miglioramenti… Intanto persino il pavimento della vecchia baita è fangoso e viscido.

Questa pecora ha partorito proprio in una giornata così e l'ha fatto nel punto più lontano dal recinto. Il pastore l'ha recuperata ed ha portato in braccio il piccolino. Per i prossimi giorni per loro non ci sarà da seguire il gregge, ma mamma e piccolo saranno confinati insieme ad altri in un recinto accanto alle baite. Un tempo i parti si susseguivano durante tutto l'anno, ma ormai quasi tutti i pastori preferiscono stagionalizzarli, se non hanno un aiutante che badi al gregge degli agnelli. Troppo grande il rischio delle predazioni: o si seguono gli agnelli, o si sta con il gregge delle pecore. Rimandare oltre un certo tempo le nascite però non è conveniente, visto che questa è l'unica fonte di reddito per i pastori.

L'indomani il bel tempo quassù è arrivato davvero, mentre invece la pianura resta coperta dalle nebbie. Tipico dell'autunno, avere giornate così. Anche il sole, quando arriverà, avrà un calore diverso. E' comunque quel che serve per far asciugare tutto. Lo spazio tra le baite si colora di ombrelli, giacche, pantaloni ed ogni altra cosa stesa ad asciugare, persino i cuscini, le coperte ed i sacchi a pelo.

Uno degli ospiti della vecchia baita si fa sempre più sfacciato e decide di partecipare alla colazione insieme ai pastori. La tazza di thè non è di suo gradimento, ma un biscotto, magari… La lotta contro i topi va avanti da inizio stagione, questi ultimi tra poco torneranno ad essere padroni indisturbati, rosicchiando tutto quello che verrà lasciato lì senza la possibilità di metterlo sufficientemente in salvo. Può essere carino e simpatico da vedere così, ma quando ti tocca buttar via quanto ti sei portato fin lassù in spalle, negli zaini stracolmi e pesantissimi perchè lui o i suoi parenti l'hanno intaccato o insozzato con escrementi ed urina, non ti senti più così amichevole.

Ancora una volta verso la cresta, c'è qualche ultimo ciuffo da pascolare. A dire il vero la pastura sarebbe ancora abbondante, ma gli animali sono inquieti e non vogliono saperne di fermarsi. Tutto il giorno è un continuo camminare, quasi senza consentire ai pastori nemmeno di pranzare. Intanto le nebbie, dalla pianura, risalgono i versanti.

Per fortuna è una nebbia gentile, che va e viene, poi si dissolve nel pomeriggio. E' bastato quel poco di nebbia e la breve sosta per mangiare qualcosa per far sì che il gregge si incamminasse lungo il viottolo ed attraversasse tutta la montagna. Su altri pascoli non farebbero così, qui è il territorio ad influire sul comportamento degli animali in modo dominante. E così tocca dividersi, tocca correre, i cani per fortuna aiutano e non poco, arrivando ancora più in fretta dove l'uomo altrimenti faticherebbe a raggiungere le pecore. Può sembrare romantico, il mestiere del pastore, ma venite a passare una settimana quassù. A fine giornata probabilmente la penserete diversamente.

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  1. Romantico? E' un mestiere tutt'altro che romantico, specialmente negli ultimi giorni, con le notizie che sentiamo e leggiamo, tutti i pastori vivono le giornate con le orecchie e occhi ben aperti a controllare che niente rovini questo ultimo mese sugli alpeggi. Di notte appena sentono un campanaccio suonare o i cani abbaiare, saltano giu dalla branda e con la torcia  vanno a controllare intorno a recinto che tutto sia tranquillo!?!! Poi quando ti ritrovi i topi girovagare tra le tue cose…. Altro che romantico! Gloria

  2. Romantico? E' un mestiere tutt'altro che romantico, specialmente negli ultimi giorni, con le notizie che sentiamo e leggiamo, tutti i pastori vivono le giornate con le orecchie e occhi ben aperti a controllare che niente rovini questo ultimo mese sugli alpeggi. Di notte appena sentono un campanaccio suonare o i cani abbaiare, saltano giu dalla branda e con la torcia  vanno a controllare intorno a recinto che tutto sia tranquillo!?!! Poi quando ti ritrovi i topi girovagare tra le tue cose…. Altro che romantico! Gloria

  3. Proprio venerdì scorso, percorrendo lo splendido Vallone di Unghiasse, nelle Valli di Lanzo, mentre osservavo il lavoro dei margari, riflettevo sulla durezza di quella vita.
    Io, felice di salire al di sopra delle nuvole, per raggiungere uno specchio d'acqua, a cui già da tempo ho consegnato un pezzettino della mia anima, mentre Silvano, un bambino di pochi anni aggrappato alle lose della malga, non vede l'ora di scendere a valle neanche sapendo da quanto tempo è in alpeggio. I genitori prigionieri di quel mondo non li ho neanche visti tanto indaffarati nei Gias.

