Quasi una rarità

Mentre la gente si lamenta per l'estate "fredda", per qualcuno questa stagione è stata meno peggio degli anni passati. Le temperature più basse hanno evitato parte della "solita nebbia" che si forma quando in pianura si hanno torride giornate afose. Paradossalmente però, certe difficoltà delle brutte giornate le capisci meglio con il sole e l'aria più limpida.

Tanto per cominciare però c'erano nuvole ed aria di pioggia, al mattino. Quella pioggia che non avrebbe tardato ad arrivare. Le pecore erano ancora nel recinto, sembravano non aver alcuna fretta di andare al pascolo, anche quando i pastori aprirono le reti ed iniziarono a chiamarle. Pur in quei ripidi pendii, tutte avevano trovato un posto dove sedersi, la notte.

I resti di una delle due vittime del lupo di qualche giorno prima erano ancora lì vicino. La distanza dal recinto nel momento dell'attacco era poca, ma lei e le sue compagne non erano rientrate con le altre quella sera e questa era stata la sua fine. Oltre al lupo, erano poi passate volpi e corvi nei giorni successivi, fino a spolpare la carcassa. Solo una delle quattro pecore si era salvata senza danni. Il pastore sapeva che mancavano alcuni animali, la sera, quando era rientrato tra nebbia e temporali, ma era stato impossibile trovarli e ricondurli al recinto.

Poco per volta il gregge si era incamminato verso i pascoli, mentre iniziava a cadere qualche goccia di pioggia. Sarebbe stata un'altra di quelle giornate di umidità, pioggia e nebbia bassa? Tanto non c'erano alternative, questo lavoro si fa con qualunque tempo, tribolando ora un po' di più, ora un po' di meno.


 

Uno dei pastori era tornato alle baite, dopo l'apertura del recinto, per medicare la pecora ferita dai lupi. I morsi sul collo stavano guarendo ed anche l'infezione sembrava scongiurata, grazie agli antibiotici. Però lo spavento, la probabile caduta, lo stress avevano causato l'aborto dell'agnello che portava in pancia.
 

Che ci crediate o no, alla fine quella venne definita dai pastori una bella giornata. Certo, aveva piovuto dalla tarda mattinata fino a sera, ma le nuvole erano alte e c'era la visibilità di un giorno di sole. Niente a che vedere con la nebbia fitta dei giorni precedenti. Erba fradicia di pioggia che bagnava gli scarponi, pioggerella fine che non permetteva di chiudere l'ombrello, una mezza balma come parziale riparo nel momento del pranzo, ma comunque una "bella giornata".
 

Anche la sera, quando venne l'ora di tornare al recinto, il gregge si incamminò in una lunga fila. C'erano i soliti gruppetti di ritardatarie, animali che si erano divisi per pascolare qualche cengia, qualche lembo di prato sui pendii più ripidi, tra le rocce. Il pastore così anche quella sera fece il suo giro, ma senza nebbia era tutt'altra cosa, le avvistavi da lontano e potevi mandare i cani a recuperarle. Alla fine potevi stare tranquillo, tutti erano rientrati sani e salvi nel recinto.
 

Quando suonò la sveglia il mattino successivo, la natura regalava un'alba delle più pittoresche. La pianura era sommersa da un mare di nuvole basse, mentre in quota le ultime foschie si tingevano di colori cangianti a mano a mano che il sole saliva verso la linea dell'orizzonte. Contrariamente all'antico detto, il rosso di mattino questa volta non avrebbe portato pioggia, ma alcuni giorni tra i più limpidi di quest'annata.
 

Nella prima parte della giornata qualche nuvola e qualche nebbia si erano comunque alternate, specialmente da questa parte della valle. Raggiunta però la cresta, di là era uno spettacolo di pascoli, di montagne, valloni. Con il canocchiale si poteva andare in cerca delle altre greggi, cercando di individuare le varie montagne di uno e dell'altro. Pastori, margari, alpeggi… Ogni montagna un nome. Come l'alpinista fa a gara a nominare le cime all'orizzonte, qui si individuano pascoli e persone.
 


 

I residui di maltempo si allontanano definitivamente. Da quassù si può vedere tutto, ecco il gregge che si incammina da solo sulla strada del ritorno. Non punta però al recinto, ma a quella parte dei pascoli che non sono ancora mai stati toccati. Erba intera, erba buona, bisogna frenare l'impeto delle pecore, o rovineranno quello che sarà il pascolo per le prossime settimane. Così, con il bel tempo, ci si rende davvero conto di cosa vuol dire andare a recuperare tutte le pecore su queste montagne, la sera.
 

