Età media: meno di 23 anni!

Non vi presento nessuna faccia sconosciuta, i protagonisti di oggi li conoscete già tutti. Ivan lo avevo intervistato questa primavera mentre mungeva le sue pecore all'ombra di un pioppeto, sua sorella Katia ed il fidanzato Omar invece li avevamo già incontrati lo scorso anno proprio nello stesso alpeggio dove sono tornata in uno di questi torridi giorni di un'estate tardiva. All'epoca non avevo ancora in mente di realizzare un libro sui giovani allevatori, ma adesso che sto lavorando a questo progetto tornare da loro era un obbligo. Che dire di questo alpeggio dove l'età media dei conduttori non arriva a 23 anni? Classe 1984 Ivan, mentre sua sorella ha appena 20 anni e 21 il suo fidanzato. Salvo nelle situazioni eccezionali e nei momenti quali la transumanza, normalmente nessun altro si trova con loro a lavorare quassù. Anzi, è capitato che Omar dovesse scendere per qualche giorno durante la fienagione, per aiutare il papà che aveva avuto un incidente.

L'unica comodità quassù è la strada, fatta aprire non molti anni fa. Permette di raggiungere in auto l'Alpe Giulian, in Val Pellice. Un bel vallone, buoni pascoli, c'è spazio per la mandria, per il gregge e per le capre. Queste sono le prime che incontro, per l'occasione condotte dal giovanissimo Simone, che dovrebbe concludere la sua vacanza e tornare in fondovalle a studiare per la scuola che sta per iniziare, ma che preferisce rimanere quassù, attratto da questo mondo che lancia richiami più forti dei libri. Il gregge è ancora nel recinto, ma vedo il pastore che sta salendo a piedi. Ormai è ora di andare al pascolo. Al mattino per tutti c'è la mungitura delle vacche, poi Katia si occupa dei formaggi, Ivan delle pecore ed Omar delle vacche.

Poco o nulla è cambiato nella situazione delle baite, per la maggior parte diroccate o pericolanti. Eppure questi tre giovani già da tre anni salgono qui con i loro animali. Inevitabile chiedere loro cos’hanno detto le famiglie quando hanno saputo di questa scelta. “Ci hanno chiesto se ci rendevamo conto che poi dovevamo cavarcela da soli”, risponde semplicemente Katia. E’ lei a farsi carico di gran parte dell’intervista, supportata dal fidanzato con qualche aggiunta e precisazioni. Formano una bella coppia, lo stretto legame tra di loro è evidente nei piccoli gesti e negli sguardi che si scambiano. Colpiscono per la determinazione, la saggezza quasi antica, la pacatezza e la grande forza d’animo. “Proveniamo entrambi da famiglie di allevatori, i nostri padri ed i nostri nonni già avevano le bestie. Quella di continuare è stata una decisione spontanea. Abbiamo sempre fatto questo lavoro. Già quando andavamo a scuola, arrivavamo a casa e si andava a dare una mano. Ci sono quei momenti in cui pensi che sarebbe meglio fare altro, magari quando sei sotto la pioggia o la neve, ma in giornate come oggi sicuramente no.

Prima raggiungo Ivan per un saluto e quattro chiacchiere. Il cane maremmano mi avvista da lontano, abbaia e si avvicina correndo, con fare minaccioso. Lo aspetto immobile, mi annusa appena e poi passa oltre, giudicandomi innocua. Non era andata altrettanto bene a quei turisti che invece avevano reagito urlando e tirando pietre… La stagione non è delle migliori, il maltempo ha imperversato fino a pochi giorni fa, con pioggia, molta nebbia ed anche la neve, già in due occasioni. C'è sempre il timore degli attacchi del lupo, il pastore ha trovato dei camosci mangiati, ma per il momento fortunatamente il suo gregge non ha subito danni. In compenso mi aggiorna su altri attacchi verificatisi in zona e nella vallata confinante. Le pecore si incamminano, mi dice che andrà a pascolare più in alto, dove c'è ancora erba da finire prima che l'estate cambi faccia e magari arrivi nuovamente il freddo. Mi accompagna fin sopra alle baite ed io scendo ad intervistare gli altri due giovani.

Già dall'alto è chiaro come la situazione dell'alpeggio non sia buona. “Qui mancano le strutture: le baite stanno crollando, c’è giusto quella per lavorare il latte e ne abbiamo sistemato come potevamo una da usare come cucina. Per dormire usiamo la roulotte e l’altra baita coperta di nylon. Quando tira vento sembra che ti debba portare via. Il momento più difficile è al mattino, quando piove e c'è vento, ma poi passa. Manca una stalla, mungere e far dormire le bestie lì fuori nel fango non va bene. Quando mungi sotto la neve, le giacche impermeabili tengono fino ad un certo punto, poi esce l’aria fredda ed è così tagliente che ti porta persino via le forze. Non senti più le mani per il freddo. Di notte sai che i vitelli stanno male per il freddo e la pioggia, così non riesci nemmeno più a dormire.

Le strutture utilizzate sono però pulite, dignitose ed ordinate: essenziale e colorata la cucina/sala da pranzo che Katia mi mostra con orgoglio, dove un doppio nylon cerca di tenere fuori la pioggia ed il freddo. Minuscolo, ma lindo il caseificio con i sarass appesi a scolare. La situazione precaria dell’Alpe Giulian contrasta con quello che vi era un tempo quassù: svariate baite a creare un piccolo villaggio che ospitava numerose famiglie durante la stagione estiva.

