Tempo di fiere: iniziamo da Oropa

Le fiere d’autunno… La data non è casuale, queste manifestazioni attuali affondano le loro radici nella storia: era la fine della stagione d’alpeggio (un tempo come oggi), si scendeva dai monti, si scambiavano i prodotti, si faceva scorta per l’inverno. Ovvio che adesso sono a metà tra la festa e la rassegna commerciale dove si trova un po’ di tutto e sicuramente non c’è più lo scambio dei prodotti, che troviamo più o meno tutto l’anno.

Sabato mattina parto da San Giacomo di Andrate, dove avevo pernottato, ospite di amici. Per la famosa legge delle casualità, incontro un gregge di pecore comisane dirette verso i pascoli, e per un attimo ho pensato a quella pubblicità che è tornata recentemente in TV, quella di una nota casa automobilistica… Poi imbocco la strada che corre in quota e mi porterà ad Oropa. E’ segnata chiusa per lavori, ma… quasi come un pastore, faccio finta che il cartello non ci sia e mi avventuro su tratti sterrati e stretti percorsi asfaltati, attraversando boschi, pascoli invasi fa felci, pendii ripidi e radure, scoprendo che nessuno sta lavorando e si passa bene, fino ad arrivare dov’ero diretta!

C’è già molta gente, non è facile trovare un luogo dove parcheggiare, ma poi mi dirigo verso il Prato delle Oche, dove qualche mandria è già arrivata ed è stata sistemata al suo posto. La giornata è spettacolare, c’è un bel sole ed aria frizzante, i gruppi di allevatori ed i loro amici sono accanto agli animali, intenti a chiacchierare e scherzare, tra saluti e battute.

Continuano ad arrivare altri allevatori, le mandrie vengono fatte scendere dagli alpeggi della zona appositamente per l’occasione. Il suono dei campanacci richiama gli appassionati e c’è chi va loro incontro per scattare qualche foto, mentre altri aspettano vicino al prato, creando due ali di folla come per l’arrivo dei corridori di una gara ciclistica.

Un gruppo alla volta, gli animali entrano tra le corsie appositamente create e vengono legati al filo con corde e catene. Il tutto avviene abbastanza tranquillamente, anche se bisogna sempre far attenzione che non succedano incidenti. Il pubblico aumenta sempre di più e le ultime auto devono parcheggiare abbastanza lontano dal centro della fiera. C’è anche chi è lì solo per le bancarelle e guarda distrattamente gli animali, anche con un pizzico di inquietudine, soprattutto quando si avvicinano troppo alle auto in coda.

Ancora altri campanacci, ancora un’altra mandria. C’è già chi commenta che ci sono meno animali degli altri anni, chi critica la "bellezza" delle bestie, chi dice che non c’è movimento. "Gli altri anni che c’era la nebbia c’era più gente! Con la bella giornata così magari invece sono andati al mare… o in montagna…". C’è sempre qualcosa di cui lamentarsi!

Personalmente apprezzo la giornata ed il panorama. Precedentemente, da queste parti, non avevo mai visto nulla… Sempre solo nebbia e nuvole… Oggi invece la collocazione appare in tutta la sua bellezza: chi non è qui per gli animali o per le bancarelle, può comunque apprezzare il Santuario o le montagne circostanti! Aggirandomi tra gli allevatori, vengo a sapere che arriverà anche un gregge. Come resistere al richiamo?

E così salgo con gli allevatori fino a raggiungere la radura dove, poco sopra, si trovano appunto le pecore di Guido e Mauro. Una bella foto di gruppo con tutti gli amici venuti a dare una mano… Poi, tra battute e risate, si può scendere verso la fiera. Vedrò così il gregge con lo sfondo del Santuario di Oropa, ed ancora una volta penso a "Fame d’Erba" ed al fatto che… sì, bisognerebbe di nuovo realizzare un qualcosa che parli dei pastori biellesi di oggi.

Certo, il primo sfondo è molto diverso da quelli a cui pensavo. Si attraversa il parcheggio gremito di auto e camper, preoccupandosi di tenere gli animali lontani da pericolose griglie poste trasversalmente alla strada, dove piedi e gambe potrebbero essere in pericolo.

