Aumenta il caldo, e…

Scendere dall'alpe ed essere accolta da una cappa di caldo afoso… E' quella che chiamano estate, quella che tanti invocavano maledicendo il "freddo" luglio che ci siamo lasciati alle spalle. Quel caldo risalirà le valli e porterà la "vera nebbia", quella che persiste fin oltre il tramonto. Giorni ancora più duri in certi alpeggi…

Prima di quest'ondata di caldo la nebbia già c'era ed avete imparato a conoscerla con me, in questi mesi. Però magari riuscivi a sbucare in cresta e goderti qualche momento di sole, tra gli sbuffi di nuvole basse che andavano e venivano. Magari però quella nebbia si addensava in certi punti, vedevi il cielo venire scuro, il caldo che si accumulava sfociava in un forte temporale laggiù, da qualche parte, e poi si allontanava senza disturbare chi stava su queste montagne. Le pecore però stavano scendendo…

Bisognava seguirle gettandosi nella nebbia. Il pastore, che conosce ogni pietra della montagna, sa bene dove stiamo andando. Lui questo luogo l'ha ribattezzato il Canalone del Sangue. Ora il sangue non c'è più, ma altri resti sì. "Era impressionante il sangue sulle rocce. Non era rimasto niente, solo gli scheletri e la lana, come li vedi ancora oggi. Sembra com'era lo scorso anno, la neve e la pioggia hanno lavato via solo il sangue."

"Questa era rimasta impigliata con le zampe tra le rocce mentre cercava di fuggire all'attacco dei lupi. Sangue dappertutto sulle pietre e lei ancora lì incastrata, divorata." Lana ed ossa, nemmeno più il "problema" di seppellire il cadavere, perchè i predatori avevano spolpato tutto. Questa non solo è una montagna difficile, ma ormai troppi luoghi parlano di tristi ricordi, di momenti di amarezza, di rabbia.

Per qualche attimo è nebbia fittissima, non si vede più nulla, l'umidità bagna capelli e vestiti, le campanelle risuonano tutt'intorno. Poi lentamente si apre un varco, riesci a capire dove sono gli animali, cerchi di approfittare del momento per capire se ve ne sono di attardati qua e là, se qualcuno invece ha preso altre direzioni. Con un'altra visibilità, potresti correre molto meno tu ed usare di più i cani, ma non con questa nebbia.

Quando le pecore si incamminano da sole verso la via del ritorno, basta uno sguardo al pastore per dire che non sono tutte lì, che ne mancano non solo un paio. Fondamentale essere almeno in due, così uno farà il giro alto, in cresta, e l'altro controllerà invece la parte bassa dei pascoli utilizzati quel giorno. Passi, passi, a ancora passi. Nessun alpinista consuma un paio di scarponi come un pastore…

Il sole del tramonto illumina pascoli dai colori sempre più autunnali. Anche se sta per arrivare un'estate tardiva con questi giorni caldi ed afosi, ormai il ciclo dell'erba va a concludersi, con il freddo dei giorni precedenti che ha "bruciato" l'erba. I temporali serviranno a mantenere verde il ricaccio a bassa quota, quello che si pascolerà quando si prenderà la via del ritorno. Ormai si è superata la metà stagione d'alpe, per i pastori.

Veloce come si era allontanata, la nebbia ritorna creando involontari effetti di bianco e nero. Il sole non riesce a bucarla, ma non fa di certo freddo, anche a queste quote, anche a quest'ora. Il rientro al recinto è lento come al solito, da quando le pecore si incamminano a quando saranno nelle reti possono passare anche due ore. C'è chi pascola ancora, chi si ferma su di una cengia, chi resta attardato, chi invece pensa bene di risalire verso i pascoli già attraversati al mattino.

Giochi di luci prima del tramonto ad illuminare il cammino del gregge. Per quel giorno, almeno sul finire della giornata, la nebbia si è ancora dissolta ed i pastori avranno la certezza di aver chiuso tutti gli animali nel recinto. Serve un'infinita pazienza, in questo lavoro: si parla sempre di passione, di sacrifici, ma forse mai dei tempi lunghi, delle ricerche del singolo animale mancante, di quei piccoli dettagli che fanno grande un pastore. Non serve avere migliaia di capi se poi non si ha cura di quell'unico agnello disperso. A volte la sua ricerca si protrae nella notte…

Giorno dopo giorno le dinamiche sono simili: cielo limpido al mattino verso le montagne, che via via si copre nel corso della mattinata, fino alla salita dell'immancabile nebbia nelle ore più calde. Fino a quando gli animali pascolano sulle parti alte dei versanti si può godere il panorama dalla cresta, ma in seguito toccherà scendere.

