Ed è subito vecchia!

All'improvviso arrivò un caldo traditore, imprevisto, subito salutato con un sorriso, perchè in fondo era bello togliersi la maglia, la camicia… ma quando ci si trovò in canottiera ai primi di aprile, era chiaro che qualcosa non andasse come doveva.

Cielo azzurro, erba verde, fiori che ormai si facevano vedere ovunque, nel prato, nelle siepi e nei frutteti. Con questo caldo bisognava iniziare a tosare le pecore, bisognava pascolare qua, e là, ed ancora laggiù, perchè adesso di erba ce n'era ovunque ed il rischio era quello che l'erba "diventasse vecchia". Veniva quasi da ridere, perchè non erano passato molto tempo da quando ci si lamentava della mancanza di erba.

In effetti in certi prati l'erba era già davvero alta e, sotto quel sole, sembrava crescere a vista d'occhio, con le spighe che si ergevano sul verdolino delle foglie ed il primo polline nell'aria. Quel prato non era da pascolare, ma chissà altri dove aspettavano il passaggio del gregge per far pulizia? "Non la mangeranno poi tutta…".

Nascevano agnelli, un giorno uno soltanto, quello dopo magari due o tre, poi niente per qualche tempo. Qualche volta ci si portava dietro tutto, in altre occasioni invece si faceva un piccolo recinto affinchè le madri rimanessero lì con i piccoli. Tutto dipendeva da come ci si sarebbe spostati in giornata, se si pascolava in zona tornando all'incirca nello stesso posto per la notte, oppure se ci sarebbe stato da affrontare uno spostamento verso altri prati.

Nasceva ancora anche qualche capretto, un po' fuori stagione, sicuramente non grande abbastanza per quando sarebbe arrivata Pasqua. Le femmine sarebbero state allevate, i maschi chissà… Magari venduti a qualche altro pastore per farne un becco da riproduzione, oppure sarebbero comunque finiti al macello, ma con un ricavato minore rispetto ai prezzi del periodo pasquale.

Le pecore affondavano il muso nell'erba alta punteggiata dai fiori giallo intenso del tarassaco. Sugli alberi non c'erano ancora le foglie necessarie per fare ombra, ma per quel primo giorno di caldo, ci si godeva il tepore inaspettato, felici della bella giornata e del sole che asciugava le zone dove ancora vi era fango per le piogge delle settimane precedenti.

Con il caldo inizia il periodo in cui non ci si muove nelle ore centrali della giornata e si riparte per i pascoli nel pomeriggio, quando il sole picchia meno forte e gli animali finiscono la loro siesta. Il pastore li chiama, si riattraversa il parc della sera precedente. C'è da percorrere un tratto di strada per arrivare in quei prati che si erano visionati al mattino. Lì l'erba aveva ancora la taglia giusta per non essere sprecata dalle pecore e, per il giorno dopo, non ci sarebbe stato da spostarsi.

Una pacifica invasione della frazione, il gregge che esce sulla strada, ne percorre un brevissimo tratto, poi scompare nuovamente tra le case in una strettoia tra cancelli, siepi, fiori e muri in pietra. Una donna bada al suo glicine che si inerpica lungo la colona di un antico arco, fa gesti con le braccia, ma il gregge avanza cercando erba verde, non un fusto contorno con rami che sembrano liane, dove non si vedono ancora foglie o fiori. Dietro ci sono gli agnelli che rallentano la marcia, bisogna controllare che nessuno si infili in un cancello aperto, mentre da dietro le cancellate i cani abbaiano di fronte all'insolito spettacolo di quel tiepido sabato sera.

Un primo prato da pascolare mentre il sole si avvia a tramontare. Anche qui l'erba è ancora bassa, ma il pastore comunque parla di prati dove di solito arrivava molto prima rispetto a quest'anno. "Chissà che erba c'è già… Diventa vecchia, diventa dura!". Mentre gli animali mangiano tranquilli, si va avanti a portare auto, reti e preparare il recinto per la notte. Sempre in movimento, dal mattino alla sera, ci si ferma giusto per mangiare pranzo, ma per il resto c'è sempre qualcosa da fare.

Di nuovo in cammino, fiancheggiando un prato che però non deve essere toccato dagli animali. La giornata sta per finire, le temperature scendono verso la normalità, si può rimettere la camicia, sentendo che le spalle iniziano a bruciare un po'. Ma è "solo" il mese di aprile, non è possibile essersi già scottati per così poco. La destinazione è poco lontana, oltre quegli alberi c'è il prato dove l'erba è ancora bassa ed adatta agli animali.

Anzi, lì in quel prato avrebbe potuto essercene un po' di più, di erba! Ma possibile che ci sia sempre qualche osservazione, se non qualche lamentela da fare riguardo ai pascoli? D'altra parte, un buon pastore vuole sempre il meglio per i suoi animali! E così li lascia pascolare fino a sera, poi li fa entrare nel recinto già pronto, in modo che anche lì trovino ancora qualcosa da mangiare prima di accucciarsi per trascorrere la notte.

Tutti a caccia di lana!

Quest'anno un po' tutti hanno inziato presto a tosare, complice anche il caldo anomalo che ha investito il nord Italia la scorsa settimana, il bel tempo che permette di andare avanti con i lavori, senza interruzioni dovute alla pioggia. E' uno di quei lavori fastidiosi, ma che bisogna fare… E allora tocca affrontarlo.