Le pecore sono così bianche che sembrano lavate e pettinate per l’occasione. "Ha fatto un temporale con grandine l’altro giorno…", mi spiega il pastore. C’è quel buon odore di lana calda di sole, essere lì a camminare a fianco del gregge mi fa sentire bene. Penso alla battuta di qualche giorno prima con Emilio, il "fotografo delle Reine", che scherzava su di una foto su Facebook in cui ero ritratta mentre ero alle prese con una mandria. In effetti… qui mi sento molto più a mio agio, posso anche dare una mano, se necessario, ed il soggetto mi offre più spunti fotografici!

Il gregge si avvicina al Santuario, creando ancora più scompiglio nel traffico già caotico di macchine alla disperata ricerca di un parcheggio non troppo distante dalla fiera. Scatto numerose foto, per me e per i pastori, mi viene data anche un’altra macchina fotografica, ma poi tanto so che il blog viene seguito, quindi… Ci sarà modo per tutti di vedere il risultato.

"Sarebbe bello però vedere il gregge davanti" E allora cerco di superare gli animali e portarmi in testa alla "transumanza". Non riesco a trattenere una risata vedendo una donna che si avvicina alle pecore per scattare una foto, ma che scappa precipitosamente appena queste puntano in massa verso di lei, attirate da un’aiuola di erba verdissima. Come si fa ad avere paura delle pecore??

Il gregge punta verso un prato accanto alla strada, non verrà messo in mostra nel prato assolato dove ci sono già tutte le vacche. Ancora qualche foto e qualche scambio di battute con i pastori, poi raggiungo gli amici che mi cercavano. "Dove sei?". Ovviamente dove ci sono le pecore! Alle fiere si fanno incontri di ogni tipo, anche persone che non vedevi da tempo e che proprio non ti aspettavi di trovare qui.

Mi dedico alle vacche, per cercare di cogliere qualche scatto particolare, come quello che ritrae queste tre. Sembrano intente a scambiarsi pettegolezzi e confidenze, così come gli umani poco lontano, che commentano le vicende di tizio e caio, facendosi forse più gli affari degli altri che non i propri. Ma così va il mondo… Ed ogni tanto qualcuno mi chiede del prossimo libro. Ce n’è uno in "cantiere"? Chissà… Cerco di approfittare della situazione per trovare uno o più sponsor, ma tutti piangono miseria.

Comica la scena di questa vacca… veramente stravaccata, se mi permettete il gioco di parole. Ma ancora più buffo l’accostamento del boccale sporco di vino lì vicino, abbandonato da qualcuno che si spera adesso non sia nella stessa posizione dell’animale di cui sopra.

Nell’ora di pranzo tutti spariscono tra ristoranti, osterie, tavolini da pic-nic e tavolate varie. C’è modo di fare un giro con calma tra le bancarelle, dove non mancano i "soliti" attrezzi per il mestiere. Troviamo quindi l’artigianato, il vestiario generico e quello specifico, imbonitori da fiera e tutto il contorno tipico di queste manifestazioni.

Gli animali attendono il ritorno dei padroni per poter tornare verso la quiete dei pascoli. C’è la premiazione, al tavolo degli allevatori dopo pranzo iniziano i canti, tra un bicchiere e l’altro. Arriva qualche ritardatario, altri invece sono già partiti, si parla di transumanze, di fine stagione, c’è chi tratta le future vendite, chi mi invita ancora a salire in alpeggio per le ultime foto, tempo permettendo.

E così finisce anche la fiera, il suono dei campanacci delle mandrie che si allontanano si confonde tra i boschi, verso le montagne. Ancora qualche giorno e risuoneranno nuovamente, diretti verso le cascine, verso il fondovalle. In molti si danno l’appuntamento per altre fiere, in altre province, in altre parti del Piemonte. C’è chi non se ne perde nemmeno una! D’altra parte le occasioni per una giornata in compagnia, per chi fa questo mestiere, non sono poi così tante.

  1. Pingback: Tempo di fiere | Storie di pascolo vagante

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