Sparare al lupo

Volutamente non avevo ancora trattato qui l'argomento, però siete stati voi a richiedermelo. In più d'uno mi avete inviato e-mail con in allegato gli articoli recenti usciti sui giornali all'interno dei quali si commentava un indirizzo della Commissione Agricoltura alla Camera dove si parlava, appunto, della possibilità di contenere il numero dei lupi in Italia. O meglio, abbatterli qualora mettessero a repentaglio le attività agricole.
Di lupo se n'è parlato tanto, qui sul blog. Vi ho mostrato quel che ci si trova davanti dopo un attacco, vi ho raccontato le emozioni dei pastori, ho cercato di spiegare cosa significa subire una predazione e cosa comporta cercare di evitarla. Ma non è mai abbastanza per riuscire a far capire. Non dico convincere, ma almeno mostrare una realtà.
Solo che il lupo è un tema dai mille risvolti che va oltre la pastorizia, anche se poi i soggetti realmente colpiti sono loro, i pastori e le loro greggi. C'è il risvolto antropologico, quello sociale, quello politico, economico e pure mitologico, per la simbologia dell'animale in sè. Io non mi intendo molto di tutto il resto, posso solo leggere, documentarmi e stare male. Stare male a leggere articoli e commenti densi di odio e grondanti ignoranza. E gli ignoranti, quelli che appunto non conoscono, sono i più astiosi.

Sanno cosa vuol dire recuperare i resti dei propri animali? E' facile fare servizi in cui si mostrano animali maltrattati o mal tenuti, ma quando un allevatore fa il proprio mestiere con sconfinata passione, conosce una ad una le proprie bestie, si sacrifica per il loro benessere ed è legato a loro da un qualcosa che potremmo definire quasi amore… gli diciamo che dovrebbe ringraziare del fatto che questi animali, se muoiono in un attacco, glieli paghiamo al loro prezzo. E a dire questo sono le stesse persone che si scandalizzano guardando i servizi di cui sopra! E' coerenza, questa?
Ci sono articoli in cui si dice che non esiste affatto un "problema lupo" (qui) e scarica tutto sui cacciatori, come se la pastorizia non esistesse. E poi… ma cosa si lamenta il settore agricoltura, con tutti i contributi che sono ad esso destinati? E' facile semplificare, semplice fare di tutta l'erba un fascio e continuare a disinformare. Pubblichiamo numeri, numeri reali del numero di lupi presenti e di quanti sono i pastori, quanti sono gli ovicaprini nelle aree di presenza del predatore. Parliamo di quei pastori che hanno lasciato le loro montagne per cercarne altre addirittura in altre zone d'Italia (Mirko, l'ultimo pastore dell'Appennino modenese), parliamo di quelli che hanno smesso di tenere pecore e di quelli che stanno per arrendersi. Parliamo delle superfici che fanno sì parte dell'alpeggio, ma non vengono più pascolate perchè lì è impossibile riuscire ad evitare gli attacchi. Parliamo del numero complessivo di attacchi, ben sapendo che i dati ufficiali non sono quelli reali, perchè c'è chi non denuncia la perdita del singolo animale o chi in generale non denuncia l'attacco perchè è contrario ai rimborsi. Sono errori, perchè la sottostima del problema fa sì che possa, per l'appunto, non essere considerato un problema! Parliamo di quegli alpeggi dove è difficile trovare il luogo giusto per collocare il recinto, ed allora gli animali devono dormire per più e più notti sempre nel medesimo posto…

 

I numeri però sono asettici, dicono e non dicono. Se volete capire davvero perchè si chieda l'abbattimento del lupo, dobbiamo entrare nell'ambito emotivo. Ascoltare i pastori, le loro parole, guardare le loro facce. Ve lo dico da sempre e ve lo ripeto, un vero pastore questo mestiere prima di tutto lo fa per passione. Se abbiamo un cuore, se vogliamo andare a fondo del problema e non fermarci alla superficie, credo che una buona parte di chi si è indignato alla notizia della possibilità di sparare al lupo potrebbe arrivare a comprendere. Per lo meno a giustificare che i diretti interessati vogliano la scomparsa di un nemico che alcune generazioni di pastori erano riuscite ad evitare grazie all'abbattimento di tutti i lupi presenti sul territorio.

L'abbattimento del lupo non è la soluzione dei problemi della pastorizia? O è la soluzione più semplice? Forse è vero. Come ho detto e scritto più volte, il lupo è la goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai troppo colmo. Bisognerebbe risolvere tutti gli altri problemi della pastorizia, della montagna, dell'alpeggio: infrastrutture adeguate al XXI secolo, strade, prezzi di affitto degli alpeggi controllati, contributi equi, contratti di affitto stabili e di lunga durata, valorizzazione dei prodotti, ecc… Servirebbero stanziamenti immensi. E dove il problema lupo è maggiore sono anche quelle aree dove più che in ogni altra bisognerebbe spendere. Certe aree, solitamente le più marginali, quelle dove sicuramente il pascolamento di un gregge giova all'ambiente, al territorio ed alla biodiversità più della presenza di un lupo, quelle sono le più a rischio.

Non posso negare un mio coinvolgimento personale, mi sono occupata prima di pascoli, poi di pastori e pastorizia dal punto di vista professionale e culturale, quindi sempre di più sono passata dall'altra parte, all'interno del mondo pastorale. Ho sempre cercato di dare una visione obiettiva delle cose, ma ciò nonostante sono stata ripetutamente fraintesa ed attaccata.
Vorrei poter dire: "Risolviamo tutti gli altri problemi della pastorizia, poi vediamo se il lupo è ancora il pericolo numero uno." Però sono realista e so che questa è utopia, nonostante i tentativi già fatti. Mancano i fondi e manca la volontà di certi soggetti, sono troppo pochi gli interessi economici che ruotano intorno al mondo pastorale (e parlo di greggi di ovicaprini). Siamo quasi al punto di scegliere o il lupo o i pastori? No, non ancora, non dappertutto, ma in qualche caso sì. A Bellino (Val Varaita) esistevano oltre 15 pastori, nel giro di pochissimi anni ne è rimasto uno, Alfredo, che in un recente attacco ha perso una pecora azzannata dal lupo e 59 morte in un burrone lì vicino, spaventate dall'attacco.
Nelle voci degli allevatori, più che rabbia, disperazione. Senso di abbandono, impotenza. Allevare con sacrifici i propri animali per vederli sbranati o agonizzanti. …e sapere che c'è gente che ride loro dietro, dicendo di cambiar mestiere se lavorare in queste condizioni non va loro a genio, non aiuta affatto a migliorare le cose.

