Solo qualche foto, perchè…

Sono stata in Val d’Aosta, sono riuscita a combinare quasi alla fine della stagione anche un giro da quelle parti, grazie all’invito di Francesco che mi ha portato nell’alpeggio di un suo amico in occasione della discesa al tramuto inferiore. In questo post c’è spazio solo per qualcuna delle moltissime foto che ho scattato in quella giornata, con un tempo meraviglioso, un panorama spettacolare e colori settembrini che ben si prestavano ad essere immortalati. Lo so che gli allevatori preferiscono il verde dell’erba e le fioriture del mese di luglio, ma…

Al mattino presto l’aria era decisamente fresca, con la brina sull’erba, ma bastava guardarsi intorno appena usciti dal bosco di abeti rossi per capire che lo sfondo per le foto non bisognava faticare per trovarlo. Il Massiccio del Monte Bianco era là in tutto il suo splendore, con ghiacciai ed una spolverata di neve fresca.

Daniele e Francesco si erano caricati sulle spalle tutto il necessario da portare all’operaio che era su a sorvegliare gli animali: cibo per lui e per il cane. Il sentiero è ben battuto, molto frequentato, sale nel bosco, poi si affaccia sui pascoli, arrivando all’Alpage du Glacier, 2.158 m di quota. E’ qui che faremo scendere le manze. Il carico può essere lasciato lì, noi ci riposiamo un istante, poi riprendiamo a salire.

Daniele mi spiega quali sono i confini del suo alpeggio mentre saliamo ed il pianoro antistante la baita appare in tutta la sua estensione. "Non la mangio nemmeno tutta, l’erba. Questa primavera cercavo un gregge che venisse su a pulire la montagna, le mie bestie sono troppo poche, ma alla fine non ho trovato nessuno. Bisognerebbe muoversi adesso, di modo che chi è interessato venga su a vedere il posto prima che ci sia la neve…". Provo a pensare a qualcuno a cui una simile opportunità possa essere utile, chissà che si riesca a trovare la persona giusta?

Arriviamo al Rifugio Deffeys, nei pressi del quale si trova la seconda baita e le manze al pascolo. Lo sfondo è quello dell’alta montagna, con il ghiacciaio del Rutor in tutto il suo splendore. Certo, con la nebbia questo luogo non avrebbe lo stesso fascino, ma in una giornata così viene davvero da pensare: "Vengo io a fare il pastore qui, la prossima estate!!!". Inoltre qui il lupo non c’è (ancora), mentre dove Daniele aveva il gregge negli scorsi anni, nel Parco del Granparadiso, a Cogne, aveva subito diversi attacchi. "Le ho portate via, non si poteva lasciarle su. Poi alla fine non ci hanno aiutati per niente… Dicono che non siamo capaci di fare il lavoro dei pastori, ma non sanno quello che dicono, non conoscono la nostra vita, il nostro mestiere!"

Le manze pascolano placidamente davanti all’alpeggio: hanno il pelo lucido che quasi brilla sotto il sole, non hanno sicuramente patito la fame, nel corso dell’estate. Per loro queste sono le ultime ore quassù, poi si scende. Non si sa mai cosa riserverà il tempo, a queste quote, inoltre Daniele sta per partire per un breve periodo di vacanza. Anche gli allevatori possono permettersi le ferie, qualche volta… Ed è anche giusto che sia così, basta organizzarsi!

Daniele si consulta con il suo aiutante, decidono insieme come organizzare la giornata. Le manze verranno fatte scendere, le pecore per adesso rimangono ancora su. "Dice che stamattina le ha mandate verso il lago, vuoi andare a vederle?". Certo che sì! "Se non la portiamo a vedere il gregge… sono guai!", scherza Francesco. E così ci mettiamo alla sua ricerca, vagando tra le morene del ghiacciaio e seguendo le tracce. Inizialmente non riusciamo a trovarle, lo spazio è così vasto, ma sicuramente a quest’ora si saranno messe da qualche parte all’ombra per ruminare.