    Quota 2300 metri, al limite di tutto. Ma sovente vengo catturato dal contrasto della bellezza di certe giornate in montagna con la fatica di chi ci lavora e cerca di strappare un po' di vita in quell'ambiente così difficile.

    Per chi osserva, con occhi aperti, è difficile non rimanere un po' rapiti da certe sensazioni. A me succede, forse perché, da bravo cittadino, sono più spesso colpito non dai contrasti ma dalla bruttezza degli accostamenti…duri anche quelli: tanto rumore, tanto lavoro, tante puzze, tanti rifiuti, tanta indifferenza…

    Tanta miseria che sovente non è neanche un po' stemperata da un angolo di cielo limpido.

    Nessun romanticismo,  neanche in pianura.

  4. Proprio venerdì scorso, percorrendo lo splendido Vallone di Unghiasse, nelle Valli di Lanzo, mentre osservavo il lavoro dei margari, riflettevo sulla durezza di quella vita.
    Io, felice di salire al di sopra delle nuvole, per raggiungere uno specchio d'acqua, a cui già da tempo ho consegnato un pezzettino della mia anima, mentre Silvano, un bambino di pochi anni aggrappato alle lose della malga, non vede l'ora di scendere a valle neanche sapendo da quanto tempo è in alpeggio. I genitori prigionieri di quel mondo non li ho neanche visti tanto indaffarati nei Gias.

    Quota 2300 metri, al limite di tutto. Ma sovente vengo catturato dal contrasto della bellezza di certe giornate in montagna con la fatica di chi ci lavora e cerca di strappare un po' di vita in quell'ambiente così difficile.

    Per chi osserva, con occhi aperti, è difficile non rimanere un po' rapiti da certe sensazioni. A me succede, forse perché, da bravo cittadino, sono più spesso colpito non dai contrasti ma dalla bruttezza degli accostamenti…duri anche quelli: tanto rumore, tanto lavoro, tante puzze, tanti rifiuti, tanta indifferenza…

    Tanta miseria che sovente non è neanche un po' stemperata da un angolo di cielo limpido.

    Nessun romanticismo,  neanche in pianura.

  5. @gloria: solo la passione fa diventare romantico anche quello che subito non lo è affatto… è un mondo che amo con tutto il mio cuore e le mie forze, anche se spesso ha dettagli amari, tristi, dolorosi, sgradevoli. è la vita, si lotta per cercare di migliorarla, sempre!
    @beppeley: sei un cittadino, ma umile, con voglia di capire e conoscere. questo è il giusto spirito per cogliere il romanticismo, i problemi, le contraddizioni, i contrasti…

  6. @gloria: solo la passione fa diventare romantico anche quello che subito non lo è affatto… è un mondo che amo con tutto il mio cuore e le mie forze, anche se spesso ha dettagli amari, tristi, dolorosi, sgradevoli. è la vita, si lotta per cercare di migliorarla, sempre!
    @beppeley: sei un cittadino, ma umile, con voglia di capire e conoscere. questo è il giusto spirito per cogliere il romanticismo, i problemi, le contraddizioni, i contrasti…

  7. scusate..e vi lamentate di lupi e topi e quant’altro!! ao! a belli pastori, devono vivere pure loro in qualche modo no?! in fondo siamo noi che abbiamo in verità invaso il loro territorio, il territorio dei lupi, siamo noi che gli abbiamo portato le pecore, siamo noi che andiamo o andavamo a caccia di selvaggina portandogli via pure quella, la loro ultima chance di sopravvivenva e ora ci lamentiamo tanto e li vogliamo vedere morti se ci mangiano una pecora per sopravvivere?? son d’accordo, nessuno può capirvi, ma voi non potete capire i lupi! non li sto giustificando, ma tutta quest’odio verso di loro è arcaico e lo speravo superato!immagina di essere al loro posto! proteggete meglio le pecore incinta no?! i lupi non ne hanno colpe!

    • per proteggere la pecora il pastore, dalla notte dei tempi, si è sempre difeso. allora ammazziamo tutta l’umanità, perchè ciascuno di noi potenzialmente occupa lo spazio di qualche essere vivente “selvaggio”.
      non è odio arcaico, è semplicemente vita. laddove il mestiere è ancora naturale (pastorizia), si lotta per sopravvivere… ma tanto queste cose è inutile spiegarle a chi non vuole nemmeno provare a capire

      • Siamo alle solite..ma la gente parla solo perchè ha la lingua in bocca???Non sopporto più sti commenti di gente che parla tanto per..siam tutti al mondo e tutti dobbiam vivere,bisogna potersi difendere,quando ci mettiamo il lavoro e la propria vita!
        E’ vero,ogniuno di noi occupa qualche spazio di qualche animale,se questa persona ha un topo in casa se lo tiene?o le mosche,o le zanzare..son tutti esseri viventi no??
        Torno a ripetere..documentatevi e poi parlate!!

      • Perchè…scusate e ao!a belli pastori..mi sà ti sfottò e presa per il sedere..se non sei una pastora e non sai di cosa parli,lavati la bocca prima di parlare..

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