 

Voi cosa proponete? Si dice che il costo dell'abbattimento di un lupo sarà ingente per le procedure che comporterà. Allora venga pagato effettivamente anche il costo della difesa dal lupo e non solo "elemosine"! Qui la rendicontazione 2010 di quello che è stato fatto in Piemonte. Qui i criteri per l'assegnazione del Premio di Pascolo Gestito ed i prezzi pagati per i capi predati. Non si dica che il risarcimento danni chiude la questione, perchè quello non è che uno dei punti, senza contare il fatto che il danno emotivo non sarà mai pagato a sufficienza.
Cani da guardiania: servono e sono efficaci. Devono essere correttamente imprintati ed addestrati, poi possono essere mandati al pascolo ad esempio con un gregge di capre senza che sia necessario un sorvegliante. Venga però totalmente pagata l'assicurazione, i vaccini, le eventuali cure sanitarie e la loro alimentazione. Si provveda ad informare adeguatamente gli altri fruitori della montagna e rispondano altri dei problemi connessi, non che i pastori debbano andare alle riunioni in Comune perchè i villeggianti hanno paura dei cani!
Reti: funzionano per il riposo notturno (di sicuro non per il pascolamento diurno, in montagna!), vengano fornite a tutti i pastori, tutti gli anni, insieme alla batteria per la loro elettrificazione.
Personale: a seconda della consistenza numerica del gregge, delle attività praticate e delle scelte aziendali, possono essere necessari aiutanti opportunamente formati in aggiunta al personale già presente nel periodo invernale. Venga pagato il loro stipendio e la loro regolarizzazione a norma di legge.
Materiale: laddove non vi sono strade o piste, venga pagato il trasporto con l'elicottero di tutto il necessario, dalle reti agli alimenti per i cani.
Infrastrutture: si realizzino o ristrutturino le abitazioni d'alpeggio in quota, dove necessario. Dovendo chiudere nei recinti il gregge ogni sera e sapendo che si sta al pascolo suppergiù fino alle 21:00, non si può pretendere che il pastore cammini ancora per un'ora o più per raggiungere la baita e si alzi poi all'alba il mattino successivo.
Mancati redditi: c'è chi non fa più partorire in alpe, chi ha smesso di caseificare e tutti lamentano un minore benessere degli animali legato alla nuova forma di conduzione. Quantifichiamo e rimborsiamo pure questo?
Questi sono i punti principali, tralasciando le piccolezze.

Tralasciando il fatto che un pastore non può più permettersi il "lusso" di trascorrere una giornata in famiglia, nemmeno d'estate quando teoricamente si potrebbe tirare il fiato dopo mesi e mesi di costante ed ininterrotto lavoro. Tralasciando il fatto che un pastore durante la stagione d'alpeggio non può permettersi di andare ad una visita medica o dal dentista se non quando proprio sta così male da non poterne fare a meno. Tralasciando che non puoi scendere nemmeno a rifornirti di viveri e devi aspettare che qualcuno te li porti, se sei da solo. Perchè la "convivenza" è possibile a questo prezzo. Voi riuscite a quantificarlo? "Mandate un carcerato al posto mio, e vedrete che chiederà di tornare in carcere!", diceva un pastore…

Nel post di ieri ci siamo lasciati con la nebbia che tornava a salire e con il temporale che incombeva. Le pecore si erano allargate qua e là per quella montagna difficile. Il gregge è composto da animali provenienti da diversi proprietari, questi pagano una guardia al pastore. Un piccolo reddito aggiuntivo per chi non ha un gregge immenso, aiuta a pagare la montagna, aiuta a tenere in piedi il magro bilancio di una piccola azienda. Ma un gregge così composito, in una montagna difficile, dove regna la nebbia, dove valloni e sbalzi di roccia si susseguono, è inevitabilmente preda del lupo. Lo scorso anno era stato un disastro. Quest'anno i cani da guardiania sono due, anche i pastori sono due, ma pure gli attacchi sono già stati due: uno in pieno giorno, con la nebbia, e l'altro a carico di animali che la sera erano rimasti fuori dalla rete, chissà dove, tra le brume. Lo stesso è successo ad altri pastori in alpeggi confinanti. "Non è più vita."
Non lo è, non lassù, non in quelle condizioni, senza nemmeno un posto dove accendere una stufa ed asciugare i vestiti. Per andare a recuperare quelle rimaste indietro, la sera, sull'erba scivolosa e bagnata, tra le rocce, c'è da rischiare la vita.
Soluzioni? Non prendere più altri animali in guardia, ma chi rimborsa il mancato reddito? Abbandonare quella montagna? Ma sì, c'è chi lo dice, con leggerezza. Non sa quel che vuol dire trovare una montagna, non conosce i vincoli che ti legano, quegli impegni presi per quei famigerati contributi che finiscono per essere un capestro, più che un reale aiuto. Non sa le spese che sono state affrontate magari per ristrutturare una baita a mezza quota, perchè quelle sono le terre dove sei nato, dove hai qualche proprietà alle quote più basse. Si fa in fretta a parlare, quando non si sa come stanno le cose. Facile teorizzare da lontano, seduti ad una scrivania.

 

E' inevitabile che i pastori vogliano che si spari al lupo. Quando sei all'esasperazione, vuoi risultati concreti, subito. Il lupo era scomparso, ora è tornato. Quelli che hanno gridato evviva sono stati in tanti, e sono sempre loro che adesso scrivono pagine piene di astio ed ignoranza di fronte alla proposta di sparare al lupo. Piuttosto documentatevi e fate proposte concrete, per favore. Studiate metodi efficaci di difesa, visto che il lupo è intelligente e potrebbe arrivare ad associare alla pecora una preda non grata, se riceve certi impulsi o si generano meccanismi di repulsione. Ma dovevate farlo prima, ormai è quasi tardi e non se ne può più. Pochi pastori contro i milioni di persone che guardano i documentari in TV. Ma allora fate passare in TV anche i documentari sulla vera vita dei pastori. Su "La Stampa" c'era un articolo dove si pubblicizzavano i campi in alpeggio per vedere e studiare il lupo. Almeno abbiate la decenza di scrivere "in montagna" e non in alpeggio, perchè in alpeggio il lupo non si studia, si teme.

  1. Marzia, che dire? Grazie! Hai spiegato con grande chiarezza ed efficacia le ragioni dei pastori, le ragioni delle greggi, le ragioni di quella piccola economia che lotta per sopravvivere. Vorei che tutti avessero l'occasione di leggere le tue parole, perchè spesso non c'è altro che mala informazione. Tu scrivi: "FACILE TEORIZZARE DA LONTANO, SEDUTI AD UNA SCRIVANIA". E purtroppo solitamente hanno voce quelli che hanno ben poco da dire. Perciò, grazie!
    Gabriella

  2. Marzia, che dire? Grazie! Hai spiegato con grande chiarezza ed efficacia le ragioni dei pastori, le ragioni delle greggi, le ragioni di quella piccola economia che lotta per sopravvivere. Vorei che tutti avessero l'occasione di leggere le tue parole, perchè spesso non c'è altro che mala informazione. Tu scrivi: "FACILE TEORIZZARE DA LONTANO, SEDUTI AD UNA SCRIVANIA". E purtroppo solitamente hanno voce quelli che hanno ben poco da dire. Perciò, grazie!
    Gabriella

