PROPAST: I problemi della pastorizia in Val Chisone e Germanasca

Mercoledì 27 aprile 2011 il progetto PROPAST ha fatto tappa in Val Chisone, per incontrare gli allevatori ed informarli sul contenuto del progetto. A differenza di quanto accaduto in altre riunioni di cui vi ho già raccontato precedentemente, gli allevatori non hanno esposto individualmente i loro problemi e punti di vista, ma il dialogo è rimbalzato continuamente da una parte all’altra della sala, con considerazioni e “lamentele” su vari punti critici dell’allevamento in valle, ma anche, più in generale, sul vivere e lavorare in montagna. Oltre agli allevatori, erano presenti alcuni esponenti politici locali in rappresentanza della Lega Nord, più altri uditori che hanno seguito l’incontro senza partecipare attivamente.
In uno dei primi interventi, Ivo Negro ha sottolineato come i montanari contino troppo poco a livello di voti, quindi la realtà di montagna deve essere portata con forza nelle stanze della politica.
Il pastore Livio Granero ha criticato il sistema del premio di pascolo gestito, affermando che non viene premiato a sufficienza chi fa prevenzione. “Dobbiamo conviverci? E allora aumentate il premio! Chi non ha perdite è perché le ha sorvegliate bene. Non ce l’ho con il lupo, ma certo non mi piace che ci sia.

 

Anche Silvio Monnet ha ribadito che il premio non paga il lavoro svolto per proteggersi dal lupo. Diversi allevatori in sala, con greggi di dimensioni differenti, hanno detto di aver ricevuto tutti delle somme che si aggirano intorno agli 800 €. Sempre Monnet ha sottolineato che i tre cani maremmani che deve avere per sorvegliare il gregge costino parecchio e tutti i soldi finiscono a pagare la loro alimentazione. “Quando finiamo noi, non ci sarà più nessuno… Speravo che continuasse mia nipote, ma adesso che ha diciotto anni mi ha detto di farlo io, questo lavoro!
Boaglio Giuseppe ha denunciato i problemi connessi all’aggressività dei maremmani. “Morsicano la gente, su in montagna passano tanti turisti. Poi a me i Carabinieri hanno fatto la multa anche quando salivo a piedi, perché il nostro lavoro da fastidio a tanti. Quando finiremo noi, non ci sarà più nessuno. Noi le pecore le guardiamo sempre, le chiudiamo di notte e non ce le ha mai toccate.
Anche Giorgio Bergero, pastore vagante come Boaglio, ha sottolineato la scarsa tolleranza. “Noi siamo tutti i giorni per le strade, ci spostiamo, ci fanno i verbali. Dopo tutto quello si arriva in alpeggio, dove il lupo c’è e dobbiamo pensare noi a tutto. Ci vuole un’ora e trenta di cammino per arrivare su, tutto a piedi. Arrivi su e devi chiudere le pecore per tornare giù a prendere la roba, quando sul mulo carichi due sacchi di pane duro che fa volume il carico è già completo. Intanto che fai quello le pecore stanno chiuse e quello non è benessere animale. Se ci pagassero un operaio, certo farebbe comodo. Ma quando fa brutto, quando c’è la nebbia e pascoli negli ontani, se te le deve prendere, te le prende anche con l’operaio che ha fatto la scuola da pastore! Anche la nostra è una montagna sporca con tanti cespugli."
Piero Pons ha confermato i problemi di gestione dei maremmani, introducendo una problematica molto sentita in questa stagione, cioè quella dell'utilizzo di diserbanti/disseccanti lungo le strade, che causano avvelenamento nelle pecore ed addirittura la morte. “Non solo lungo le strade private, ci sono anche gli operai della Provincia che passano con il trattore.” Questo fatto è stato confermato da numerosi altri pastori presenti.
Guardi poi lei questa ricevuta, quanto ho pagato di orecchini per 130 pecore! 65 € per 130 marche e 283 quelle dei microchips, sono tutte spese che toccano a noi”, prosegue Pons. Sempre a proposito di costi e burocrazia, è stato denunciato che lo smaltimento delle carcasse, anche qualora sia stata stipulata l’assicurazione obbligatoria, costi comunque 30 € ogni capo per le analisi che vengono fatte per accertare la morte. Bergero ha denunciato che non sempre in alpeggio viene dato il permesso per l’interramento e lo smaltimento diventa quindi estremamente difficoltoso. Julia Ellis ha lamentato che, per il gregge del marito Fulvio Benedetto, tale assicurazione costi addirittura 3.000 €.
La tematica affrontata successivamente è stata quella del prezzo degli affitti. Anche in Val Chisone e Germanasca si sono verificati casi di affitti ad allevatori di pianura che o hanno subaffittato ad altri per “pulire la montagna” o hanno condotto in alpe pochi animali, alimentati poi con mangime. Le cifre però non sono sicuramente paragonabili a quelle di altre vallate piemontesi.
Ghinnivert ha raddoppiato, da 2000 a 4000, 4500 euro. Le Ciuliere sono andate su a 7000.