C'è chi ricorre alle squadre di tosatori internazionali, chi si affida a singoli tosatori locali o a squadre formatesi temporaneamente per dare una mano a qualche amico pastore, ma anche chi le pecore se le tosa da solo, un po' per giorno. Qualunque sia la modalità, tutti gli anni si ottenevano montagne di lana, quella lana che ormai era uno scarto, un rifiuto da smaltire, che fruttava pochi centesimi al chilo, se proprio si riusciva a darla via. Quindici, magari venti centesimi al massimo.

Però quest'anno c'è chi telefona ai pastori ancor prima che abbiano tosato per prenotare la lana! Tutti che cercano lana, arrivano ad offrire anche cinquanta, sessanta, sessantacinque centesimi per avere la lana della tosatura primaverile del 2011! Intendiamoci, anche queste cifre non coprono il costo della tosatura, specialmente se si sono chiamate delle squadre di tosatori. Però è già qualcosa rispetto al nulla. Ma che fine fa tutta questa lana? Pannelli isolanti per edilizia? Il modo per combattere ecologicamente e naturalmente le "maree nere"? E' l'effetto della "crisi del cotone" di cui si è parlato?

E così le pecore vengono spogliate della loro lana, per loro è un benessere, specialmente con queste giornate torride. Quando verrà il momento di salire in montagna, avranno già di nuovo un leggero vello protettivo, ed i pastori finalmente affrontano un po' più a cuor leggero questa faticaccia. Pensare che, un tempo, la lana era uno dei redditi principali dell'allevamento ovino! Colgo l'occasione per segnalare qui un laboratorio organizzato dal Parco Lame del Sesia "Dalla pecora al feltro", sabato 16 e domeniva 17 aprile. Segnalo poi ancora il blog di questi amici che ci hanno scritto dalle Marche, Dal Filo d'erba al Filo di Lana. Anche loro cercano lana… Andate a leggere!

Proprio quest'anno, con questa "fame di lana", ieri ho ricevuto una telefonata di una persona che sta realizzando una casa con la bio-edilizia e cerca una ventina di quintali di lana per coibentare le pareti della sua abitazione. Non sapendo che, effettivamente, ci fosse questa caccia alla lana così serrata, gli ho detto che non ci sarebbero stati problemi a trovarne… E invece, fino ad ora, ne ho recuperati solo pochi quintali. Tutti mi dicono di averla già venduta o di averla promessa a chi gliel'aveva chiesta. Provo comunque a chiedere anche a voi qui tramite il blog: cercasi lana del Piemonte, possibilmente in provincia di Torino. L'interessato verrà a ritirarla con un furgone dopo Pasqua, in quantitativi di almeno 2-3 quintali. Comunque contattatemi se siete interessati e vedremo se si riesce ad organizzare il trasporto. Per il prezzo, ovviamente sarà quello del mercato di quest'anno.

Speriamo che questa tendenza non si esaurisca nel giro di una stagione e che la tosatura torni ad essere se non un reddito… almeno non un'attività faticosa e costosa. Non sarebbe male un ritorno alla lana, con tutti i suoi possibili utilizzi, dal materasso al maglione, dal materiale per edilizia a qualsiasi altro impiego innovativo. Spero anche, in futuro, di potervi documentare la realizzazione della bio-casa con la lana dei pastori piemontesi.

Riassumendo

Passano veloci i giorni, cambiano le stagioni, le temperature, cambia il paesaggio, il panorama, ci si trova improvvisamente e quasi inaspettatamente proiettati verso la montagna… Sembrava così lontana la stagione in cui ci si avvia verso la valle, ma poi, da quei giorni in cui si camminava e camminava per trovare l'erba, all'improvviso adesso siamo qui, a boccheggiare per un caldo anomalo.

Vediamo però di fare un passo indietro e riassumere un po' di quello che è successo nelle settimane passate. Erano ancora giornate fresche al mattino (com'è giusto che fosse), alberi spogli ed il terreno qua e là fangoso per le piogge dei giorni precedenti. Le montagne erano così bianche di neve, chissà quanto ci sarebbe voluto per farla sciogliere tutta, così si pensava al mattino guardando in su verso le valli.

Nei prati iniziava ad esserci erba, erba sufficiente per fermarsi in ogni pezzo per un certo tempo, magari anche per una mezza giornata. Ciò nonostante, non è che ci fosse da riposarsi, sedersi all'ombra e schiacciare magari un pisolino. Una rete da tirare da una parte, andare a parlare con un contadino dall'altra, oppure documenti da controllare e compilare, scartoffie da portare in qualche ufficio, e così il tempo passa sempre troppo in fretta ed alla fine della giornata c'è sempre qualcosa che non si è riusciti a fare.

Anche perchè poi il prato finisce e bisogna spostarsi avanti. Quel sentiero nei boschi adesso è in salita, ma non tanti mesi fa era stata una discesa in notturna, in una fredda sera invernale. I cani abbaiano, gli agnelli salgono lentamente, nel sottobosco non c'è ancora un filo d'erba, ma qualche pecora si ferma a mordicchiare una castagna.

Altri giorni, altri prati, qui l'erba è più bassa, là un po' più alta. C'è ancora fango, l'aria ora è tiepida, ora decisamente freschina. Ci si interroga anche su come sarà la primavera, se pioverà, se arriverà il caldo. Presto le pecore saranno da tosare, lo scorso anno quest'attività era stata iniziata ed interrotta continuamente, per colpa della pioggia.