  3. tutto quello che hai scritto e che hai spiegato e come spiegare il profumo di un fiore a qualcuno che non lo ha mai annusato e ci sono milioni di persone che non annusano se forte marzia invece di augurare in bocca al lupo si può dire al lupo in bocca al pastore 

  4. tutto quello che hai scritto e che hai spiegato e come spiegare il profumo di un fiore a qualcuno che non lo ha mai annusato e ci sono milioni di persone che non annusano se forte marzia invece di augurare in bocca al lupo si può dire al lupo in bocca al pastore 

  5. Ne so qualcosa anche io che nonostante tutto ho i lupi sulla porta di casa 12 mesi l'anno…..e un po' ho paura sempre…solo dispiace che per colpa di un ripopolamento fortemente voluto dalle amministrazioni adesso ci debbano andare di mezzo solo i lupi ( che poveretti son lupi e non c'entrano niente).
    Non so se mi sono spiegata…..anche io sto dalla parte dei pastori, ma ve lo immaginate come potrebbe essere diventare preda da un giorno all'altro perchè qualcuno non ha pensato mai alle conseguenze di quel che si è fatto?
    Valentina

  6. Ne so qualcosa anche io che nonostante tutto ho i lupi sulla porta di casa 12 mesi l'anno…..e un po' ho paura sempre…solo dispiace che per colpa di un ripopolamento fortemente voluto dalle amministrazioni adesso ci debbano andare di mezzo solo i lupi ( che poveretti son lupi e non c'entrano niente).
    Non so se mi sono spiegata…..anche io sto dalla parte dei pastori, ma ve lo immaginate come potrebbe essere diventare preda da un giorno all'altro perchè qualcuno non ha pensato mai alle conseguenze di quel che si è fatto?
    Valentina

  7. capisco che il problema "lupo" sia un fatto da affrontsre in certo modo, ma nonparliamo per favore di amore verso i proprio animali perche' veramnte e' indecente
    MA QUALE AMORE ….so di cani legati con corde corte senza acqua e senza nemmeno un cartone su cui coricarsi durante le noti gelide dell0inverno so di pastori che bastonano i propri cani e di altri che li hano attacati  con una corta ad una moto e sono partiti e quanti altri … questo e' amore? non credo proprio pua..

  8. capisco che il problema "lupo" sia un fatto da affrontsre in certo modo, ma nonparliamo per favore di amore verso i proprio animali perche' veramnte e' indecente
    MA QUALE AMORE ….so di cani legati con corde corte senza acqua e senza nemmeno un cartone su cui coricarsi durante le noti gelide dell0inverno so di pastori che bastonano i propri cani e di altri che li hano attacati  con una corta ad una moto e sono partiti e quanti altri … questo e' amore? non credo proprio pua..

  9. IL LUPO ED IL PASTORE OPPURE,  IL PASTORE ED IL LUPO?
    Sull’argomento se ne leggono davvero di tutte le fatte ma, purtroppo troppo spesso ciò che accomuna questi sfoghi è che sono espressi  attraverso contenuti che evidenziano una infinita superficialità. Strano, sì strano, considerato che oggi viviamo in una società estremamente specialistica, spesso sofisticatamente specialistica. Ci sono materie nate come scientifiche che, attraverso questa ricerca di specialità, hanno visto il loro sviluppo in una direzione decisamente filosofica ; vedi il mondo dell’etologia moderna del cane, in cui credo proprio che si sia perso il punto oltre al quale da concetti concreti e tangibili, riconducibili al pianeta animale, si sia spiccato il volo verso il virtuale, che vede profondamente distorto – o evoluto? –  il rapporto tra le specie, uomo-cane.
    Ce ne sarebbe da scrivere a fiumi, ma non è questa la sede. Ho solo riportato questa riflessione perché è ciò che penso ogni qual volta mi capiti di leggere riflessioni inappropriate per tono e contenuti, che riportano come soggetto il Lupo e non solo.
    La rete è sempre più spesso la sede di confronti maleducati e per non dire assurdi, in cui è sempre più palese lo specchio della nostra cara Italia: la scontentezza e la rabbia generale. Mi verrebbe da pensare che Il Lupo ed i Pastori non siano altro che un “ancoraggio” su cui scagliarsi per molti, soprattutto quelli che non sanno davvero, come stanno le cose.
    Spesso chi vive in città e salta su in montagna alla domenica, per qualche scuriosata con il binocolo o qualche scatto alla natura, non sa che l’ambiente che calpesta non è suo. Anche se non gli viene chiesto di pagare il “biglietto d’ingresso” – e per fortuna, altrimenti sarei diventata povera! – sarebbe educato che pensasse di farlo virtualmente, comportandosi in maniera coerente, decorosa ed educata, visto che è a casa d’altri. I Parchi sono stati fatti, infatti, anche per questo. Per coloro che ne sono i legittimi proprietari o per quelli che ne usufruiscono, le regole avrebbero lo scopo di salvaguardarne e di definirne bene l’utilizzo delle risorse. Se noi cittadini possiamo scendere dall’autovettura, indossare gli scarponi e caricarci in spalla lo zaino, per  poi intraprendere la nostra escursione su di un sentiero, ciò lo dobbiamo anche e soprattutto a coloro che qui vi vivono e lavorano. E che lavoro potrà mai fare un montanaro, oltre che il “segantino”?
    Mi sembra ovvio: l’allevatore. Dalle mie parti – Emilia Romagna – i pochissimi rimasti sono dediti alla pastorizia; le bovine sono ormai solo nelle stalle, fatto salvo per alcune recenti e coraggiose scelte che hanno visto la bovina Bianca Modenese rivalutarsi in contesti come il Biologico. I pastori modenesi si contano sulle punte delle dita di una mano; un po’ meglio per i reggiani e meglio ancora per i toscani – ma si sa, la loro tradizione casearia è ben nota in tutta Italia con il Pecorino Toscano.
    Probabilmente qualcuno ha già deciso da tempo, che il nostro paese non dovrà più essere caratterizzato da una realtà agricola e di allevamento e ciò è palesato da come vengono trattati gli operatori del settore. Quindi è dura, davvero dura fare questi mestieri che, come tanti altri stanno scomparendo, certo anche a fronte di un radicale cambio dell’economia mondiale.
    La reintroduzione dei due grandi predatori sul nostro striminzito territorio, la dove l’allevamento rappresenta una fetta importante dell’economia della regione, evidentemente ci ha dato quello che si vuol dire, il colpo di grazia.
    Dalle mie parti, invece, il progetto "Lupo" è andato un po’più a segno, dando buoni risultati sulla catena alimentare tra selvatici.
    Per i pochi pastori – forse è questo il segreto…? –  il territorio offre certamente vantaggi  che in ambienti vasti come quelli delle Alpi non sono riscontrabili. Prima di tutto le greggi contano un minor numero di capi e a sera, tutti a casa! … Non è poco!
    La Regione, la dove ve ne era bisogno, ha poi provveduto con la realizzazione di appropriate recinzioni fisse anti-lupo; ma questo ha riguardato solo l’esigenza di un allevatore ovi-caprino. Non vi è confronto con il Piemonte. Non vi può essere confronto con quelle regioni in cui la pastorizia e l'allevamento, rappresentano voci importanti dell'economia regionale.
    L’argomento Naturalismo o Animalismo è negli ultimi anni, roba che scotta. Troppo spesso il secondo argomento, viene manifestato con termini troppo accesi, che si allontanano di molto, di troppo,  dalla semplice realtà dei fatti.
    … Ad esempio non capisco perché povero Lupo, se si presenta l’esigenza di contenerne le aggressioni, la dove l’economia lo richieda, ma povere Pecore sbranate da esso, forse non passa neppure dall’anticamera del cervello del lettore o commentatore poco riflessivo. Ciò che rimane di quei capi massacrati, sarà ridotto in cenere, quindi morti per sfamare nessuno, visto che solo una minima parte ha contribuito a soddisfare le necessità alimentari del predatore.
    Pratico caccia fotografica per passione e fotografo moltissimo anche tutti gli animali, quelli definiti “da compagnia”, piuttosto che “da cortile”.
    Per me avere in macchina un camoscio piuttosto che una capra, un lupo piuttosto che un cane è comunque una emozione.
    L’uomo ha avuto l’esigenza di classificarli ma, in fine, sono tutti animali.
    L’argomento “Lupo” è una patata bollente e come tutte queste, in Italia, la si lascia bollire nel calderone generale delle cose fatte e sfuggite di mano. Quando si pensa ad un progetto non si può sbagliare sulle variabili. Questo ne è un triste esempio.
    Grazie
    Barbara Stefanelli