Il tema dei contributi è stato dibattuto a lungo. “Chi si è iscritto recentemente, non ha preso niente!”. “Hanno controllato dalle foto aeree e, l’ultimo anno, mi hanno chiesto indietro tutto con gli interessi. Ma è ovvio che sulle nostre montagne ci sono pietre e cespugli… c’è quasi solo quello, è sempre stato così.
Con l’avvento del lupo, sono scomparsi diversi piccoli allevatori di ovini, oppure il gregge allevato parallelamente alla mandria è stato venduto.
Ivano Challier aveva un’ottantina di pecore. “All’inizio non si sapeva nemmeno bene che fosse stato il lupo, comunque me ne ha uccise 23-24 in un’estate. Ne ho ancora tenute, solo che salivo con quattro e me ne mangiava tre, così alla fine le ho vendute e basta.
Boaglio: “Quando non c’era il lupo, si andava su quelle 2, 3 volte la settimana, intanto giù si faceva il fieno. Servirebbe almeno un sostegno per comprare il fieno.
Angelo Colombo ha raccontato di come il lupo sia saltato nel recinto a 150 metri da casa sua, uccidendo degli animali. “Prima le mandavo in una montagna rocciosa che c’è vicino a me, andavo a vederle 2-3 volte la settimana, poi ho iniziato a darle a Fulvio. Due anni fa è successo quello in autunno, dopodiché le ho vendute tutte.
Fabrizio Dagatti ha segnalato il fatto che la gente non voglia più dare le bestie in guardia per timore di non vederle ritornare.
Valutando la minor resa degli animali da quando il pascolamento viene gestito in modo differente per la difesa dal lupo, molti allevatori hanno sottolineato che, negli ultimi anni, non si possono fare delle considerazioni attendibili, poiché le vaccinazioni per la Blue Tongue hanno influito pesantemente, determinando anche numerosi aborti.
Sempre Dagatti ha raccontato di come lui e Federico, nipote di Oscar Plavan, fossero in alpeggio con 400 ovicaprini, tra bestie loro e prese in guardia. “Avevamo uno che ci dava un po’ una mano, eravamo scesi a fare il fieno, ma poi c’era stata la nebbia e allora siamo saliti per controllare. Abbiamo finito di chiuderle all’1:30 di notte… Ecco perché poi i giovani non ce la fanno a continuare…
Se andiamo avanti così, i giovani vanno avanti un po’ e poi smettono tutti!”, ribadisce Boaglio.
Le spese sono ingenti per tutti, anche per chi parte con un’azienda già avviata alle spalle.
Nel momento in cui si è trattato il tema della valorizzazione dei prodotti, tutti gli allevatori hanno concordato sul fatto che i prezzi siano invariati da anni, addirittura i 3 €/kg che vengono pagati per gli agnelli vivi corrispondono al valore che gli animali avevano 15-20 anni fa.
Il problema del mercato è importante. Arriva troppa roba da via a basso costo.
La gente non vuole spendere!
Tutto il commercio è in mano a poche persone…
Non c’è valorizzazione dei prodotti. I ristoratori non usano roba locale e comunque la nostra carne va a finire nel mucchio senza distinzioni.
Bisognerebbe poter macellare a casa”, dice Bergero, “perché se devo pagare il macello e poi vendere la carne è troppo caro. La gente verrebbe a comprare direttamente dal pastore di cui si fida…
Si parla del macello di Pomaretto, che lavora sempre meno, ma Colombo afferma che è impossibile per un privato avere il camion di trasporto animali per condurre al macello la bestia viva e quello refrigerato per riportare a casa la carne.
Si ipotizza una cooperativa. Pons: “Sarebbe bello avere un furgone ed essere tutti d’accordo, ma… Alla fine serve a tutti nello stesso giorno alla stessa ora, perché il macello dice a tutti di andare lo stesso giorno.