Fioriscono gli albicocchi, poi poco per volta inizieranno tutti gli altri alberi da frutta. Sono zone "pericolose", queste, perchè purtroppo frutteti vogliono anche dire antiparassitari. E che dire poi di tutti quelli che "combattono" la primavera spargendo diserbanti ovunque lungo le sponde dei fossi, fuori dai cancelli, lungo le strade? Basta poco per vedere un'animale che inizia a star male, guarda fisso, con le bave alla bocca. E' un qualcosa che ci si augura di non vedere mai, ma purtroppo a volte accade.

Un pascolo, un tratto di cammino, un altro pascolo. Metti reti, togli reti, da queste parti il pascolo vagante è così, non ci sono le distese immense, i gerbidi, gli incolti, i pioppeti delle pianure. C'è del buono e del cattivo in entrambe le situazioni, ma comunque in entrambi i casi il lavoro non manca mai e, adesso che hanno cambiato l'ora, alla sera il recinto viene chiuso sempre più tardi, con le giornate che si allungano sempre più.

La luce della sera, i tramonti, le pecore che continuano a pascolare anche quando il sole ormai è sceso dietro alle colline ed alle montagne. Un frutteto, un vigneto, un orto ed un giardino di una casa, qui sono posti adatti solo per un piccolo gregge e comunque bisogna avere pazienza di tirare tutte le reti… senza però perdere di vista gli animali, che possono trovare il modo di farla franca. Non è il problema del filo d'erba brucato, ma del ramo fiorito, dell'innesto, del germoglio.

Un altro giorno di sole, temperature ancora più gradevoli, erba che inizia ad essere alta e le pecore che fanno le matte, correndo nel pezzo e schiacciandola ancora prima di iniziare a pascolarla. Intanto, dai giardini delle case lì vicino, viene il ronzio continuo di tagliaerba e decespugliatori. La stagione felice per i pastori crea grattacapi alla gente comune, che vede nell'erba che cresce un fastidioso lavoro di cui occuparsi la domenica mattina.

Nel pomeriggio il gregge si trova a pascolare accanto ad un frutteto di kiwi che sembra invaso dagli alieni. Quasi tutte le piante presentano strane masse si gelatina rosso-rosa-arancio che avvolgono i tagli sul tronco. In alcuni casi la gelatina si allunga in strane catenelle penzolanti, alcune delle quali decisamente impressionanti. Sarà questa la nuova malattia del kiwi, quella per cui bisogna obbligatoriamente estirpare l'intero impianto, per evitare la diffusione? I pastori intanto tengono le pecore lontane dalle piante, per evitare che le danneggino, anche se io ho l'impressione che la vita di questi alberi sia ormai segnata.

Un altro giorno ci si trova al pascolo in luoghi già noti, visti però con colori differenti rispetto a quel pomeriggio di gennaio. Il cielo è di nuovo grigio, le previsioni annunciavano pioggia fin dal mattino, ma per il momento per fortuna c'è solo l'aria umida che precede quel che avverrà al pomeriggio. Le pecore si disperdono nei prati, i pastori vanno qua e là per sorvegliarle, ma per pranzo "l'appuntamento" è al solito posto.

Il cane maremmano è già là, proprio al solito posto! Quel muro che poi servirà ai pastori per pranzare e, nello stesso tempo, sorvegliare il gregge, adesso è un punto di osservazione privilegiato per l'animale. Oggi non serve essere vigili ed all'erta, ma quando poi si salirà lassù in montagna… Pranziamo e poi iniziano a cadere le prime gocce d'acqua, che si trasformeranno in pioggia battente.

Altro giorno, di nuovo sole e montagne ancora più imbiancate lassù. Ma inizia a far caldo… Il gregge pascola accanto allo stradone trafficato, le macchine sfrecciano veloci, quando l'erba sarà finita bisognerà attraversarlo, e poi ancora una seconda volta per andare al luogo dove si tracorrerà la notte.

Al tramonto si pascola accanto alla chiesa, facendo una bella pulizia in quel prato. Uno dei pastori va a preparare il recinto, in due restiamo a controllare il gregge con i cani, in attesa del suo ritorno. L'erba poco per volta finisce e gli animali diventano ansiosi, si spingono verso il ruscello, lo attraversano e puntano decisi verso pascoli, orti ed altri luoghi proibiti. I cani fanno il loro lavoro, ma poi finalmente viene il momento per rimettersi in cammino.

Ancora una volta si rischia di attraversare la strada con il buio… Le previsioni dicevano che nei giorni successivi il tempo sarebbe stato bello, e pure caldo. Tempo di pensare alla tosatura? Ma per adesso ci fermiamo qui, le successive vicende di pascolo vagante ve le racconterò poi successivamente. Questi sono giorni un cui, sempre più, la pastorizia mi trovo a viverla, piuttosto che narrarla.

Fiere che vanno, fiere che vengono

Purtroppo ho avuto la conferma ufficiale, non ci sarà la fiera della pecora biellese a Castellengo di Cossato. Sempre più difficile organizzare fiere, di questi tempi… E così va perso questo bell'avvenimento che vedeva la razza biellese in mostra, il pranzo a base di pecora e l'incontro primaverile dei pastori della zona, ma non solo. E se persino nel Biellese non si riescono ad organizzare questi appuntamenti, ahimè, pare proprio un cattivo segno.

Questa domenica invece, come ci segnala l'amico David, ci sarà la 7° Fiera di Primavera a Carema (TO), con la 3° Mostra mercato dell'asino e del mulo, con la Battaglia delle Capre nel pomeriggio. L'anno scorso ero stata da quelle parti, quest'anno sono impegnata altrove. Ormai sono quasi-pastore pure io, quindi non mi muovo più a mio piacimento come un tempo!!

