Cronaca di un'operazione riuscita a metà

Aiutare i pastori… Non è facile. Siamo in tempo di crisi, di tagli, e certi interventi in luoghi difficili come la montagna costano, non poco. Si potrebbe discutere su soldi "buttati via" per certe cose, ma non voglio far polemiche. Voglio guardare ai lati positivi, apprezzando giustamente quei container che erano stati assegnati, tanto per cominciare, ad alcuni pastori in situazioni particolarmente critiche. Il tutto rientra nelle iniziative della Regione Piemonte per venire incontro alle esigenze dei pastori. Di richieste ce n'erano state tante e, purtroppo, bisognava scegliere dove intervenire, sempre per i soliti soldi che non bastano mai.

In quel caso sicuramente la situazione era difficile, sia come territorio, sia come numero di predazioni subite, sia come "alloggiamento" in alpe. Il container era arrivato, aspettava giù in fondovalle. Il carico era stato preparato e, nel giorno x, alle 5:00 era suonata la sveglia per vedere le condizioni meteo. Nebbia, nuvole… ma sembrava si aprisse. O forse no? Telefonate, altre telefonate, dalle 5:30 fin oltre le 7:00, fino alla decisione. Ok, si fa. Ci proviamo! E allora era stato ultimato il carico con le ultime cose, grazie anche ad amici e parenti che erano venuti fin lì per l'occasione.

Finalmente ecco il rumore, poi lo si è visto, era lì, si stava avvicinando… Momenti di tensione, un po' di paura per l'avventura che stava per iniziare. Nessuno era mai salito a bordo… E su, come sarebbe stato l'atterraggio?

Il personale era gentilissimo, con poche spiegazioni concise aveva detto cosa bisognava fare, come organizzarsi, come procedere per sistemare tutto nel minor tempo possibile e nel modo più efficace. Ma intanto si iniziava a salire per vedere dove bisognava andare. La nebbia sembrava concedere uno spazio sufficiente… Era ora di partire!

Ultimi dettagli per il viaggio e per la discesa… Si sale! Per la prima volta si raggiungerà l'alpeggio senza nemmeno una goccia di sudore, senza fatica. Altrimenti di lì il pastore ci impiega un'ora quando va veloce… Ma anche qualcosa in più, se ha lo zaino carico di viveri ed altro.

In un attimo si è in volo. Il pastore in cuffia spiega al pilota che direzione prendere, il suolo si allontana e si avvicinano i ripidi pendii dove ogni giorno si arranca al seguito del gregge. La nebbia continua a concedere spazio e visibilità, l'euforia cresce, il successo sembra davvero vicino… Sono attimi, eppure si vede tutto, il canalone, il nevaio, il sentiero che sale…

Ecco le baite, l'elicottero compie una virata, viene aperta la porta posteriore e ci prepariamo a scendere: "Solo quando ve lo dirò io!". Si salta giù trascinando gli zaini, il terreno è in pendenza, non si sentono nemmeno le punture delle ortiche in mezzo alle quali ci accucciamo. L'elicottero sta già ripartendo per andare ad agganciare il carico.

Questa volta non c'è da atterrare, basta agganciare il cavo alla rete. Chi è rimasto giù provvede a questa operazione ed anche a scattare qualche foto (grazie, FA!!!!). Ci sono sprazzi di sereno, il sole, sembra davvero che un piccolo miracolo si stia compiendo, nonostante tutto.

Per chi aspetta lassù, dove anche i telefoni quasi non prendono, sentire il rumore dell'elicottero e vederlo arrivare appena sopra ai tetti delle vecchie baite è un'emozione. Finalmente, finalmente, presto ci sarà un luogo dove dormire senza i topi che ti passano sulla faccia e ti rosicchiano il cibo che solitamente saliva fin qui caricato a spalle… Dove stare almeno un po' all'asciutto nelle notti di pioggia.

