Sempre meno giovani vogliono farlo

Visto che è stato proprio un Valdostano a darmi l'idea per il libro sui giovani, era inevitabile che, prima o poi, andassi anche da quelle parti a realizzare qualche intervista ai giovani. In questo caso sono salita a Saint Barthélemy epoi ho proseguito "fino in fondo alla strada", come mi aveva spiegato Yves prima di salire nell'alpeggio alto, dove il telefono non prende più. Ci tenevo ad andare là, perchè mi ricordavo le belle foto che Yves aveva postato su Facebook durante la scorsa stagione d'alpe.

L'erba del vicino pare sempre più verde, ma è inevitabile rimanere un po' a bocca aperta mentre si sale sempre più su lungo questa strada. Pascoli spendidi, il panorama, certo, ma anche la stessa strada che raggiunge quote così elevate, e poi le strutture d'alpeggio. La proprietà è privata, le ristrutturazioni quindi sono state a carico del proprietario, ma beneficiando di un contributo del 75% erogato dalla Regione. Manca solo la centralina, anche se tutto sarebbe predisposto, perchè il proprietario non ha voluto affrontare anche questa spesa.

Yves (classe 1989) e suo fratello Loris (classe 1992) stanno lavorando nei prati sotto l'alpeggio, ma poi lui mi raggiunge, chiacchieriamo un po' e dopo passa ai lavori quotidiani, perchè è venuto il momento di girare le Fontine. So poco niente della realtà valdostana e scopro qualcosa grazie alle parole di Yves e di suo padre, che è al pascolo più a monte con la mandria. Seguo i suggerimenti del figlio e salgo incontro agli animali, che scenderanno a breve per essere chiusi in stalla, in attesa della seconda mungitura. Qui i ritmi e gli orari sono completamente diversi rispetto al Piemonte.

Da quest'anno Yves si occupa della caseificazione. Ha imparato in casa, ma ha anche frequentato un corso indetto dalla Regione, qualificandosi Addetto Casaro. “E’ una vita dura. Ci alziamo alle 3:30, ma ad inizio stagione, quando c’era più latte, erano le 3:00. Si munge, un po’ a mano, un po’ con la mungitrice, fino alle 6:30. Facciamo colazione insieme,  dopo ciascuno svolge il proprio lavoro. Io mi occupo del latte, metto il caglio e poi ci vanno quaranta minuti prima di tagliare il coagulo. Alle 7:00 – 7:30 si staccano le mucche, intanto la fontina gira e scalda. Mio papà va al pascolo, mio fratello pulisce le stalle, io lavo la mungitrice, faccio le Fontine, poi lavo la latteria e giro le forme. Il pranzo si fa quando tornano le mucche, possono essere le 11:00, le 11:30 o anche mezzogiorno, come adesso che sono più lontane. Dopo pranzo andiamo tutti a riposarci un po’ e, verso le 15:00 – 15:30 ricomincia tutto da capo. Stanno al pascolo dalle 18:00 fino alle 21:00 – 21:30. Questo d’estate, quando siamo in alpeggio. Altrimenti d’autunno e d’inverno siamo un po’ più liberi. In primavera le mettiamo già al pascolo, ma conferiamo il latte al caseificio. Il lavoro non manca comunque, ma almeno si è un po’ più tranquilli.

Nel tramuto basso le strutture non sono altrettanto ben sistemate. Yves abita tutto l’anno in montagna, perchè anche la sede invernale è al di sopra del 1.000 metri di quota, ma non si sente isolato. Forse solo quassù in alpeggio, perché anche se si arriva con la strada, manca il segnale del telefono cellulare e quindi pure la possibilità di collegarsi ad internet. “Giù nell'altro alpeggio invece il telefono prende. Serve per comunicare, per conoscere gente nuova, anche in giro per il mondo, in Svizzera… Gente che ha le tue stesse passioni. Puoi venire a conoscere diversi modi di lavorare, vedere le foto dei posti, degli animali. Viaggi anche quando non puoi… Facebook lo uso molto, ho conosciuto tanti amici così e resto in contatto anche con i compagni della scuola. Lo scorso anno avevo più tempo anche quando ero in montagna, ma quest’anno sono impegnato con le Fontine. Per andare in moto dove prende il telefono ci va un bel po’ di tempo.

Nonostante il bel posto, il bell'alpeggio, nonostante la realtà valdostana presenti numerose siatuazioni simili, Yves afferma che il numero di giovani disposti ad affrontare questa vita sia sempre più in calo. "Le Battaglie delle Reines sono quelle che tengono in piedi l’allevamento, in Val d’Aosta, nel bene e nel male. Di giovani in alpeggio ce ne sono sempre meno, perché si fa troppa fatica. O si nasce in qualche grossa azienda e allora si continua lì… Ma tanti su hanno degli operai. Molti giovani tengono delle bestie, proprio per le Battaglie, ma le mandano in alpeggio senza salire loro. Questo in fondo è negativo, si pensa solo alle Reines senza guardare la vera resa dell’animale, il latte. Ce ne sono qui certe che di latte non ne hanno proprio niente. Spingono le vacche pesanti per la battaglia, ma poi sono bestie che non vanno bene per la montagna.
Il tema delle Battaglie ritorna più e più volte nel nostro discorso, d'altra parte è quasi uno dei principali simboli della Val d'Aosta.

