Una volta bisognava scendere in pianura

Imboccare il Vallone dell’Arma a me fa pensare alle transumanze. Anche se non mi è mai capitato di farne una da queste parti, anche se questa strada l’ho percorsa più volte in bici in passato… sapendo quanti animali salgono su di qui in estate, penso appunto alle transumanze. Così in un certo senso mi fa una strana sensazione andare a cercare un allevamento qui adesso, in primavera. Non immaginavo di trovarne uno così grande a quasi 1000 metri di quota, in una piccola frazione con abitazioni tradizionali.

Invece, a Fedio Sottano, si arriva nell’azienda della famiglia Amberto. E’ la nonna del ragazzo che sto cercando per l’intervista ad accogliermi e farmi accomodare in cucina mentre parte della famiglia sta terminando di pranzare. Qui è suo padrino Giuliano a monopolizzare il discorso spaziando dalla politica alla situazione economica attuale. Non c’è modo di fermarlo: “Bisognerebbe girare il mondo, andare via di qua… Si vede che tu sei una che ha studiato, che sa le cose. Mi piacerebbe portare la Piemontese in Mongolia, lì si che ci sono spazi! E poi i Mongoli sono stati i primi ad inventare la farina di carne secca a mattonelle… Vorrei prendere degli yak, bianchi e neri. Come si farà a trovarne? Ti lascio il mio numero, se trovi il modo per avere uno yak, fammelo sapere!”.
Finalmente arriva Fabio, il giovane che intervisterò: non è un chiacchierone ed il padrino rischia di sommergere le sue risposte, all’inizio abbastanza laconiche, ma poi l’uomo esce e noi cominciamo la nostra chiacchierata.

Abbiamo la tradizione di fare gli allevatori, abbiamo sempre avuto vacche, pecore, capre, da generazioni.” Interviene anche la nonna, raccontando com’era la vita da marghè una volta, quando bisognava per forza scendere perché la borgata era abitata e non c’era posto per tutti, soprattutto non c’era di che alimentare una mandria. “Si comprava il fieno, abbiamo girato: San Benigno, Cuneo, Sommariva Bosco, verso Fossano…”.

A Fabio non piacerebbe dover scendere in pianura, è bella la vita quassù, anche se difficile, specialmente d’inverno con la neve. Poi, ancora più belli sono i momenti passati in alpeggio… Quello è in assoluto il momento più atteso, uno degli aspetti che più piacciono in questo mestiere, il trascorrere alcuni mesi ancora più in quota, tra i pascoli. 

Quell’alpeggio lassù a Monfieis, sulle montagne che si vedono da casa, dove “…non c’è nessuno che rompe, sono più libero. Un po’ vado al pascolo, un po’ tiriamo i fili. Le pecore adesso le mandiamo in guardia, per i lupi, altrimenti le abbiamo sempre tenute. Così la parte alta delle punte resta da pascolare…”.

Oggi è sicuramente più facile lavorare anche a queste quote, con ampi capannoni moderni costruiti 6-7 anni prima, macchinari, cortili in cemento dove non si forma il fango. Fabio è al quarto anno dell’Istituto Agrario di Cuneo, lui è del 1993, la sua strada nel mondo è appena all’inizio, ma come molti in questo campo sa già quel che farà, continuando nell’azienda di famiglia. Una conseguenza inevitabile, ma anche una scelta naturale frutto di passione e motivazione. Fabio ci metterà del suo, con nuove idee. “Adesso bisogna trovare delle strategie nuove per far sì che sia un mestiere che possa fruttare. Bisogna fare dei cambiamenti, cose nuove, trovare dei tagli di carne, allevare e vendere valorizzando la carne, i formaggi, valorizzare i prodotti di nicchia, altrimenti non ti salvi più."
Al mattino si fanno i lavori in stalla prima di andare a scuola, alzandosi alle 5:30. “Con me ci sono anche altri che hanno le bestie… Tra gli amici, ho sia gente come loro, sia altri. Poi si va a far festa, alle cene dei margari, alle fiere… Esco con gli amici tutte le settimane, a quello non rinuncio, anche d’estate. C’è la strada sterrata che porta all’alpeggio, scendevo al sabato sera ed ero su alle sette del mattino della domenica per fare i lavori.

Più tardi Fabio mi porterà a visitare l’azienda e farà uscire da una delle stalle più vecchie Mirto, il grosso toro di razza piemontese, e con orgoglio si farà fotografare accanto al possente animale.
Giriamo per le stalle, ci sono le pecore sambucane, la razza locale, quelle che un tempo venivano portate alla fiera. Le capre ed i capretti nei box, il toro più vecchio e quello più giovane, le vacche con i vitelli, le manze.

Attraversiamo la frazione, poco sopra le ultime abitazioni, vicino ad una casa di Francesi tornati probabilmente alla terra d’origine per le vacanze di Pasqua, iniziano i prati e lì c’è anche un’asina al pascolo. E’ primavera, si iniziano a vedere i fiori e la neve si sta ritirando, così si può iniziare a pensare all’alpeggio, alla transumanza, anche se prima bisogna completare gli ultimi mesi di scuola, quella scuola che attrae poco, dove viene insegnato quel che già si sa a riguardo della zootecnia ed a volte pure con degli errori che fanno rabbrividire chi questo mestiere già lo conosce e lo pratica tutti i giorni, non per obbligo, ma per volontà.

  1. Anche a Fabio auguro di dar continuità all'azienda di famiglia!!! E' importante che a  Fedio, questa nascosta borgata della Valle Stura, ci siano dei giovani che hanno voglia di proseguire a fare i margari con passione. Gloria

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