  10. IL LUPO ED IL PASTORE OPPURE,  IL PASTORE ED IL LUPO?
    Sull’argomento se ne leggono davvero di tutte le fatte ma, purtroppo troppo spesso ciò che accomuna questi sfoghi è che sono espressi  attraverso contenuti che evidenziano una infinita superficialità. Strano, sì strano, considerato che oggi viviamo in una società estremamente specialistica, spesso sofisticatamente specialistica. Ci sono materie nate come scientifiche che, attraverso questa ricerca di specialità, hanno visto il loro sviluppo in una direzione decisamente filosofica ; vedi il mondo dell’etologia moderna del cane, in cui credo proprio che si sia perso il punto oltre al quale da concetti concreti e tangibili, riconducibili al pianeta animale, si sia spiccato il volo verso il virtuale, che vede profondamente distorto – o evoluto? –  il rapporto tra le specie, uomo-cane.
    Ce ne sarebbe da scrivere a fiumi, ma non è questa la sede. Ho solo riportato questa riflessione perché è ciò che penso ogni qual volta mi capiti di leggere riflessioni inappropriate per tono e contenuti, che riportano come soggetto il Lupo e non solo.
    La rete è sempre più spesso la sede di confronti maleducati e per non dire assurdi, in cui è sempre più palese lo specchio della nostra cara Italia: la scontentezza e la rabbia generale. Mi verrebbe da pensare che Il Lupo ed i Pastori non siano altro che un “ancoraggio” su cui scagliarsi per molti, soprattutto quelli che non sanno davvero, come stanno le cose.
    Spesso chi vive in città e salta su in montagna alla domenica, per qualche scuriosata con il binocolo o qualche scatto alla natura, non sa che l’ambiente che calpesta non è suo. Anche se non gli viene chiesto di pagare il “biglietto d’ingresso” – e per fortuna, altrimenti sarei diventata povera! – sarebbe educato che pensasse di farlo virtualmente, comportandosi in maniera coerente, decorosa ed educata, visto che è a casa d’altri. I Parchi sono stati fatti, infatti, anche per questo. Per coloro che ne sono i legittimi proprietari o per quelli che ne usufruiscono, le regole avrebbero lo scopo di salvaguardarne e di definirne bene l’utilizzo delle risorse. Se noi cittadini possiamo scendere dall’autovettura, indossare gli scarponi e caricarci in spalla lo zaino, per  poi intraprendere la nostra escursione su di un sentiero, ciò lo dobbiamo anche e soprattutto a coloro che qui vi vivono e lavorano. E che lavoro potrà mai fare un montanaro, oltre che il “segantino”?
    Mi sembra ovvio: l’allevatore. Dalle mie parti – Emilia Romagna – i pochissimi rimasti sono dediti alla pastorizia; le bovine sono ormai solo nelle stalle, fatto salvo per alcune recenti e coraggiose scelte che hanno visto la bovina Bianca Modenese rivalutarsi in contesti come il Biologico. I pastori modenesi si contano sulle punte delle dita di una mano; un po’ meglio per i reggiani e meglio ancora per i toscani – ma si sa, la loro tradizione casearia è ben nota in tutta Italia con il Pecorino Toscano.
    Probabilmente qualcuno ha già deciso da tempo, che il nostro paese non dovrà più essere caratterizzato da una realtà agricola e di allevamento e ciò è palesato da come vengono trattati gli operatori del settore. Quindi è dura, davvero dura fare questi mestieri che, come tanti altri stanno scomparendo, certo anche a fronte di un radicale cambio dell’economia mondiale.
    La reintroduzione dei due grandi predatori sul nostro striminzito territorio, la dove l’allevamento rappresenta una fetta importante dell’economia della regione, evidentemente ci ha dato quello che si vuol dire, il colpo di grazia.
    Dalle mie parti, invece, il progetto "Lupo" è andato un po’più a segno, dando buoni risultati sulla catena alimentare tra selvatici.
    Per i pochi pastori – forse è questo il segreto…? –  il territorio offre certamente vantaggi  che in ambienti vasti come quelli delle Alpi non sono riscontrabili. Prima di tutto le greggi contano un minor numero di capi e a sera, tutti a casa! … Non è poco!
    La Regione, la dove ve ne era bisogno, ha poi provveduto con la realizzazione di appropriate recinzioni fisse anti-lupo; ma questo ha riguardato solo l’esigenza di un allevatore ovi-caprino. Non vi è confronto con il Piemonte. Non vi può essere confronto con quelle regioni in cui la pastorizia e l'allevamento, rappresentano voci importanti dell'economia regionale.
    L’argomento Naturalismo o Animalismo è negli ultimi anni, roba che scotta. Troppo spesso il secondo argomento, viene manifestato con termini troppo accesi, che si allontanano di molto, di troppo,  dalla semplice realtà dei fatti.
    … Ad esempio non capisco perché povero Lupo, se si presenta l’esigenza di contenerne le aggressioni, la dove l’economia lo richieda, ma povere Pecore sbranate da esso, forse non passa neppure dall’anticamera del cervello del lettore o commentatore poco riflessivo. Ciò che rimane di quei capi massacrati, sarà ridotto in cenere, quindi morti per sfamare nessuno, visto che solo una minima parte ha contribuito a soddisfare le necessità alimentari del predatore.
    Pratico caccia fotografica per passione e fotografo moltissimo anche tutti gli animali, quelli definiti “da compagnia”, piuttosto che “da cortile”.
    Per me avere in macchina un camoscio piuttosto che una capra, un lupo piuttosto che un cane è comunque una emozione.
    L’uomo ha avuto l’esigenza di classificarli ma, in fine, sono tutti animali.
    L’argomento “Lupo” è una patata bollente e come tutte queste, in Italia, la si lascia bollire nel calderone generale delle cose fatte e sfuggite di mano. Quando si pensa ad un progetto non si può sbagliare sulle variabili. Questo ne è un triste esempio.
    Grazie
    Barbara Stefanelli

  11. Avevo lasciato ieri un commento su un altro post ma mi accorgo solo ora di aver sbagliato, lo faccio qui che è il post più adatto facendo un copia e incolla.

