Speranza e non sogni

Per il mio futuro libro dedicato ai giovani allevatori sono tornata da una "vecchia conoscenza". Sergio lo conoscete già, l'avete già visto altre volte qui sul blog. Io avevo inserito il suo nome tra i primi, quando ho messo giù un elenco iniziale delle persone da intervistare. Non solo pastore, ma anche tosatore… Infatti la prima volta l'avevo incontrato proprio nella stalla del Pastore, intento a tosare il suo gregge insieme ad altri ragazzi. Adesso però sono tornata a trovarlo mentre era al pascolo.
 

O meglio, stava partendo dalla baita per andare poi ad aprire le pecore e condurle a pascolare. La sua è una storia come molte altre, la vita di chi è nato in una famiglia dove l’allevamento si pratica da generazioni. L’alpeggio utilizato è di proprietà, ma la gran parte dei pascoli viene comunque affittata. “Siamo sempre saliti in questa valle, mi hanno portato all’Infernet che avevo pochi mesi di vita: sono nato a marzo ed ai primi di luglio eravamo su. Fino a quando avevo quattro anni siamo stati là, poi ci siamo spostati qui. Mi dicono che non sapevo ancora camminare e già cercavo di prendere dietro a mio padre quando andava al pascolo con le pecore.
La pastorizia è una tradizione di famiglia, ma Sergio parla anche di "malattia". Una grande passione che però ogni tanto subisce dei momenti di crisi, quelli in cui ci si chiede se la strada imboccata sia effettivamente quella giusta. “I miei hanno insistito perché continuassi a studiare, così ho fatto il Murialdo. Mi piaceva pure, ho imparato a fare qualcosa, può sempre servire… Mi avevano subito chiamato a lavorare, una volta finito, ma io invece ho voluto fare questo, non ero di quell’idea.
 

Il gregge si avvia verso i pascoli, la giornata è eccezionalmente limpida, così come da alcuni giorni a questa parte. “Negli anni scorsi abbiamo preso delle decisioni importanti e, quando sei in ballo, devi andare avanti. Abbiamo fatto una stalla a Pinerolo, sono grosse spese e quando le cose non vanno tanto bene diventa davvero difficile. Arrivi a pensare che mollare tutto sarebbe meglio, ma sei vincolato, e allora continui. Pensi sempre che dopo un tempo ne verrà un altro… Quest’anno per fortuna le cose stanno andando un po' meglio.
Le giornate del pastore sono sempre lunghe, ci si sveglia alle 5:30-6:00 e si fa cena mai prima delle 21:00, ma in inverno può anche essere peggio, con giorni in cui si inizia alle 4:30. “Adesso le mungo, porto il latte a casa, facciamo un po’ di formaggi per noi, poi torno dal gregge e vado al pascolo. Da quando c’è il lupo non hai più un minimo di libertà nemmeno in montagna, sei schiavo del tuo lavoro. Non puoi mai lasciarle da sole. Il lavoro è sempre quello di una volta, ma devi esserci dal mattino a quando viene notte. Dicono che la libertà non ha prezzo, quindi ti daranno anche dei soldi per compensarti del fatto che c’è il lupo, ma tanto non te li puoi godere.” C'è molta amarezza nelle parole di questo giovane di soli ventisette anni, come se la vita lo stesse comunque deludendo per quello che gli tocca patire, per le costrizioni che gli vengono imposte.
 

Compare una nuvola, forse sarà la prima, forse il tempo inizierà a guastarsi.  L'amarezza ritorna quando si parla del futuro. “Sogni… I sogni non si avverano. Nel mio futuro vorrei riuscire ad andare avanti su questa strada, ma è una speranza, più che un sogno. Uno si fa tante illusioni, ma poi bisogna vedere la salute. Pensa a quello che è successo a Morena, ad Angela (due giovani mamme che di professione facevano le margare, entrambe venute a mancare improvvisamente nel 2011, ndA).”
Il tempo libero in alpeggio è scarso, se non inesistente, ma mentre sei al pascolo rifletti e mediti sulla vita. “Una volta le aprivi, poi facevi un po’ di lavori a casa, tornavi a vederle al pomeriggio. Adesso stai sempre al pascolo. Se non c’è la nebbia come oggi, bene o male è un altro lavorare, ma su di qui la nebbia c’è quasi sempre. Se riesco faccio qualcosa per far passare il tempo, leggo, oppure intaglio le canaule. Al sabato sera si esce, in inverno magari anche qualche volta in settimana, ma si ruba il tempo al sonno."
 

