Dalla Bolivia alla Valle Stura

L'altro giorno sono stata in Valle Stura per intervistare dei giovani allevatori. Ho iniziato in alta valle, dove ho incontrato una ragazza che mi ha raccontato la sua storia. Non c'è stato bisogno di far domande, perchè Marta ha il dono della narrazione e di cose da dire sulla sua vita ne ha, anche se ha solo 28 anni. La sua è una famiglia di allevatori di tradizione: pecore, vacche, qualche capra, ma lei e la sorella prendono altre strade. "A me studiare non è mai piaciuto, a differenza di mia sorella che invece adesso parte per la Francia per fare l'Erasmus…".

Marta a 18 anni va a stare per conto suo, fa un corso di formazione per giovani disoccupati, lavora per alcuni anni al Caseificio Valle Stura, poi per due anni fa le stagioni come cameriera: "…così avevo tempo per viaggiare, 8 mesi di lavoro e 4 per me… Partivo, zaino in spalla, da sola. Però ero in Bolivia, sul di un'isola sul Lago Titicaca ed ho visto i contadini che lavoravano. Ho sentito il richiamo della terra, della mia terra, ed ho capito che dovevo ritornare a Sambuco e fare qualcosa di mio." E così è rientrata là nel paese d'origine, sotto le pareti imponenti del Monte Bersaio, tanto arcigno visto da valle, ma facilmente raggiungibile camminando sui prati dall'altro versante. "L'azienda c'era già, ma poi io mi sono innamorata delle capre e dal 2009 ho iniziato a comprarne, adesso voglio attrezzarmi, fare il caseificio, lavorare il latte e anche aprire le porte dell'azienda per una fattoria didattica, per avere altre entrate oltre ai capretti ed ai formaggi."

La scintilla è scoccata con le capre di Rove, la prima è stata Carlà: "…che ha partorito 2 femmine, un segno del destino che mi ha indicato che la strada da seguire era quella. Non è una razza da latte, ma è rustica, adatta a queste montagne." Marta racconta dell'aiuto e degli insegnamenti ricevuti dal padre. "Lui però ha più passione, starebbe tutto il giorno dietro alle pecore al pascolo. A me invece pascolare non piace… Non mi ascoltano, fanno quello che vogliono! E dire che, da bambina, le capre le odiavo perchè ne avevamo un po' con le mucche e non riuscivi mai a comandarle, perchè scappavano."

La passione però c'è, ed è il profondo legame con gli animali. "Hanno tutte un nome… Adesso che c'è da vendere i capretti è il momento più brutto, perchè io con loro ci parlo, ci gioco. Lo so che il lavoro è questo, ma quando devo venderli piango. Ho animali un po' di tutte le razze. Non sono un vero pastore, perchè non le scelgo per il reddito, per quanto latte mi fanno, ma per la bellezza, per il carattere…". Ma qui Marta ha sbagliato, dicendomi queste parole ha parlato proprio come un vero pastore, che è capace di tenere una pecora, anche se questa non partorisce, solo per la sua bellezza o per un particolare legame affettivo.

Nonostante le origini e le radici in questo mondo, Marta è una che ha viaggiato, che ha visto altre realtà. "Purtroppo qui siamo rimasti in pochi e non c'è modo di confrontarsi… In Francia è diverso, ci sono tanti giovani e la mentalità è differente. Io curo le bestie con le erbe, con l'omeopatia. Dovrò prendere il computer, internet mi servirebbe per trovare dei contatti, comunicare con gente che fa questo mestiere in altri posti, scambiarsi le idee, trovare soluzioni per i problemi." Qualcosa del vecchio stile di vita le manca: "Prima ero una ragazza come tutte, scendevo a Cuneo per comprarmi qualcosa… Adesso di qui non ti muovi più e non ci sono soldi da spendere. Ogni tanto però un momento per staccare ci va, io amo la montagna, d'estate metto la sveglia alle 4:00 e vado a camminare sulle mie montagne con mia sorella, ma sempre con l'occhio all'orologio per venire giù a fare i lavori."