Sali, scendi, gira, attraversa ruscelli, e finalmente eccole! Sono addossate alle rocce, come si prevedeva. Principalmente si tratta di pecore di razza Rosset, una razza locale a rischio di estinzione. Daniele spiega come questa razza sia tornata alla ribalta qualche tempo fa, quando sembrava che dovesse essere valorizzata per la lana, ma… "A me la lana la pagavano 50 centesimi, volevano che la scegliessi, togliessi la coda, la pancia… E poi loro quelle giacche le vendevano nei negozi di lusso a caro prezzo!"

Il pastore sale sul cocuzzolo ed inizia a contare gli animali. "Gli ho detto di contarle almeno una volta la settimana. Quando ne hai così poche, un 2-300, è una cosa che puoi e devi fare, altrimenti come fai a sapere se te ne manca una? L’altro giorno che c’era la nebbia mi ha detto che è stato con il gregge tutto il giorno, perchè altrimenti poi non le trovava più. In caso contrario non c’è bisogno di sorvegliarle costantemente, l’erba la trovano da sole… Guarda quanta ce n’è ancora… Bisogna davvero portarne su di più, altrimenti negli anni la qualità del pascolo peggiora."

"Certo che, se fossero vicino al lago…". E così facciamo spostare il gregge, con finalità essenzialmente fotografica! E’ vero che c’è il sole, ma a queste quote ed a questa stagione non fa sicuramente così caldo. Le pecore si mettono lentamente in cammino nell’erba ormai gialla per il freddo. "Come le trovi?", mi chiede il pastore. Altra razza ed altra taglia rispetto alle mie abitudini, ma sicuramente anche questi animali hanno avuto una bella stagione ed hanno mangiato a sufficienza, tanto che faranno sicuramente bella figura nel momento in cui scenderanno a valle.

Con il lago ed il ghiacciaio sullo sfondo, la foto è perfetta. "Lo conosci il Maffeo? E’ venuto in alpeggio qui… anzi, credo che sia l’ultimo alpeggio dov’è stato in montagna." Richiamo alla mente quel giorno di maggio in cui ero stata a trovare Celso, e mi sembra in effetti di ricordare che, tra le varie montagne citate, ci fosse anche il Rutor. Se lo incontrerò alla Fiera di Oropa, glielo chiederò direttamente.

Questi panorami e l’accenno a Celso mi richiamano alla mente quelli visti su "Fame d’erba", così penso anche al prossimo libro da realizzare, con due idee che continuano a girarmi in testa. Daniele intanto mi spiega come conduce il pascolo: "Le lascio fuori fin quando non nevica, poi le rimetto al pascolo appena la neve se ne va. Solo che ci sono mille problemi, ti fanno storie, dicono che stanno male all’aperto, i soliti animalisti, la gente che non capisce nulla! Se le pecore sono belle, se le fai mangiare…". Chiacchierando con questi amici, è sempre più chiaro come in Piemonte si invidi la Val d’Aosta forse a sproposito, perchè anche lì le cose non sono così idilliache come si pensa. "Negli ultimi anni è sempre peggio, i contributi non sono più come una volta e la burocrazia ci sta facendo morire!"

Le pecore sfilano sulla morena, con il ghiacciaio sullo sfondo. Anni fa avrei finito un rullino, a forza di scattare foto. Nell’era del digitale non ci sono questi problemi e qui voi vedete solo una selezione delle immagini. Bisogna davvero farlo, un libro nuovo, con tutto questo materiale! Ma soprattutto ci sono storie da raccontare, come contorno delle foto.