Fiere del "passato", è dallo scorso autunno che queste foto dell'amico Giacomo attendono di essere pubblicate. Sempre a proposito di battaglie delle capre, qui siamo a Vico Canavese, con alcuni giovani caprai ed i loro animali.

Alcune "facce note" osservano con occhio esperto gli animali che sono stati condotti qui per la fiera/battaglia. E non si può dire che questi non siano degli intenditori!!!

Passiamo alla fiera di Alice Superiore, sempre con Giacomo. Questa volta di tratta di bovini, in attesa di essere valutati dalla giuria. Ovviamente, se qualcuno di voi partecipa/assiste a qualche fiera in questi giorni, le foto sono sempre benvenute e, prima o poi, le pubblicherò!

Qui vediamo l'amico Giors con uno dei suoi capi, sempre alla fiera di Alice. Forse vi starete chiedendo come mai non avete più letto interviste realizzate a giovani allevatori… Riprenderò anche quell'attività, non abbiate paura! E' che il tempo passa veloce e non c'è modo di fare tutto! Ma l'elenco di nomi di persone da intervistare si sta allungando, quindi i soggetti ci sono e li raggiungerò uno ad uno!

Per concludere, questa foto ce la manda un appassionato, Samuele, che qualche giorno fa si è fatto oltre 100km per venire a sentire la presentazione del mio libro e raccontarmi un po' la sua storia. Questi sono i suoi animali, a cui non rinuncia nonostante di mestiere faccia tutt'altro!
A proposito di serate, volevo dirvi ancora che questo sabato, 9 aprile 2011, sarò a Cavour (TO), nell'ambito della "Settimana della Carne". Alle ore 16:30 nel Salone Comunale farò una proiezione di immagini di alpeggio e transumanza.

Come un film

Forse, sapessi filmare, un film sui pastori l'avrei già fatto io… Ma non mi sono mai cimentata nelle riprese e poi mi spaventa tutto il "dopo", un tempo infinito da dedicare al montaggio, ed il tempo qui è sempre merce preziosa. Però il tema appassiona ed ogni tanto capita di accompagnare qualcuno che vuole realizzare un film, un documentario, ecc… In questo caso siamo solo alle idee iniziali, poi si vedrà.

Trovare il pastore non è stato semplicissimo, da quelle parti il telefono prende poco. Poi finalmente delle indicazioni, parole saltellanti tra le linee telefoniche incerte. La gola, la discesa, una meliera sulla destra. Avevamo lasciato la zona più colorata, colline abitate, piccoli borghi, castelli, peschi, ciliegi e piante ornamentali in fiore che, come pennellate, tingevano il paesaggio. Ci eravamo addentrati nei boschi, un luogo selvaggio e fuori dal tempo, fuori dal mondo. Aspettavamo e poi, proprio come in un film, all'improvviso il gregge è stato lì. Il cane in lontananza, quasi in silenzio le pecore, come se qualcuno si fosse dimenticato di mettere l'audio. Circondati dalle pecore, il saluto con il pastore, poche e concise indicazioni, bisogna fare in fretta, raggiungere un posto tranquillo dove poi parlare con calma. C'è un passaggio delicato da attraversare, le presentazioni verranno fatte dopo.

Sempre più come in un film, qui ti aspettavi di vedere la carrozza della diligenza, il cavaliere solitario, l'attacco dei cattivi… Invece no, c'è solo il pastore che avanza alla testa del suo gregge, mi spiega che si dovrà svoltare rapidamente lungo quel sentiero lì a destra, e salire di corsa, per far sì che gli animali non prendano la strada asfaltata, disperdendosi chissà dove. A fine colonna c'è l'aiutante, in testa il pastore, in mezzo tutto il gregge di pecore, agnelli, capre, capretti, asini…

La via che porta sulle colline è poco più che un sentiero scavato nelle sabbie finissime. Oggi magari nemmeno ci pensiamo, ma qui un tempo c'era il mare e… con un minimo di pazienza ed attenzione, potremmo vedere i frammenti di conchiglie fossili qua e là tra le sabbie. Ma adesso le pecore incalzano, fa caldo anche se è mattina, il pastore dice che ha passato giorni difficili tra le piogge, quando queste sabbie si erano trasformate in fango denso, vischioso. Nei boschi non c'era ancora erba e nei prati non potevi andare perchè si rischiava di far danni. Per fortuna qualche proprietario meno timoroso ed egoista degli altri l'aveva lasciato pascolare. Adesso è primavera, c'è erba e lui è in quest'isola felice dove fare il pastore è quasi un mestiere facile.

Raggiungiamo la sommità della collina, Fulvio adesso è un po' più tranquillo, anche se non è ancora sicuro che tutte le pecore abbiano imboccato la strada giusta. Da quassù si può vedere un po' di panorama, ma la vegetazione inizia a mascherare i dintorni, con le prime foglie che ricoprono i rami. Erba ce n'è, campi coltivati da sorvegliare no, basta condurre gli animali e poi si sazieranno da soli. "L'unica cosa sono le cisterne abbandonate, ce ne sono ovunque, mezze nascoste dalla vegetazione. Pozzi profondi, certi andranno giù non so quanti metri. Guarda, eccone una. Un tempo qui c'erano vigne… Una pecora no, ma un agnello o un capretto possono passar dentro e allora addio! Quando pioveva tanto l'acqua veniva su fino al livello del terreno."