Per la realizzazione dei sogni di Marta serve ancora tempo, c'è la solita burocrazia che si mette di mezzo. "I contributi riesci a prenderli se hai già i soldi, altrimenti… Io vorrei fare una stalla in legno, poi il caseificio, ma per adesso è tutto fermo, va a finire che le domande le dobbiamo fare a nome di mia mamma, l'azienda è già intestata a lei. Non è vero che aiutano i giovani… Poi qui il Comune ha un piano regolatore che non ammette l'espansione delle aree produttive, come a Cortina d'Ampezzo. Ma che senso ha? Voglio solo fare una stalla per le capre!! Va tutto in malora, tutto viene abbandonato, è questo che vogliono?"

Mi lascio alle spalle una Sambuco che si sta aprendo alla primavera e questa bella storia di giovani, montagna ed allevamento. Da quando ho iniziato a girare per scrivere il mio nuovo libro, ho conosciuto persone speciali, ciascuna con il suo percorso che ha portato a fare una scelta o a continuare il mestiere di famiglia. Marta è una di loro, anche se nel suo caso ho sicuramente incontrato una mentalità differente, formatasi nel percorso che lei ha intrapreso prima di prendere la decisione che l'ha riportata stabilmente a Sambuco. Ciò non potrà che esserle d'aiuto…

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  1. molto bello il tuo racconto, mi appassionano molto le storie di natura, anche mio figlio, appena arrivato dalla Spagna, ha trovato lavoro in un agriturismo_caseificio, che ha circa 200 capre, gli piace molto, e le capre, già da subito, rispondevano al suo fischio. ciao e grazie Maria

  2. Conosco Marta da sempre e le auguro di poter raggiungere i suoi obiettivi al più presto. In Valle abbiamo bisogno di giovani che con i loro progetti, diano nuovi impulsi alle attività agricole locali. Gloria

  3. Ciao, ho quasi 20 anni e mi interessano molto queste storie di coetanei nel mondo della pastorizia anche se nella mia zona questo mondo è inesistente, si sa già approssimativamente quando uscirà il nuovo libro proprio sui giovani?

    Complimenti per il blog che seguo ogni giorno.

    Eugenio, da Forlì !

  4. Pingback: Una nuova zootecnia fatta da giovani | G.I.P.A. GIOVANI IDEE E PROPOSTE IN AGRICOLTURA

  5. Ho conosciuto Marta e Luca perché sono andata a prendermi i loro prodotti direttamente sul posto. Sono proprio in gamba, bisognerebbe seguire il loro esempio…nonostante la vita sia sicuramente dura! ma la soddisfazione tanta!

  6. Sarà per le difficoltà che il formaggio di capra costa oltre le 20 euro al chilo? Ormai è diventato un lusso per pochi palati buoni. Per quanto riguarda i “contributi” per l’imprenditoria giovanile ne esistono autentiche “cascate”. Provare a cambiare tecnico che ti da informazioni serie in materia!!!
    giusto per cronaca: quando ero giovane ed anch’io ero un pastorello la sveglia non esisteva. Quando albeggiava ti alzavi. (detto tra noi dopo pranzo il riposino era d’obbligo)

    • se guardi tutto il lavoro che c’è dietro, le spese, ecc… il prezzo non sarebbe esagerato. il formaggio di vacca d’alpeggio a 8,00€/kg è regalato, se si pensa alla sua “storia” dalla vacca alla tavola.
      cascate di contributi? boh… prova a fare le domande e poi vedrai… riesci a prenderli se già hai i soldi, se davvero ti servono è molto più complesso, finisci per indebitarti con mutui ed altro, perchè per ottenere il contributo devi prima dimostrare di aver speso per realizzare questo e quello

  7. Pingback: La capra è donna, la pecora uomo | Storie di pascolo vagante

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