Parlando di cooperative, prende la parola Enzo Negrin, dipendente della Comunità Montana in Val Pellice ed ex tecnico agricolo presso quella sede per anni. “Non voglio criticare o parlare male, ma qui in Piemonte le cooperative non funzionano, è un problema di mentalità. Ci ho provato in tutti i modo, sono stato la "levatrice" di tante realtà cooperative, latterie sociali, ma sono fallite tutte. La gente alla fine si teneva la roba buona a casa per vendersela attraverso i suoi canali e portava il di più, lo scarto alla cooperativa. In teoria l’idea piaceva, ma appena uno vedeva un reddito in più lasciava perdere ed agiva singolarmente. E’ proprio una questione di mentalità. Se si vende, e si vende bene… Chi glielo fa fare di mettersi in cooperativa? Ecco perché sono fallite le latterie di valle.
Viene criticata la spinta “turistica” della valle a discapito delle attività tradizionali, ma gli allevatori sostengono che il turismo sia utile, se rispettoso e responsabile, quando il turista non rovina i pascoli e viene ad acquistare i prodotti.
Granero lamenta la presenza di motociclisti, che spaventano gli animali e distruggono pascoli e sentieri. “Loro dicono che tengono aperti i sentieri, ma quei sentieri li ho riaperti io con le pecore… e se loro scavano con le moto, poi si infila l’acqua e porta via tutto. Non hanno rispetto, passano tra gli animali. Chi controlla? Nessuno! Invece noi siamo controllati e multati se abbiamo una pecora senza orecchino.
Le sorelle Francesca e Cristina Guigas sono allevatrici e gestiscono un agriturismo a Grand Puy, per loro il turismo è fonte di guadagno, permette loro di vivere e lavorare in montagna. “Ci va un giusto spazio per tutti, c’è chi non rispetta, ma bisogna anche informare su quello che si fa in montagna. Purtroppo la gente non vuole carne di agnello perché c’è quest’idea che faccia pena, ma è così, alleviamo per quello, per la macellazione. Poi magari alla fine la mangiano, ti dicono che è buona e ti fanno pure i complimenti.

Alcuni allevatori parlano di strade che portano agli alpeggi che vengono chiuse dai comuni d’estate: “Non ci avvisano nemmeno, per noi è un danno se la gente non può venire su!
Per quanto riguarda le iniziative di valorizzazione, in valle non esistono specifiche feste dell’alpeggio, ma solo alcune fiere zootecniche. Gli allevatori presenti lamentano che, tra le tante esistenti un tempo, a causa dei sempre più complessi problemi burocratici, mantengono un certo prestigio anche fuori della valle quella di Balboutet e quella di Pragelato (mentre le altre hanno dimensioni più ridotte e rilevanza soprattutto locale). Si potrebbe provare ad ipotizzare iniziative di lancio della carne e di altri prodotti ovicaprini in quelle occasioni?
Al termine dell’incontro, è stato chiesto agli allevatori di fare una “scaletta” delle problematiche che affliggono il settore: la burocrazia si contende il primo posto con il lupo nel rendere eccessivamente difficoltoso il lavoro, seguiti poi dallo scarso valore della carne, dal prezzo degli alpeggi e dalle altre tematiche trattate.
In chiusura, un intervento del Presidente del Parco Orsiera Rocciavrè Mauro Deidier, da sempre entusiasta sostenitore del progetto, che ancora una volta ha sottolineato come sia importante che finalmente si faccia qualcosa per i pastori, veri operatori della manutenzione del territorio, un territorio che sempre più sta diventando regno di quello che per qualcuno è wilderness, per altri abbandono.

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  1. Ho telefonato in provincia (Reggio Emilia) per chiedere se fosse proprio necessario utilizzare dei diserbanti lungo i guard-rails, vicino a paline di segnalazione, mi avevano assicurato una risposta via posta elettronica, ma ahimè, da quattro settimane tutto tace…
    Giulio