Alcuni degli arredi del container si danneggiano nell'atterraggio, ma non importa, quello è il meno. A queste quote, dove c'è così poco, dove non c'è praticamente niente, tutto serve, tutto si aggiusta, tutto in qualche modo troverà la sistemazione adeguata. Il sole va e viene… Tra poco sarà il grande momento!

Attimi, minuti di attesa. C'è qualcosa di strano, l'operatore sta parlando nella radio. Arriva, arriva! Ma no… Non c'è il container attaccato, l'elicottero vola troppo basso. Che succede? "Cosa c'è dentro? Non si alza!". Un materasso non può posare tanto… Ripartono tutti, lassù rimaniamo solo più noi con il nostro carico sparso tra le ortiche ed i romici.

Certo… Avere il carico è già qualcosa. Un po' di viveri per i pastori, il cibo per i cani, le reti per il recinto… Meglio essere realisti, più che pessimisti: a mano a mano che passano i minuti, si provvede a spostare tutto nelle vecchie baite, quelle che si pensava di non utilizzare più. Il telefono posato nel punto dove riesce più o meno a captare il segnale rimanda sms di chiamate perse e notizie frammentarie. Riprovano… Non ce la fanno… Vanno altrove a portare un container più leggero. Torneranno con un carico inferiore di nafta. Ma che è successo?

Chi era giù se l'è vista brutta… Qui si sta per agganciare il container. Mancano le foto dei momenti più delicati perchè… era meglio mettersi al riparo. Ma com'è possibile che sia successo questo? La ditta ha dichiarato un peso, sull'etichetta esterna ne era indicato un altro e l'elicotterista ne ha rilevato uno ancora maggiore. Nonostante tutto però ha provato, ha spinto al massimo i motori per sollevarlo. Come sia andata non lo so, ma chi c'era ha detto che non è stato bello. E così arriva una telefonata sul telefono che, per caso, prende posato su quella pietra e non su quella poco più in là. "Rinunciamo…".

Adesso i container sono ancora là, quello destinato all'alpeggio dove attendevamo sempre meno fiduciosi e quello per il vallone a fianco. Non più affiancati, ma che si fronteggiano, con i segni dei momenti critici vissuti nel disperato tentativo di portarlo su. Io vorrei tanto invitare in alpeggio, lassù, quelli della ditta che li hanno forniti… Vorrei anche invitare chi, in Comune, si opponeva e poi ha "ceduto" chiedendo che venissero poi rimossi a fine stagione per "l'impatto ambientale negativo". Credo che quella persona non sia mai stata lassù… Se un container, questo o un altro, arriverà a destinazione, sarebbe assurdo, sarebbe criminale portarlo via! Pensate alla spesa, pensate ai rischi che si sono già corsi questa volta in cui si è fallito. Dicono che ristruttureranno una baita, ma con i pochi mesi a disposizione prima della neve autunnale, i lavori avrebbero già dovuto partire ancor prima della salita delle greggi. Il prossimo anno lassù non ci sarà nessuna baita nuova, me lo sento.

E così il pastore, dopo lunghe giornate su quei ripidi pendii, il più delle volte in una nebbia spessa da tagliare con il coltello, altre volte fradicio dopo un temporale, dopo aver piazzato il recinto sotto l'acqua, entrerà in questa vecchia baita. Dove l'umidità interna è quasi peggio di quel che c'è fuori. Dove nylon e vecchie lose non ce la fanno a tener fuori la pioggia. Dove… Dove dovrà passare i prossimi mesi, fino alla metà di settembre, giorno più giorno meno.

