Come ai vecchi tempi?

C'era un tempo in cui andare al pascolo era un'attività per i bambini, per i ragazzini, mentre agli adulti spettavano altri lavori, più duri, più pesanti. Di quel tempo ho letto, ho sentito raccontare, e poi un giorno ho incontrato Giorgia (1994) e Mattia (1997).

Sono andata in Valle Stura per chiacchierare con loro. A dire la verità i fratelli Tamagno sono tre, in alpeggio mancava Roberto (1996), che Giorgia mi descrive come il più forte della famiglia: "E' già capace di tirar fuori da solo un vitello durante un parto difficile! A me ed a lui piacciono le vacche, Mattia invece è per le capre.
Fratello e sorella però sono in alpeggio a sorvegliare un gregge dove prevalgono le pecore, quasi tutte di razza sambucana, alcune di proprietà e la gran parte prese in guardia. “Ma le capre sono mie!”, ci tiene a precisare il giovanissimo e serissimo pastore.

Come mai questi due ragazzi sono qui, da soli, in alpeggio? La determinazione e la sicurezza sono caratteristiche comuni ad entrambi mentre raccontano la loro storia. “Fino allo scorso anno c’era su un operaio rumeno a guardare le pecore. Prima avevamo due montagne, mettevamo su di una le vacche e sull’altra le pecore. Poi però il prezzo è salito troppo e allora le vacche le mandiamo in guardia alla Chiusa. L'anno scorso, a metà estate l’operaio se n’è andato portandosi via dei rudun, i piatti, le posate, quel che c’era in casa. Noi venivamo su due volte la settimana a vedere come andavano le cose e a portare il mangiare. Le pecore sono rimaste abbandonate, tre giorni da sole, e così ne abbiamo perse alcune. Allora da quel momento siamo venuti su noi due, prima stavamo tutti giù per fare il fieno, come adesso nostro padre. Qui è bello, sei libero, non c’è nessuno che rompe.” Nella prima parte della stagione, prima di arrivare all'alpeggio, come punto di appoggio i due ragazzi utilizzano una roulotte.

 

Questa potrebbe sembrare un’avventura incredibile per altri coetanei abituati ad una vita completamente diversa, ma invece loro la stanno vivendo con grande naturalezza, sono entrambi consci del loro ruolo nell’economia aziendale famigliare ed entrambi hanno intenzione di proseguire su questa strada. Intanto adesso crescono ed imparano facendo pratica quassù. “All’inizio, le prime settimane non c’era nessuno, poi poco per volta sono arrivati i margari. Non abbiamo trovato nessuna difficoltà, siamo abituati a lavorare con le bestie anche a casa. In alpeggio è bello, respirare l’aria pura! Nella baita abbiamo tutto, il caminetto e la luce, l’acqua.
Non hanno paura della solitudine, della lontananza dai genitori, che pure ogni tanto vengono a portare loro viveri e dare una mano.
Mi piace guardare cosa fanno gli altri, i vicini, vedere le loro bestie…”.
Ecco a cosa serve il binocolo al collo di Mattia, non solo ad individuare eventuali pecore diperse dal gregge.

Giorgia invece guarda in una direzione in particolare, perché adesso ha un moroso, il marghè di uno degli alpeggi sottostanti. “Sono uscita quattro sere di fila, lui è più vecchio di me, mi ha portato anche a Cuneo, in un locale dove si mangia e si balla. Ma Mattia non era da solo, c’era la mamma, con lui.
Io invece non esco mai, non sono mai uscito. Ho altro da fare! Quando vado a scuola al mattino prima vado in stalla, perché papà i capretti non li conosce e ci penso io a farli poppare. Anche quando torno da scuola vado subito in stalla”, precisa Mattia.
Sua sorella ha frequentato il primo anno a Cuneo della scuola per segretarie d’azienda, ma dovrebbe iniziare a studiare per le due materie in cui è stata rimandata, Matematica ed Inglese. “Al mattino io non vado in stalla perché io devo partire più presto. Ho scelto quella scuola perché eventualmente mi può dare altri sbocchi, più che non agraria. Ma tanto io voglio fare questo. Con le mucche, però. Io ho un sogno, quello di avere delle stalle più moderne. Adesso su a Pianche abbiamo delle stalle vecchie dove devi togliere tutto il letame a mano, così mi piacerebbe avere un bel capannone mio, pieno di mucche!”.

Mattia gioca con Nebbia, il cane è affezionato a lui e sembrano quasi ballare insieme. Lui sogna un gregge di almeno 200 capre da carne.
Io sono più per le capre, mi piacciono per il loro colore, per le corna, sono più belle. Anche le pecore, sì… Ma mi piacciono di meno. Preferisco giusto quelle gaie, quelle bianche e marroni. La prima capretta me l’ha regalata mio padre, una capra con le corna, è ancora qui nel gregge. D’inverno giù le do l’insalata, le patate. Mi piacerebbe avere tante capre francesi, di quelle belle con le corna…
Non c’è verso di avvicinare Mattia ai bovini. “Le vacche non le tocco nemmeno, non mi piacciono, sono troppo grosse. I miei sono contenti che mi piaccia questo lavoro, solo che vorrebbero tenere più pecore. Le pecore valgono troppo poco… Se le cose vanno male, prima di vendere le vacche, si vendono le pecore! Quando siamo a casa lavoriamo tutti in stalla, c’è da togliere il letame a mano."
La loro storia di pastori e margari è abbastanza recente. “E’ stato nostro padre ad iniziare a venire in alpeggio, qualche bestia ce l’avevamo anche prima, ma i nonni facevano tutt’altro. Noi due sappiamo fare un po’ tutti i mestieri, qui. Mio fratello prende le pecore zoppe ed io le medico, abbiamo imparato a forza di vedere nostro papà che lo faceva.