Lasciamo il gregge nei pressi del lago, il loro guardiano verrà a riprenderle alla sera, terminata la transumanza. Qui in Val d’Aosta la pastorizia è un’attività molto meno importante rispetto all’allevamento bovino, ma c’è ancora chi ha questa passione, come questi due ragazzi che mi stanno accompagnando oggi. "Non è facile anche trovare a vendere la carne, gli agnelli, ma soprattutto le pecore da macello. Non valgono nulla… Non c’è più la tradizione di mangiare la carne di pecora."

Ripassiamo nei pressi del Lago Inferiore, diretti verso il Rifugio. "Fare il pastore qui è quasi come essere in vacanza, davvero!". Fino a quando il lupo non arriverà, questo è sicuramente vero. Ma qualche imprevisto c’è sempre. "Quando erano là sopra, devono aver mangiato una qualche erba che ha fatto loro male. Un paio sono gonfiate…". Per il resto, non vedo i ripidi pendii sassosi che mettono in pericolo gli animali su altre montagne.

Torniamo dalle manze, preparandoci alla partenza. Daniele ed il suo aiutante mettono il basto all’asino, poi tolgono i picchetti e la fettuccia che delimitava l’area di riposo degli animali nei pressi della baita. Si scende anche se adesso sembra non essercene motivo, con il sole ed erba ancora da pascolare.

Gli animali intanto pascolano accanto al Rifugio, ancora frequentato da numerosi gruppi di turisti ed escursionisti. "Controllate che non scendano dietro, che altrimenti dopo bisogna farle risalire!". Non ci sono rischi, le manze non si muovono e brucano placidamente. Il problema piuttosto sarà farle incamminare per la transumanza…

Panthère si fa coccolare. "Un vero animale da compagnia!". L’ennesima dimostrazione del fatto che, a differenza di quello che pensano in tanti, gli animali di questa razza non sono aggressivi, ma, al contrario, viziati dai loro padroni… Così cercano attenzione e tenerezze!

E’ ora di partire, l’asino è stato caricato, ma le manze non sembrano proprio dell’idea di mettersi in cammino, nemmeno con le incitazioni del cane. Fate caso a quel che combina Lancia… prende le vacche per la coda! "Ha quel vizio… ma per il resto è un ottimo cane. Per me i border collies sono i migliori, anche con le vacche, solo che si offendono se li sgridi, se fai loro qualcosa, poi non ti ascoltano più, non lavorano magari anche per giorni."

Daniele continua a chiamare gli animali, ma questi davvero non ne vogliono sapere. Saranno necessari alcuni lunghi minuti prima che finalmente la mandria si organizzi per mettersi in marcia. Basta avere pazienza… Resto piacevolmente sopresa di come tutto avvenga con la massima calma, mentre altrove più volte mi è capitato di assistere a scene di nervosismo da parte degli allevatori, che hanno come prima conseguenza quella di agitare ancora di più gli animali.

Si risale appena verso la sella, dopodichè il sentiero inizierà a scendere verso l’alpeggio. Gli animali sembrano essere finalmente instradati, così, se tutto filerà liscio, ci vorrà circa un’ora per arrivare a destinazione.

Appena però ci si affaccia verso la discesa, gli animali si bloccano ed esitano. Daniele continua a chiamarli con calma e pazienza, rivolgendosi per nome alla manza che, di volta in volta, si trova a guidare il gruppo. C’è Piccina, c’è Ribes, c’è Carina…

La fila è chiusa dagli asini e dalla cavalla, ma le cose continuano a non funzionare. Proviamo a cambiare l’ordine e così mi troverò io a sorvegliare le retrovie, mentre gli equini passeranno in testa ed i ragazzi cercheranno di far scendere gli animali lungo il sentiero.

Già durante la salita Daniele diceva che il sentiero era brutto: non si riferiva al fatto che fosse poco tracciato(cosa a cui mi ero abituata su altre montagne), ma pensava ai suoi animali in discesa: basta poco, una spinta, due vacche che vogliono passare contemporaneamente o che cercano di sorpassarsi… Nelle prime curve qualche animale si volta per tornare indietro, così ci tocca correre, ma senza comunque spaventarli, perchè un movimento brusco potrebbe essere pericoloso.