    Approfitto di questo post per riferirvi del nostro avvistamento del lupo all'ora del tramonto ieri 07/08/2011 sulla Cima Montù presso la Val di Viù, alla fine di una giornata dedicata interamente alle escursioni dei laghi Veilet, Bleu, Grande, Piccolo, Lungo, Lusignetto e della zona circostante compresa tra l'Alpe Bianca (Tornetti di Viù) e il Torrione Mazzucchini. Abbiamo avvistato il lupo quasi per caso al ritorno dall'escursione mentre osservava nella nostra direzione, a dieci minuti dall'ecomostro dell'Alpe Bianca dove avevamo parcheggiato l'auto. Era esattamente sulla Cima Montù tra due piccoli massi e data la poca luce si vedeva solamente la sagoma ma in modo molto chiaro. All'inizio pensavamo fosse un cane pastore ma quasi per toglierci ogni dubbio il lupo è salito su un masso mostrandoci così la silhouette di profilo e la coda. Rientrati in auto ci fermiamo in un'azienda agricola e raccontando la nostra scoperta ci confermano che hanno sentito di un lupo che aveva sbranato una capra nei pressi delle montagne attorno a Lemie.
    Riccardo e Gino

  12. Avevo lasciato ieri un commento su un altro post ma mi accorgo solo ora di aver sbagliato, lo faccio qui che è il post più adatto facendo un copia e incolla.

    Approfitto di questo post per riferirvi del nostro avvistamento del lupo all'ora del tramonto ieri 07/08/2011 sulla Cima Montù presso la Val di Viù, alla fine di una giornata dedicata interamente alle escursioni dei laghi Veilet, Bleu, Grande, Piccolo, Lungo, Lusignetto e della zona circostante compresa tra l'Alpe Bianca (Tornetti di Viù) e il Torrione Mazzucchini. Abbiamo avvistato il lupo quasi per caso al ritorno dall'escursione mentre osservava nella nostra direzione, a dieci minuti dall'ecomostro dell'Alpe Bianca dove avevamo parcheggiato l'auto. Era esattamente sulla Cima Montù tra due piccoli massi e data la poca luce si vedeva solamente la sagoma ma in modo molto chiaro. All'inizio pensavamo fosse un cane pastore ma quasi per toglierci ogni dubbio il lupo è salito su un masso mostrandoci così la silhouette di profilo e la coda. Rientrati in auto ci fermiamo in un'azienda agricola e raccontando la nostra scoperta ci confermano che hanno sentito di un lupo che aveva sbranato una capra nei pressi delle montagne attorno a Lemie.
    Riccardo e Gino

  13. Mi fai tornare in mente il racconto greco della madre che aveva due figlie, una sposata ad un vasaio ed una ad un contadino: e la prima le chiedeva di pregare per il sole, e la seconda per la pioggia…
    In effeti quello del rapporto lupo-pastorizia è un bel problema, concimato da ignoranza, faciloneria ed emotività (di chi difende il lupo a prescindere). Io ritengo che una convivenza sana sia possible, messe in atto tutte le msiure di cautela che tu hai elencato: ma viviamo in un Paese senza ragionevolezza nè speranza…

    Leela

  14. Mi fai tornare in mente il racconto greco della madre che aveva due figlie, una sposata ad un vasaio ed una ad un contadino: e la prima le chiedeva di pregare per il sole, e la seconda per la pioggia…
    In effeti quello del rapporto lupo-pastorizia è un bel problema, concimato da ignoranza, faciloneria ed emotività (di chi difende il lupo a prescindere). Io ritengo che una convivenza sana sia possible, messe in atto tutte le msiure di cautela che tu hai elencato: ma viviamo in un Paese senza ragionevolezza nè speranza…

    Leela

  15. @anna: grazie
    @gabriella: mala informazione, dici bene… non è questione di mostrare la verità del pastore o quella degli amici del lupo. secondo me bisognerebbe mostrare la realtà e basta… solo che l'argomento scotta!
    @nadine: sarà perchè vivo tutto questo anche dall'interno? di solito quelli che "sanno scrivere" per adesso hanno mostrato quasi sempre solo una faccia della medaglia
    @#4: io cerco di spingere in giro questo profumo soffiando, soffiando… grazie a te delle parole e della metafora!
    @valentina: già… per troppo tempo si è invocato il ritorno del lupo, forse aspettando troppo ad agire. adesso si dice ai pastori che… devono fare i pastori, ma è una soluzione un po' troppo semplicistica!
    @#6: chissà perchè chi scrive certe cose poi non ha il coraggio almeno di firmarsi… è indecente quello che scrivi tu. sai? sai da chi? o hai visto? se hai visto… ti sarà capitato di vedere qualche situazione isolata, perchè le mele marce ci sono ovunque (o le pecore nere, se preferisci). altrimenti il legame tra il pastore ed il suo cane è immenso. amore, fiducia, rispetto… senza cane il pastore è morto, dal punto di vista lavorativo. senza cane è anche solo, perchè il più delle volte il cane è il tuo unico compagno per giorni, settimane. basta guardare lo sguardo di certi cani verso i loro padroni e l'attaccamento che hanno per il loro lavoro. un cane che viene picchiato non lavorerà bene, scapperà, non ubbidirà. non nego che ci sia chi, pastore e non, tratta in modo disumano gli animali. ma fare di tutta l'erba un fascio è abominevole e razzista.
    @BB: grazie per la tua testimonianza, non ci sono parole da aggiungere
    @riccardo e gino: grazie della testimonianza, conosco la zona. so di segnalazioni da quelle parti, ma non una vera e propria presenza stabile. speriamo in bene…
    @leela: già, la ragionevolezza è morta e regna la parola facile… a cui seguono ben pochi fatti!

