Giovani allevatori e la scuola, un rapporto difficile

Ho ripreso i miei giri per incontrare ragazze e ragazzi sotto i trent'anni, giovani che diventeranno i protagonisti del mio prossimo libro, ma dei miei ultimi incontri vi parlerò poi nel dettaglio prossimamente. Adesso voglio soprattutto fare una riflessione sul difficile rapporto che molti di questi ragazzi hanno con la scuola. Non manca la voglia di fare e l'intraprendenza, anzi! Quella appare superiore alla media dei loro coetanei.

La passione per gli animali fa sì che ci si sacrifichi alzandosi alle 4:00 o alle 5:00 di mattina per "fare i lavori" prima di recarsi a scuola. E questa non è un'imposizione da parte dei famigliari, è proprio una volontà, perchè la parte bella della giornata è quella, non le ore "riposanti" sui banchi di scuola. Anche se la maggior parte di questi giovani frequenta un Istituto Agrario, dove la materie tecniche dovrebbero avere dei legami con le passioni e gli interessi di questi ragazzi, molti di loro interrompono il corso di studi o lo proseguono con immensa fatica, quasi sempre costretti dalla famiglia.

Il fenomeno è preoccupante. Perchè il giovane allevatore del XXI secolo non deve restare isolato. Sempre più questo mestiere richiede di occuparsi anche di altro, oltre alla cura degli animali. E' vero che ci si scontra con le assurdità burocratiche, ma almeno bisogna capire contro cosa ci si sta scontrando! Serve una base se non per il mestiere, che si impara con la pratica, per stare nel mondo di oggi. Non ci si può più permettere di entrare in un ufficio trascinando gli scarponi a testa bassa e mettendo tra le mani dell'impiegato di turno un fascio di carte che non si è riusciti a comprendere. Inutile poi lamentarsi contro i sindacati, se comunque siamo noi ad affidarci completamente e ciecamente a loro.

C'è chi abbandona perchè non ha voglia di studiare e chi afferma che "…non capiscono niente di zootecnia! Non hanno mai visto una pecora o una vacca, quelli lì! Ci ha detto che la pecora da settembre a dicembre non partorisce, ma allora da dove arrivano gli agnelli che mangiamo a Natale? La pecora fa tutto l'anno!!". Ragazzi… In questo caso, non ridete alle spalle del prof, ma siate in grado di controbattere in modo scientifico, sforzatevi di far capire il vostro valore e lottate per unire la pratica alla grammatica. Voi avete la pratica e… se acquisite anche la grammatica, potrete davvero dire che "…ne so più io di lui!".

Chi ha proseguito gli studi fino ad un diploma, ha quella marcia in più. Lo senti quando ti illustra con competenza i suoi progetti, lasciando cadere qua e là quelle parole abusate sulla bocca di qualcuno, ma qui fondamentali per fare quel passo che significa miglioramento e futuro: filiera, prodotto di nicchia, valorizzazione… Magari gli altri lo scherniscono, quando lo vedono mettere in pratica qualche progetto innovativo, ma quanto quelle battute alle spalle non sono in realtà frutto di invidia e gelosia? Purtroppo la categoria degli allevatori è ancora vista da molti come "inferiore", ma sta a voi giovani far capire che non è così. E dovete spiegarlo sì con i vostri prodotti, ma soprattutto con le parole. E la scuola serve anche ad aprire la mente, tutta la cultura che riuscite a far entrare un giorno tornerà utile.

Certo, in molti lamentano anche il fatto che persino l'Istituto Agrario non tratti quelle materie che interesserebbero davvero. Ma da noi non esiste una scuola superiore ad indirizzo prettamente zootecnico. Questo fatto merita un ragionamento, che va a sommarsi a quelli sulla necessità di una "Scuola da pastore" sul modello di quella francese. Questa scuola sarebbe rivolta a tutti coloro che "vogliono fare il pastore", anche se provengono da ambienti diversi da quello tradizionale della zootecnia, ma anche a tutti i giovani allevatori, figli di allevatori, che vogliono veramente unire la pratica, l'esperienza appresa fin da bambini, con la "grammatica" che permetterà di gestire a tutto tondo la propria azienda, dai registri degli animali al lato economico, dalla burocrazia alle normative, dagli aspetti sanitari a quelli produttivi.