Qui la primavera è ancora un po' più indietro rispetto alla pianura o alle colline più esterne, ma d'ora in avanti problemi di erba non ce ne saranno proprio più. "Arrivano poi le zanzare…". Fulvio spiega che questa zona è un sogno per lui: "Sto meglio qui che non in montagna, non c'è nemmeno da pararsi i lupi. Potrei andare al pascolo anche da solo, in posti così. Per fortuna qui ci sono solo io, arrivasse qualche altro "collega" non proprio onesto… Guai! I problemi del pascolo vagante sono proprio questi, ogni pastore dovrebbe avere la sua zona e nessun altro dovrebbe girare lì."

Le pecore pascolano nel bosco, qui è parco, ma il pastore da anni è in buoni rapporti con le guardie ed ha il permesso di pascolare dappertutto, facendo attenzione ai luoghi in cui sono stati fatti dei tagli e cresce la rinnovazione. Fulvio è uno di quei pastori benvoluti da tutti, viene chiamato per pascolare e tener puliti territori in collina come in montagna. "Qui… ce ne sarà uno a cui danno fastidio le pecore, ma gli altri cento vengono a chiamarti, ti dicono di mangiare qui, mangiare là, pulire le runze… E se ti resta indietro un agnello, te lo riportano!"

Lorenzo ascolta, chiede, cerca di capire meglio cosa sia questo pascolo vagante, come mai le pecore sempre fuori e non in stalla. "Un gregge così? In stalla… 2-300 euro al giorno, ti costerebbe! Nella pianura spendo soldi per l'erba, ma poi qui… Un agnello ad uno, all'altro, ma per il resto ancor grazie che pulisci! E poi, con l'erba che c'è adesso, vengono larghe così! Le capre hanno talmente tanto latte che bisogna mungerle, i capretti non lo puppano tutto. Non facciamo formaggi, qualche tomino così per noi. Di lavoro ce n'è già abbastanza, poi queste pecore non sono una razza da mungere."

Il sole scalda sempre più e non c'è ancora la vera ombra. Sembra quasi il mese di maggio, c'è solo da sperare che le temperature si regolarizzino. "E magari qualche ora di pioggia, per far venire su l'erba dove è già stata pascolata. Ma non giorni e giorni, solo un po' d'acqua, ogni tanto." Visto così, oggi, il pascolo vagante pare davvero un mestiere adatto a tutti gli amanti della natura e degli animali. "Ma bisogna esserci anche quando piove…". Fulvio non è di quei pastori che si lamentano sempre, ma so bene quali sono i momenti duri, penso a quei giorni nella neve negli inverni scorsi, il disgelo, l'affannosa ricerca di qualcosa da pascolare. E poi spostarsi, adesso che sono solo in due l'auto resta lontana, per tornare a prenderla a volte il pastore fa chilometri a piedi. Eppure adesso è qui che spiega con voce emozionata la bellezza di questo mestiere, racconta del territorio in cui ci troviamo, le valli che si estendono per chilometri addentrandosi tra le colline.

E poi c'è il legame continuo con il lavoro, gli animali. "Dovevo andare via due giorni per sistemare delle cose per l'alpeggio, ma… Era venuto uno, è rimasto un giorno, poi è dovuto rientrare perchè la nonna non stava bene. E così niente, si rimanda… Dovrei andare alla riunione a Pinerolo, ma come faccio? E anche mia moglie quel giorno non può. Va già bene che almeno tutte le pratiche negli uffici le segue lei, altrimenti come si fa? E magari passi la mattinata, poi niente, ti fanno tornare un'altra volta per un foglio. C'è gente che non capisce, dovrebbero essere tutti come quel veterinario, è severo, ma se lo rispetti, lui ti rispetta. Dice alle 8:30 e alle 8:15 è già lì, lui sa cosa vuol dire il nostro mestiere, capisce…". Parliamo e parliamo, Lorenzo si sarà fatto un'idea di questo mondo? Certo, non basta una mezza giornata. Fulvio si dice comunque disponibile. "Marzia è venuta per due anni, magari veniva anche due volte la settimana, per me non è un problema, io faccio i miei lavori, voi il vostro." Ci salutiamo, ci rivedremo sicuramente a fine maggio o ai primi di giugno lassù a Pragelato…

I primi giorni di primavera

Adesso è esploso il caldo, un caldo eccessivo, un caldo che fa sì che tutti si diano da fare a tosare o telefonare ai tosatori, augurandosi che arrivino al più presto. Ma nei primissimi giorni di primavera… Sì, c'era erba, ma… Ovviamente non poteva esserci quella gran differenza rispetto alle settimane precedenti.

Il gregge aveva dormito in una stoppia e, una volta aperto il recinto, in ordine sparso cercava di capire dove l'avrebbe condotto il pastore. I pascoli erano non molto lontano, bisognava fare solo un breve tratto di strada, ma le pecore belavano impazienti. Molti dei terreni erano ancora fangosi, zuppi dell'acqua delle piogge che erano cadute così abbondantemente.

Tutto il gregge si era infilato nella stretta stradina per raggiungere i prati verso cui il pastore lo stava conducendo. In questa strettoia il fiume bianco pareva immenso, come quello delle grandi greggi che girano in altre parti della regione. Eppure qui si parla di altri numeri, una quantità di animali più adatta a queste zone fatte di tanti piccoli appezzamenti da pascolare in un infinito lavoro di reti da tirare e da spostare.