La mandria, composta da animali di proprietà ed animali in affitto, conta un gran numero di vacche castane, tra le quali vi sono reines e potenziali combattenti del futuro. Il signor Vial, scendendo dai pascoli, mi spiegava come fosse difficile avere a che fare con questi animali. Rischiano di ferirsi, su terreni così accidentati. La discesa è ripida, bisogna fare attenzione e guidare con cura le vacche, affinché non passino in punti troppo ripidi. “Questa passione è sempre stata nel sangue, una malattia. Lo scorso anno la mia Manila è stata terza e quarta alle eliminatorie di Saint Barthélemy, ma purtroppo quest’anno è zoppa. Poi abbiamo anche le capre, le teniamo praticamente solo per quello. Ne avevo quattro in finale lo scorso anno, una è stata reina, l’altra seconda. Per le battaglie si formano anche molte gelosie. Per me è bello se è preso con sportività, è un’occasione per trovarsi e fare festa insieme, non bisogna rovinare un’amicizia per una sconfitta.”

Passione per gli animali, per le capre, per le vacche, per questa vita e questo duro mestiere. “Avere gli animali è una tradizione, già li aveva mio nonno, poi mio papà, adesso io e mio fratello vogliamo continuare. Sono sempre stato di questo mondo, andavo in stalla fin da piccolo. Adesso è cinque anni che siamo su quest’alpeggio con le nostre bestie ed altre prese in affitto, ma prima mio papà andava a fare le stagioni, guardava le bestie per altri e portava su anche le nostre. Andavamo su pure noi a dare una mano, facevamo una settimana a testa. Io ho iniziato a fare la stagione quando facevo il primo anno di superiori, a guardare non sarei stato nemmeno in regola!
L’alpeggio di Les Reches è situato ad oltre 2400 metri di quota, poco sotto il Santuario di Cuney, il più alto d’Europa. L’alpeggio è uno dei momenti belli di questo mestiere, ma per un ragazzo che comunque passa l’inverno a 1.200 metri di quota forse il significato di salire in montagna è diverso da chi fa la vita del margaro in Piemonte e scende nelle cascine di pianura. “Le soddisfazioni di questo mestiere sono tante: essere all’aria aperta, ma anche mungere ed ottenere tanto latte, poi quando sei al pascolo e la tua mucca vince contro quella di un altro. Ancora quando la caldaia “si alza”, quando c’è tanto latte.

La giornata purtroppo non era delle migliori, ma comunque ho potuto godere del fascino di questi luoghi, pur non riuscendo a vedere interamente le vette che circondano il vallone. Con Yves parliamo anche deli suoi studi. In Val d’Aosta chi coltiva questi interessi ed ha voglia di studiare, sceglie l’Institut Agricole Régional. “E’ una bella scuola, sia per quello che si impara, sia per la compagnia. L’insegnamento è valido, ogni anno ci sono anche dei Piemontesi che si iscrivono. Nell’ultimo biennio ho fatto due stages: in quarta così sono andato in Trentino, sono stato quasi un mese a lavorare in malga. In quinta invece ho passato due mesi in Canada nell’azienda di una scuola dove c’erano mucche e pecore. Sono stato là con Vaira.
Il padre in precedenza mi confidava che questo sarebbe stato l’ultimo anno, l’ultima stagione in alpeggio, per lui: “Il lavoro non manca anche giù, il fieno, bagnare… Se vogliono andare avanti, devono vedere loro.
Commenta Yves: “La mia famiglia forse avrebbe preferito facessi altro, visto che avevo studiato. Non so se davvero mio padre smetterà, ma io voglio continuare. E’ vero che è un mestiere che non rende più tanto, ma nessun altro lavoro dà queste soddisfazioni. Ci sono tanti sacrifici, ma alla fine fai quello che vuoi, sei libero.