Durante il giorno si allargano, si sparpagliano, percorrono sentieri noti soltanto a loro, sentieri dimenticati. Impossibile tenerle unite, in un posto così. Sarebbe pericoloso e non riuscirebbero ad alimentarsi correttamente. Così le file che si formano durante gli spostamenti si disfano, si sfilacciano, gli animali si disperdono ovunque. E alla sera centinaia di passi per cercare di ritrovarle tutte, incamminarle al recinto. A volte passi appena sopra ad una cengia, ed uno, due animali sono sotto. Non li senti, non li vedi, ma se restano lì sono in pericolo. Li vedi magari dopo, quando stai già scendendo, e allora tocca tornare indietro. Capisci veramente che lavoro tocca al pastore solo in giornate così, perchè quando c'è la nebbia non te ne rendi conto fino in fondo.
 

E' notte quando anche quella giornata finisce. Il gregge è una macchia chiara, indistinta, sul versante. I pastori scendono con le pile, si mangia cena a tarda ora, come sempre. Però queste rare belle giornate risollevano il morale, nonostante tutto. Si spera che il tempo tenga così ancora a lungo, l'erba a queste quote adesso non ha bisogno di altra pioggia.
 

La routine è la medesima, giorno dopo giorno si va al pascolo, ma quando una zona è stata mangiata, ci si sposta verso altri pendii. Sole, aria fresca, le pecore accorrono dove è stato distribuito il sale sulle pietre. Quello è un posto ideale, con un piccolo ruscello che scorre lì vicino. Un po' di sale, un po' d'acqua (ma non troppa), e poi via.
 

In cammino, pascolando lentamente a mano a mano che si sale. Anche gli animali stanno meglio, con queste giornate di bel tempo. Ci si gode la rarità di questi momenti e si considera che, con condizioni meteo favorevoli, anche questa montagna ha il suo fascino. Mancano i pianori, ma senza nebbia è tutto un altro lavorare. Purtroppo si sa che queste condizioni meteo non possono durare all'infinito.
 

Questa volta il pastore lascia che gli animali vadano verso l'erba intera, verso quei pascoli che non erano stati toccati. I pendii invasi da mirtilli e rododendri vengono attraversati, poi si incontrerà erba migliore. Pare folle venire su di qua con un gregge così numeroso, ma l'impoverimento dei versanti denuncia il sotto-utilizzo negli anni. D'altra parte i vecchi dicono che un tempo su di qui saliva un numero di ovicaprini ben maggiore e si portavano su persino le vacche. Basta guardare quante case c'erano e pensare a quante famiglie potevano abitare quassù d'estate.
 

Sopra al pascolo delle pecore c'è una sorpresa, un pianoro che forse un tempo aveva ospitato un lago… Quassù gli animali arriveranno tra qualche tempo, magari la settimana successiva. Erba buona, acqua, e gli immancabili eriofori delle zone umide. C'è persino una famiglia di marmotte, l'unica che io abbia avvistato (e sentito) fino ad ora su queste montagne. Ci fossero più posti così… e invece è solo un piccolo pianoro circondato da ripidi pendii pietrosi, pericolosi da pascolare a causa delle pietre che cadono al passaggio degli animali.
 

Poco sotto, il gregge è tutto allargato a pascolare nella luce radente del sole che si avvia a tramontare. Piccole macchie chiare che si confondono con le rocce di cui sono disseminati i pascoli. Quella è stata l'ultima giornata così tersa, così limpida, poi dal giorno successivo erano tornate le nebbie, le nuvole. Fino a quando però non sono quelle giornate di nebbia fitta dal mattino fino a sera ed anche oltre nella notte va ancora bene.

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  1. Fantastiche le tue storie, splendide le foto dei vari alpeggi e affascinanti i racconti dei pastori che incontri sul tuo cammino. Grazie alla tua passione riesci a dar voce ad un mestiere che ormai sembra esser dimenticato ma che fortunatamente esiste ancora.. continua cosi…

  2. Ogni volta che ho incontrato eriofori alle Ebridi ho pensato a te… Se ti avessi pensato ogni volta che vedevo pecore… non avrei mai smesso di farlo…! ;o). Un abbraccio!
    Chiara

  3. Ogni volta che ho incontrato eriofori alle Ebridi ho pensato a te… Se ti avessi pensato ogni volta che vedevo pecore… non avrei mai smesso di farlo…! ;o). Un abbraccio!
    Chiara

  4. @#1: esiste, resiste… e sempre di più sarà anche il mio mestiere. perdonatemi se un giorno lo narrerò sempre meno e lo praticherò sempre più!
    @chiara:
    @leela: durissima sì, quest'estate in quell'alpeggio mi sta mettendo fisicamente a dura prova!

  5. @#1: esiste, resiste… e sempre di più sarà anche il mio mestiere. perdonatemi se un giorno lo narrerò sempre meno e lo praticherò sempre più!
    @chiara:
    @leela: durissima sì, quest'estate in quell'alpeggio mi sta mettendo fisicamente a dura prova!

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