Riassumendo

Passano veloci i giorni, cambiano le stagioni, le temperature, cambia il paesaggio, il panorama, ci si trova improvvisamente e quasi inaspettatamente proiettati verso la montagna… Sembrava così lontana la stagione in cui ci si avvia verso la valle, ma poi, da quei giorni in cui si camminava e camminava per trovare l'erba, all'improvviso adesso siamo qui, a boccheggiare per un caldo anomalo.

Vediamo però di fare un passo indietro e riassumere un po' di quello che è successo nelle settimane passate. Erano ancora giornate fresche al mattino (com'è giusto che fosse), alberi spogli ed il terreno qua e là fangoso per le piogge dei giorni precedenti. Le montagne erano così bianche di neve, chissà quanto ci sarebbe voluto per farla sciogliere tutta, così si pensava al mattino guardando in su verso le valli.

Nei prati iniziava ad esserci erba, erba sufficiente per fermarsi in ogni pezzo per un certo tempo, magari anche per una mezza giornata. Ciò nonostante, non è che ci fosse da riposarsi, sedersi all'ombra e schiacciare magari un pisolino. Una rete da tirare da una parte, andare a parlare con un contadino dall'altra, oppure documenti da controllare e compilare, scartoffie da portare in qualche ufficio, e così il tempo passa sempre troppo in fretta ed alla fine della giornata c'è sempre qualcosa che non si è riusciti a fare.

Anche perchè poi il prato finisce e bisogna spostarsi avanti. Quel sentiero nei boschi adesso è in salita, ma non tanti mesi fa era stata una discesa in notturna, in una fredda sera invernale. I cani abbaiano, gli agnelli salgono lentamente, nel sottobosco non c'è ancora un filo d'erba, ma qualche pecora si ferma a mordicchiare una castagna.

Altri giorni, altri prati, qui l'erba è più bassa, là un po' più alta. C'è ancora fango, l'aria ora è tiepida, ora decisamente freschina. Ci si interroga anche su come sarà la primavera, se pioverà, se arriverà il caldo. Presto le pecore saranno da tosare, lo scorso anno quest'attività era stata iniziata ed interrotta continuamente, per colpa della pioggia.

Fioriscono gli albicocchi, poi poco per volta inizieranno tutti gli altri alberi da frutta. Sono zone "pericolose", queste, perchè purtroppo frutteti vogliono anche dire antiparassitari. E che dire poi di tutti quelli che "combattono" la primavera spargendo diserbanti ovunque lungo le sponde dei fossi, fuori dai cancelli, lungo le strade? Basta poco per vedere un'animale che inizia a star male, guarda fisso, con le bave alla bocca. E' un qualcosa che ci si augura di non vedere mai, ma purtroppo a volte accade.

Un pascolo, un tratto di cammino, un altro pascolo. Metti reti, togli reti, da queste parti il pascolo vagante è così, non ci sono le distese immense, i gerbidi, gli incolti, i pioppeti delle pianure. C'è del buono e del cattivo in entrambe le situazioni, ma comunque in entrambi i casi il lavoro non manca mai e, adesso che hanno cambiato l'ora, alla sera il recinto viene chiuso sempre più tardi, con le giornate che si allungano sempre più.

La luce della sera, i tramonti, le pecore che continuano a pascolare anche quando il sole ormai è sceso dietro alle colline ed alle montagne. Un frutteto, un vigneto, un orto ed un giardino di una casa, qui sono posti adatti solo per un piccolo gregge e comunque bisogna avere pazienza di tirare tutte le reti… senza però perdere di vista gli animali, che possono trovare il modo di farla franca. Non è il problema del filo d'erba brucato, ma del ramo fiorito, dell'innesto, del germoglio.

Un altro giorno di sole, temperature ancora più gradevoli, erba che inizia ad essere alta e le pecore che fanno le matte, correndo nel pezzo e schiacciandola ancora prima di iniziare a pascolarla. Intanto, dai giardini delle case lì vicino, viene il ronzio continuo di tagliaerba e decespugliatori. La stagione felice per i pastori crea grattacapi alla gente comune, che vede nell'erba che cresce un fastidioso lavoro di cui occuparsi la domenica mattina.