Finalmente nel prato, a pascolare sotto un bel sole ed un cielo azzurro che era un piacere per la vista. Per un po' non ci si sarebbe spostati di lì, gli animali avevano di che mangiare, anche se l'erba era ancora bassa. Ogni tanto passava qualcuno lungo la stradina tra i campi, qualche amico o conoscente del pastore si fermava a fare due chiacchiere. Nell'ora di pranzo tre uomini erano arrivati da luoghi diversi, per sfruttare la pausa di mezzogiorno per andare a fare un giro di corsa. E i pastori? Avevano pranzato pure loro, poi c'era uno sgradito compito da fare…

Mentre le pecore continuavano a brucare tranquille, con molta pazienza bisognava dedicarsi ad un po' di burocrazia. Carte e scartoffie, controllare che tutto fosse in regola sui documenti ufficiali… Anche questo è un lavoro da fare! Magari qualcuno non ci pensa, crede che il pascolo vagante sia un mestiere un po' così, all'avventura, ma ormai servirebbe quasi un segretario per ogni gregge, per star dietro a tutte le carte, per andare negli uffici.

Quando i prati lì intorno erano finiti, il pastore aveva chiamato il gregge sulla strada del ritorno, ripercorrendo a ritroso la strettoia. Tutto era filato liscio, quei 2 o 3 agnelli più piccoli erano stati caricati in macchina e nelle retrovie tutti camminavano senza problemi. Non era ancora ora del recinto, si sarebbero trovati altri pascoli, prima di sera.

Una pausa nel pioppeto, mentre uno dei pastori andava avanti a tirare reti sui confini dei prati. Sembrava tutta erba verde, ma una striscia la si poteva pascolare, l'altra no, perchè la proprietaria lì va a spasso con il cane e non vuole doversi trovare a pestare le cacche delle pecore. E dire che quell'erba poi secca in piedi, verrà tagliata quando ormai è gialla come paglia. Pascolato quei quattro fili verdi, gli agnelli (e pure qualche pecora) trovano un bel posto per giocare saltando intorno ad un fosso. E sono i soliti balzi comici che staresti a guardare per ore ed ore…

Il gregge riattraversa la stoppia, adesso è diretto altrove, verso quei prati dove già è stata tirata qualche rete. Il sole si avvia a tramontare, le ombre si allungano. Di lì a qualche giorno ci sarebbe stato il cambio dell'ora… e per i pastori le giornate sarebbero diventate interminabili, con la sera che si allontanava, la fine del lavoro che si spostava più in là nella notte.

Intanto quella sera l'ora del recinto era quasi arrivata, le pecore finivano di pascolare, poi sarebbero state fatte entrare nelle reti. L'aria era ancora fresca, anche se in giornata il sole aveva iniziato a scaldare. Chissà dove avrebbe portato il cammino nei giorni successivi? Angoli di territorio da scoprire nelle quattro stagioni, da queste parti ero già passata in inverno, iniziavo a riconoscere posti, strade, passaggi. Nessuno mai ci pensa, ma dev'essere ben difficile per un pastore costruirsi una propria zona di pascolo. Perchè non è poi così facile conoscere il territorio, avere i giusti contatti con i proprietari, capire dove si può passare e quando.

…e sono già quattro anni!

4 aprile 2007, il primo post di "Storie di pascolo vagante", scritto un po' per caso, un po' per gioco, un po' non so nemmeno io perchè. Volevo continuare a condividere in un modo facilmente accessibile con la gente quello che avevo iniziato scrivendo "Dove vai pastore?", realizzato tra il 2004 ed il 2005, pubblicato nel 2006. Immagini ne avevo tante e storie… ancora di più. Così avevo iniziato a raccontare su internet un mondo e personaggi così lontani da quello che è l'immediatezza del XXI secolo, la tecnologia, il virtuale. Qui si è sempre parlato di una realtà fatta di odori, colori, situazioni "forti", concrete. Momenti belli, momenti difficili, problemi, feste… e tanti amici che si sono via via aggiunti, seguendo il blog, collaborando, commentando ed inviando materiale.

Il mio cammino infatti era proseguito insieme ai pastori, insieme alle greggi. Quello che scrivevo nelle ultime due pagine di "Dove vai pastore?" era diventato sempre più vero, sempre più parte della mia vita. In un certo senso sapevo che il mio futuro era legato a questo mondo per sempre, ma… come nell'immagine sopra, c'era un qualcosa di nebuloso, di indefinito, che non permetteva di vedere chiaramente le cose. Un anno fa stavo seriamente pensando di smettere, chiudere questo blog. Non l'avevo detto, ma in molti avevano colto il velo di profonda malinconia che traspariva dalle mie parole. E non era solo malinconia, era angoscia, era la paura di perdere tutto quello che avevo. Ma ci sono dei momenti in cui non si riesce a vedere chiaramente la realtà delle cose, bisogna riuscire ad andare oltre le apparenze.

Non sono solo questi quattro anni di blog, ci sono tutti quelli prima, dal 2003 quando ho incontrato il Pastore in Val Germanasca. Da quel momento è davvero successo qualcosa che ha fatto sì che la mia vita prendesse una strada, quella strada che mi ha condotto fin qui. Prima imparare a conoscere il pascolo vagante, la pastorizia, i pastori. Poi entrare anch'io in quel mondo, come osservatrice, poi narratrice, ma poco per volta anche, in un certo senso, protagonista.