  2. Premesso che  avrei voluto partecipare alla riunione ma impegni di lavoro mi hanno portato da un'altra parte, pur condividendo molte delle osservazioni e preoccupazioni emerse nella serata e riportate nel blog, sono convinto che per cercare di migliorare la situazione attuale occorrerebbe un qualcuno che super partes svolga un ruolo di moderatore con l'obiettivo di raccogliere  le problematiche che emergono dalla discussione e riportarle nel giusto contesto  della realtà dei fatti, che non sempre corrisponde a quanto affermato. Un esempio su tutti; affermare che  "….tra le tante esistenti un tempo, a causa dei sempre più complessi problemi burocratici, restano attive quella di Balboutet e quella di Pragelato" parlando di fiere" è scorretto almeno per due motivi. Le fiere attive in Val Chisone e Germanasca sono molte di più oltre alle suddette (Miss MuccaPragelato, Perosa Argentina, Pinasca, San Germano Chisone, Pramollo; Prali) e forse più che al numero e alla localizzazione delle medesime,dettato  più da egoismi individuali che da reali esigenze organizzative, sarebbe auspicabile e sicuramente molto più utile agli allevatori della valle  arrivare ad organizzare una fiera di valle che offra occasioni commerciali serie. Per quanto concerne i "complessi problemi burocratici" posso dire che queste attività (quasi sempre a carico economicamente delle amministrazioni comunali organizzatrici dell'evento) vengono spesso prese come pretesto per giustificare la mancata partecipazione dovuta a tutt'altri motivi.
    Trovo che sia importante " che finalmente si faccia qualcosa di importante per i pastori" ma penso anche che  occorra chiedersi perchè  e come siamo arrivati allo stato attuale delle cose;  questa domanda dovrebbero porsela  tutti, ma in modo particolare quelli che nel tempo hanno avuto responsabilità politiche ed amministrative che dettano le regole a cui tutti dobbiamo attenerci, che hanno determinato lo stato delle cose. Sarebbe auspicabile la nascita  di un tavolo  tecnico che affronti seriamente i problemi della zootecnia in valle partendo da una analisi seria e approfondita della situazione e intervenendo magari su pochi problemi ma in modo serio , uno fra tutti  le assegnazioni e le gare per le assegnazioni degli alpeggi comunali che rischiano di diventare per i pastori un problema  mai segnalato ufficialmente ma che interessa ormai un numero sempre crescente di alpeggianti e in modo sempre più pesante, (ricatti, quotazioni chiaramente fuori prezzo, contingentazioni numeriche, ecc) e sicuramente ben più grave del già grave "problema lupo". In questo contesto sarebbe importantissimo il ruolo di collante da parte della Comunità Montana ed  eventualmente  del  nuovo progetto Propast. Mauro

  3. @giulio: andrò avanti sulla cosa qui da noi, un pastore mi ha segnalato ieri che diverse pecore hanno abortito per aver mangiato erba avvelenata durante gli spostamenti
    @mauro: mi spiace che tu non sia riuscito ad essere presente per portare anche la tua voce.
    prima cosa, gli affitti degli alpeggi: com'è stato detto durante la serata ed anche nel convegno di presentazione ufficiale del progetto a Moretta, uno degli scopi di PROPAST è fornire alla Regione delle indicazioni/informazioni per far sì che il sistema di affitto degli alpeggi sia limpido e corretto, al fine di favorire i valligiani, pastori e margari che utilizzano davvero ed in modo utile anche per il territorio i pascoli.
    augli altri elementi, per le fiere mi sono espressa male io e provvedo a correggere il testo, gli intervenuti hanno sostenuto che solo più due fiere (Pragelato e Balboutet) richiamano davvero pubblico da lontano, mentre le altre sono diventate delle piccole fiere locali. miss mucca non viebe ritenuta una fiera (ed infatti non lo è, per quello che riguarda il bestiame), ma una bella manifestazione che permette una buona visibilità anche a livello turistico, serve per avvicinare la realtà degli allevatori a quella dei frequentatori della montagna.
    immagino che la Regione sia ben consapevole delle problematiche ereditate dalle precedenti amministrazioni, anche per questo vuole impegnarsi attivamente per trovare rimedio almeno a qualche problema. io sono solo un tecnico temporaneamente incaricata in questo progetto… ed in questa sede non ufficiale continuo le mie narrazioni. il prof. Corti ha filmato l'intero incontro e la documentazione video andrà a far parte del materiale prodotto da PROPAST.
    concordo sulla necessità della nascita di un tavolo tecnico e sui "pochi ma buoni", perchè mettere troppa carne al fuoco è sempre controproducente.
    …sul super partes non puoi che trovarmi al 100% daccordo, purtroppo è una delle difficoltà maggiori del nostro tempo e… cercare di esserlo troppo spesso comporta di sentirsi rivolgere sgradite accuse infondate di codardia (come se non si volesse prendere una posizione) o di trovarsi nel ruolo di pecora nera…

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