Nel pomeriggio il gregge si trova a pascolare accanto ad un frutteto di kiwi che sembra invaso dagli alieni. Quasi tutte le piante presentano strane masse si gelatina rosso-rosa-arancio che avvolgono i tagli sul tronco. In alcuni casi la gelatina si allunga in strane catenelle penzolanti, alcune delle quali decisamente impressionanti. Sarà questa la nuova malattia del kiwi, quella per cui bisogna obbligatoriamente estirpare l'intero impianto, per evitare la diffusione? I pastori intanto tengono le pecore lontane dalle piante, per evitare che le danneggino, anche se io ho l'impressione che la vita di questi alberi sia ormai segnata.

Un altro giorno ci si trova al pascolo in luoghi già noti, visti però con colori differenti rispetto a quel pomeriggio di gennaio. Il cielo è di nuovo grigio, le previsioni annunciavano pioggia fin dal mattino, ma per il momento per fortuna c'è solo l'aria umida che precede quel che avverrà al pomeriggio. Le pecore si disperdono nei prati, i pastori vanno qua e là per sorvegliarle, ma per pranzo "l'appuntamento" è al solito posto.

Il cane maremmano è già là, proprio al solito posto! Quel muro che poi servirà ai pastori per pranzare e, nello stesso tempo, sorvegliare il gregge, adesso è un punto di osservazione privilegiato per l'animale. Oggi non serve essere vigili ed all'erta, ma quando poi si salirà lassù in montagna… Pranziamo e poi iniziano a cadere le prime gocce d'acqua, che si trasformeranno in pioggia battente.

Altro giorno, di nuovo sole e montagne ancora più imbiancate lassù. Ma inizia a far caldo… Il gregge pascola accanto allo stradone trafficato, le macchine sfrecciano veloci, quando l'erba sarà finita bisognerà attraversarlo, e poi ancora una seconda volta per andare al luogo dove si tracorrerà la notte.

Al tramonto si pascola accanto alla chiesa, facendo una bella pulizia in quel prato. Uno dei pastori va a preparare il recinto, in due restiamo a controllare il gregge con i cani, in attesa del suo ritorno. L'erba poco per volta finisce e gli animali diventano ansiosi, si spingono verso il ruscello, lo attraversano e puntano decisi verso pascoli, orti ed altri luoghi proibiti. I cani fanno il loro lavoro, ma poi finalmente viene il momento per rimettersi in cammino.

Ancora una volta si rischia di attraversare la strada con il buio… Le previsioni dicevano che nei giorni successivi il tempo sarebbe stato bello, e pure caldo. Tempo di pensare alla tosatura? Ma per adesso ci fermiamo qui, le successive vicende di pascolo vagante ve le racconterò poi successivamente. Questi sono giorni un cui, sempre più, la pastorizia mi trovo a viverla, piuttosto che narrarla.

  1. “Questi sono giorni un cui, sempre più, la pastorizia mi trovo a viverla, piuttosto che narrarla”
    Hai voluto (o ti hanno regalato) Panna e Seta ?! E adesso pascola!!!
    Ma mi sembra che l’idea non ti dispiaccia più di tanto  
     “Questi sono giorni un cui, sempre più, la pastorizia mi trovo a viverla, piuttosto che narrarla”
    Hai voluto (o ti hanno regalato) Panna e Seta ?! E adesso pascola!!!
    Ma mi sembra che l’idea non ti dispiaccia più di tanto  
    “Questi sono giorni un cui, sempre più, la pastorizia mi trovo a viverla, piuttosto che narrarla”
    Hai voluto (o ti hanno regalato) Panna e Seta ?!
    E adesso pascola!!!
    Ma mi sembra che l’idea non ti dispiaccia più di tanto 

    Clà 

  2. @#3: ma la psa non causa l'emissione di essudati rossastri? quello era chiaramente un fungo, ma sui fusti di molte piante si vedevano comunque liquidi rosso-arancio che colavano non solo ta potature, ma anche la lacerazioni della corteccia
    @#4: e chi ha detto che mi dispiace???? comunque mi sono state regalate…

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