  16. @anna: grazie
    @gabriella: mala informazione, dici bene… non è questione di mostrare la verità del pastore o quella degli amici del lupo. secondo me bisognerebbe mostrare la realtà e basta… solo che l'argomento scotta!
    @nadine: sarà perchè vivo tutto questo anche dall'interno? di solito quelli che "sanno scrivere" per adesso hanno mostrato quasi sempre solo una faccia della medaglia
    @#4: io cerco di spingere in giro questo profumo soffiando, soffiando… grazie a te delle parole e della metafora!
    @valentina: già… per troppo tempo si è invocato il ritorno del lupo, forse aspettando troppo ad agire. adesso si dice ai pastori che… devono fare i pastori, ma è una soluzione un po' troppo semplicistica!
    @#6: chissà perchè chi scrive certe cose poi non ha il coraggio almeno di firmarsi… è indecente quello che scrivi tu. sai? sai da chi? o hai visto? se hai visto… ti sarà capitato di vedere qualche situazione isolata, perchè le mele marce ci sono ovunque (o le pecore nere, se preferisci). altrimenti il legame tra il pastore ed il suo cane è immenso. amore, fiducia, rispetto… senza cane il pastore è morto, dal punto di vista lavorativo. senza cane è anche solo, perchè il più delle volte il cane è il tuo unico compagno per giorni, settimane. basta guardare lo sguardo di certi cani verso i loro padroni e l'attaccamento che hanno per il loro lavoro. un cane che viene picchiato non lavorerà bene, scapperà, non ubbidirà. non nego che ci sia chi, pastore e non, tratta in modo disumano gli animali. ma fare di tutta l'erba un fascio è abominevole e razzista.
    @BB: grazie per la tua testimonianza, non ci sono parole da aggiungere
    @riccardo e gino: grazie della testimonianza, conosco la zona. so di segnalazioni da quelle parti, ma non una vera e propria presenza stabile. speriamo in bene…
    @leela: già, la ragionevolezza è morta e regna la parola facile… a cui seguono ben pochi fatti!

  17. Prima di esprimere un mio parere in proposito ho da confessare, per così dire, tre peccati: non sono un pastore, ragion per cui non conosco appieno il mondo della pastorizia, nè tanto meno ne capisco totalmente le problematiche (nonostante ciò mi reputo molto fortunato perché, avendo vissuto per moltissimo tempo in campagna ho avuto modo di conoscere i cosiddetti animali da fattoria), secondo, vivo in una regione dove i lupi si sono estinti da decenni e terzo sono un appassionato di lupi. Detto questo mi sento in dovere, soprattutto nei confronti della mia passione, di fare alcune precisazioni su quanto sopra riportato, precisazioni che sicuramente avranno carattere individuale (fondamentalmente esprimo il mio punto di vista) ma che probabilmente sono riferibili ad una certa fetta del “popolo amante dei lupi”. Anzitutto l’uso, a mio avviso improprio, della parola odio. Una parola grossa ed impegnativa che implica un enorme coinvolgemento emotivo, forse addirittura superiore alla stessa passione che lega diversi di noi ai lupi. Sono cresciuto nella consapevolezza che fossero gli uomini ad odiare i lupi e non gli appassionati di lupi ad odiare i pastori. Ma evidentemente mi sbagliavo, le cose stanno cambiando. La reazione emotiva di alcune persone estremiste non vuol dire che tutti gli appassionati di lupi odiano i pastori ed in generale i contadini. Anzi, leggendo queste parole, mi sembra ci sia molto livore da chi lotta contro il lupo verso chi vuole difenderlo. Anche nel testo si avverte di non fare di tutta l’erba un fascio e poi questa forma di buon senso decade nel momento in cui si tira in ballo l’odio, l’astio e l’ignoranza. Ecco il secondo punto: ignoranza verso cosa? Sono il primo a riconoscere di non saperne molto sulla pastorizia, ma quanti pastori conoscono il lupo ed il suo ruolo ecologico fondamentale nell’ambito di un ecosistema? Il lupo è tornato sulle Alpi, un dato assolutamente certo anche per chi non vive in quelle zone. A differenza di quello che in molti immaginano, il lupo non è stato reintrodotto, almeno non in Italia. Negli Stati Uniti ciò è stato fatto (con grande sperpero di denaro e forse inutilimente, giacchè è possibile che prima o poi i lupi sarebbero giunti spontaneamente dal Canada) in Italia l’espansione del lupo è avvenuta naturalmente e credo sia più veritiero questo aspetto dell’ipotesi di una loro immissione. Certo numerose specie sono state reintrodotte artificialmente in località dove erano sparite da decenni, ma è anche vero che molte di queste introduzioni riguardavano specie destinate all’attività venatoria. Il lupo si è diffuso nel momento la protezione e lo spopolamento delle montagne, unito all’aumento della fauna selvatica, ha permesso l’aumento numerico degli esemplari (circa un centinaio negli anni ’70) ai quasi mille di oggi (numero arrotondato per eccesso, molte fonti parlano di circa 600-800 esemplari per tutta l’Italia). Altro punto interessante: lo spopolamento delle montagne e, più in generale, l’abbandono dei campi. Fenomeno documentato o, quanto meno, documentabile che non ha nulla a che vedere con il lupo ma con quelle che sono, purtroppo, le condizioni del mercato, della finanza, e la stessa realtà storica del nostro territorio e chissà per quanti altri motivi. Le montagne si spopolavano anche prima che il lupo facesse la sua comparsa, da quello che so (e qualcuno potrebbe anche accusarmi di malainformazione). Si parla anche dei molti problemi dell’agricoltura, non discuto su questo ma inevitabilmente mi viene da porre una domanda: perché, per risolvere i problemi dell’agricoltura, si deve cominciare proprio dal lupo? Mi sembra che si voglia solo trovare nel lupo un colpevole, un capro espiatorio, una scusa. Dopo tutto il lupo fa notizia, ucciderne uno crea scalpore, attira l’attenzione, infiamma gli animi. Il lupo è un animale che facilmente si può prestare alle speculazioni, tanto a suo favore quanto a suo sfavore. E ciò è possibile grazie alla sua capacità di essere un animale a dir poco “mitologico”. Ancor di più se si punta sul lato umano (“un pastore prova un sentimento di quasi amore nei confronti delle sue pecore” ed allora mi sorge un’altra domanda: il “quasi amore” è legato al fatto che, pur amando le sue pecore macella i suoi agnelli?), su quello emotivo. Non metto in dubbio che un pastore possa nutrire rabbia e dolore se un branco di lupi uccide una o due pecore (e forse anche di più), è naturale, il lavoro di tutta una vita è messo seriamente a repentaglio, e ancor più il suo futuro. Ci sono però gli indennizzi, i contributi e chissà cos’altro. Non capisco poi per quale motivo un pastore che ha subito un danno da parte di un lupo dovrebbe vergognarsi a denunciare il fatto. Non lo capisco proprio! Ci si vergogna se si fa qualcosa di male, non se si subisce un torto (almeno dal mio punto di vista). Poi tutti questi costi esorbitanti: assicurazioni per i cani da guardiania (cosa sono diventate delle auto?), spostamento in elicottero (perché?) ecc. Sembra quasi voler esaltare un problema per giustificare una soluzione. Ma d’altronde il lupo si presta bene a tutta questa speculazione. Certo il lupo stinco di santo non lo è di sicuro, non occorre leggere negli occhi di un contadino le lacrime e la disperazione, oppure ricordarsi che potenzialmente il lupo è un animale pericoloso, chi vuole conoscerlo per la sua realtà storico-scientifica queste cose già le sa, oppure dovrebbe (e potrebbe) saperle. Infine, poiché si accusano i burocrati di non sapere come funzionano le cose in montagna, perché le stesse persone delle montagne non aiutano con soluzioni concrete, con proposte reali e non solo enfatizzando questo o quell’altro problema che, alla fine, rischia solo di gettare discredito alle stesse persone che parlano? Ho voluto fare solo alcune, personalissime considerazioni sull’argomento. A mio avviso la parola chiave è il compromesso ma si può arrivare a tale soluzione si deve affrontare il problema da entrambi le parte in maniera assolutamente onesta. Personalmente ciò che ho letto non mi è sembrato realmente obiettivo, ma tanta gente non sarà d’accordo con me ed anche io sarò accusato della stessa parzialità…la guerra del lupo, come tutto ciò che riguarda il rapporto uomo-animale, è ben lungi dal concludersi e non solo per le numerose difficoltà oggettive, ma anche per la volontà, assurda e controproducente, di voler prevaricare l’altro, di voler avere ragione a tutti i costi, in maniera assoluta…

