Il futuro

Sono tanti i motivi per cui ho deciso di scrivere un nuovo libro e sono particolarmente contenta di aver scelto i giovani ed i giovanissimi come soggetto. Ci sono dei momenti in cui anch'io mi chiedo se vale la pena continuare certe "battaglie contro i mulini a vento", ma poi incontri persone per le quali vale la pena andare avanti. Perchè se lo meritano, perchè vale davvero la pena cercare di dare loro un futuro migliore. I giovani allevatori non scendono in piazza a protestare, non salgono nemmeno sui tetti, è difficile che vadano in TV… quindi nessuno parla di loro. Ma di cose da dire ne hanno, eccome! Con il loro mestiere però sono legati 365 giorni all'anno alle bestie, quindi ci va qualche altro portavoce. E sono particolarmente contenta di poter dare la voce soprattutto ai più "piccoli", quelli che si tirano su con le loro forze e che non partono con una grossa azienda già avviata alle spalle.

Ieri sono stata da Alex per vedere le sue capre e fare una chiacchierata con lui. Questo ragazzo l'ho conosciuto su Facebook, ha 18 anni ed un'immensa passione per gli animali, le capre in particolare. Il suo gregge è recentemente aumentato anche per "colpa" mia, dal momento che, casualmente, ho favorito l'incontro tra la domanda e l'offerta. Lui era così orgoglioso di mostrarmi i suoi animali, anche se ovviamente adesso non sono al pascolo. Ho visto le capre davanti alla piccola stalla, sulla neve caduta il giorno prima era stata sparsa della paglia asciutta, pulita. Le capre erano tutte ben pasciute, dal pelo lucido. "Solo quella là non si è ancora abituata tanto al fieno, è una di quelle che ho preso da Giuan. Ho provato a darle anche un po' di farina, ma…".

Alex fa tutte le presentazioni, mi dice il nome di ogni capra, mi racconta qualcosa per ciascuna di loro. "Però adesso dovrò vedere come fare, quando nasceranno i capretti aumenterà il numero… E qui non posso allargarmi, la gente poi si lamenta…". Purtroppo l'intolleranza sembra essere un grave problema per Alex. Ci sono i coetanei che lo prendono in giro quando lo vedono al pascolo e la gente a cui dà fastidio l'odore del becco, le campanelle al collo delle capre… E dire che siamo in un paese che potrei definire rurale, con le montagne che si alzano tutto intorno a circondare il paese come un anfiteatro naturale. Perchè qui un giovane pastore deve dare fastidio?

Una foto con la sua Perla, favorita tra le preferite… "Giuan me la voleva comprare, sai?". Alex ha lasciato la scuola, aiuta il padre nell'attività edile, ma il suo sogno è di potersi occupare a tempo pieno degli animali, magari anche con qualche vacca, in futuro. "Ma non tante, giusto una ventina, per conoscerle bene tutte, alla moda di una volta." Per lui è fondamentale il rapporto con gli animali, un legame sicuramente ricambiato.

Vista la giornata fredda, Alex le chiude in stalla prima di iniziare l'intervista. Loro lo seguono senza che ci sia la necessità di chiamarle. Sono tutte domestiche, anche molte delle ultime arrivate, che si sono abituate rapidamente ai piccoli vizi, al pezzo di pane secco. Vengono a farsi accarezzare, guardano curiose anche gli estranei, come nel mio caso. Una piccola capretta esce dallo steccato e mi segue come un cagnolino, tirando le cerniere dei miei pantaloni e mordicchiando la cinghia della macchina fotografica. Chissà che spettacolo, quando ci saranno tutti i capretti!

Chiedo scusa ad Alex, ma non ricordo il nome di questa simpatica capra che si metteva in mostra mentre lui era impegnato a sistemare tutte le compagne al posto giusto. "Devo tenerle legate, nella stalla, altrimenti si prenderebbero a testate e mangerebbero solo le più forti. Ma tanto stanno fuori tutto il giorno e fino a poco tempo fa andavo al pascolo…". La stalla è essenziale, ma ben attrezzata. Il sogno è quello di avere una struttura più moderna, dove lavorare meglio. Si spera, con il tempo, di poterlo realizzare.

Il rullo del sale è legato al pilastro centrale e le capre lo leccano avidamente. Più tardi Alex mi racconterà i suoi orari, la sveglia al mattino, i lavori in stalla, poi il lavoro con i papà, quindi il pomeriggio al pascolo, fin quando si poteva. D'estate sale in un alpeggio sulle montagne lì sopra. Non è ad alta quota, ma va bene così. "Ci sarebbe anche un altro posto, ma lì ci sono anche delle case e la gente ha già detto che non vogliono le campane che danno fastidio, e poi le mosche."

"C'è chi doma i cavalli e chi i becchi…". E così anche il caprone va in stalla. Poi facciamo l'intervista, ed Alex parla a ruota libera, confidandomi pensieri, sogni, raccontandomi eventi della sua breve carriera di pastore. Poi andiamo insieme da Guido, il macellaio-allevatore che abita poco più a valle. Lì così possiamo chiacchierare tutti insieme parlando di margari, pastori, conoscenze comuni. Le pecore nella stalla le ho già incontrate in montagna, passano tutte le estati con il gregge di Fulvio… "Ah, ma io ci sono anche, in un tuo libro! Ci eravamo incontrati… Sono io quel "macellaio della bassa valle" che si era fermato a San Giorio." Adesso ricordo, stavo seguendo il gregge di Sandro nel 2005.

  1. Anch'io ho fatto conoscenza di Alex tramite facebook. Mi sembra un ragazzo in gamba e speriamo che possa continuare la sua passione delle capre.
    Sicuramente incontrerà anche lui tante difficoltà, ma gli auguro tante soddisfazioni e aspettiamo di leggere la sua intervista sul tuo prossimo libro. A te e a tutti i ragazzi protagonisti………."in bocca al lupo". Gloria

  2. Bravo Alex, porta avanti la tua idea. Mi ricordi mio figlio, anche se lui ha la passione più per le mucche. Quando le guarda gli si illuminano gli occhi e penso che anche per Alex sia la stessa cosa.
    Brava Marzia. Ne uscirà un bel libro.
    Ciao. Tiziana.

  3. @gloria: la vita è difficile per tutti, ma se hai una passione che ti spinge a continuare sicuramente questo aiuterà. non è una strada facile, quella dell'allevatore…
    @tiziana: sì, gli si illuminano gli occhi… ed in un mondo di ragazzi svogliati, di persone che seguono la moda, il grandefratello… è una gioia vedere dei ragazzi così!

  4. Gli allevatori sardi sono scesi in piazza, secondo me con tutte le ragioni. Li hanno fermati a Civitavecchia, come se fossero un esercito invasore.
    In Sardegna ci sono stato un paio di volte, visitando alcuni allevamenti e alcune cooperative che producevano pecorino sardo e romano.
    Conosco la realtà dell'agricoltura da sempre, e mi meraviglio sempre del fatto che gli allevatori, e anche gli agricoltori, non riescano a costruire un modo diverso di affrontare il mercato.
    Ormai sono quindici anni che sono passato dall'altra parte del tavolo, ma i problemi sono sempre gli stessi, e anzi sento circolare sempre più spesso vuote parole.

  5. @gipo: mi piacerebbe che qualche sardo mi scrivesse, per raccontare cosa sta succedendo. ospiterei volentieri qualche voce di pastore dall'isola…
    è brutto vedere che gli anni passano ed i problemi restano, anzi, aumentano!!

  6. Pingback: Le tengo come hobby | Storie di pascolo vagante

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