Già troppi sono stati gli anni trascorsi qui. Siamo nel XXI secolo… E' inutile parlare del ruolo ambientale, sociale, storico, ecologico della pastorizia e poi… e poi affittare ad un essere umano dei pascoli sui quali si trova un "alloggiamento" come questo. E tutto quel che c'è qui se l'è procurato il pastore, nessun altro è intervenuto. Per questo già aver ricevuto dal cielo (per così dire) il carico è stato un successo. Ma adesso si confida che, in tempi brevi, arrivi anche il tanto sospirato container. Che verrà mascherato, verrà mimetizzato tra le tante pietre. Speriamo che chi veramente conosce la situazione abbia libertà di decisione e che non si perda tempo in chiacchiere tra scrivanie, con palleggiamenti di responsabilità. Qui, come in altre montagne a cui questi cointainers erano destinati, c'è gente che sopravvive. L'ha fatto per anni, ma questo non è una giustificazione. Il mondo va avanti, ma non per quello la pastorizia deve invece rimanere ferma al XVIII secolo. Almeno 100, 200 anni fa qui c'era vita, c'erano tante baite, tante famiglie. Oggi solo un pastore che, con la forza della passione, del legame per le sue bestie, dell'amore per le sue montagne, cerca di resistere. Ma la somma delle difficoltà, delle delusioni, del vedere le sue bestie sbranate dal lupo nonostante tutti i suoi sacrifici… insomma, tutto questo ti fa cedere, psicologicamente e fisicamente. Non è il container a risolvere tutto, ma aiuta. Per lo meno si dormirebbe all'asciutto, senza vipere e topi come inquilini. Speriamo allora di potervi documentare al più presto anche l'arrivo della "villa"!
(Un doveroso grazie a tutti quelli che hanno dato una mano in quella lunga mattinata, amici e parenti, all'equipe dell'elicottero e ad Umberto).

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  1. ciao Marzia, dal tuo preciso e coinvolgente racconto capisco tutta la tua apprensione, la tua rabbia (pacata, ma intuibile), la tua frustrazione… sentimenti che esprimono lo stato d'animo di questi pastori e di chi crede nel loro lavoro e si impegna per la loro causa. Il container  non risolve la loro situazione precaria, ma, come dici tu "aiuta".  A me, da profana – e lo sottolineo perchè nelle mie parole non vuole esserci polemica-(non conosco il mondo della pastorizia se non attraverso il tuo blog e nei pochi incontri con pastori che ho fatto andando in montagna) viene da porre una domanda: non sarebbe possibile (e meglio) recuperare le baite, risistemando il tetto e consolidando le murature? è solo una questione di costi? i pastori, nei mesi estivi, potrebbero mettere la propria manodopera? oppure sono i proprietari che non danno loro il permesso di eseguire anche i minimi interventi basilari?
    Un tempo l'alpeggio era vissuto e le baite, i sentieri, le fontane, i muretti ricevevano quei gesti quotidiani, spontanei, di manutenzione ordinaria, che io chiamo le "amorevoli cure": rimettere a posto una beola scivolata, rinforzare un muretto a secco sconnesso, togliere le foglie da una grondaia, ecc. che consentivano agli edifici di mantenersi bene… Ora gli alpeggi, da molti anni, sono affidati solo alle "cure" dei pastori, che non riescono, o non possono, o, in alcuni casi non vogliono intervenire, su dei beni che comunque non appartengono a loro. Ci sarebbe secondo te un modo per recuperare il patrimonio edilizio (che è anche un patrimonio culturale) ancora presente?
    gabriella

  2. @gabriella: è da qualche tempo che sto meditando di scrivere un post con queste tematiche, per spiegare a te e ad altri come stanno le cose davvero.
    comunque sarebbe possibile sì ed i costi sono uno dei punti critici. ma non solo quello. perchè l'alpeggio è pubblico o privato e, se il pastore lo sistema, poi ne beneficerà il proprietario e magari potrebbe decidere di affittarlo ad altri… il danno e la beffa, quindi!
    il pastore la propria manodopera un tempo la metteva, ma oggi deve stare costantemente dietro alle pecore per cercare di evitare gli attacchi del lupo
    ne riparleremo…
    @clà: adesso il container è su, anche se non proprio ancora a posto, ma provvederemo!!!

  3. si Marzia, trattare questo argomento potrebbe essere utile per sfatare alcuni pregiudizi, o anche solo per riparare alla mala-informazione che c'è intorno a questo tema. Quando potrai, e vorrai… io sarò un'attenta lettrice. Grazie e buon lavoro!
    Gabriella

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