    • caro alex… dici a me di partire bene e finire male, ma siamo nelle stesse condizioni e, per quell’ignoranza (mancanza di conoscenza) che tu stesso ammetti, ad un certo punto vengono fatte considerazioni scorrette.
      partiamo innanzitutto dal fatto che, se tutti gli “amici dei lupi”, appassionati di lupi ecc si comportassero come te magari si riuscirebbe a trovare quei punti di dialogo necessari per iniziare a stabilire un dialogo e allontanare parole come odio, ecc…
      di lupo su queste pagine si è parlato tanto (e forse troppo), quindi non sto a ripetere considerazioni che puoi leggere cercando il tag “lupo”.
      volevo chiarire alcuni punti. io non odio niente e nessuno, ma certi fanatici integralisti hanno scritto in rete delle affermazioni su di me che fanno pensare che tale sentimento sia qualcun altro a provarlo… ed una di queste persone è arriva al punto di mandarmi un messaggio privato augurandomi di “morire sgozzata” (sic!)

      per quello che riguarda i costi, non saranno “esorbitanti” per chi ha uno stipendio di 2.000 € al mese, ma incidono pesantemente sull’economia precaria di chi vive di pastorizia, mestiere sempre più compromesso ed in difficoltà, dove a fatica si riesce a far quadrare il bilancio annuale.
      non ho parlato di spostamento in elicottero, ma di costi per effettuare il trasporto in elicottero di attrezzature necessarie in alta quota, laddove bisogna stare costantemente per cercare di evitare gli attacchi dei predatori. se l’alpe è sfornito di strada, adesso che è necessario risiedere in quota per tutto il periodo d’alpeggio, bisogna portare su: le reti per il recinto notturno, il sale per le pecore, il mangiare per i cani da guardiania e gli altri cani da lavoro, oltre a bombola del gas, ecc ecc ecc.
      inoltre spesso c’è da stipendiare un aiutante, costo aggiuntivo non da poco!
      se si poteva scendere a quote inferiori almeno la sera questo non era necessario.
      per un pastore, dover spendere dai 2.000 ai 6.000 euro all’anno per difendersi dal lupo (senza con questo essere sicuri di scongiurare gli attacchi) è un costo fortemente penalizzante. a cui si aggiungono danni indiretti di vario tipo, come per esempio l’impossibilità per alcuni di far partorire le pecore in alpeggio, cosa che comporta un mancato reddito.

      non si vuole avere ragione a tutti i costi e sicuramente il mio punto di vista è di parte, poichè presento le ragioni dei pastori, ma vorrei almeno che queste non fossero sminuite e si semplificasse tutto con un “tanto avete i rimborsi”, perchè non ci sono soldi che possono ripagare il disagio e lo stress emotivo che la presenza del lupo rappresenta.
      i pastori vorrebbero almeno avere la possibilità di difendere i propri animali, facendo sì che il lupo torni ad avere quella paura nei confronti dell’uomo che oggi ha completamente perso.

      e poi, in conclusione, credo che comunque non si riuscirà mai a capire le ragioni reciproche… perchè il pastore e chiunque alleva per scelta, per passione, ma anche per professione, non riuscirà mai a far capire cosa significa amare i propri animali a chi invece considera l’allevamento solo come un reddito.
      è vero, si alleva poi anche per vendere al macello, ma questo non vuol dire che lo si faccia senza cuore. il pastore sacrifica sè stesso per i propri animali per assicurare loro il massimo benessere dalla nascita fino al momento in cui dovrà venderli. e non riesce a tollerare il trovarli sbranati o agonizzanti dopo un attacco.

      il pastore non odia il lupo, se questo si comportasse da selvatico e cacciasse solo la fin troppo numerosa selvaggina. l’esasperazione del pastore poi è anche legata a tutti quelli che arrivano in montagna e gli dicono “tanto ti rimborsano”, senza capire cosa vuol dire essere pastori, senza sapere com’è questo mestiere. chissà cos’altro riceve il pastore, citando le tue parole, caro alex… ah sì, c’è da diventar ricchi! talmente ricchi che chi vive solo di pastorizia ha i fuoristrada di seconda mano spesso tenuti insieme con le saldature, perchè non ce la fai a permetterti di acquistarne uno nuovo, anche se è un mezzo indispensabile per lavorare. vorrei che provassi a passare almeno un paio di settimane con un pastore in una delle zone “calde” a vedere cosa significa essere lassù d’estate con i lupi. vorrei che vedessi come vive davvero un pastore…