"Vieni, Piccina, vieni, brava…". Adesso gli animali scendono lentamente, ma senza più indugi. Più tardi farò notare la cosa a Daniele, che mi risponderà che è assurdo maltrattare gli animali e picchiarli. "Anche le pecore, quando sono giù riesco a spostarle anche da solo, senza cane. Mi faccio seguire dando loro del pane, tenendo in mano un sacchetto. Prendono il vizio e poi ti seguono senza problemi."

Il lago e la baita si avvicinano, proseguiamo la transumanza lungo il ripido sentiero, senza ulteriori intoppi, così ho tempo per divertirmi a scattare foto, attività che avevo temporaneamente sospeso nei momenti più difficili in cui c’era da correre avanti ed indietro.

Nel pianoro non ci sono più problemi, gli animali lo attraversano placidamente, dirigendosi verso il luogo dove Daniele ed il suo aiutante stanno preparando il recinto per gli asini e quello in cui alla sera verranno ricoverate anche le vacche. "Ma com’è che ti è presa questa passione?", mi chiede Daniele, mentre pianta i picchetti per il recinto. Gli racconto in sintesi la storia della mia "maladia", fino agli ultimi sviluppi ed alle vicende che hanno infranto i miei sogni di concretizzare diversamente i progetti di vita.

Lancia si tuffa nel ruscello, a cercare refrigerio dopo il viaggio e le corse avanti ed indietro al seguito delle vacche. L’acqua è limpidissima, la piana un tempo doveva essere un grosso lago, ormai progressivamente interrato, ma ancora oggi attraversato da rigagnoli che si ingrossano in caso di pioggia.

Arriva anche Panthère, guadando il ruscello. Daniele mi racconta la sua storia, da quando saliva in alpeggio da bambino con il nonno. "Da sei a quattordici anni sono andato su con lui, poi… quando è mancato, mio padre ha venduto tutte le bestie. Io ho fatto per otto anni l’elettricista, ma… mancava qualcosa. Non so, credo che sia un qualcosa che hai dentro, che ti chiama, non puoi farne a meno. Così ho cominciato, 10 pecore, qualche vacca… Adesso ho 80 vacche da latte giù a casa e questi animali qui in alpeggio. E’ una vita dura, ci sono mille problemi, burocrazia, casini di ogni tipo, ogni tanto non ci dormo la notte, per i problemi che ci sono, ma la mia vita è questa!"

Gli animali sono ignari di cosa voglia dire fare l’allevatore, anche in un bel posto come questo. Pascolano, si abbeverano, riposano… "Ho voluto scendere perchè, se viene a nevicare, quel sentiero è troppo pericoloso! Dicono che nevicherà presto, speriamo di no!". Lui adesso parte in ferie per qualche giorno, poi ci sarà la discesa a valle, inizierà il pascolo nel fondovalle, la neve, la stalla. Qui parliamo di un allevamento di montagna, realtà più simili a quelle che si incontrano oltreconfine, in Francia, Svizzera, Austria, differenti dalla pianura piemontese dei campi di mais, della neve che è quasi un’eccezione.

Torniamo alla baita e ci prepariamo a scendere a La Thuile, mentre gli animali restano quassù in questo paradiso. E’ vero non c’è la strada, solo il sentiero che abbiamo percorso, ma… le baite sono di gran lusso, l’elicottero ogni tanto porta su i rifornimenti al Rifugio… Ci andrei davvero, a fare il pastore lassù il prossimo anno!

  1. leggo sempre con tanto piacere i tuoi racconti…mi sembra una vita molto libera, seppure faticosa. mi piacerebbe salire un giorno lassù, in estate.spero di riuscirci. intanto mi tengo informata tramite il tuo originalissimo blog !saluti !ele, roma

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