E sotto è il solito mare di foschia. A tarda sera vorresti rimanere lassù, goderti il sole fino all'ultimo raggio, il tramonto fino all'ultimo chiarore. Ma tocca scendere, l'alpeggio è lontano, tutte le sere si rientra già comunque a tarda ora e c'è la cena da preparare, di modo che i pastori possano mettersi a tavola non appena avranno finito i loro lavori.

Tra i tanti pascoli sassosi e ripidi, però in tutto l'alpeggio esiste un luogo speciale. Solo lassù si sentono fischiare le marmotte. Solo lassù si può fare per qualche istante quello che molti immaginano essere il "tipico pastore", che se ne sta sdraiato tutto il giorno a sonnecchiare, mentre gli animali mangiano. Le pecore lo sanno, hanno memoria di anno in anno di quel pascolo e già da giorni cercavano di arrivare lì.

E' un pianoro su cui altrove ci sarebbe poco di cui narrare. Ma qui il semplice fatto di essere pianeggiante lo rende speciale. E gli animali si allargano, bevono al ruscello tra le rocce, vanno verso il nevaio perenne che non scioglie mai fino alla fine. Qualcuna addirittura si corica dopo aver pascolato. Una cosa mai vista, su di qui! Eppure altrove è la norma… Non solo il terreno è pianeggiante, ma anche l'erba è di buona qualità.

 

Il concerto delle campanelle pare quasi esagerato, qui che gli animali per una volta pascolano davvero tutti insieme. Ma è questione di pochi istanti, perchè nemmeno il tempo di pranzare e già bisogna correre saltando sulle pietre che ingombrano buona parte del pianoro: un gruppo sale tra i pericolosi pendii sassosi a monte del nevaio, un altro già si incammina verso la cresta. Il cani salgono per arrestare queste fughe: vita dura anche per loro, si dice che già un tempo i pastori facevano indossare loro delle "calze", quando c'era da lavorare in queste pietraie.

Le pecore si abbeverano riflettendosi nella piccola pozza d'acqua. Ci fosse stato il cielo azzurro lo spettacolo regalato da questo posto sarebbe stato ancora più bello. Invece la nebbia incombe nuovamente. In pianura le temperature salgono sempre di più, sfiorano i trenta gradi e li superano. Qui si sta in maglietta, anche con il cielo coperto.

L'arrivo di queste nebbie è diverso da quello delle settimane scorse: sarà sempre più difficile che si dissolvano a sera, magari accadrà solo nella notte, quindi si andrà a dormire con l'ansia di non sapere se effettivamente tutti gli animali sono rientrati. Speriamo che il caldo non duri troppo, anche perchè pure per chi è dovuto scendere a valle non è che si stia poi tanto bene, con queste temperature! Io preferivo decisamente quelle dei giorni scorsi, poco "estive", ma decisamente meno fastidiose!

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  1. Colline Marchigiane: documento un'attacco del lupo di cui sono venuta a conoscenza solo ieri, nonostante non siamo in alta montagna 3 settimane fa a 200 mt dalla stalla e 300 forse dalle case il lupo ha attaccato alle 2 del pomeriggio….7 pecore su 50. Il vicino ha contato 20 capi uccisi nella stessa giornata.
    La beffa sono i 36€ a capo per smaltire la carcassa, e il rimborso ridicolo di 110€ a capo (forse).
    I lupi seguono i cinghiali e poi trovano le pecore. Per gli agricoltori è un danno doppio chi non raccoglie e chi non alleva.
    Valentina

  2. Colline Marchigiane: documento un'attacco del lupo di cui sono venuta a conoscenza solo ieri, nonostante non siamo in alta montagna 3 settimane fa a 200 mt dalla stalla e 300 forse dalle case il lupo ha attaccato alle 2 del pomeriggio….7 pecore su 50. Il vicino ha contato 20 capi uccisi nella stessa giornata.
    La beffa sono i 36€ a capo per smaltire la carcassa, e il rimborso ridicolo di 110€ a capo (forse).
    I lupi seguono i cinghiali e poi trovano le pecore. Per gli agricoltori è un danno doppio chi non raccoglie e chi non alleva.
    Valentina

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