In attesa che il sogno di questa scuola diventi realtà, l'invito che rivolgo a tutti i giovani che vogliono prendere in mano l'azienda di famiglia o di metterne in piedi una propria, è quello di arrivare almeno ad un diploma. Certo "non serve la laurea" per andare al pascolo, ma il mestiere del bergè o del marghè ormai non è più quello dei nostri nonni o bisnonni. Serve anche saper leggere un libretto di istruzioni di un macchinario ousare un computer, cercare in internet la soluzione ad un problema, confrontandosi con altri che fanno il nostro mestiere in altre vallate, in altre regioni, magari anche in altri stati. Oggi c'è anche chi vende i suoi prodotti via internet. Ridete? Fate male, anche questo è l'allevatore del futuro, magari è proprio questo il metodo che vi permetterà di fare quello che più vi piace restandovene lassù sui monti con un numero non immenso di animali. Certo, anch'io ogni tanto dico che quei pezzi di carta che ho preso mi servono poco, in certe situazioni. Ma le conoscenze teoriche, unite all'esperienza, faranno sì che i giovani allevatori del XXI secolo non debbano più sentirsi un mondo a parte. Anzi, saranno superiori ai loro coetanei che non sanno cosa fare nella vita, perchè loro sono spinti da quella grande passione che è l'amore per gli animali.

  1. Parole sante Marzia!!! concordo in tutto e per tutto….. la scuola al di la delle sue attuali carenze serve comunque ad aprile la mente al mondo ed alla vita in generale, utilissima per le varie relazioni sociali….. QUELLO CHE POSSO DIRE è CHE PER INIZIARE A FARE QUESTA "VITA" NON è MAI TROPPO TARDI se si ha la passione !!!  e dico " Vita" e non lavoro….. perchè si tratta di un modo di vivere e non di un lavoro qualsiasi…
    Quindi non siate frettolosi nella scelta ….. ogni cosa a suo tempo..:!!!! Oggi come oggi er avere successo nellla propria attività non basta essere bravo ad acudire  i propri animali,  ma devi avere le giuste competenze burocratiche ed una visione anche tecnica della materia…
    Ciao Marzia ….anche se non scrivo mai leggo sempre!!!! 
    Ciao Amedeo

  2. Cara Marzia, spesso vengo a leggerti e devo dire che i tuoi scritti ed i molti consigli sono giustissimi ed applicabili tutti particolarmente ora, non solo nel mondo della pastorizia.. A mio parere, devo dirti che prima di tutto bisogna comprendere il lato pratico di ogni situazione per non andare in fallimento…ma poi la poesia deve subentrare nel proprio io per non fare di un sentire, in questo caso zootecnico, solo un fascio di note burocratiche anche se queste sono necessarie per proseguire nella vita senza debiti e preoccupazioni varie…A mio parere su tutto necessita  molto la passione e l'amore per la natura in genere ed un certo spirito imprenditoriale che, anche se unito a disagi vari darà a molti la possibilità di emergere. Dai, ragazzi ed anche ragazze, siamo uomini o caporali…diceva una volta Totò? la manna men che meno ora come ora cade dal cielo, cercate di essere realisticamente pratici… e meno male che c'è Marzia sempre pronta a spronarvi con dei giusti consigli, basta non adagiarsi! 
    Dunque, Amici, Forza e Coraggio!
    Ed ora seppur cittadina… ma con grinta montanara vi saluto
    Fer/

  3. Marzia: in Ticino c'è appunto la scuola agricola di Mezzana, che però a quanto pare non fornisce le basi che servono per essere dei buoni imprenditori.

    Flavia

  4. @fer: non so chi ascolteranno questi giovani… spero che, conoscendo com'è davvero la vita, la vita dura del mestiere che si sono scelti, siano più forti e determinati di tanti coetanei
    @BB: grazie
    @flavia: ecco, sì, non mi veniva in mente il nome! accidenti, nemmeno quella scuola lì? …e corsi "da pastore" in svizzera ce ne sono?

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