La stella della sera

La neve e la nebbia hanno lasciato il posto al sole ed al fango. Di notte il terreno gela ed al mattino sgela creando uno strato morbido e scivoloso, dove gli animali lasciano centinaia di impronte confuse. Gli scarponi si rivestono subito di quello strato viscido, che ogni tanto si stacca a blocchi, facendoti camminare quasi zoppo.

Il gregge è laggiù, dietro la cascina, oltre una stoppia di mais, in una lunga striscia di erba ingiallita. Il cielo è blu, terso, senza una nuvola, e la nebbia si è ritirata verso la pianura. Le montagne all'orizzonte sono bianche, ma il sole sta di nuovo sciogliendo rapidamente l'ultima neve caduta. Prevedono temperature in continuo rialzo. Che strano inverno…

Un po' le reti, un po' i cani tengono lontano il gregge dalla sponda infestata dai rovi, che solitamente sarebbe un punto particolarmente appetitoso per gli animali, anche se le capre sono nell'altro prato più indietro, con le pecore degli agnelli. "Il padrone dei pezzi butta sempre il diserbante… Diserbante lungo i fossi, così l'erba muore e non tiene su le sponde, che franano… E diserbante sui rovi, ma tanto quelli non li fai perdere! E così bisogna fare attenzione, che se mangiano lì anche a distanza di tempo non sai mai! Una porcheria, dovrebbero vietarli! Ad un pastore di là erano morte delle bestie. Avevano bevuto in un fosso, più in su avevano buttato del diserbante e lui come poteva saperlo?"

Mentre mangiamo pranzo alcune pecore si avvicinano e restano lì in attesa di chissà cosa. Questa ha un ciuffo di lana in bocca e sembra aspettare uno scatto che la ritragga in primo piano. I cani si tengono a distanza aspettando una pelle di salame, le pecore invece si avvicinato sfacciatamente, puntando il pane o le mele. Una si siede proprio dietro al pastore, quasi ad offrirsi spontaneamente come cuscino, visto che non ci si può sedere altrove per colpa del fango. Ridiamo della scena. C'è il sole, i pascoli sono magri, ma non ci si può lamentare più di tanto… è una bella giornata.

E' ora di spostare le pecore. Il gregge si mette in cammino lasciandosi alle spalle il prato ancora più ingiallito, in quanto tutta l'erba verde è stata accuratamente brucata. I cani abbaiano per rallentare le pecore in prossimità di un piccolo fosso, affinchè non si spingano, arrivando a calpestarsi. C'è ancora un po' di neve nei punti più all'ombra, quella neve che domenica aveva fatto temere giorni e settimane difficili.

Lo spostamento è breve, l'altro prato è appena lì dietro, oltre la striscia di alberi e cespugli che taglia in due la campagna. E' un altro tratto di quella vecchia ferrovia abbandonata, che però qui è impraticabile persino per il gregge. Nonostante i diserbanti gettati dal contadino, un intrico di rovi copre i cespugli spinosi dei pruni e le rose canine.

"In foto l'erba sembra ancora più verde… sembra già davvero primavera!". Ma primavera non è e questo prato è solo un po' meglio di altri, infatti poco dopo gli animali già alzano la testa guardando oltre ed aspetttando di essere chiamati verso un altro pezzo dove pascolare. C'è da attraversare una stoppia di mais dove le pecore brucano qualche ciuffo di erba grassa infestante. Il fango si attacca alle loro zampe, oltre che agli scarponi ed agli stivali dei pastori.

Il nuovo prato è esteso, ma qua e là tra l'erba ci sono vere e proprie pozzanghere di neve sciolta, dove le pecore riescono persino ad abbeverarsi. Ci sono anche altri segni di primavera, oltre al sole che intiepidisce l'aria: gli amenti dei noccioli rilasciano nell'aria nuvole di polline non appena vengono sfiorati. Chissà se è solo un falso allarme e tornerà ancora il freddo, danneggiando tutte quelle piante che si sono affrettate a dare il via al loro nuovo ciclo stagionale?

Il pomeriggio scorre veloce, la luce radente del tramonto porta anche aria più fresca, meglio chiudere la camicia, indossare una maglia, un berretto. Le giornate si sono fatte molto più lunghe, a quest'ora fino a poco tempo fa era già quasi notte. "Ah… si va verso quei giorni in cui non si finisce mai… c'è poi più erba, ma si sta fuori fino a tardi la sera!"

Il sole è scomparso dietro alla cresta delle montagne. Ci deve essere vento in quota, la vetta del Monviso è circondata da un velo cangiante di neve illuminata dagli ultimi raggi di luce. La campagna è silenziosa, si sente solo qualche belato e le poche campanelle. Anche se prima al sole si stava bene, sono queste le ore che mi piacciono di più, quando sembra che tutto scompaia e ci sia solo più il gregge, lontano dai problemi, dalla frenesia, da date, orari, appuntamenti…

I cani attendono attendono ordini. Squalo osserva attento, con il suo occhio di ghiaccio che si contrappone all'altro, marrone e solo leggermente screziato. Il tutto fa sì che abbia perennemente un atteggiamento strano, enigmatico. Il suo padrone ne critica l'operato, risponde troppo lentamente ai comandi, quando gli si ordina di tornare indietro, ed ha il vizio di agguantare ogni volta una pecora. Finchè c'è la lana lunga il danno è relativo, ma in seguito… sarà meglio che cambi stile!

Ci si sposta ancora in un ultimo prato, la fila di pecore si allunga nella luce color perla. E' una serata splendida, non c'è una nuvola in cielo, nemmeno una striatura. L'aria tiepida è solo più un ricordo, togliere i guanti dalla tasca del gilè è stato un errore. Ma non manca tanto alla fine della giornata. La canna fa da punto di appoggio, le mani sprofondano in tasca cercando un po' di tepore. "La gente non si rende conto… Ma facendo questo mestiere, vedi davvero come cambiano le stagioni, poco per volta. Le giornate che si allungano, il freddo, il caldo, la terra che sgela, i primi fiori…"

Viene notte, una stella cadente taglia il cielo. "Non conosco le stelle, ma… vedi quella, la più luminosa? I vecchi dicevano che, quando la vedevi brillare in cielo, le pecore dovevano essere nel parc. Allora siamo in ritardo, perchè siamo ancora in pastüra… Un attimo e poi le chiudiamo." Ci si incammina verso il recinto, è un tragitto breve. Poi c'è da spostare le pecore degli agnelli e le capre, far ciucciare un paio di agnelli, sistemare le cucce e dar da mangiare ai cani. Ormai è notte, nella cascina vicina il contadino spegne le luci, ha terminato i lavori in stalla, starà andando a cena. Esce ancora sentendo le auto, saluta. Starà pensando: "Che vita, i pastori… sempre fuori, nel fango, al freddo…"

  1. E' sempre "vivo" leggere queste righe di pascolo vagante. Muove qualcosa di antico che siamo noi anche se nati all'ospedale e vissuti al terzo piano, poi nell'aula grande, per i più fortunati nell'ufficio, sempre spostandoci in una bara dotata di ruote. 
    Ben venga il piede, la zampa, il belato, l'urlo di gioia di chi è preoccupato della realtà.

  2. @medo: io lo spero, di riuscire a muovere qualcosa dentro a chi mi legge… così come ha iniziato a muoversi in me anni fa, quando poco per volta ho contratto questa "malattia"
    @franco: riesci a farmelo avere? chi è il pastore?

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