La scelta scolastica così diversa dal suo mondo porta inevitabilmente Giorgia ad essere esposta al giudizio degli altri.
A volte sì, prendono in giro, dicono che arriva la vaccara… Fanno qualche battuta così, ma non importa. Nasci lì dentro, non si cambia lavoro per questo. Tra i miei amici c’è gente che ha le bestie come noi, ma anche tanti altri. Capiscono cosa vuol dire fare questo mestiere.
Una delle cose che piacciono di più a Giorgia è il momento del parto.
Sono io che mi alzo di notte per andare a vedere le vacche che devono fare. Non mi è mai capitato di essere completamente da sola quando c’è un parto. A volte sono momenti difficili, ma poi la nascita del vitello è una delle cose che mi da più soddisfazione. Con le vacche è un altro lavorare, che non con le pecore.
Oggi Giorgia non può ancora decidere, rispetta le decisioni del padre ed aiuta il fratello nella conduzione di quel gregge di circa 600 animali, ma sogna un altro futuro fatto di fili tirati a delimitare i pascoli e grandi mandrie di vacche bianche.

L'estate è un momento relativamente semplice, pur nelle difficoltà e nei cambiamenti che la vita in alpeggio comporta. “D’inverno su da noi è lunga, specie quando nevica tanto come qualche anno fa. Quando nevica le bestie le mettiamo tutte dentro. I capretti nascono tutti nella stalla. L’inverno dura parecchio, per tre mesi dove stiamo noi il sole non arriva mai. Il fieno lo abbiamo sotto un nylon e ti gelano le mani quando devi andare a prenderlo.
L’isolamento non pesa a questi ragazzi, nemmeno d’inverno, perché stare in mezzo alla gente per loro spesso significa dover avere problemi ed essere costretti ad affrontare discussioni. “A Natale e a Pasqua arriva su gente da Genova, da Torino, quelli che hanno le case lì. Si lamentavano per il rumore perché c’erano dei vitelli che muggivano in stalla. Si sta meglio quando non c’è nessuno, come su di qua.

E’ ora di pranzo, Mattia manda i cani per girare il gregge e ricompattarlo, Giorgia invece si avvia verso la baita per preparare il pranzo. I ruderi del vecchio alpeggio sono visibili più a valle, sotto la strada, mentre i due ragazzini abitano nella nuova baita, una delle tante fatte edificare dalla Comunità Montana Valle Stura negli alpeggi dove si pratica la pastorizia. I ritmi di lavoro sono quelli di tutti i pastori, il recinto viene aperto tutte le mattine verso le 8:00, 8:30 e la giornata finisce sempre intorno alle 21:00.

Mentre scendiamo, tra l'erba, uno scheletro di una pecora. Risale allo scorso anno, probabilmente è uno degli animali scomparsi quando erano stati abbandonati dal loro guardiano. "Il lupo qui c'è, lo abbiamo già visto anche quest'anno, ma per fortuna non ce le ha ancora toccate." Mattia sta ancora fischiando ordini ai cani, Giorgia entra nella baita, mentre in cielo si rincorrono nuvole di pioggia. Fa freddo anche quassù, in questa strana estate del 2011.

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  1. anche noi abbiamo il fieno sotto la plastica…..è vero ti si staccano le mani in inverno ma almeno d'estate l'alpeggio assicura mangiare e bere per tutti, qui l'erba si è seccata per il caldo e non cresce più, 2 giorni di brutto tempo e poca pioggia non bastano e le mie pecore attaccano gli alberi e i campi dei vicini….aspetto che urka (pasore d'oropa) sia meno morsicona e più tranquilla per portarla con me a badare alle pecore e nel frattempo cerco di fare da sola, ma è una faticaccia!
    invidio tutta quella bell'erba fine e fresca!!
    Valentina

  2. anche noi abbiamo il fieno sotto la plastica…..è vero ti si staccano le mani in inverno ma almeno d'estate l'alpeggio assicura mangiare e bere per tutti, qui l'erba si è seccata per il caldo e non cresce più, 2 giorni di brutto tempo e poca pioggia non bastano e le mie pecore attaccano gli alberi e i campi dei vicini….aspetto che urka (pasore d'oropa) sia meno morsicona e più tranquilla per portarla con me a badare alle pecore e nel frattempo cerco di fare da sola, ma è una faticaccia!
    invidio tutta quella bell'erba fine e fresca!!
    Valentina

  3. ……….Una stalla moderna, piena di mucche! Sarebbe veramente bello veder realizzare il sogno di Giorgia, una ragazza  che si meriterebbe, insieme ai suoi fratelli, di continuare la loro passione con pecore, capre e mucche, rinnovando però la conduzione aziedale. Gloria

  4. @valentina: quest'anno qui la siccità non è un problema!
    @gloria: eh sì… bisogna rinnovarsi per avere futuro!
    @corsaro: forse la famiglia voleva che potesse avere altri sbocchi oltre all'allevamento? ma lei invece è quello che vuole fare…

  5. @valentina: quest'anno qui la siccità non è un problema!
    @gloria: eh sì… bisogna rinnovarsi per avere futuro!
    @corsaro: forse la famiglia voleva che potesse avere altri sbocchi oltre all'allevamento? ma lei invece è quello che vuole fare…

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