Capire cos'è l'inverno, la stagione più difficile per i pastori vaganti. Vivere quei momenti, viverli tutti, dalla mattina fino alla sera tardi, sentire il freddo nelle mani, negli scarponi, le reti argentate di brina e galaverna che si attaccano alle mani, il fango del disgelo, i chilometri di cammino per saziare un gregge. Osservare, capire, perchè non tutti i pastori sanno spiegare quello che, per loro, è scontato. Ci sono dentro da sempre, quella è la loro vita, sei tu che ti devi adattare… Provare sulla tua pelle, sporcarti le mani, i vestiti, imparare ad amare a 360°, capire se la passione puoi solo "averla dentro" o se la puoi anche conquistare. Secondo qualcuno pastore devi nascere e non puoi diventarlo, così chi viene da fuori non otterrà mai al 100% la fiducia, anche se i fatti sembrano smentire queste parole, questo preconcetto.

Certo, non bastano le infinite transumanze, anno dopo anno, a vedere le greggi scendere e poi risalire nei colori delle vallate. Però intanto imparavo percorsi, piccole e grandi malizie, e mi tornava anche la fiducia, quella in me stessa. Perchè se quel mio futuro incerto era completamente sfumato, avevo però visto che altri avevano fiducia in me e mi consideravano non soltanto "portavoce", ma anche un po' pastore come loro. Quegli anni di esperienza per loro contavano qualcosa, avevano stima, potevo andare a dare una mano, ero una "del mestiere". Ed allora anche questo blog è rifiorito, così come è successo a me. Chi mi conosce da vicino lo sa, sa anche che il merito è anche sempre del Pastore, segno che quell'incontro lassù in Val Germanasca è proprio stato qualcosa che era destinato a cambiarmi la vita.

Vita e lavoro, pianura e montagna… Le estati in alpeggio, il resto dell'anno lungo le vie del pascolo vagante. Sempre più vengo cercata e chiamata perchè "sono quella del pascolo vagante". L'ultimo episodio ieri sera, una "consulenza telefonica" ad un amico dei tempi dell'università che, per motivi professionali, si è trovato ad avere a che fare con un problema che riguarda il pascolo vagante. Come per i pastori, anche la mia è passione. Passione che si concretizza con le parole e con le immagini qui, nei libri, nelle serate di proiezione in giro, per far conoscere un mondo che rischia di scomparire se nessuno ne parla. Passione nel lavorare a favore della pastorizia, anche se ci si scontra quotidianamente con mille problemi. Non potrei farlo, se non conoscessi questo mondo dal di dentro.

I pastori sono impegnati 365 giorni all'anno con le loro greggi. Gregge piccolo, gregge grosso, gli animali devono semore mangiare e lo fanno da mattino a sera, quindi gli orari non cambiano mai. Ciascuno però ha il suo modo di lavorare, il suo modo di fare con le bestie, le sue modalità di condurre il pascolo vagante, il suo carattere personale. I problemi di cui (ahimè) spesso si parla in questo pagine virtuali si ripresentano anche spostandosi sul territorio. Bisognerebbe trovare una soluzione comune, ma proprio l'impegno costante dei pastori impedisce di poter contare qualcosa laddove si prendono le decisioni. E poi… in fondo… quanti sono i pastori? Una nullità, di fronte ai "problemi veri" della nostra società. Questo è ciò che potrebbero pensare le masse, dimenticandosi le nostre stesse origini, ignorando troppe cose riguardo all'importanza di questo mestiere nella conservazione del territorio, per non parlare poi dei prodotti che non vengono valorizzati abbastanza.

In questi anni di pastori ne ho conosciuti tanti, ciascuno mi ha lasciato qualcosa, con la maggior parte di loro c'è stato fin da subito un'intesa particolare. Impossibile ritornare da tutti, anche se è sempre un piacere quando ci si ritrova, oppure si scambia una telefonata che, a volte, varca i confini delle regioni, ma anche degli stati. Con qualcuno non ci si vede da anni, eppure so che ritrovarsi farebbe ricominciare discorsi interrotti allora.

Per anni ho vissuto il pascolo vagante dall'interno, ma forse è sempre mancato qualcosa. Però ogni esperienza ti lascia un bagaglio che sarà utile per affrontare il futuro. Un amico lo scorso anno mi regalò una cana, un bastone da pastore. Me lo regalò nei giorni più bui, ma su quella cana c'è una frase: "Se insisti e resisti, raggiungi e conquisti". Lui non immaginava neanche quanto quella frase era non solo adatta a quei giorni, ma anche profetica di un futuro che si sarebbe aperto davanti a me nell'anno successivo. Quasi mai ho pubblicato mie foto qui sul blog, ma oggi, nel compleanno di questo sito, ci sono anch'io con la mia prima pecora. Si chiama Panna, me l'ha regalata chi mi ha capito davvero.

Dove vai, pastore? Il futuro in questo mondo comunque è sempre incerto, dall'oggi al domani non sai quello che ti accadrà. Ci sono mille cose che ti potrebbero indurre a smettere, sono più i giorni in cui i pastori si lamentano che non quelli in cui tutto fila liscio. Ma bisogna insistere, e resistere, perchè tanto si sa che non si potrebbe vivere lontani da quella passione-malattia-vita che sono le pecore. Lo scorso anno, in questi giorni, io stavo così male perchè mi rendevo conto che stavo andando incontro ad una doppia perdita. Temevo di perdere anche il pascolo vagante… Per un po' è stato così, poi le cose sono cambiate, sicuramente voi che mi seguite sempre avete saputo leggerlo tra le righe anche qui sul blog. Quattro anni, e siamo qui. Il prossimo anno? Chissà? Tante cose possono accadere, mi auguro che siano belle, per tutti voi che leggete, per i pastori, per gli allevatori in generale, anche se non tira una buona aria. Magari gli aggiornamenti non saranno sempre costanti, ma il più delle volte sarà perchè sono impegnata sul campo, e non solo come osservatrice-narratrice-fotografa.