Una libertà con molti, moltissimi vincoli. Quelli per cui ci sono ancora molti giovani in valle ad allevare animali, magari anche solo per passione, affiancando quest'attività ad un altro lavoro, ma sempre meno a salire in alpeggio stabilmente per tutta la stagione. Yves lo scorso inverno ha anche avuto un’esperienza di lavoro stipendiato.“Sono andato alla stalla dell’Institut Agricole, facevo un po’ di tutto, dalla mungitura alla pulizia, lì ci sono anche bestie all’ingrasso. Era pesante, mi alzavo alle 4:00 per essere su per le 5:00. Lavoravo fino alle 9:30, ma a volte finivi che erano le 12:00, tornavi a casa e dovevi essere di nuovo là per le 15:30 e c’erano anche lavori da fare a casa… Sono stati dei momenti duri, adesso mi hanno già cercato, ma quest’anno non andrò.
Il futuro è da costruire, pur tra le incertezze che riserva la vita. "Mi piacerebbe fare la stalla nuova giù a casa e mettersi in regola anche con la latteria per lavorare i formaggi. Mi piacerebbe anche aprire un agriturismo, ma per quello bisogna essere in due… Trovare la persona giusta che ami questa vita e voglia fare questo lavoro… C’è mio fratello, certo. Si va d’accordo, ma non sempre! Per mettersi a posto con le strutture non è facile. C’è troppa burocrazia, ti stufano con le leggi. La resa del tuo lavoro poi non è più adeguata al lavoro ed ai sacrifici che uno fa.

Poco lontano un altro alpeggio, recentemente ristrutturato ed ampliato con una grossa stalla che si confonde nel grigio delle rocce circostanti. Da queste montagne non si scende se non per eventi eccezionali, per vedere gli amici bisogna aspettare o che vengano a farti visita, o la fine della stagione. “E’ troppo lontano, ci va troppo tempo. Quando arrivi giù è già ora di rientrare, e allora lasci perdere. Gran parte dei miei amici fanno questo lavoro o comunque hanno degli animali, così capiscono di cosa parli. Tanto alla fine finisci sempre per parlare di vacche, di battaglie!
Come sempre, la vita d'alpe pare un paradiso per il visitatore occasionale, ma la realtà è fatta di fatica, come si è già detto, ed anche di momenti difficili. “Un giorno sono partito che faceva bello, poi di colpo è arrivata la grandine. Non riuscivo a fermare le vacche, sono corso loro dietro. Un po’ per il gelo della grandine, il vento, lo sforzo di correre, sono quasi stato male, mi è mancato il respiro. Chi non vive qui non riesce a capire… C’è una ragazza che  è  venuta da noi qualche tempo fa. E' hostess in una compagnia low cost. Ha una casa a Saint Barthelmy, quindi cercava proprio un alpeggio su di qui… Diceva che voleva lavorare con noi, che poi vuol metter su un allevamento di capre. Ma si alzava alle 11:00! Con il suo lavoro ha orari tutti diversi. Non è facile adattarsi alla nostra vita. Certo, fa anche comodo che ci sia qualcuno che ti dà una mano e prepari pranzo, ma avere gli animali significa un impegno costante, una volta che inizi non puoi tirarti indietro e non puoi farlo solo quando ti va. La gente non si rende conto…

Le vacche entrano in stalla e vanno a posizionarsi al loro posto. “Le mettiamo sempre in stalla, è molto meglio per il latte, rendono di più”, mi spiegano Yves e suo padre. Pranziamo, io rubo ad Yves un po' del tempo per il risposo pomeridiano per l'intervista, poi lascio questo bel posto e ridiscendo a valle. Sarebbe stato più bello salire a piedi per godere appieno del panorama, dei pascoli, per avvicinarsi lentamente ascoltando i suoni ed i silenzi della montagna. Ma il mio viaggio di ritorno è ancora lungo, bisogna scendere nel caldo del fondovalle, dell'autostrada che mi riporterà a casa.

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  1. Ciao Marzia so ke sabato scorso 6 stata dai miei cugini al colle Giulian… Quando ci metti un bel post anke su di loro?
    P.S aspettano cn impazienza che gli porti il tuo racconto!!!
    Nadine

  2. Forse quella ragazza ha fatto del suo meglio pur di stare vicino a voi e imparare un po' del vostro mestiere.  Forse quella ragazza ha sacrificato i suoi giorni di ferie per dare una mano per quanto potesse. Forse quella ragazza di solito si alza spesso alle 3 e mezza del mattino per andare a fare l'assistente di volo e invece di passare le proprie vacanze in giro per i sentieri in montagna, ha passato i suoi pomeriggi a pulire stalle, aiutare a mungere e cucinare, sognando un giorno di avere una piccola stalla e delle caprette tutte sue…

  3. @#3: forse quella ragazza sei tu? 
    certo, ti capisco, ma quello che voleva dire yves credo fosse che un conto è passare qualche giorno, un altro è sceglierlo per la vita. perchè poi sei legato per sempre, ogni giorno, ogni ora.
    quella che sembra libertà (perchè sei in montagna, perchè sei all'aperto) può trasformasi in schiavitù e solo se hai un'immensa passione ce la puoi fare.
    sono io la prima a capirlo, perchè in questo mondo non ci sono nata e, anche se  sto entrando a farne parte, conosco i miei limiti e fino a dove posso spingermi 

  4. Pingback: Ancora disinformazione sul mondo zootecnico: Striscia la Notizia, vergogna!!!! | Storie di pascolo vagante

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