Il panorama si fa monotono

Di nuovo storie di nebbia. Oggi invece, fossi stata lassù, avrei potuto fotografare un po' di panorama, ma non sempre si può essere dove si vorrebbe. E allora non mi resta che raccontare altre storie di nebbia con poche immagini a disposizione.

 

Al mattino, bene o male, il cielo è abbastanza sereno, ma quasi sempre basta quel poco da quando ti alzi, fai colazione e ti incammini, per veder addensare le nuvole. E' ovvio, con tutto il caldo che fa in pianura, non può essere diversamente, qui a poca distanza dallo sbocco della vallata. Le pecore attendono come sempre nel recinto, sorvegliate dai cani.

E infatti su in alto la nebbia già si addensa. Sarà ancora peggio tra poco, quando ci si trasferirà in quota. Per adesso si continua a scendere più in basso per lo meno per la notte, mentre a poco a poco sono gli stessi animali a puntare verso i pascoli alti. Approfittando della nebbia, qualche gruppetto è già salito anche dove non avrebbe dovuto. Ma come fai a sorvegliarli tutti, quando sei avvolto nella nebbia così fitta? Conosci gli animali, prevedi i loro movimenti e, quando ce la fai, cerchi di anticiparli.

Le pecore si incamminano, ma non sempre i pastori possono iniziare da subito a seguirle. Può esserci il recinto da spostare, qualche animale zoppo da medicare, comunque le guardi mentre si avviano per accorgerti meglio se qualcuna ha qualcosa che non va. Quella ha un ginocchio gonfio, sarà stata una pietra. Questa volta gli animali escono così lentamente dalle reti, quasi avessero ancora sonno, non interessasse loro andare al pascolo.

Poi però, quando saranno avvolte nella nebbia più fitta, cammineranno rapide, disperdendosi. Non le vedi più, ne incontri qualcuna mentre cammini lungo sentieri ormai dimenticati e difficili da percorrere. Solo i tratti contro le rocce sono rimasti puliti, altri si sono inerbiti e l'erba fradicia di umidità bagna il fondo dei pantaloni e gli scarponi. Il pastore procede in quella montagna apparentemente senza punti di riferimento grazie alla conoscenza di anni ed anni. Anche lui però può solo presumere dove siano le pecore.

Qui servono le campane, eccome se servono! Devi anche sapere a chi metterle, a quella pecora che parte sempre per prima, a quella che si divide dalle altre e va in su, a quella che ha la tendenza a rimanere indietro. E poi devi conoscerne il suono, anche in mezzo alla nebbia. Intuire se viene dai pascoli sottostanti o da quelli al di là del vallone.

E alla sera poi poco per volta riporti giù tutti gli animali, o almeno speri che sia così. La nebbia a volte non se ne va del tutto nemmeno allora, rimanendo lì appiccicata alla montagne. Quel giorno però farceva quasi freddo… Meglio così, rispetto al caldo umido e soffocante della settimana precedente.

L'indomani più o meno la situazione è la stessa. Si comincia spargendo il sale (portato fin lì a spalle) sulle pietre, di modo che le pecore possano leccarlo non appena escono dalle reti. Il sole è l'ultimo che si vedrà per molte ore. Per non essere nella nebbia sarebbe sufficiente essere in alto, molto più in alto, al di sopra di quella cortina di umidità.

Infatti per tutto il resto della giornata ci si aggirerà sui ripidi pendii, un po' qua, un po' là. Non bisognerebbe mai passare sotto alle pecore, ma a volte non se ne può fare quasi a meno, in certi punti della montagna. La nebbia è faticosa, lo sguardo cerca di trapassarla, ma non ce la fa, ed il risultato è una stanchezza diffusa che si va a sommare con quella delle poche ore di sonno quotidiano. E' opinione diffusa che i pastori, al pascolo, sonnecchino… Di sicuro non su queste montagne, dove ti sposti di continuo nella nebbia per cercare di capire dove sia il gregge.

Poi, all'improvviso, per qualche istante, del tutto inaspettatamente, uno squarcio, durante il quale ti affretti a guardare il più possibile dove sono gli animali, capire se ce ne sono di isolati o piazzati in posti delicati dai quali sarà necessario farli scendere con i cani. Il tutto deve avvenire in pochi secondi, tanto è breve la durata di quel colpo di vento.

Poi ancora nebbia, più o meno fitta, mentre il gregge in parte spontaneamente, in parte spronato dai cani, ricomincia a scendere verso il recinto. Certo, il pianoro è solo lì, a piedi basterebbero pochi minuti, ma prima che tutti, pecore e capre, siano a destinazione, può passare anche più di un'ora. Mai aver fretta, con gli animali. Tanto fanno quello che vogliono loro e… magari tu sei giù, la nebbia si alza, e vedi un puntino bianco lassù. Se vuoi essere sicuro di rivedere vivo il tuo animale il giorno dopo, ti tocca ripartire, raggiungerlo, e farlo scendere al recinto. Nel frattempo si è fatta notte e… la nebbia se n'è andata del tutto.

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