Oggi le baite sono tutte in pessime condizioni ed anche il cartello che indica la vendita di formaggi non riesce ad attirare più di tanto i turisti di passaggio.“Gente ne passa, soprattutto stranieri che fanno la GtA. Però dovessimo vivere dei formaggi che vendiamo quassù, potremmo lasciar perdere”, commenta amaramente Katia. “La gente non è invogliata ad entrare tra le baite, in una situazione del genere. Non fa tanta bella figura veder quattro pietre! Quelli che passano poi vorrebbero una fettina di toma, un paio di etti. La gente non vuol più spendere, si sente la crisi. I formaggi li portiamo giù due volte la settimana, anche perché qui non abbiamo molto spazio per farli stagionare. Faccio le tome, il sarass del fen, le tome con le erbe, il ginepro, il peperoncino, poi la ricotta. Ho imparato da mia mamma. Prima era lei a farli ed io andavo al pascolo, pulivo la stalla. Dove eravamo prima al Chiot la Sella c’erano delle belle strutture, ma mancavano i pascoli.”.
Katia aveva le idee chiare fin dai tempi della scuola: “Sono andata avanti ad Agraria fino al terzo anno, ma avevo già in testa di fermarmi lì. Mia mamma voleva che andassi avanti, ma io niente.
Io invece sono arrivato alla terza media, poi c’era lavoro a casa e, per andare a scuola a scaldare il banco, meglio mettersi a lavorare subito”, completa Omar.

Io sono più per la montagna, a me qui piace, ma è anche perché c’è lui, perché dovessi stare da sola… Omar invece, a lui piacciono i macchinari, i trattori.
Sì, però più che altro è perché giù, quando finisci, puoi uscire con gli amici.
A volte gli amici vengono anche qui, siamo una bella combriccola. Qualche settimana fa abbiamo festeggiato il suo compleanno ed eravamo veramente in tanti. La maggior parte dei nostri amici hanno bestie pure loro, anche se magari lavorano via. Per uscire la sera insieme deve esserci gente che capisca, che abbia i tuoi orari. Quassù ci alziamo alle 5:00 ed andiamo avanti fino alle 23:00 la sera.
Solitamente i giovani di quest’età li ho visti affiancare le famiglie in attesa di rendersi indipendenti, ma in questo caso invece è avvenuto una quasi un passaggio del testimone anzitempo, con i genitori che si occupano dei lavori in fondovalle ed i giovani a cavarsela da soli in montagna. Katia guarda Omar mentre risponde alla mia domanda sul futuro: “Speriamo di tirarci su un’azienda nostra insieme, poco per volta.
Un giorno avere dei bambini che vogliano continuare a fare questo mestiere”, aggiunge lui.
Per insegnare loro quello che noi abbiamo imparato dai nostri genitori!”, completa Katia.
Penso ai tanti altri giovani incontrati fino ad ora: Katia ed Omar sono una vera coppia, uniti nella vita e nel lavoro, così giovani, ma così determinati. Meriterebbero tutto il meglio ed invece la vita ha già riservato loro delle durissime prove da affrontare.

Dormire in roulotte oggi può sembrare una sorta di vacanza, ma non è così con il maltempo, specie a queste quote. Ma l'alpeggio è comunale, si paga l'affitto, il contratto è di 5 anni, però fino ad ora non è ancora stata realizzata nè la baita per le persone, nè la stalla per le bestie.
Con una giornata così, vedi le tue bestie tranquille che mangiano, fanno battere le campane. Dopo anni di fatica, avere una bella mandria. Sono queste le cose belle di questo mestiere.
Anche quando arrivano alla sera belle piene”, aggiunge Omar.
Sì, e quando nasce una bella vitella o una bella capretta da allevare.

Dopo aver visitato le baite in uso e con una fetta di ottima toma d'alpeggio, con la pasta di un bel giallo e profumata di erbe, mi allontano sotto il sole. Si può solo immaginare cosa vuol dire mungere qui, in una mattinata di pioggia. I tre scagn per i tre ragazzi sono in attesa della mungitura serale. Ancora una volta ho incontrato grande dignità e coraggio. Si lavora con un pizzico di rabbia, perchè ci si sente dimenticati. Ma non per quello si piange, ma ci si tira su le maniche e si va avanti, nella speranza che prima o poi venga riconosciuto il loro lavoro. C'è sfiducia nei confronti della politica, perchè "…sono tutti uguali. Dire è una cosa, ma poi fare è un'altra."

Fa troppo caldo perchè io abbia voglia di scendere fin dalle vacche per fotografarle da vicino. Il sole a picco toglie le forze e fa quasi girare la testa. Più tardi arriverà qualche nebbia, qualche nuvola alta portata dal calore. Incontro due escursionisti tedeschi e nessun altro, nonostante sia un sabato di bel tempo nel mese di agosto. Scendo pensando a quanti insegnamenti si possono trarre dalla storia di Ivan, Katia ed Omar. Quanti loro coetanei avrebbero il coraggio di mettersi in gioco così? "Ci siamo lanciati…", aveva detto con grande naturalezza Katia poco prima. Certo, è il loro mondo, conoscevano a fondo il mestiere, ma ciò nonostante sono lassù a 2100 metri di quota, con le loro bestie e la loro giovane età.

  1. …meglio la toma, lo sterco e le alte cime piuttosto che quattro muri, un pc e fuori asfalto e cemento – per non meno di 40C°!!!!!!
    Grandi, avete tutta la mia ammirazione. Buon lavoro.

    ….però che caldo che fa anche lì dalle vostre parti…

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