La solitudine è compagna della maggior parte delle ore. “Sono abituato a cavarmela da solo, anche negli spostamenti d'inverno. A volte mi aiuta mio padre, ma sai com’è, noi pastori! Non si sa mai da un giorno all’altro quello che succede. Fai conto di avere gente, poi non possono e ti arrangi come puoi, anche ad attraversare le strade.”
In famiglia non mancavano gli esempi da cui imparare, ma soprattutto la sua scuola è stata in campo. “La tradizione, ma soprattutto gli sbagli che uno fa sono il miglior maestro.”
Le montagne si stagliano all'orizzonte, oggi lo sguardo può spaziare, mentre invece i pastori devono sempre stare legati ai loro animali. “Il mio trisnonno faceva il pastore in Francia, dietro a Viso, è morto là. Io non ho mai avuto la possibilità di viaggiare, anche se sarebbe bello! Mi posso permettere al massimo gite in giornata, ma mi piacerebbe togliermi lo sfizio di andare in Nuova Zelanda!”
Sergio però viaggia più della media di altri pastori, grazie al suo mestiere collaterale di tosatore. “Ho iniziato a tosare che avevo 13, 14 anni. Ho visto mio padre, ho visto altri, ho provato anch’io. Adesso toso anche greggi da 200 animali, da solo. Ho provato ad andare in giro a tosare insieme ad altri, a volte capita che chiamino me ed altri tosatori, ma in genere preferisco lavorare per conto mio. E’ un lavoro che si fa d’inverno, quando si è più liberi e più fermi, serve a far quadrare i conti, fa la sua parte, anche se è faticoso.
 

Le pecore stanno pascolando accanto ad alcune baite ristrutturate, ma disabitate. Questo alpeggio viene "pulito" dal gregge di Sergio, anche se ad affittarlo è un'altra persona che però non conduce in montagna nessun animale… Altre storie di logiche "malate" che rovinano la montagna e chi lavora seriamente. Parliamo dei giovani della valle, sono ancora in tanti ad avere animali, la tradizione è viva, grazie forse anche a qualche piccola comodità che ha contribuito a rendere meno dura la vita in alpeggio. “Non siamo mai andati a cercare altre montagne, perché qui c’è la comodità ed anche il costo, l’affitto non è caro. Poi neanche un’ora e sei giù a casa, vai a fare il fieno, scendi per trovarti con gli amici la sera. Con la strada puoi portare su tutto quello che serve, non è più come una volta.
 

Stare a contatto con gli animali dà più soddisfazione che non con la gente, il più delle volte. Le pecore a volte fanno girare le scatole, ma almeno sono sincere, sai che sono così… La gente invece davanti fa una faccia e dopo ti frega. Anche la compagnia dei cani, quello che ti danno loro, non te lo dà nessuno.
Le belle giornate di sole riportano temporaneamente un po’ di buonumore. L’alpeggio di solito è il momento più bello per chi fa questo mestiere, ma Sergio parla con amarezza delle ultime stagioni in montagna. “Non sei più tranquillo, non sai quello che ti può succedere. Fino allo scorso anno il lupo non me le aveva mai attaccate, ma poi è successo, anche se c’ero io e se avevo un cane. Quando c’è la nebbia, come apri la rete non sei più sicuro, ti viene voglia di lasciarle lì, ma poi devi farle mangiare e allora vai lo stesso, ma non è più vita.
 

Mi rimetto in cammino, scendo tra pascoli che non vengono utilizzati a sufficienza, dove il brugo tende a prevalere. E' in piena fioritura, pare già settembre, anche l'aria non è quella tipica dell'estate. Una strana stagione, quella del 2011. Sergio spera di poter continuare il suo mestiere qui, nella sua valle, sulle sue terre. Ha un piccolo gregge, in montagna conduce anche animali presi in guardia, come si è sempre fatto da queste parti. Non è tra coloro che si piangono addosso, integra altri lavori alla pastorizia per tirare avanti. Per lui il problema del lupo si potrebbe risolvere dando la possibilità ai pastori di difendersi, come ai tempi in cui suo nonno aveva la carabina. L'ultimo lupo in zona però è stato abbattuto ben prima, proprio nei boschi verso cui si affaccia il gregge, era la fine del 1800…

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  1. TIENI DURO SERGIO ,NON FARE COME IO ,42'5 ANNI DI LAVORO IN TORNERIA,CON 99 DECIBEL DI RUMORE,OGGI MI FISCHIANO LE ORECCHIE E NON DORMO LA NOTTE,SONO IN PENSIONE E QUEL DISTURBO OGGI  NON E' RICONOSCIUTO…VERREI AD ABITATE IN QUELLE MONTAGNE ,SOLO PER IL SILENZIO.

  2. TIENI DURO SERGIO ,NON FARE COME IO ,42'5 ANNI DI LAVORO IN TORNERIA,CON 99 DECIBEL DI RUMORE,OGGI MI FISCHIANO LE ORECCHIE E NON DORMO LA NOTTE,SONO IN PENSIONE E QUEL DISTURBO OGGI  NON E' RICONOSCIUTO…VERREI AD ABITATE IN QUELLE MONTAGNE ,SOLO PER IL SILENZIO.

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