  18. Pingback: Cattivo è il lupo che non ti mangia : torinoelealpi

  19. E’ un interessante riflessione e un punto di vista ben argomentato e motivato. Però io credo che sulla faccenda manchi sempre il punto di partenza, ossia vedere il Lupo a tutto tondo, per tutti i contro ma anche per tutti i pro. Mi sembra che se da una parte qualcuno eccede con facilità a pensare che i problemi dei pastori non ci sono oppure “se li risolvano e si mettano il cuore in pace”, dall’altra qualcun altro abbia sempre troppa facilità a ritenere che il “pro” del Lupo stia solo nell’emotività di chi è affascinato dal bell’animale pelosetto.
    Sarebbe sterile dare ragione ai pastori solo per un sentimento di rabbia e solidarietà verso le perdite, così com’è sterile e sbagliato credere che chi da ragione al lupo lo fa solo per un sentimento di gioia naturalistica.
    Ecco, si parta proprio da qui, anche da blog come questo. Il lupo non ha né ragione né torto, non è né buono né cattivo. Lui non cerca giustificazioni né merita accuse.
    Esiste.
    Su queste montagne è tornato, dopo averne fatto parte per secoli e millenni. C’è, punto.
    Partire da ragioni, giustificazioni, colpe è già sbagliato.
    Nessuno si chiede se è giusto che i pascoli siano in pendenza o se è giusto che su di essi cali la nebbia, se è giusto che dal cielo cadano la pioggia o il fulmine.
    Dovremmo partire tutti – e soprattutto le categorie coinvolte come pastori, associazioni di tutela degli animali e studiosi – da qui. Il lupo è come la pioggia e come la folgore, a volte come la frana, altre volte come l’acqua.
    La pioggia ha ragione di esistere?
    Il fulmine ha ragione di portarsi via un gregge, come già capitato?
    La frana ha ragione di portar rovina?
    Il lupo ha ragione di fare incursione sui nostri monti?
    Non ha ragione, e neppure ha torto.
    Esiste.
    Si tratta di capire come far evolvere la pastorizia tenendo in considerazione questo ritrovato fattore in campo.
    Non è bello che un lupo sbrani le pecore di un gregge. Ma non è nemmeno brutto.
    E’ più o meno brutto a seconda del punto di vista. Un punto di vista sempre dell’uomo, sempre parziale e per questo sempre incompleto.
    Ma il lupo non ha un punto di vista, se non quello della sopravvivenza, e noi dovremmo imparare da lui a fare altrettanto nell’affrontare l’argomento. Ossia togliere i valori di giusto e di sbagliato che sono propri dei punti di vista e limitarci ad affrontare il COME, non il SE.
    Non dovrebbe essere in dubbio SE il lupo deve sussistere, perché altrimenti allo stesso modo potremmo anche metterci a discutere SE la pastorizia in quota deve sussistere e non la finiremmo più.
    Esiste il lupo. Esistono i pastori. Esistono le predazioni. Esistono le necessità di sussistenza dei pastori.
    Tutto ciò non è un SE, ma riguarda solo il COME.
    L’abbattimento di alcuni capi può avere senso solo in un ottica di “come”, ossia di come preservare sia i lupi che i pastori (tralasciando tutti gli altri importantissimi attori coinvolti, inclusi gli escursionisti, i naturalisti, gli operatori turistici).
    Può essere che la soluzione del come stia nel limitare il numero dei lupi. Può essere, simmetricamente, che stia nel limitare gli spazi della pastorizia: a priori, se vogliamo usare la razionalità anziché il cuore, non c’è differenza tra lupo e pastore.
    E allora l’unico modo per non fare una sciocca guerra per decidere chi è più importante è unicamente quello di partire da ciò che c’è. Dal fatto che il lupo esiste e si diffonde. E’ nel suo diritto.
    Travalicare questa constatazione con la follia del cuore e l’ignoranza della mente di chi parla di stermini e di abbattimenti indiscriminati vuol dire non essere interlocutori adatti alla questione.
    Grazie per la lettura e per la riflessione condivisa.
    Christian

    • certo, il lupo non ha colpe perchè è un animale, quindi si ciba per vivere.
      come ho già detto molte volte, non credo negli abbattimenti programmati o cose del genere. il lupo è un animale molto intelligente (più di certi uomini, oserei dire). se diamo al pastore la possibilità di difendere il gregge nel momento dell’attacco, il predatore capirà che lì c’è il pericolo e rivolgerà le sue attenzioni ad altre prede (selvatici, che fanno parte dell’ecosistema e verso cui il lupo svolgerà quindi attività di regolatore naturale).
      dubito che dare questo “strumento” ai pastori (ovviamente a chi prenderà regolare porto d’armi) voglia dire abbattere molti lupi. anzi, probabilmente ne verranno uccisi molti meno di quanti muoiono ogni anno per bracconaggio. è meglio un fucile di un boccone avvelenato, su questo penso che siamo tutti d’accordo.
      visto però che il lupo si trascina dietro molti interessi economici (le cifre destinate ai progetti di salvaguardia sono pubbliche), quello che si si auspica è un maggiore appoggio ai pastori.
      leggevo sui social ogni sorta di commento, compresi quelli che dicono ai pastori di dotarsi di cani da guardiania di ogni razza possibile ed immaginabile. se già ci sono problemi con i “nostri” maremmano-abruzzesi, figuriamoci l’escursionista che si trova davanti un cane grosso come un orso…
      …poi bisogna fare i ricoveri per i pastori, non possiamo pretendere che paghino l’affitto per l’alpeggio, ma in alta quota non ci sia niente e tocchi dormire in tenda o sotto una roccia…
      insomma, tutte cose che ho già detto e ripetuto. ma si continuano a far parole e i pastori sono abbandonati al loro destino. le poche iniziative intraprese non sono sufficienti.
      si continua a ripetere che non devono farsi cogliere impreparati, per il lupo si diffonde ovunque. ma a me non risulta che siano stati dati loro cani da guardiania da parte di chi si occupa del “progetto lupo”, nemmeno reti più alte di quelle classiche…

      • Il tuo è un punto di vista equilibrato, che ripercorre quanto hai scritto nell’articolo, ma purtroppo non tutti procedono allo stesso modo.
        Io credo che sia buona cosa che anche tra voi pastori si diffonda questa idea e che chi ha la visione più allargata e ha anche un pubblico che ascolta si spenda per farlo. Proprio per evitare guerre che alla fine hanno sempre l’esito di fare le cose male, in un verso o nell’altro se non in tutti e due.
        Può sembrare difficile porsi in maniera neutra verso il problema, per voi che ne siete intaccati, ma come ho scritto davvero l’esercizio diventa più semplice se prima di parlare dell’argomento ci si chiede “cosa direi a proposito se stessi parlando della nebbia o del fulmine?”.
        Da ignorante ma interessato all’argomento penso anche io che insegnare al lupo a temere l’attacco a “quegli animali che si portano appresso uomo e cani” sia un ottimo terreno di lavoro. Tantissimi animali vengono abituati in questo modo, al riflesso inconscio, lo sappiamo benissimo.
        Di più non sta a me dire, non ho le competenze per dare ricette senza straparlare. Invece ho le competenze e l’esperienza per sapere come è meglio affrontare un argomento in cui le parti sono così contrapposte, con interessi diversi spesso tutti leciti. E di questo volevo parlare, su questo volevo essere utile. Nell’invitare a partire dal punto giusto, anche nei prossimi articoli di questo stesso blog, così come nelle future parole di chi subisce le perdite.
        Chiedetevi sempre “con che tono parlerei e come argomenterei se stessi parlando di una tempesta di fulmini?”. Non partite dallo strazio delle carcasse – che pure fa male, lo posso solo immaginare – e neanche dai proclami di chi dice “Lupo è bello” per partito preso.
        Partite dalla realtà delle cose. Dal fatto che non esiste un “problema lupo”, esiste piuttosto il “problema di non aver affrontato il fattore lupo”.
        Che, mi sembra, è un po’ il succo di tutto quello che hai scritto tu stessa.
        Grazie,
        Christian

      • già… il problema è proprio trovare l’equilibrio in questo dialogo… avendo vissuto il problema sotto tanti diversi punti di vista (come tecnico, come pastore, come scrittrice), posso sicuramente dichiarare che è l’uomo il peggior nemico dell’uomo stesso… e non è un gioco di parole.
        il fatto è che uno a lungo andare viene portato all’esasperazione, sia dai fatti, sia dalle parole.
        leggevo sui social certi attacchi alla ragazza che ha denunciato questa predazione a danno del gregge del suo fidanzato. parole cattive, persino insulti… non so come se ne potrà mai uscire da questa storia! ahimè…

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