Il compleanno si avvicina

Ho controllato meglio, il compleanno del blog sarà il 4 aprile. Quattro anni insieme… Voi allora c'eravate già? In questi quattro anni sono successe così tante cose, eppure sono ancora qui, continuo a scrivere, a mostrarvi le foto, le mie, le vostre. Inizio oggi a ringraziarvi per tutto quello che mi avete dato in questi quattro anni, grazie a quelli che ho conosciuto dal vivo, grazie a quelli che mi scrivono e dei quali non conosco nemmeno il volto. Grazie dei vostri inviti, grazie per le foto, le e-mail, i commenti, i messaggi. Grazie per essere anche solo un numero progressivo sul contatore delle visite.

Continueremo insieme a seguire greggi nel loro cammino di pascolo vagante? Sì, nonostante difficoltà, polemiche, invidia, persone che parlano senza sapere, persone per le quali la pastorizia è un nemico da combattere… Le difficoltà stimolano ad andare avanti con maggiore forza, l'augurio per il nuovo anno di blog che sta per iniziare è che si possa avere più dialogo, più voglia di capirsi a vicenda, maggiore volontà di costruire insieme un futuro per la pastorizia. E' vero che i pastori sono abituati ad arrangiarsi, a tirarsi fuori dai guai con le loro forze, ma oggi più che mai questo mestiere è in pericolo, che si tratti di pastori vaganti, di pastori stanziali dediti alla mungitura ed alla caseificazione, di pastori con la laurea, di pastori che parlano in dialetto, giovani ed anziani, uomini e donne…

Una giornata come tante

Un pastore non fa mai progetti, al mattino sa più o meno dove andrà a finire la sua giornata, ma è sempre un'idea molto vaga. Non parliamo poi del domani o di fissare una data per il futuro. Così bisogna adattarsi sempre a quello che succede, improvvisare, andare all'avventura.

Quel mattino nei prati c'erano i segni del temporale della notte, quello che alla fine era arrivato anche lì. Non tanto come tuoni e lampi, ma soprattutto con altra pioggia, pioggia di cui non c'era affatto bisogno. I prati infatti erano ancora zuppi d'acqua e nei giorni indietro se n'erano dovuti trascurare alcuni proprio per questo motivo. Adesso, colpa anche il fosso non pulito, invaso dall'erba e dalla terra che lo avevano riempito nel corso delle stagioni, quel prato giù in basso era in parte allagato.

In cielo c'erano ancora nuvole bianche e grigie che si rincorrevano, ma forse sarebbe arrivato il bel tempo previsto. Intanto per il momento le pecore potevano pascolare lì sotto, con le capre che invece si concentravano verso le sponde dove i rovi avevano colonizzato tutto ciò che l'uomo non aveva più curato con lo sfalcio. Poco per volta passava la mattinata, arrivava l'ora di pranzo e… all'improvviso, un sole caldo!

Il pomeriggio sembrava di essere in tutt'altro posto. Cielo azzurro, limpido, il sole che splendeva. Era arrivato il momento di spostare le pecore, ormai lì sotto era stato brucato tutto quello che c'era, mentre per il prato confinante invece non c'era il permesso del proprietario. E così il pastore aveva chiamato avanti il gregge, verso quell'altro pezzo poco più sopra, dove aveva già tirato le reti.

Qua e là colava giù acqua, la stradina che conduceva lì sotto era fangosa all'inverosimile, meglio poi uscire con l'auto dalla pista in piano più sotto. Fin lì si sapeva dove andare, ma poi, dopo? Intanto erano arrivati dei visitatori, si facevano due chiacchiere, il tempo passava, le pecore pascolavano tranquille. Quando finalmente i pastori erano tornati ad essere da soli, toccava far tutto di fretta. Portare avanti l'auto, forse tirare le reti per la notte, ritornare a piedi…

…e mettersi in cammino con il gregge. Il sole era già tramontato, il pastore voleva ancora pascolare un pezzo tra il bosco e le case, perchè le pecore non avevano mangiato a sufficienza. Quella sera si sarebbe fatto sicuramente più tardi del previsto. Ma tanto, appunto, di previsioni non se ne fanno mai!

In cammino lungo la strada, poi giù per il bosco, la pista fangosa dove già si era passati qualche giorno prima, la pineta dove il pastore voleva fermarsi ancora un po'. Era giù quasi buio, su in alto sulla collina bisognava fare attenzione a qualche pianta ornamentale fuori dalla recinzione delle case, perchè si sapeva che la proprietaria ci teneva, anche se i rovi avanzavano ed una pascolata avrebbe fatto solo del bene!

Così alla fine l'ultimo tratto di cammino verso il recinto avviene a notte fonda. Per fortuna laggiù c'è quella stoppia con un suolo abbastanza sano, dove non sembra esserci molto fango. A dire la verità il recinto è ancora da fare, quella sera i pastori finiranno davvero tardi, ma questa è la pastorizia, questo è il pascolo vagante. A quelle ore sotto il sole, con le pecore che pascolano placidamente, ci sono sempre da affiancare anche i momenti meno romantici, gli orari infiniti, il fango e tutto il resto. Ormai queste cose dovreste saperle anche voi, che mi seguite da anni! Lo sapete che domenica saranno quattro anni da quando ho aperto "Storie di pascolo vagante"? Ma ne riparliamo nei prossimi giorni con un post speciale!